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venerdì 23 gennaio 2015

L'unico

Su Focus.it si trova un'interessante galleria fotografica che raccoglie alcuni scatti rari ed importanti della storia.
Tra queste mi ha colpito questa che ritrae il varo di una nave tedesca nel 1936 al cospetto di Hitler.
Lo scatto immortala la folla impegnata in un collettivo saluto romano, saluto non condiviso da una sola persona, dalle braccia incrociate e dallo sguardo perplesso.
Si tratta di August Landmesser, iscritto al partito nazista ma sposato con una ragazza ebrea, in chiaro disaccordo con la dottrina del Fuhrer. Questo suo matrimonio gli costò lo stesso anno l'espulsione del partito e negli anni successivi la deportazione in un campo di lavoro. Non si tratta di una storia a lieto fine, in quanto la moglie rimase vittima in un campo di sterminio e lui morì pochi anni dopo arruolato a forza in un battaglione di disciplina.
Questo scatto però immortala il suo essere unico, magra ma immortale consolazione.


giovedì 6 novembre 2014

Vent'anni fa..

A 14 anni ero già troppo grande per non capire ma ancora troppo piccolo per comprendere appieno quello che ci stava capitando attorno.
Ricordo quel sabato maledetto per tanti motivi, sentendo ancora quel senso di eccitazione misto a paura, tipico di chi, nel pieno dell'adolescenza, si trova davanti un mondo stravolto, un pericolo a cui il tuo corpo sa rispondere solo con una scarica di adrenalina.
Quel sabato sancì l'ultimo viaggio sul treno che da qualche mese ci portava a scuola a Bra, quello che ci faceva sentire fortunati per la comodità e la sicurezza che offriva, quello che per i successivi quattro anni ci condannò a levatacce all'alba e a percorsi estenuanti ogni santo giorno.
Quell'ultimo viaggio di ritorno fu lentissimo, anche se ammetto che la differenza tra percezione e ricordo è piuttosto sottile. Quello di cui sono certo è la quantità d'acqua che la ferrovia attraversava e che noi osservavamo con eccitazione passando da un finestrino all'altro.
Ricordo un senso di fastidio nel ritardo accumulato (dovevo consegnare la formazione del fantacalcio... beata leggerezza..), affiancato da un crescente sentimento di inquietudine per quelle scene mai viste prima, per le facce di quei passeggeri che affidavano ai loro occhi le uniche informazioni su quanto stava succedendo, completamente sprovvisti di quella finestra sul mondo che oggi i cellulari e interntet  offrono.
Ricordo il pomeriggio piovoso e la telefonata di mio padre "prendi la telecamera che passa Paolo a prenderti, vuole filmare il Tanaro e tutta l'acqua che c'è in giro!".
Così nel giro di qualche minuto ci ritrovammo in macchina per le campagne Fariglianesi talmente cariche d'acqua che sembravano trasudarla.
Salimmo in collina ad immortalare il panorama sovrannaturale che si scorgeva dal Corsaletto, il mare d'acqua che si stendeva sotto l'Albarosa di Piozzo,  i tronchi che l'acqua trasportava sotto i ponti come fossero rametti, a cercare quella che sarebbe stata l'ultima immagine del Navetto intatto, praticamente già irraggiungibile nel pomeriggio.
A 14 anni, come dicevo, avevo capito che la situazione era grave ma quello che comprendevo con maggior chiarezza era che quello era un sabato e che cascasse il mondo quella sera si usciva con gli amici.
I nostri programmi non cambiarono e ci trovammo come di rito a scegliere una casa che ci ospitasse per visionare l'ennesimo horror che settimanalmente arrivava in edicola e che a turno si comprava con devozione.
Ignoro quanto peso avesse avuto il maltempo sulle serate delle persone, ma le strade erano affollate, anche se meno del solito, e quando uscii in Piazza sembrava tutto nella norma, come sempre.
Purtroppo per i nostri piani i continui black-out elettrici ci costrinsero a rinunciare al film e visto che di tornare a casa non se parla proprio, a quell'età, nelle sere "in concessione genitoriale" tornammo in Piazza, che per Farigliano era ed è ancora il più importante (e unico) punto di ritrovo.
Ricordo l'affollamento dei bar e una strana atmosfera per essere una notte di novembre, troppa gente al di fuori dei locali e uno strano via vai verso il fiume, gruppi di persone che si dirigevano a piedi verso l'ingresso del paese, facilitati da una sinistra carenza di traffico.
Spinti dalla curiosità e felici di avere un'alternativa al girovagare senza una meta, ci mettemmo in cammino seguendo chi ci precedeva, immersi in un silenzio da processione che passo dopo passo veniva divorato un rumore ancor più inquietante, una sorta di boato... la voce del Tanaro.
A questo punto i ricordi sbiadiscono e mi resta solo qualche fotogramma senza una sequenza temporale, senza una corretta linea logica.
Ricordo i Carabinieri che illuminavano il ponte e l'acqua che lo scavalcava, ricordo le luci delle Calciniera e quelle della Cantonata al di la del mostro, ricordo le facce terrorizzate e le mille domante che serpeggiavano tra i presenti.
La cognizione di quello che stava accadendo era ostacolata dal buio, svelata a tratti dalle luci dei fari e delle torce, il disastro si intuiva, si sentiva ed era impressionante.
Non so per quanto rimanemmo li, ma quanto tornai a casa il senso di inquietudine era palpabile, tanto da non riuscire a prendere sonno, con il pensiero al mattino dopo, appuntamento alle 8, telecamera alla mano per vedere cos'era successo.
Quanto vedemmo la domenica mattina non lo dimenticherò mai, come tutti d'altronde, ma come dicevo è la visione di un ragazzo di 14 anni che conservo nei miei ricordi e nei filmati che riuscii a girare.
Dei giorni successivi ricordo il dolore e la solidarietà di una popolazione che non si è mai arresa, che si è rimboccata le maniche senza pretendere l'aiuto di nessuno, incapace di piangersi addosso perchè non se concedeva il tempo: bisognava rialzarsi.
L'ultimo pensiero riguarda una canzone che mi gira in testa da quando ho iniziato a scrivere, non so se l'ascoltai quel giorno, di certo era un successo di quegli anni, ma quando penso al novembre del 94 rispunta assieme ai ricordi e li accompagna con quel suo sapore di speranza.

sabato 27 settembre 2014

In My Darkest Hour

Era il 27 febbraio del 1986 quando, in seguito al ribaltamento del bus su cui viaggiavano, Clifford Lee Burton, bassista dei Metallica, perse la vita.
Per alcuni Cliff fu il vero perno su cui si avvitò il successo della band, per altri fu semplicemente un musicista straordinario e per altri ancora colui che ha saputo far evolvere lo speed metal in thrash metal.
Comunque lo si definisca resta il fatto che chiunque lo abbia conosciuto, ha tessuto elogi per la sua figura,  non solo musicale, dipingendone un ritratto sincero e condiviso.
Cliff è stato un fratello maggiore per James Hetfield, che ancora oggi conserva l'anello che gli è stato donato dalla famiglia Burton, è stato il miglior amico di Kirk Hammett, con cui condivideva le stanze nei tour e con cui ha scambiato la cuccetta la notte del disastro. E' stato anche l'alter ego di Lars Ulrich, facendo per la musica quello che il batterista faceva per il businness della band.
L'incidente ha segnato profondamente la vita dei sui compagni, nel carattere, nelle scelte difficili che hanno dovuto affrontare negli anni a venire, nel lascito musicale che li ha contagiati insegnando loro l'importanza della varietà d'ascolto e della devozione alle proprie passioni.
Se i Metallica sono diventati quello che rappresentano lo devono anche a lui e, nonostante le illazioni, lo ricordano bene.
Quel che rimane di Cliff è un'infinita serie di citazioni, un schiera di fan devoti e tanta buona musica. Tra i tanti tributi a lui dedicati, ho scelto questo di Dave Mustaine, in eterno conflitto con i Metallica, ma legato a quella band fin da quando lui stesso contribuì a farla emergere.
Mustaine dichiarò di essere stato ferito dal fatto che nessuno dei Metallica si prese la briga di comunicargli direttamente la morte di Cliff, e di aver reagito con rabbia alla brutta notizia.
Durante quel conflitto di emozioni scrisse questa canzone, che negli anni venne spesso dedicata all'amico e compianto bassista dai pantaloni a zampa. Ciao Cliff Burton.

martedì 12 agosto 2014

Ciao

L'affetto è una cosa starna, spesso ci lega a persone distanti che hanno però avuto la capacità di emozionarci, regalarci un sorriso o farci commuvere, spesso regalandoci qualcosa di più che un semplice intrattenimento.
La forza di Robin Williams non era tanto nella tecnica o nella sua fisicità, il suo dono superava le semplici espressioni e gli ha permesso di interpretare centinaia di ruoli senza mai perdere la credibilità che risiedeva nei suoi occhi e in quelli di tutti i suoi personaggi.
Da Monk e Mindy fino a The Crazy Ones ho sempre seguito i suoi lavori, la cui presenza era per me sinonimo di qualità, anche nelle parti minori, anche se lontano da quel Robin Williams divertente che poteva affrontare grandi temi con il sorriso.
Grazie e buon viaggio.

martedì 15 luglio 2014

Tamás Erdélyi

Si è spento anche l'ultimo dei Ramones, lui che i Ramones li ha voluti, lui che non voleva esserlo, lui che ne è uscito stremato.
Tommy Ramone, il batterista improvvisato che rendeva perfetta quell'idea di Punk sgangherato, che contribuì a fare della band l'icona mondiale del punk americano, lui che era così diverso dagli altri "fratelli".
Lui che era europeo d'origine, lui che era ebreo, lui che non condivideva gli eccessi della band e non riusciva a sentirsi musicista quanto si sentiva produttore.
Lui che è sopravvissuto a tutti pur spegnendosi ancora troppo giovane.
Lui che come gli altri ha consacrato la sua vita ad una famiglia troppo particolare: i Ramones. 


sabato 5 luglio 2014

5 luglio 1944

Le cose lette sui libri si mischiano con la sensibilità del lettore ma le cose raccontate, specie di persona, ti impongono di riviverle negli occhi di chi ne è stato testimone, donandogli una forza che la scrittura non può eguagliare.
Anche per questo la serata di ieri è stata così toccante ed i racconti, spesso personali, così emozionanti.
Per i 70 anni dall'Incendio di Farigliano l'Amministrazione Comunale ha voluto portare alle tante persone raccoltesi presso la Biblioteca Civica, la testimonianza diretta di chi era presente in quei momenti, narrata attraverso le parole di chi li ha vissuti, grazie ad interventi diretti o pervenuti.
L'attenzione ed il silenzio di una platea commossa è stato il segno di quanto siano preziosi questi ricordi, capaci di far rivivere, dopo tanti anni, i drammatici eventi che hanno segnato il nostro paese e la nostra comunità.
Passeggiare tra le case di oggi e vivere la quotidianità delle nostre strade fa apparire queste testimonianze lontane, ma se quelle cicatrici oggi non sono più visibili nelle strutture, rimangono pulsanti nella memoria di chi ha vissuto quel 5 luglio del 1944 e poter sentire queste esperienze ci regala un profondo senso di rispetto per la nostra terra e i nostri nonni.
Raccogliere queste testimonianze non è solo una fortuna, ma un dovere, perché conoscere la nostra storia ci fa comprendere la nostra natura e ci affida una responsabilità pesante quanto essenziale: il rispetto per la nostra terra.

Mi è stato chiesto di digitalizzare questa registrazione riguardante la testimonianza di Gino Voena, riletta da un abile interprete e custodita solo su nastro. Ho deciso quindi di condividerla, per permettere anche a chi non era presente alla serata di ascoltare queste parole, alle quali viene affidato un ricordo che non deve sbiadire.

sabato 8 febbraio 2014

Sei di Farigliano se...

Da quando su Facebook è comparso il gruppo "Sei di Farigliano se..." si è scatenata una battaglia a suon di ricordi, immagini e personaggi.
Questo si intreccia tristemente ai lutti che continuano a susseguirsi nel nostro paesino e che colpiscono spesso una generazione che ha fatto tanto per la nostra terra.
Fortunatamente, come dimostrano il fiorire di citazioni e post sul gruppo, molte di queste persone hanno lasciato un ricordo profondo, che resiste agli anni e si lega con i bei ricordi del nostro passato.
Mi è tornato in mente questo filmato realizzato da Remo Schellino e pubblicato su YouTube, Come fosse ieri:

venerdì 8 novembre 2013

Bisogno di Beat

Il Beat è uno stile musicale nato in Inghilterra nei primi anni '60, figlio della sconfinata terra fertile di cui godeva la musica di quegli anni, innaffiata di nuovi suoni, grandi sogni e floride speranze.
Trai le band che fondarono questo genere e che lo esportarono nel mondo ci sono i Beatles, ma centinaia di musicisti si unirono in quel decennio diventando pionieri del rock e del pop che conosciamo.
L'Italia venne conquistata dal Beat, tanto da portare alcune formazioni, come i Rokes o i The Primitives, a stabilirsi nel nostro paese, per cavalcare un onda che alimentò la nascita di band come i Dik Dik, l'Equipe84, i Camaleonti, i Phoo, i Nomadi, i Giganti e così via.
Molte di queste formazioni arrivarono in classifica coverizzando i grandi successi angloamericani, ma furono poi capaci di svilupparsi, determinando ad un fermento che offuscò quella che era la musica italiana tradizionale, troppo legata alla territorialità e alla "Canzone popolare".
Si svilupparono in questi anni il mito dell'America e delle sue mode, la canzone di protesta, il cantautorato e venne sdoganata la formazione tipo "complesso" (chitarre, basso e batteria) che permetteva a tanti giovani di approcciare alla musica in un modo nuovo e più alla portata.
C'è una certa amarezza a leggere di quegli anni, dell'impatto che il Beat aveva sulle vite dei giovani, specie su quelli di provincia, sui loro sogni che si legavano ad un'Italia che cresceva, in pieno boom economico.
Quest'amarezza è figlia di questi ultimi anni, che hanno visto le speranze e i sogni accorciare i loro orizzonti,  vittime di un presente sempre più complicato che monopolizza il pensiero e limita i progetti.
Nella decadenza in cui viviamo, la malinconia non trova più spazio, soffocata dall'ansia per il futuro, e quelle storie, tipiche degli anni della musica Beat sembrano lontanissimi.
I gatti di Vicolo dei Miracoli, formazione musico-cabarettistica degli anni '70, incisero Verona Bit (titolo originale No-No-No-No-No) nel 1979, manifesto di una generazione che sentiva ancora la malinconia di quel periodo, non facile, certo, ma sicuramente più ricco di speranze.
Oggi un filo sottile ma concreto, mi lega a questa canzone, e mentre loro rimpiangevano gli anni del Beat, io ne sogno il ritorno, con quel carico di illusioni e fertilità che ha portato nel nostro Paese.


mercoledì 9 ottobre 2013

50 anni dal disastro

Le catastrofi non vanno mai dimenticate, per le vittime, per i sopravvissuti e per non farle ripetere.
La Stampa attraverso un reportage di Michele Brambilla e Dario Migliardi ha realizzato questo documento che raccoglie le testimonianze di chi ha vissuto quella notte terribile.
Cliccate sulla foto per vedere il video.




lunedì 14 gennaio 2013

Parole di Fine Anno

Ecco una carrellata di parole di fine anno.
Quattro discorsi che si intrecciano a volte si somigliano (mai nello stile!), a volte si scimmiottano.
Vi invito a vederli tutti, a perderci un po' di tempo, perché sono 4 aspetti del nostro Paese che bisogna sempre tener presente.
Non farò commenti, per quelli potete leggere le parole del popolo di YouTube che accompagna le pubblicazioni e già da quello si può capire quanto e come vengono valutati gli oratori in questione.
Mi limito a metterli in successione, a partire da quello del Presidente Napolitano, quello istituzionale per eccellenza, spietatamente accolto dalla rete.
Poi quello di Grillo, quello più visto, quello più diretto e a tratti quello più controverso.
Come terzo video pubblico quello del 1978 di Sandro Pertini, in chiusura ad un anno terribile per l'Italia, diverso ma riconducibile al nostro 2012.
Il quarto è quello di Natalino Balasso, per me uno delle poche persone capaci di sfondare con ironia le porte dell'ipocrisia.
Traete voi le conclusioni, riflettete sulla diversità dei concetti e delle parole espresse, scegliete voi l'augurio che più vi colpisce, trovate voi un buon motivo per continuare a sperare in un anno migliore!



martedì 17 luglio 2012

Addio LORD "Hammond"


Si è spento ieri Jon Lord, la parte forse più musicale dei DEEP PURPLE, l'anima classica della band, quella che più si è contesa gli spazi armonici con la chitarra di Ritchie Blackmore, mentre Ian Paice tracciava lo stile ritmico dell'hard rock e Ian Gillan sfidava i limite delle altezza con la sua voce.
I Deep Purple hanno attraversato la storia della musca, tracciando strade nel rock che sono state ripercorse da tutti i più grandi artisti che negli anni si sono cimentati in questo genere.
Jon Lord ha portato il suo Hammond, amplificato con un amplificatore Marshall per chitarra, a sfidare le sonorità ruvide di un genere che stava esplodendo, senza rinunciare ai richiami di quella musica classica che amava e imponendo al mondo un suono che per sempre sarà legato ai Deep Purple.
Addio Jon Lord e grazie per quei capolavori che ci hai regalato.



venerdì 12 agosto 2011

Lagwagon - Double Plaidinum (1997)


Era il 12 agosto quando venne pubblicato questo disco che per me fu, credo, l'ultimo che ho ascoltato su cassetta! Sono tanti i bei ricordi legati a queste canzoni, che non mancavano mai nella colonna sonora di feste e viaggi in macchina con amici!
Double Plaidinum è il quarto disco della band californiana, il primo registrato senza il chitarrista Shawn Dewey ed il batterista Derrick Plourde, personaggio di spicco nella scena punk anni '90, fondatore dei Lagwagon poi morto suicida nel 2005.
Un piccolo ricordo per quelle memorabili occasioni!




domenica 24 aprile 2011

Pasqua

Nei giorni scorsi, rispolverando i vecchi dischi ho ritrovato "Seasons End" dei Marillon (1989), disco che ricordo piacevolmente e che segna il cambio di rotta della band britannica. Tra le belle canzoni, combinazione o destino, ecco spuntare Easter!
Quindi Buona Pasqua!

Pasqua
Un fantasma di nebbia aleggiava sul campo
Il grigio ed il verde insieme
Il rumore di un trattore lontano
Emerse dalle prime luci del giorno

Una collana frastagliata di siepi e di alberi
Sul lato inferiore della collina
Segna la linea di confine
Dove morì il ragazzo di Mary Dunoon

Pasqua di nuovo da queste parti
Il tempo in cui i ciechi possono vedere
Pasqua
Ora certamente i vostri cuori possono essere liberi

Al largo del porto di Liverpool
In viaggio verso l’Irlanda del Nord
Lo sciacquio degli spruzzi e l’incresparsi delle onde
Più sotto, il rollio del mare
E la Pasqua di nuovo qui

E Pasqua di nuovo da queste parti
Il tempo in cui i ciechi possono vedere
Pasqua
Ora certamente i vostri cuori possono essere liberi

Cosa farai?
Muterai il tuo cuore in pietra?
Metterai le cose a posto
Dopo averle distrutte?
Dormirai la notte con l’orsa maggiore e le stelle accese?

Cosa farai?
Con il filo spinato ed il fucile?
Che metterà a posto ogni cosa
Quando tutto sarà stato detto e fatto?
Dormirai la notte?
C’è così tanto amore da nascondere?

Perdona
Dimentica
Canta “Mai più”

mercoledì 8 dicembre 2010

Letter to Dimebag

A 6 anni dalla scormparsa di Diamond Darrell, scomparsa che ha lasciato un grande vuoto nel mondo dell' HardRock e derivati, vorrei ricordarlo prima con una lettera musicale, scritta e suonata qualche anno fa da Brian "Head" Welch, ex chitarrista dei Korn, poi con la bellissima "In This River" di Zakk Wylde, scritta per l'amico ucciso.
Head ha seguito la sua conversione al Cristianesimo, abbandonando la band e procedendo in una carriera solista che poco alla volta stà dando i suoi frutti. Ma questa è un'altra storia, oggi il pensiero va a Dimebag e alla musica che ci ha lasciato.




giovedì 21 ottobre 2010

Quando la terra non bastava più (2)

...

Anche nella musica sono centinaia i riferimenti a missioni spaziali, viaggi tra le stelle ed esperienze extrasensoriali, spesso con chiari paralleli alle droghe ed al bisogno di evasione dalla propria condizione. Tra le canzoni più rappresentative e meravigliose di questo periodo ne spiccano tre, lagate non solo dal significato comune che le ispira, ma anche tra le controversie nate tra i due autori.
Sto parlando di Space Oddy di David Bowie (1969), di Rocket Man di Elton Jhon (1972) con testo di Bernie Taupin e di Starman (1972) ancora di Bowie. Il Duca Bianco criticò la canzone del collega, definendola troppo affine a Space Oddy, polemica poi smorzata dal grande successo di Starman 1972 dedicata proprio a Neil Armstrong.
Quello che resta oggi è una grandissima produzione musicale ed artistica che ci ricorda un periodo dove i sogni sembravano meno utopici e le testa era oltre le nuvole. La triste considerazione è constatare quanto a quarant'anni di distanza sia minore la nostra possibilità di entusiasmarci, in un mondo che la scienza ha cambiato ma che offre nostro malgrado, sempre meno sogni.

STRANEZZA SPAZIALE

Torre di Controllo a Maggiore Tom,
Torre di Controllo a Maggiore Tom,
Prendi le tue pillole di proteine e mettiti il casco.

Torre di Controllo a Maggiore Tom
comincia il conto alla rovescia,
accendi i motori,
controlla l'accensione
e che Dio ti assista.

(parlato)
Dieci, nove, otto, sette, sei, cinque,
quattro, tre, due, uno, Partenza

Questa è la Torre di Controllo
a Maggiore Tom,
Ce l'hai proprio fatta
E i giornali vogliono sapere che marca di camicia porti
E' arrivato il momento di lasciare la capsula se te la senti.

Qui è Maggiore Tom a Torre di Controllo,
Sto uscendo dalla porta
E sto galleggiando nello spazio
in un modo molto strano
E le stelle hanno un aspetto molto diverso, oggi.

Perché
Sto seduto in un barattolo di latta,
Lontano sopra il mondo,
Il pianeta Terra è blu
E non c'è niente che io possa fare.

Malgrado sia lontano
più di centomila miglia,
Mi sento molto tranquillo,
E penso che la mia astronave sappia dove andare
Dite a mia moglie che la amo tanto,
lei lo sa

Torre di Controllo a Maggiore Tom
Il tuo circuito si è spento,
c'è qualcosa che non va
Puoi sentirci, Maggiore Tom?
Puoi sentirci, Maggiore Tom?
Puoi sentirci, Maggiore Tom?
Puoi sentirci......

Sono qui che galleggio
attorno al mio barattolo di latta,
Lontano sopra la Luna,
Il pianeta Terra è blu
E non c'è niente che io possa fare



Lei ha preparato le mie valigie ieri sera
Prima del volo
Ora di partenza, nove di mattina
quell'ora volerò alto come un aquilone. La terra mi manca tanto Mi manca mia moglie Che senso di solitudine essere fuori nello spazio in questo volo senza tempo
E credo che passerà molto tempo
Prima che l'atterraggio mi persuada di nuovo Che non sono l'uomo Che mi si crede a casa
Oh no, no, no
Sono l'uomo del razzo Un uomo razzo che se ne sta qui a fondere le sue valvole.
Marte non è il posto adatto
per allevare i figli È maledettamente freddo. Se anche lo facessi, non c'è nessun altro che li allevi
E tutta questa scienza
Non la capisco Per me è solo il mio lavoro Per cinque giorni a settimana
Essere un uomo razzo, un uomo razzo
E penso che lo sarò per lungo lungo tempo ...



Uomo Delle Stelle

Non sapevo che ora fosse, le luci erano basse
Mi sono sporto indietro sulla mia radio
Un qualche gatto era steso su del rock’n’roll molto soul, disse
Poi il suono forte sembrò svanire
Ritornò come una voce lenta in un’onda di fase
Non c’erano d.j., era un indistinto jive cosmico
C’è un uomodellestelle che aspetta nel cielo
Vorrebbe venire a incontrarci
Ma pensa che ci scoppierebbe le menti
C’è un uomodellestelle che aspetta nel cielo
Ci hanno detto di non scoppiarlo
Perché sa che tutto è utile
Mi ha detto:
Lasciate che i bambini lo perdano
Lasciate che I bambini lo usino
Lasciate che tutti i bambini ballino
Dovevo telefonare a qualcuno così ho scelto te
Hey, è molto lontano, così anche tu lo hai sentito!
Accendi la tv potremmo beccarlo sul canale due
Guarda fuori dalla finestra, riesco a vedere la sua luce
Se riusciamo a scintillare potrebbe atterrare stanotte
Non dirlo a tua padre o ci rinchiuderà terrorizzato