Un breve viaggio a Dublino per capire quanto sia bella l'Irlanda e il suo carattere.
Tra scampagnate, pinte di Guinness e piatti più o meno tradizionali, ci siamo innamorati delle sue vie, della sua storia, del suo clima decisamente variabile e naturalmente dei suoi pub.
Tra i tanti incontri quello con
Stephen Cooper è stato tra i più apprezzati.
Si tratta di un cantautore-chitarrista, membro del duo Scoops music, che abbiamo incontrato durante una sua esibizione in uno dei tanti, meravigliosi locali di Temple Bar.
Tra cover, brani originali e brindisi, ci ha regalato una bellissima serata!
Spazio aperto per tutti! Un luogo dove condividere notizie, consigli, recensioni, pensieri, progetti e musica! Il Concerto per un Amico attivo tutto l'anno! Vuoi diventare autore del blog? contattaci!
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martedì 31 marzo 2015
venerdì 13 dicembre 2013
La strada ti cambia
Christoph Rehage ha realizzato questo video durante un lungo viaggio da da Pechino a Ürümqi, percorrendo a piedi oltre 4500 km.
Il viaggio è avvenuto nel 2007 e questo video ha fatto il giro del mondo raccogliendo svariati premi, diventando nel 2009 l'ottavo video virale più visto sul pianeta.
Per chi volesse saperne di più ecco il sito\blog di Christoph e il suo profilo Vimeo.
La colonna sonora di questo video appartiene ai canadesi The Kingpins e il brano si chiama L'Aventurier, mentre in chiusura si può sentire il famoso soprano Cinese Zhu Fengbo con la canzone Olive Tree.
The Longest Way 1.0 - walk through China and grow a beard! - TIMELAPSE from Christoph Rehage on Vimeo.
Il viaggio è avvenuto nel 2007 e questo video ha fatto il giro del mondo raccogliendo svariati premi, diventando nel 2009 l'ottavo video virale più visto sul pianeta.
Per chi volesse saperne di più ecco il sito\blog di Christoph e il suo profilo Vimeo.
La colonna sonora di questo video appartiene ai canadesi The Kingpins e il brano si chiama L'Aventurier, mentre in chiusura si può sentire il famoso soprano Cinese Zhu Fengbo con la canzone Olive Tree.
The Longest Way 1.0 - walk through China and grow a beard! - TIMELAPSE from Christoph Rehage on Vimeo.
martedì 5 novembre 2013
bloCNotes
Vi segnalo un blog molto interessante per gli amanti della montagna, ma non solo!
Si tratta di bloCNotes "note di viaggi verticali e non", curato da due amici che la montagna la amano e la vivono.
Tra i post, le belle fotografie e gli importanti riferimenti musicali, vi segnalo una pubblicazione in particolare, che mi ha divertito e che offre una rappresentazione (anche se semplificata) chiara di come stanno le cose: SBORNIA BOND.
Si tratta di bloCNotes "note di viaggi verticali e non", curato da due amici che la montagna la amano e la vivono.
Tra i post, le belle fotografie e gli importanti riferimenti musicali, vi segnalo una pubblicazione in particolare, che mi ha divertito e che offre una rappresentazione (anche se semplificata) chiara di come stanno le cose: SBORNIA BOND.
lunedì 22 luglio 2013
Il Ciclista
"Mi chiamo Franco Cacciatori, sono nato a Verona e ho 56 anni. Sono un installatore di antifurti satellitari e vari altri accessori sulle automobili. Inizialmente non consideravo la bicicletta come un mezzo per spostarmi da casa a lavoro perché possedevo un vecchio motorino ma quando circa 4 anni fa mi è stato rubato mi sono dovuto ricredere, e ho cominciato ad usare una bici per andare appunto al lavoro, e con la quale mi sposto tutt’ora..."
Comincia così una breve biografia di un ciclista particolare, uno di quelli da imprese estreme, di quelli che senza mai aver vinto una gara, si sono conquistati di diritto il rispetto di professionisti ed appassionati.
Ho sempre amato il ciclismo, seguivo con entusiasmo il Giro d'Italia e ancora oggi mi riporta a quel periodo particolare che segnava la fine delle scuole e l'inizio dell'estate.
Dopo le tristi vicende di Pantani e il declino che il doping ha causato ad uno sport tanto nobile, ho perso l'attrazione verso le corse, riportando i corridori (all'epoca alla stregua di eroi, almeno per me) a semplici sportivi, pur col fardello di dover competere con una delle discipline più faticose del mondo.
Oggi però ritrovo quello spirito verso un campione del ciclismo, Franco Cacciatori, un uomo che corre solo per passione, facendolo nel modo più difficile, senza sfruttare quanto la tecnologia ha masso a disposizione delle due ruote. In sella ad una vecchia Graziella, da lui stesso messa a nuovo, ripercorre le strade che hanno fatto grande il Giro d'Italia, facendo della fatica una forza e della motivazione l'unica spinta per arrivare al traguardo.
Vi invito a leggere e a seguire le sue imprese, per scoprire il mondo di un uomo che ancora corre per passione.
Comincia così una breve biografia di un ciclista particolare, uno di quelli da imprese estreme, di quelli che senza mai aver vinto una gara, si sono conquistati di diritto il rispetto di professionisti ed appassionati.
Ho sempre amato il ciclismo, seguivo con entusiasmo il Giro d'Italia e ancora oggi mi riporta a quel periodo particolare che segnava la fine delle scuole e l'inizio dell'estate.
Dopo le tristi vicende di Pantani e il declino che il doping ha causato ad uno sport tanto nobile, ho perso l'attrazione verso le corse, riportando i corridori (all'epoca alla stregua di eroi, almeno per me) a semplici sportivi, pur col fardello di dover competere con una delle discipline più faticose del mondo.
Oggi però ritrovo quello spirito verso un campione del ciclismo, Franco Cacciatori, un uomo che corre solo per passione, facendolo nel modo più difficile, senza sfruttare quanto la tecnologia ha masso a disposizione delle due ruote. In sella ad una vecchia Graziella, da lui stesso messa a nuovo, ripercorre le strade che hanno fatto grande il Giro d'Italia, facendo della fatica una forza e della motivazione l'unica spinta per arrivare al traguardo.
Vi invito a leggere e a seguire le sue imprese, per scoprire il mondo di un uomo che ancora corre per passione.
venerdì 24 agosto 2012
Into the Wild
Per la serie, "bravo, hai scoperto l'acqua calda", ho visto per la prima volta il film INTO THE WILD, che in tante chiaccherate (semisobrie) tra amici, compariva puntualmente nell'elenco dei grandi capolavori del cinema.
Così, complice una torrida serata di agosto tra birretta e Autan, mi sono cimentato nella visione e manco a dirlo, ne sono stato rapito.
Certo non posso mettermi a fare una recensione (ne trovate a migliaia sul web ben più competenti!) ma posso, a mente calda, elencare alcuni di quegli elementi che per me hanno fatto la differenza:
La colonna sonora è meravigliosa, quanto la voce di Eddie Vedder che ha cantato gran parte delle canzoni che accompagnano le quasi tre ore del film.
Le immagini sono bellissime, rubate allo sterminato paesaggio americano e protagoniste quanto Emile Hirsch della pellicola.
La storia è ricca di dettagli, tutti veritieri ed emersi dalle lunghe e accurate ricerche dello stesso regista (Sean Penn), a cui va il merito di aver fortemente creduto nella toccante storia di Christopher McCandless, a cui il film è ispirato.
I personaggi che Alexander Supertramp (pseudonimo che McCandless scelse per la sua nuova vita) incontra nel suo viaggio sono raccontati e ripresi con stili diversi, quasi a sottolinerne i caratteri e le personalità, mantenendo un fortissimo legame con le terre che questi abitano.
La figura di Christopher McCandless è stata onorata senza sconfinare nelle banalità o nella celebrazione forzata. Debolezze e virtù vengono raccontate senza troppe moralizzazioni e il finale, di quelli che ti inchiodano al divano per tutti i titoli di coda, lascia aperti infiniti spazi di riflessione.
Infine le tante e meravigliose citazioni che riempono il film, siano grafiche, letterarie o musicali.
Citazioni importanti, più o meno fedeli alla realtà dei fatti ma sempre adatte e da scoprire.
Tra le tante ho riconosciuto (e qua me la tiro!) quella di Primo Levi: Il mare non fa mai doni, se non duri colpi, e, qualche volta, un'occasione di sentirsi forti. Ora io non so molto del mare, ma so che qui è così. E quanto importi nella vita, non già di esser forti, ma di sentirsi forti, di essersi misurati almeno una volta, di essersi trovati almeno una volta nella condizione umana più antica, soli davanti alla pietra cieca e sorda, senza altri aiuti che le proprie mani e la propria testa.
Per chi come me non avesse ancora scoperto l'acqua calda, ma ha voglia di rimanerne piacevolemente colpito..
domenica 3 aprile 2011
La regina del ballo!
Quando il caldo torna a farsi sentire si stà decisamente meglio, l'inverno sembra subito lontano e il sole porta via quell'umidità che era praticamente arrivata alle ossa! Per celebrare il momento si sprecano le passeggiate, le scampagnate e per gli appassionati i giri in moto, regina indiscussa del bel tempo su strada!
Ho celebrato il momento con un giro in langa davvero piacevole, tiepido e multicolore, con la colonna sonora degli Hinder che raccontano della loro reginetta del ballo, uno dei migliori modi per celebrare la primavera!
Provare per credere!
Ho celebrato il momento con un giro in langa davvero piacevole, tiepido e multicolore, con la colonna sonora degli Hinder che raccontano della loro reginetta del ballo, uno dei migliori modi per celebrare la primavera!
Provare per credere!
giovedì 27 gennaio 2011
Viaggiatrici Famose
(ecco, l'ho fatto... ho detto sì e ora mi trovo a barcamenarmi fra blog, account, post... io che ho dovuto farmi spiegare dal mio stagista come si scrive in un blog!!
Spesso le donne per affrontare da sole questi viaggi, soprattutto in Africa, dovevano travestirsi da uomini per non farsi riconoscere.
Come fece Louisa Jebb, nobile londinese che, con un'amica, ai primi del '900 attraversò la Turchia a cavallo.

Isabelle Eberhardt era partita dalla Svizzera per raggiungere il Maghreb alla fine dell'800, esplorare il deserto in tutta libertà, conoscere la cultura berbera. Per riuscire nel suo intento si travestì da beduino!

Annemarie Schwarzenbach, altra viaggiatrice solitaria, partì dalla Svizzera per raggiungere Kabul negli anni Venti.
Dovrebbero essere questi i nostri esempi di donna, insieme a tanti altri, per ricordarci che non siamo... delle Ruby! Siamo intelligenti, curiose e coraggiose!!
(troppo femminista eh?)
Elisa G.
Ma ce la posso fare... imparerò a pubblicare, postare una foto, inserire link e... c'è altro che non so?)
In questi giorni di gossip politico, tra escort, bunga bunga, veline, letterine, coloradine e chi più ne ha più ne metta, mi sono "arrabbiata"!! In quanto donna, forse un po' femminista, lo ammetto, ho voluto pensare a quali donne famose possono risollevare la nostra immagine, così ho fatto una ricerca su internet.
Ci sono state, nella storia, donne coraggiose, vere pioniere dei viaggi.
Ecco alcuni esempi:
Beryl Barkham, nel 1936, fu la prima donna ad attraversare l'atlantico da est a ovest, dall'Inghilterra al Nord America, in 21 ore e 25 minuti in aereo.
Flora Shaw, giornalista di Dublino, fu inviata dal Tim es in Sud Africa ed esplorò da sola la realtà delle colonie in tutto l'Impero. Fu lei nel 1898 a coniare il nome di Nigeria per il protettorato britannico sul fiume Niger.
Spesso le donne per affrontare da sole questi viaggi, soprattutto in Africa, dovevano travestirsi da uomini per non farsi riconoscere.
Come fece Louisa Jebb, nobile londinese che, con un'amica, ai primi del '900 attraversò la Turchia a cavallo.

Isabelle Eberhardt era partita dalla Svizzera per raggiungere il Maghreb alla fine dell'800, esplorare il deserto in tutta libertà, conoscere la cultura berbera. Per riuscire nel suo intento si travestì da beduino!

Annemarie Schwarzenbach, altra viaggiatrice solitaria, partì dalla Svizzera per raggiungere Kabul negli anni Venti.
Dovrebbero essere questi i nostri esempi di donna, insieme a tanti altri, per ricordarci che non siamo... delle Ruby! Siamo intelligenti, curiose e coraggiose!!
(troppo femminista eh?)
Elisa G.
lunedì 31 agosto 2009
Un mondo di contrasti (parte 2)
E poi una volta rimesso in moto un certo equilibrio fittizio ecco che non piove e i prezzi dei prodotti alimentari di prima necessità decuplicano, tutto d’un colpo anziché essere l’Europa ad acquistare materie prime dall’Africa è questa ad avere bisogno del mais e della farina e la gente comune non riesce nemmeno a permettersi 1 kg di farina al mese. Che tanto non c’è.
E poi si potrebbe raccontare di come, usciti da tutto questo, i poveri keniani si trovino oggi ad affrontare una criminalità dilagante e sempre più snaturata e violenta, criminalità organizzata che si accanisce contro quelle comunità e classi sociali che hanno tutto, ad improbabile e irrazionale difesa dei diritti di chi non ha niente e che viene invece solo ulteriormente penalizzato da questa guerriglia urbana che non fa altro che alimentare altra violenza.
Ma una volta che sei lì, che ti trovi in una metropoli polverosa e caotica come Nairobi o che esci fuori dall’urbanizzazione alla volta del selvaggio, capisci che nulla è tanto inspiegabile quanto il fascino dell’Africa, il mal d’Africa, non mi stanco mai di ripeterlo, non è un’invenzione di qualche genio del marketing, è una malattia che ti viene, che senti al mattino quando ti svegli ed il cielo è di un colore che nemmeno Monet sapeva esistesse,
E poi si potrebbe raccontare di come, usciti da tutto questo, i poveri keniani si trovino oggi ad affrontare una criminalità dilagante e sempre più snaturata e violenta, criminalità organizzata che si accanisce contro quelle comunità e classi sociali che hanno tutto, ad improbabile e irrazionale difesa dei diritti di chi non ha niente e che viene invece solo ulteriormente penalizzato da questa guerriglia urbana che non fa altro che alimentare altra violenza.
Ma una volta che sei lì, che ti trovi in una metropoli polverosa e caotica come Nairobi o che esci fuori dall’urbanizzazione alla volta del selvaggio, capisci che nulla è tanto inspiegabile quanto il fascino dell’Africa, il mal d’Africa, non mi stanco mai di ripeterlo, non è un’invenzione di qualche genio del marketing, è una malattia che ti viene, che senti al mattino quando ti svegli ed il cielo è di un colore che nemmeno Monet sapeva esistesse,
quando sei in mezzo ad un mercato aperto (qualcuno lo descriverebbe una pattumiera a cielo aperto, ma dopo un po’ ti abitui anche all’odore), dove ogni giorno migliaia di persone cercano di arrabattare qualche centesimo di dollaro per poter preparare la sera un piatto di ugali (pasticcio di farina di mais, non sa gusto ma riempie le pance) e tu ti senti così piccolo in confronto alla grandezza del sorriso di un bambino malnutrito ma VERAMENTE felice anche se non sa che cos’è un videogioco, un cellulare o un barattolo di Nutella…
...e poi esci dalla città e ti trovi schiacciato da una natura mai vista né immaginata, laghi rosa di fenicotteri, alberi rossi di amaranti, distese di nulla e di tutto. Le zebre ti accompagnano lungo il tuo cammino su sentieri polverosi che vedono la pioggia troppo di rado, se non fai attenzione uno struzzo ti salta sul cofano della macchina, per non parlare di bisonti imbufaliti disturbati nel loro sonno o di qualche Pumba che trotterella in mezzo alla strada con uccellini a dorso e famigliola a seguito. E tutto d’un tratto capisci che non puoi non amare questo mondo di contrasti.
giovedì 6 agosto 2009
Un mondo di contrasti (parte 1)
Quando arrivai in Kenya per la prima volta ovviamente l’ eccitazione era alle stelle: il paese dell’africa sub-sahariana più di tutti famoso per la sua ricchezza naturalistica, meta di svariati pacchetti all inclusive Francorosso e “una luna di miele da sogno”, mi si sarebbe finalmente aperto davanti agli occhi.
Ovvio, quando viaggi per lavoro le aspettative sono diverse e per fortuna anche le esperienze cambiano notevolmente dai suddetti pacchetti, ma la realtà che mi accingevo ad affrontare era del tutto inaspettata.
Ho perso il conto, oggi, quante volte sono atterrata a Nairobi ma ogni volta è come se fosse una terra nuova che scopro in sempre più sottili sfumature.
Il Kenya è un paese grande due volte l’Italia, uscito dal colonialismo inglese come molti altri paesi africani negli anni sessanta e da allora in continua lotta per la sopravvivenza e per una speranza di sviluppo animata soltanto dalla forza di volontà della popolazione, attanagliata da fame, guerre tribali (oltre 200 tribù si spartiscono in modo più o meno pacifico il territorio) e una corruzione dilagante di un labile regime interessato solo al proprio tornaconto (vi suona familiare?!?!).
Il Kenya è ben lontano dall’essere la più grande democrazia moderna d’Africa, come si potevano vantare i governi occidentali negli anni novanta, in seguito a numerose azioni di mediazione e sostegno economico andati a finire chissà dove…sempre se mai arrivati. La ricchezza del paese è legata alle piogge, se queste non arrivano qui si muore di fame come altrove, mentre le coppiette incuranti si godono le bianche spiagge di Malindi nei fantastici hotel a 5 stelle, gestiti ovviamente solo da bianchi.

Il turismo è stato negli ultimi decenni la più importante fonte di entrate del paese, finchè a gennaio 2008 le violenze post-elettorali (attenzione! Le tribù qui si sono sempre fatte più o meno la guerra solo che non interessava a nessuno fino a quando qualcuno non ha deciso di spostare l’ago della bilancia dell’equilibrio precario di questo continente!) hanno fatto di questo paradiso un inferno: nell’arco di un mese quasi mille persone sono state massacrate e altre migliaia hanno perso la casa, il villaggio, i campi, la famiglia. Ma questo per lo meno permette ad organizzazioni internazionali di giustificare la presenza in loco di un migliaio di persone pagate e mantenute in tutto e per tutto dalla comunità mondiale e che dovrebbero garantire la stabilità, la sicurezza e la pace nei paesi a rischio…
Ovvio, quando viaggi per lavoro le aspettative sono diverse e per fortuna anche le esperienze cambiano notevolmente dai suddetti pacchetti, ma la realtà che mi accingevo ad affrontare era del tutto inaspettata.
Ho perso il conto, oggi, quante volte sono atterrata a Nairobi ma ogni volta è come se fosse una terra nuova che scopro in sempre più sottili sfumature.
Il Kenya è un paese grande due volte l’Italia, uscito dal colonialismo inglese come molti altri paesi africani negli anni sessanta e da allora in continua lotta per la sopravvivenza e per una speranza di sviluppo animata soltanto dalla forza di volontà della popolazione, attanagliata da fame, guerre tribali (oltre 200 tribù si spartiscono in modo più o meno pacifico il territorio) e una corruzione dilagante di un labile regime interessato solo al proprio tornaconto (vi suona familiare?!?!).
Il Kenya è ben lontano dall’essere la più grande democrazia moderna d’Africa, come si potevano vantare i governi occidentali negli anni novanta, in seguito a numerose azioni di mediazione e sostegno economico andati a finire chissà dove…sempre se mai arrivati. La ricchezza del paese è legata alle piogge, se queste non arrivano qui si muore di fame come altrove, mentre le coppiette incuranti si godono le bianche spiagge di Malindi nei fantastici hotel a 5 stelle, gestiti ovviamente solo da bianchi.
Il turismo è stato negli ultimi decenni la più importante fonte di entrate del paese, finchè a gennaio 2008 le violenze post-elettorali (attenzione! Le tribù qui si sono sempre fatte più o meno la guerra solo che non interessava a nessuno fino a quando qualcuno non ha deciso di spostare l’ago della bilancia dell’equilibrio precario di questo continente!) hanno fatto di questo paradiso un inferno: nell’arco di un mese quasi mille persone sono state massacrate e altre migliaia hanno perso la casa, il villaggio, i campi, la famiglia. Ma questo per lo meno permette ad organizzazioni internazionali di giustificare la presenza in loco di un migliaio di persone pagate e mantenute in tutto e per tutto dalla comunità mondiale e che dovrebbero garantire la stabilità, la sicurezza e la pace nei paesi a rischio…
mercoledì 29 luglio 2009
Out of Africa
Quando, dopo lunghi mesi di comprensibile insistenza e opera di convincimento, Fabio mi fece iscrivere a questo blog come collaboratrice, la mia prima e più insistente obbiezione è stata “ma non so cosa scrivere…”, nonostante chi mi conosce bene continuasse a confutare la mia tesi con argomentazioni più che ovvie, del tipo “tu che vedi il mondo avresti un mondo da raccontare…”
Ebbene, mi avete convinta, cercherò con i miei prossimi post di far viaggiare un po’ anche voi nel meraviglioso mondo di Elisa, che, anche se un po' diversamente da quello di Amelie, è fatto anch'esso di luoghi, persone e culture vissute sulla propria pelle e assaporate in molte delle loro sfumature.
Per cui vi invito ad accompagnarmi, in tempo reale o nei ricordi di viaggi passati, ne "La mia Africa”.
Prima però di raccontarvi un continente a modo mio, prendo spunto dalla mia citazione per spendere due parole su chi molto prima e in ben altre condizioni decise di intraprendere un avventura in un mondo da scoprire, allora ben più ostile e pericoloso, e che lo tramandò poi agli atrofizzati occhi europei attraverso un libro carico di emozionionalità, passione, colori, suoni...
Sicuramente molti conoscono la sua successiva trasposizione cinematografica realizzata dal grande regista scomparso l'anno scorso, Sideney Pollack, che vinse tre Golden Globes nonchè innumerevoli Accademy Awards.
Senza nulla togliere al capolavoro cinematografico, solo dopo aver letto il libro di Karen Blixen sono stata profondamente toccata da come le immagini che descrive siano così cariche di impressività che nel momento in cui ti trovi per la prima volta davvero davanti a quelle colline ("I had a farm in Africa, at the foot of the Ngong Hills") ti sembra di non aver visto nulla di più bello e di non volerle lasciare e quando entri a contatto con chi a queste terre appartiene capisci subito quale fascino già un secolo fa rapì una donna per certi versi fragile e sensibile ma altrettanto forte e coraggiosa da dedicare tuta la sua vita alla sua Africa.
E non mi sono più stupita di quella fitta al cuore che ho sentito ogni volta che, risalendo in aereo per tornare in Europa, me ne allontanavo...
Ebbene, mi avete convinta, cercherò con i miei prossimi post di far viaggiare un po’ anche voi nel meraviglioso mondo di Elisa, che, anche se un po' diversamente da quello di Amelie, è fatto anch'esso di luoghi, persone e culture vissute sulla propria pelle e assaporate in molte delle loro sfumature.
Per cui vi invito ad accompagnarmi, in tempo reale o nei ricordi di viaggi passati, ne "La mia Africa”.
Prima però di raccontarvi un continente a modo mio, prendo spunto dalla mia citazione per spendere due parole su chi molto prima e in ben altre condizioni decise di intraprendere un avventura in un mondo da scoprire, allora ben più ostile e pericoloso, e che lo tramandò poi agli atrofizzati occhi europei attraverso un libro carico di emozionionalità, passione, colori, suoni...
Sicuramente molti conoscono la sua successiva trasposizione cinematografica realizzata dal grande regista scomparso l'anno scorso, Sideney Pollack, che vinse tre Golden Globes nonchè innumerevoli Accademy Awards.
Senza nulla togliere al capolavoro cinematografico, solo dopo aver letto il libro di Karen Blixen sono stata profondamente toccata da come le immagini che descrive siano così cariche di impressività che nel momento in cui ti trovi per la prima volta davvero davanti a quelle colline ("I had a farm in Africa, at the foot of the Ngong Hills") ti sembra di non aver visto nulla di più bello e di non volerle lasciare e quando entri a contatto con chi a queste terre appartiene capisci subito quale fascino già un secolo fa rapì una donna per certi versi fragile e sensibile ma altrettanto forte e coraggiosa da dedicare tuta la sua vita alla sua Africa.
E non mi sono più stupita di quella fitta al cuore che ho sentito ogni volta che, risalendo in aereo per tornare in Europa, me ne allontanavo...
mercoledì 10 dicembre 2008
LONDON IS COMING!!!

Cercasi adesioni per un w.e. a Londra!!
E anche tu potrai rivolgerti agli amici dicendo: "che hai fatto sabato? Mah, io sono andato a fare un giro a Covent Garden, poi sono andato a bere una birra a Soho..."
Partenza sabato 17 gennaio, ritorno domenica 18, no ferie, no sbattone, aereo da Torino.
Costo gita: 45€ volo (taxes incl.) + 30€ pernottamento + dipende da quanto vuoi bere!
Offerta valida ancora per pochi giorni (poi prenoto l'ostello e vi arrangiate)
BYE BYE
E anche tu potrai rivolgerti agli amici dicendo: "che hai fatto sabato? Mah, io sono andato a fare un giro a Covent Garden, poi sono andato a bere una birra a Soho..."
Partenza sabato 17 gennaio, ritorno domenica 18, no ferie, no sbattone, aereo da Torino.
Costo gita: 45€ volo (taxes incl.) + 30€ pernottamento + dipende da quanto vuoi bere!
Offerta valida ancora per pochi giorni (poi prenoto l'ostello e vi arrangiate)
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