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venerdì 12 febbraio 2016

Inglesismi...

Siamo alle solite, tutti belli schierati a parlare di argomenti che i più non conoscono, senza nemmeno prendersi la briga di fermarsi a riflettere. Già un governo che continua a proporre iniziative battezzate in inglese e piene di contraddizioni dovrebbe farci riflettere sulla scarsa attenzione che nutre verso l'argomento, che, nel caso opposto dovrebbe essere cristallino e ben definito e non mascherato come un clown che cerca disperatamente attenzione.
Sui diritti civili è palese la necessità di un'intervento, tanto che continuiamo ad essere sanzionati per la triste tendenza pluriennale ad evitare il problema chiudendo gli occhi e passando oltre.
Come tutte le cose "rimandate" si arriva prima o poi al punto che la distanza tra politica e società diventa incolmabile e le decisioni vanno prese d'urgenza, troppo sovente dovendo trattare più temi contemporaneamente.
Ci si trova dunque a dover affrontare tematiche che in altri paesi si sono già evolute, che sono già state trattate e normate, che hanno visto sperimentazioni, regolamenti, doveri e diritti.
Qui tutto tace per anni, poi in qualche mese si pretende pareggiare i conti, chiedendo ad un parlamento composto in gran parte di cialtroni, di legiferare su argomenti che vanno ben oltre la triste appartenenza (spesso transitoria) ad un partito.
Calando un volo sull'infinita incompetenza di quanti nemmeno riescono a pronunciare il nome della proposta di legge, trovo sia altrettanto deleterio vedere questi temi affrontati come un qualunque dibattito sul posticipo sportivo del fine settimana.
Detesto chi a priori non ascolta l'opinione altrui perché accecato dalla grandezza della propria e trovo ancor più stupido vedere persone prendere posizioni senza nemmeno saper di cosa si parla.
Questo perché nella legge che ci si appresta a votare, ci sono tanti aspetti che nessuno dei tanti "opinionisti" penso si sia preso la briga di leggere. E forse sarebbe pure inutile leggere questa marea di cavilli ed emendamenti fatti ad hoc per strappare una maggioranza risicata.
Come tutti mi sono fatto un'idea a proposito e come sempre mi trovo in perfetto disaccordo con tutti gli estremismi, ma in fondo a chi interessa la mia opinione? Non mi viene nemmeno richiesta attraverso un referendum e spesso penso anche che questo sia un bene, visto come si affrontano le votazioni in Italia.
Certo è che siamo nel 2016 e la società di oggi ha conquistato posizioni impensabili fino a 50 anni fa. Queste posizioni vanno tutelate in nome di un progresso che fa dei diritti civili un baluardo della società occidentale, cosa ancor più evidente in un periodo di frequenti confronti tra civiltà.
Partendo da questo è palese che ci siano passi doverosi, su cui la discussione diventa superflua se non addirittura obsoleta.
Se l'amore omosessuale è stato finalmente accettato è sacrosanto riconoscerlo a livello istituzionale, riconoscendo diritti e doveri atti a regolamentare una relazione nella nostra società. Chiamarlo matrimonio o unioni civili o pacs o come volete, significa solo cambiare il fiocco ad una confeziona già ben definita.
Di tutt'altro spessore è il tema delle adozioni, che arriva nel nostro paese senza alcun approccio, gravato da anni di rinvii e tabù anche solo a volerne discutere.
Come dicevo ho la mia opinione, ma anche qui ci sono punti fermi che la indirizzano. Che un figlio non sia un diritto è sacrosanto e che ci siano famiglie etero talmente pessime che a confronto è invidiabile la condizione di orfano lo è altrettanto.
Ma è altrettanto indiscutibile che ad un bambino servano figure di riferimento sia maschili che femminili. Lo è a tal punto che la natura stessa lo preveda come elemento essenziale per la procreazione. E' altrettanto vero che concepire un figlio non vuol dire essere genitori e che per esserlo occorre prendersene cura, amarlo e crescerlo, tutti elementi che possono valere per un qualsiasi adulto, anche da solo, figuriamoci in coppia!
Personalmente credo che ad un bambino in cerca di famiglia debbano essere garantite le condizioni migliori e, sempre personalmente credo che queste siano riscontrabili maggiormente in una coppia uomo-donna in cui esistano riferimenti paterni e materni ben definiti. Contemporaneamente sono anche convinto che una famiglia, anche omosessuale, anche mono-composta, sia preferibile ad un orfanotrofio o ad un istituto che omologa per forza di cosa i suoi ospiti.
Credo anche che l'adozione da parte del partner di un genitore separato (sia esso gay oppure etero) sia inevitabile oltre che opportuna, sempre se ci siano le condizioni necessarie e la volontà dei genitori naturali.
Il tutto per il bene del bambino, che in tutta la faccenda è il vero fulcro della famiglia, su cui volenti o nolenti si basa tutta la società mondiale, da cui, per farla grossa, dipende tutta la nostra umanità.
E' altrettanto vero che con i livelli oggi raggiunti dalla scienza, si pongono altre questioni, come l'utero in affitto, le madri surrogate e tutto quello che comporta l'evoluzione della medicina genetica.
Immaginatevi quanto sia difficile per un paese che ancora non ha una regolamentazione sulle relazioni civili affrontare tali temi...
Eppure il tempo perso è una colpa e oggi dobbiamo per forza affrontare questi argomenti, perché la vita va avanti e perché è assurdo che una cosa legiferata oltre confine qui non abbia ne tutele ne doveri.
Personalmente trovo assurdo anche solo pensare che possa esistere una "madre surrogata", e non tanto per questioni etiche, piuttosto perché ho vissuto con una donna che per nove mesi ha gestito una gravidanza e sono certo che il rapporto che si crea tra una madre ed un figlio non possa essere valutata in termini scientifici o peggio economici. E' vero che sta alle persone decidere della propria vita, e che (senza nemmeno considerare lo sfruttamento) una donna è libera di prestare il proprio utero e 9 mesi della propria vita a due amici o a due sconosciuti, ma il frutto di tutto ciò è un bambino a cui nessuno può chiedere un parere.
Certo è un parere personale, magari indotto dal fastidioso pensiero che queste operazioni, oggi carissime, sono destinate esclusivamente a persone molto abbienti, e quindi ulteriormente in contraddizione con la richiesta di un diritto che anche se riconosciuto varrebbe solo per chi può permetterselo. E se non è una questione economica perché i costi per questa pratica sono così elevati, possibile che il compenso per la madre non incida? E se incide non si tratta forse di una questione economica che alla fine ricade sul bambino?
Insomma, mi pare che l'argomento sia troppo ampio per essere affidato a chi sul palco del Family Day sbraita che il sesso non è un piacere o a chi vuole un figlio anche al costo di accettare che una donna che lo porta in grembo, lo nutre e lo mette al mondo, se ne possa separare senza pensieri, senza nemmeno chiedersi se quel bambino un giorno non desidererà sapere da dove viene...
Forse domani cambierò idea anche io, conscio del fatto che le opinioni cambiano con la società e con l'esperienza, ma altrettanto conscio che purtroppo, da quanto l'argomento si è affacciato in parlamento, non ho ancora sentito alcun dibatto serio, che esuli dalle reciproche accuse o che dia spazio a legittime preoccupazioni senza sentirsi tacciati di bigottismo.
L'epilogo sarà sempre quello delle cose che si sistemano col tempo, all'Italiana, correggendo un poco alla volta tutti gli aspetti che si sono tralasciati nella corsa all'approvazione, sperando che nel frattempo non siano in troppi a pagare la leggerezza di scelte fatte più per posizione che per ragionamento.


giovedì 14 maggio 2015

Impresentabili

Forse la colpa è mia, ma non ci capisco più nulla...
Le primarie ci sono state presentate come il passaggio più democratico e trasparente per arrivare alle elezioni e nonostante questo, oggi, ci troviamo davanti a candidati impresentabili, personaggi dal passato dubbioso e dal presente imbarazzante. Lo stesso Renzi dice "non li voterei", così De Luca (egli stesso da molti indicato come non candidabile..) incita a NON votarli e Saviano invita addirittura al non voto.
Immaginavo un percorso che portasse a qualcosa di differente ma mai avrei immaginato un simile epilogo. 
Non bisogna votare i candidati da loro indicati, ma non si fanno nomi, ne si prendono provvedimenti.
La situazione è passata dal disastroso al grottesco e l'unica domanda che mi pare sensata è: c'è limite al peggio?

venerdì 20 febbraio 2015

L'ignoranza brucia

A sentire gli esperti, quelli che non cedono all'allarmismo, le intenzioni del Califfato nero è piuttosto chiara. La loro è una battaglia votata alla provocazione, le loro armi sono una violenza smisurata sbandierata attraverso i media, supportata da proclami e da una continua demonizzazione di tutto ciò che è occidentale.
La cosa si palesa con Boko Haram, letteralmente "proibizione dell'istruzione occidentale", ma è altrettanto evidente nelle dichiarazioni dei vari portavoce dell'IS, nelle battaglie contro i nostri valori, la nostra cultura e nelle sempre meno velate minacce a Roma cuore del Cristianesimo.
E' chiaro che non si può credere "all'invasione Islamica" intesa come marcia su Roma; questi gruppi, se pur pericolosissimi, non hanno ne i mezzi ne le capacità per affrontare un tale attacco, ma godono di una fortissima motivazione che diventa un'arma micidiale nel reclutamento di nuovi volontari, soprattutto in territorio straniero.
Il vero rischio per noi è quello degli attacchi trerroristici, delle cellule sparse per il mondo e pronte ad agire anche senza schemi precisi, alimentando un odio e un terrore che è il primo obiettivo dell'Isis.
Paura, demonizzazione e provocazione mirano a cercare uno scontro diretto, tale da giustificare e rendere palese una guerra tra civiltà, in cui ci si deve schierare per forza e da cui il Califfato può reperire linfa vitale per il suo sviluppo.
Per questo credo sia giusto rispondere alle provocazioni con quello che temono di più: la nostra libertà culturale, temuta come un virus, perché capace di sminare le radicalizzazioni e favorire il libero arbitrio, vero cancro di ogni regime.
Se pare impossibile farlo davanti alle decapitazioni e alle crudeltà che continuano a mostrarci soddisfatti attraverso i nostri stessi canali (a cui dovremmo rispondere solo smettendo di diffonderli), possiamo farlo con meno sdegno davanti alle manifestazini meno cruente, come quelle di ieri, in cui bruciano gli strumenti musicali in segno di disprezzo.
Ecco, a questo vorrei rispondere con la musica, dimostrando insindacabilmente quanto questi strumenti generino meraviglie, magie che non hanno bisogno di traduzione che superano i vincoli culturali, dimostrando la stupidità di chi bruciandoli dimostra una violenza a senso unico e un'ignoranza disarmante.

venerdì 19 dicembre 2014

Roma...

Dall'Impero Romano a Roma Ladrona, da Roma Capitale a Mafia Capitale, la città italiana per eccellenza ha sempre vissuto nel regno del potere.
Nonostante la bellezze che la domina e la storia che sgorga da ogni suo vicolo, Roma resta e resterà la terra di conquista per ogni affamato di potere e quanto si legge in queste settimane sulle vicende che ne coinvolgono i protagonisti, non fa che confermarlo.
Certo sarebbe un errore imputare alla nostra capitale ogni colpa, basta guardarsi attorno per rendersi conto che per tutta l'Italia il malaffare si è diffuso come un edera, capace di creare nuove radici in ogni fazzoletto di terra in cui si semini un'affare.
Vedere però un tale degrado morale, con una connivenza talmente scontata da non suscitare più nemmeno sdegno, proprio dove le istituzioni hanno sede, ad un passo da S.Pietro, tra le meraviglie di una storia millenaria, divorata senza pietà da personaggi quasi grotteschi, è avvilente.
Intendiamoci, lo è ovunque, ma la mancanza di ogni remora morale, in una città che ha ospitato alcuni personaggi tra i più grandi al mondo, riduce ogni ruberia ad un fastidioso e insolente imbrattamento.
La città eterna non può diventare un paradiso per gangster irriducibili e chiunque ha permesso ciò è al loro livello. Ci sono amministratori a Roma da decenni, sempre gli stessi, che se non si sono accorti di nulla sono i peggiori incompetenti della storia, e se hanno chiuso un occhio sono semplicemente: complici.

lunedì 4 agosto 2014

Riforme

Qualche tempo fa, tra le lacrime, il governo Monti riformava il sistema pensionistico e aumentava le tasse per l'impossibilità di ridurre la spesa, appoggiato da un parlamento che nascondendosi dietro le vesti dei tecnici salvaguardava i propri interessi e quelli di chi temevano bruschi cambiamenti.
Con la caduta del governo tecnico, come sciacalli, tutti i partiti si sono cibati della carcassa decaduta, prendendo le distanze da quelle azioni impopolari e sfoggiando volti nuovi per le elezioni imminenti nel tentativo di non sparire nel il disgusto dilagante. 
Il nuovo parlamento, paralizzato dagli effetti di un'assurda legge elettorale, partoriva la rielezione di Napolitano che, sostenuto da gran parte di esso, manda avanti l'impavido Letta, idoneo a mantenere inalterati gli equilibri, mentre la gente digeriva i bocconi amari e tornava ad affamarsi di speranze.
Con drastico tempismo e una punta di spregiudicatezza è poi arrivato Renzi, forte della speranza che il suo nome suscitava, ma non abbastanza sicuro di poter sconfiggere un M5S, che alla speranza aggiungeva anche una buona dose di vendetta. Con l'appoggio del Presidente, Renzi evitava l'elettorato e mandava a casa Letta che finiva la sua funzione di fermacarte, lasciando il governo alla "svolta Renziana".
Riforme diventava la parola d'ordine, ma se all'inizio era piuttosto sbiadita a causa delle difficili condizioni di un PD spaccato, oggi è tornata ad illuminarsi dopo il plebiscito per le europee.
La storia prosegue, ma dopo quella delle pensioni firmata Fornero, alla parola Riforma non è rimasto che lampeggiare sull'insegna dei buoni propositi che accompagna ogni ministro dell'attuale esecutivo.
Con buona pace per temi minori come lavoro, economia, spesa pubblica, sanità, scuola e i piccoli screzi internazionali che causano immigrati e distruzione, l'unica riforma che può essere discussa sembra quella costituzionale, approdata al voto dopo la sospensione di quella elettorale, abbandonata per manifesta incapacità di raggiungere un'obiettivo.
Ora il tutto si ferma nuovamente, tra chi vuole portarla a casa ad ogni costo e chi vuole impedirla gridando al golpe... Ma è mai possibile che in Italia non si possa MAI cambiare nulla? E' possibile che la spunti sempre quello che grida più forte e che i compromessi siano sempre talmente invalidanti da rendere i cambiamenti nulli?
Intendiamoci, per me la riforma del Senato è inutile, se vogliono abolirlo va chiuso e basta, pochi ca**i, ma se ci riduciamo così per la gestione di una Camera il cui potere non si sa bene quale sarà, cosa succederà per temi ben più scottanti? forse NIETE? come al solito!
Il tutto naturalmente al di fuori delle Tasse, quelle si aumentano a colpi di maggioranza, riforme e decreti, con buona pace di un popolo che si appassiona a tagliole, canguri e ghigliottine!
Incomincio a pensare che tutto faccia parte di un sistema ben rodato in cui tutti si decide di non decidere e il non decidere piace a tutti.
Magari è la classica idea populista ma mi sono un po' rotto e se non vedrò cambiamenti dovrò iniziare a mettere seriamente in discussione i principi della democrazia!
Come me, purtroppo, potrebbero farlo in molti, preparando così il paese per il primo tiranno disposto a mangiarselo, con la speranza, piuttosto amara, che faccia un buon lavoro o comunque, per una volta, che qualcosa almeno si faccia!

lunedì 16 giugno 2014

Europa

Anche se piuttosto approssimativo questo video rende l'idea di quanto negli anni siano cambiati gli assetti europei.
L'ultima tornata elettorale arriva in un momento critico della politica comunitaria, incapace di reagire con la giusta forza ad una crisi che corrode le già fragili fondamenta su cui si posa il progetto UE.
Così il malcontento del popolo sfocia nell'euroscetticismo, gli stati si scontrano su temi che prima potevano essere aggirati ed emergono gli effetti causati da decisioni troppo premature e mal ponderate.
A guardare la storia però pare chiara una cosa: se ad ogni cambiamento corrisponde una guerra, da qualche anno godiamo di una stabilità invidiabile dai nostri avi.
Le tensioni resistono tutt'ora, ma i fuochi che sporadicamente infiammano alcune zone del vecchio continente, difficilmente riescono a scatenare incendi e di questo, alla UE, va riconosciuta un certo merito.
Come in tutte le cose, la mia visione mi impone un certo rifiuto al disfattismo, quantomeno per non arrendersi al pensiero che se una cosa non la si riesce a gestire correttamente va abbandonata.
Guardando scorrere le immagini di questo video penso a quante persone hanno dato la vita per difendere una terra che magari non sentivano nemmeno propria, a quanti innocenti sono stati travolti da battaglie di cui nemmeno conoscevano lo scopo.
L'augurio è che la crisi restituisca a tutti il giusto equilibrio per poter giudicare l'importanza dell' Europa Unita, e che lo scetticismo sacrosanto che scuote oggi tutti i suoi membri, dia l'impulso necessario a superare gli egoismi nazionali (economici), nel rispetto delle personalità (culturali) che vanno tutelate e protette.

sabato 10 maggio 2014

Scambiati per... stranieri!

Non ho ben capito, in questa campagna elettorale per le Europee, a chi si riferiscano i nostri partiti.
Da un lato non riesco a comprendere a quale Europa facciano riferimento e dall'altra a quali cittadini pensino di parlare.
A sentirli, in gran parte, ci parlano di un'Europa "oppressore" o comunque distante dai nostri bisogni, insensibile alle nostre tematiche e guidata da ipotetici"Poteri forti".
Forse bisognerebbe ricordarsi che abbiamo voluto NOI un'Europa così, sostenendo ogni fase che l'ha realizzata, senza MAI saper riconoscere con tempismo gli aspetti che ci hanno penalizzato.
Dovremmo ricordarci che questa "nemica" noi l'affrontiamo con tutti gli scarti della nostra politica nazionale, silurati eccellenti e incompetenti clamorosi, spesso incapaci addirittura di comunicare con gli altri parlamentari. Forse bisognerebbe ricordare che siamo uno dei Paesi meno partecipi alla sua vita politica e che non abbiamo uno straccio di progetto da perseguire, che ci presentiamo divisi su ogni tematica (esclusa il made in Italy, giusto per giustificare la nostra presenza..) e che puntualmente veniamo divorati da chi, Germania in testa, ha capito che in Europa ci si presenta uniti e con idee lungimiranti.
A sentirli, in gran parte, si rivolgono a noi con un programma fatto di lamentele e richieste, tematiche legate allo scontro tra partiti e naturalmente una gara a scaricare ogni responsabilità a questa Europa DA CAMBIARE.
Probabilmente si pensa che l'elettore italiano sia completamente deficiente e che non si renda conto che:
-Chiediamo all'Europa una legge sull'Immigrazione che noi stessi non siamo in grado di proporre.
-Chiediamo una legge sugli armamenti quando non simo in grado nemmeno di capire l'utilità dei nostri investimente (vedi F35).
-Chiediamo fiducia quando puntualmente i soldi che arrivano da Bruxell spariscono nelle paludi della nostra burocrazia, senza tra l'altro risolvere i problemi per i quali vengono stanziati.
-Chiediamo rispetto quando siamo stati incapaci di affrontare una sola riforma seria e definitiva per quasi 30 anni!
-Chiediamo credito quando ad ogni appello di regolarizzare i bilanci la nostra unica strategia è stata quella di aumentare le tasse, aumentare le spese e piangerci addosso.
Insomma: siate onesti cari candidati, rivolgetevi alle persone con rispetto, parlandoci di problematiche comunitarie, tralasciando i soliti proclami e le solite dispute interne.
Magari ammettiamo di aver NOI scambiato l'Europa per quello che non è, regalandoci così la speranza di affrontarla nella giusta maniera traendone i vantaggi che ci spettano, tanto per giustificare l'importanza del voto che ci chiedete!
Dopotutto state parlano a chi vi ha già votati, vi ha permesso di diventare quello che siete e vi ascolta senza sforzarsi di mettere in discussione le vostre affermazioni. Abbiamo tutti le nostre responsabilità, non vergognatevi dunque di ammettere le vostre, infondo siamo Italiani, non siamo mica... stranieri!

sabato 18 gennaio 2014

Siamo solo noi

Siamo solo noi, che abbiamo un Ministro costretto a difendersi in Parlamento dall'accusa di aver abusato della sua posizione politica, tra le file di un Governo in cui è stata nominata per l'appartenenza ad un partito che non esiste più, sposata con un deputato dell'opposizione al suo partito ma membro dello stesso governo (che sicuramente non sapeva nulla di tutta la faccenda), difesa dalla minoranza di una maggioranza che non è più la stessa ed eletta grazie ad una legge elettorale incostituzionale. (confusione?)
Siamo solo noi che abbiamo il segretario del principale partito di governo che contesta giornalmente le scelte del governo che il suo stesso partito dirige. (e che governo..)
Siamo solo noi che sbandieriamo una rinnovata credibilità all'estero e veniamo presi in giro giornalmente da paesi come l'India (per l'assurda situazione dei Marò.. Emma Bonino batti un colpo!) e il Congo (con la faccenda delle adozioni e del blocco dei nostri connazionali... Cécile Kyenge batti un colpo!)
Siamo solo noi che festeggiamo un parlamento rinnovato nei volti e ribollito nelle intenzioni.
Siamo solo noi che abbiamo 16 regioni su 20 indagate e continuiamo a sopportare il fatto che non si faccia nulla per cambiare le cose.
Siamo solo noi che le riforme le discutiamo da 20 anni e che è sempre la settimana decisiva per qualcosa.
Siamo solo noi che chiediamo ad un parlamento di nominati, di farsi una legge che impedirebbe a 3\4 degli stessi di essere rieletti.
Siamo solo noi che discutiamo di detenuti, carcere e giustizia e arriviamo a queste conclusioni:

martedì 19 novembre 2013

Abbiamo Tempo!

Ci avevano detto di essere sull'orlo del baratro.
Ci avevano detto che servivano soluzioni urgenti.
Ci avevano detto che sarebbe finita male.
Oggi ci dicono che la luce si vede in fondo al tunnel.
Oggi ci dicono che passo dopo passo stiamo uscendo dalla crisi.
Oggi ci dicono che la tenuta del governo è sinonimo di sicurezza.
Tra le prime dichiarazioni e le ultime, il governo di Larghe Intese, forte dell'enorme senso di responsabilità sbandierato dai suoi esponenti ha:
realizzato una nuova legge elettorale, gettato le basi per la riforma costituzionale, stabilizzato i conti pubblici, abbattuto il cuneo fiscale, riformato la giustizia e trovato il tempo di occuparsi di sanità, scuola e favorire imprese e occupazione.
Per fare questo ha rinunciato a:
l'istituzioni di inutili commissioni, il rinvio di scelte importanti, il dibattito politico sulle leadership di partito, l'attenzione ai guai giudiziari di Berlusconi e il facile aumento della tassazione.
Purtroppo di fronte ad una spesa pubblica annua di soli 800mld di euro, trovarne 4 per evitare l'aumento dell'Iva e la trasformazione dell'Imu in Tares, Tarsu, Twareg, Tuc o Tic Tac era davvero impossibile.
Se qualcosa non vi torna siete irresponsabili e non capite l'esigenza di avere un governo così attivo.
Se invece tutto vi torna siate solo un po' più pazienti, le cose si sistemeranno un poco alla volta, tanto, abbiamo tutto il tempo del mondo!


venerdì 4 ottobre 2013

Il Pagliaccio

Sarei un populista se pensassi che quanto successo in parlamento ieri sia stata l'ennesima farsa, un bel polverone dissoltosi nel nulla mentre tra gli applausi il governo aumentava IVA e accise.
Sarei un disilluso se pensassi "che bello il governo ha tenuto ma..." ma cosa ha fatto in questi sette mesi di proclami e promesse: Legge Elettorale? Riforma dello stato? Contenimento del debito? Riduzione del Cuneo Fiscale? Pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione? Finanziamento ai Partiti? 
Sarei un ingrato se dicessi NIENTE, dopotutto il governo Letta ha costituito decine di commissioni, dai saggi agli scribi, dai costituzionalisti agli esperti della spesa pubblica, rinviando ogni decisione all'autunno a ridosso delle scadenze (vedi IMU e IVA!) .
Sarei un grillino se accusassi la grande coalizione PD + e - L di non aver tagliato un solo euro e di aver sviato ogni votazione sul finanziamento ai partiti. (.. ma forse c'è una commissione di esperti anche per questo tema..)
Sarei un Renziano se sostenessi che il PD continua nel suo masochismo più sfrenato, incapace di raccogliere il frutto ormai maturo Renzi, continuando a difendere l'incompetenza di una classe dirigente che ha fallito troppe volte.
Sarei un comunista se pensassi che Berlusconi e i suoi falchi sono arrivati allo sbando nella disperata ricerca di salvare il solo leader che la destra italiana ha partorito negli ultimi 20 anni.
Sarei fascista se sostenessi che la situazione di oggi sia frutto di una politica fatta di clientelismi e di una propaganda ipocrita che ci ha trasformato in un paese vittima dell'assistenzialismo, in mano a speculatori che approfittano di uno stato debole e senza spirito nazionalista.
Fortunatamente sono solo un pagliaccio che non prende niente sul serio e si sforza di mantenersi allegro, festeggio la tenuta del governo e fidandomi ciecamente delle promesse fatte, sicuro che da domani le cose cambieranno!


giovedì 26 settembre 2013

Dovremmo saperlo..

L'ennesima verità di Gramellini, come non concordare e sopratutto, sapendolo, perché non migliorare le cose?



Viste da qui, le elezioni tedesche sono state un fenomeno paranormale. Alle sei le urne erano chiuse, alle sei e un quarto si sapeva già chi aveva vinto, alle sei e mezza Merkel si concedeva un colpo di vita e stiracchiava le labbra in un sorriso, alle sette meno un quarto il suo rivale socialdemocratico riconosceva la sconfitta e alle sette tutti andavano a cena perché si era fatta una cert’ora.  

Qualsiasi paragone con le drammatiche veglie elettorali di casa nostra – gli exit poll bugiardi, le famigerate «forchette», le dirette televisive spalancate sul nulla, le vittorie contestate o millantate e la cronica, desolante assenza di sconfitti – sarebbe persino crudele.  

La diversità germanica rifulge ancora di più il giorno dopo. Pur stravincendo, Merkel ha mancato la maggioranza assoluta per una manciata di seggi. Eppure non invoca premi di maggioranza o altre manipolazioni del responso elettorale e si prepara serenamente ad aprire le porte del potere a uno dei partiti perdenti: socialdemocratici o Verdi. I cittadini tedeschi, di destra e di sinistra, paiono accogliere questa eventualità senza emozioni particolari. Nessun giornalista «moderato» grida al golpe. Nessun intellettuale «progressista» raccoglie firme per intimare ai propri rappresentanti di non scendere a patti con il nemico. Nessun Scilipoten eletto con l’opposizione si accinge a fondare un partito lillipuziano per balzare in soccorso della vincitrice. Né alla Merkel passa per l’anticamera del cervello e il risvolto del portafogli di trasformare il Parlamento in un mercato, agevolando il passaggio nelle proprie file dei pochi deputati che le basterebbero per governare da sola.  

Nelle prossime settimane, con la dovuta calma, i due schieramenti si incontreranno. Ci sarà una discussione serrata sulle «cose» e si troverà un compromesso nell’interesse del Paese. Nel frattempo il capo sconfitto della Spd avrà già cambiato mestiere, anziché rimanere nei paraggi per fare lo sgambetto al suo successore. E alla scadenza regolare della legislatura si tornerà al voto su fronti contrapposti (e con due ottime candidate donne, probabilmente: la democristiana Ursula von der Leyen e la socialdemocratica Hannelore Kraft).  

La saggezza popolare sostiene che i tedeschi amano gli italiani ma non li stimano, mentre gli italiani stimano i tedeschi ma non li amano. Ci deve essere del vero. Ma ieri, oltre a stimarli, li abbiamo invidiati un po’. Qualcuno dirà: troppo facile, loro possono coalizzarsi in santa pace perché nel principale partito del centrodestra hanno una Merkel, mica un Berlusconi, e in quello del centrosinistra gli ex comunisti sono spariti da un pezzo, a differenza dei presunti smacchiatori di giaguari. Anche in questa obiezione c’è del vero. Infatti è sbagliato dire che li invidiamo un po’. Li invidiamo tantissimo.  


mercoledì 21 agosto 2013

La terra calda

A sentire le dichiarazioni di chi ci capisce qualcosa (o ci prova), quello che stà accadendo in Egitto era praticamente scritto.
Senza entrare nei particolari (e chi ne sarebbe capace?) e senza approfondire l'ennesima figuraccia di un Europa sorda, distratta e senza una voce decisa, sembra passata dall'alba al tramonto quella speranza sbocciata con la primavera Araba, quell'ondata di democrazia e rivoluzione che ha scosso il nord Africa nei mesi scorsi.
Dalla Siria all'Algeria, dallo Yemen al Marocco, una serie di proteste e rivolte hanno impegnato i governi e i governanti, spodestandone alcuni, distruggendone altri o scatenando durissime repressioni.
La cosa che mi sorprende, anche se non se ne parla molto, è come tutto questo è stato raccontato dalla stampa Occidentale, più attenta alle dichiarazioni che alla voce dei propri reporter.
Il fatto è che in pochi mesi i "Buoni" sono diventati i "Cattivi" e viceversa, proprio mentre alcuni giornalisti si sforzavano di raccontare le contraddizioni di una rivolta troppo estesa, spesso manipolata e poco trasparente.
La situazione Egiziana è emblematica e quella Siriana è, se possibile, ancor più confusa.
Ingerenze Saudite, Americane e Russe, ribaltamenti di fronte, ribellioni civili guidate da mercenari e resistenze popolari appoggiate degli stessi oppressori!
Il caos insomma, o semplicemente l'ennesima conseguenza di una terra devastata per le proprie ricchezze, su cui si giocano partite che poco hanno a che vedere con quanto in piazza le folle reclamano.
Quel territorio stà bruciando e far finta di nulla potrebbe essere molto pericoloso, forse addirittura più della condanna di Berlusconi... ma forse mi sbaglio.

Sepultura - Territory

martedì 25 giugno 2013

La rivincita del Cinghiale Bianco

La denuncia che Franco Battiato fece al Parlamento Europeo (in toni piuttosto coloriti) suscitò sdegno e conseguenze politiche.
La frase «Ci sono tr**e in giro in Parlamento che farebbero di tutto, dovrebbero aprire un casino» costò al cantautore l'incarico politico da assessore Siciliano, oltre ad una sfilza di condanne e rimproveri da tutto il mondo politico (o quasi), in primis dalla neo presidente della camera Boldrini.
Di certo i toni erano fuori luogo probabilmente Battiato, eccellente nel campo musicale, ha dimostrato di non avere la stessa eleganza nella politica.
Seguirono giustificazioni, prese di posizione, citazioni e paragoni, che hanno portato lo stesso artista a districarsi tra sostenitori e detrattori, pronti a strumentalizzare la situazione per dimostrare tutto e il contrario di tutto.
Oggi quello che succede a Palermo e a Firenze ha il gusto di una rivincita per Battiato, anche se in fondo si tratta solo dell'ennesimo fallimento morale dei nostri amministratori.
In attesa dell'Era del Cinghiale Bianco, ci affidiamo alla speranza di una politica con una morale forte e di una società che si scandalizzi più per i fatti che per le parole.

giovedì 9 maggio 2013

Alla faccia della fiducia!

La prima volta che l'ho sentita quasi non gli ho dato peso, poi però la martellante ricorrenza che questo spot mantiene su Radio 24 mi ha fatto riflettere... Probabilmente è solo una mia paranoia, ma il fatto che la Deutsche Bank (uno tra i più potenti gruppi bancari europei di matrice Tedesca) decida di vendere un proprio prodotto in Italia, utilizzando nello spot con una certa leggerezza la frase "Domani il tuo tenore di vita potrebbe ridursi della metà", mi turba un po'...

martedì 7 maggio 2013

La caduta del gigante

Alla fine solo la morte è riuscita a fermarlo ed in fondo nemmeno quella.
I misteri che quest'uomo conserva tra i suoi ricordi o cela tra i suoi segreti, resteranno (probabilmente) un lascito senza eredi, esattamente come la sua figura resterà inimitabile.
Dall'aspetto fisico così contrastante ad una mente tanto brillante fino alla sua religiosità, altrettanto in contrasto con il personaggio oscuro che in molti dipingono, si spegne l'ultimo gigante della politica italiana.
Dopotutto Andreotti è un politico da sempre, anzi un "Politico" da sempre, di quelli le cui idee valgono più di qualsiasi cosa, di quelli che la cui parola è seconda solo al proprio potere.
Oggi le reazioni sono disparate e non sarò certo io ad esaltare o condannare la memoria di un padre costituente o del più sfuggevole vertice della cupola mafiosa di tutti i tempi.
Ha ispirato film, canzoni, romanzi e se si ha il tempo di dare una lettura a quello che è stato nella sua interminabile carriera, si corre il rischio di non credere che un solo uomo possa sostenere su di se, tutto il peso di quel potere senza esserne schiacciato.
Se ne va un pezzo d'Italia, un personaggio che se fosse vissuto in un altra epoca probabilmente ci sarebbe stato raccontato come eroico, simbolo di una repubblica nascente che si fa spazio in un mondo in conflitto, capace di districarsi nella guerra fredda diventandone protagonista o di dialogare con le più oscure forme di potere, traendone vantaggi e mostrandosi impassibile alle sconfitte.
Il paragone con qualsiasi politico attuale è impietoso, complice anche la rinnovata situazione che ha seguito le vicende degli anni '90, ma è innegabile l'integrità di un uomo invulnerabile ai grandi scandali e alle accuse terribili da cui ha sempre voluto difendersi di persona.
Inoltre il suo essere integerrimo a regole di comportamento e il suo ferreo rigore autoritario, lo hanno reso inattaccabile sotto il profilo umano, mantenendo una coerenza e una credibilità comune a pochissimi uomini.
Dopo una vita come la sua è chiaro a tutti che un profilo pubblico come il suo ne nasconda uno altrettanto imponente ed oscuro, un profilo che per quasi un secolo è stato protagonista e spettatore dei più tragici eventi della nostra storia recente e che probabilmente ha negato a troppe vittime la giusta riconoscenza, impedendo a troppi colpevoli di pagare per il loro crimine, nel nome di chissà quale ideale o compromesso.
I giganti cadono, spesso piegati dal loro stesso peso ma Andreotti no, se ne va a 94 anni dopo una lunga vecchiaia dignitosa, in barba ai tantissimi avversari politici già deposti, in barba ai giudici che ora non avranno più nessuno da accusare, in barba ad una nazione che ha amato e da cui ha ricevuto potere e odio in misura simile, celebrazioni e accuse di ogni genere.
Andreotti se ne va senza troppo rumore, con un paese che ha conosciuto solo gli ultimi anni della sua vita e che oggi ne parla, in gran parte dei casi, solo per sentito dire e a cui non resta che accettare le parole di un suo famoso aforisma: A parte le guerre puniche, mi viene attribuito di tutto.

 

lunedì 8 aprile 2013

Stallo Matto

Lo stallo nel gioco degli scacchi è una situazione che determina la fine della partita.
Si crea quando, pur non essendo sotto scacco, non ci sono mosse legali disponibili per continuare il gioco (cit).
Durante una partita a scacchi, il gioco di strategia per eccellenza, anche lo stallo deve essere valutato, sia da chi si trova in svantaggio e cerca così di arrivare ad un risultato di "patta", sia da chi si trova in vantaggio e lo deve evitare ad ogni costo.
Quello che succede in questo momento alla nostra politica (rigorosamente in minuscolo), è tutt'altro che uno stallo, anche se a tutti fa comodo chiamarlo così.
Innanzitutto non è stato cercato da chi era in minoranza e soprattutto non è stato evitato da chi le elezioni le ha "non vinte".
Posto che sembra assurdo cercare un'alleanza con chi si trova oggi in Parlamento per distruggere i vecchi partiti, con chi ha fatto di questo il suo baluardo e (a torto o a ragione stabilitelo voi), resta il soggetto politico più coerente coi propri elettori, le responsabilità di questa situazione vanno condivise.
Con Monti fuori dai giochi per l'ininfluente peso politico e con l'ira di Napolitano che ora lo avrebbe riconfermato facilmente al governo, se solo non fosse salito (o sceso?) in politica, il gioco torna tutto nelle mani di Berlusconi e Bersani.
Il primo è nella facile situazione di poter tendere una mano all'unico alleato che può garantirgli un futuro (Grillo gli mozzerebbe anche le braccia!), magari pretendendo pure qualche favore per giustificare il suo senso di responsabilità.
Bersani è disperso nel polverone di un partito che parla di novità con gli stessi dirigenti che hanno sempre stretto alleanze, anche con Berlusconi, ma che ora vogliono dimostrarsi integerrimi, a costo di farsi umiliare dai 5 stelle, accusare dal PDL e deridere da mezza Italia (anzi dal 71%).
Con la Laga ai minimi storici e SEL aggrappata ai PD per sopravvivere ecco la situazione al completo con l'aggiuta di qualche elemento tra l'assurdo e il paradosso.
Il paradosso è che nonostante tutto ci si trova con un Parlamento finalmente rinnovato almeno nei volti, pieno di donne e giovani, che perlomeno non sono i vecchi uomini che vediamo da 30 anni, o almeno non tutti!
L'assurdo è che la patata bollente è finita nelle mani di Napolitano, a 15 giorni dalla fine del  suo mandato, quello forse più difficile per un presidente della Repubblica nella storia Italiana.
Infine ecco le reazioni: tutti indignati per colpa di Grillo, per le scelte di Napolitano, per l'ostinazione di Bersani e per l'impresentabilità di Berlusconi, insomma: STALLO MATTO!
Purtroppo come ho detto, almeno per me, non è affatto uno stallo, ma è una porcata, voluta innanzitutto da chi, per un anno, non ha cambiato la legge elettorale e che ora RESPONSABILMENTE dovrebbe PAGARE questa situazione, risolvendola anche a rischio di bruciarsi l'elettorato se non addirittura in termini economici.
Siamo alla frutta di una la cena pessima, con la scacchiera posizionata su tavolo spoglio di ogni cibaria e i commensali impegnati a sbadigliare senza muovere una sola pedina, non chiamatelo stallo ma l'ennesima dimostrazione di una radicata incapacità.

giovedì 28 febbraio 2013

Tutto e il contrario di Tutto

I Maya non ne possono nulla, ma se ci avessero detto che il 2013 si apriva in questo modo, probabilmente, qualche mese fa, qualcuno li avrebbe tirati in ballo.
Certo tutto sarebbe dipeso da come ce le avrebbero raccontato, perché come capita spesso, le cose hanno più di una sfaccettatura e a seconda della prospettiva il panorama cambia parecchio. 
Trovarsi a marzo senza un governo stabile, senza il Papa, tempestati da meteoriti, minacciati dalla più grande crisi economico-finanziaria che l'occidente ricordi e con la carne di cavallo nei tortellini di manzo è davvero spaventoso.
Oppure no.
Sarà un sentore primaverile, ma a pensarci bene qualche lato positivo potrebbe anche esserci in tutto questo sfacelo.
Partiamo dai tortellini.
Sono nel settore e conosco i segreti di certi ambienti. Se si trova carne più costosa al prezzo di una più conveniente qualcosa che non torna c'è e se con ZERO vittime qualcuno capisse che valorizzare il commercio interno, la filosofia del Km 0 e la produzione locale, anziché agevolare lo scambio di risorse che potremmo tranquillamente produrre sulle nostre terre, senza importarle dall'altra parte del mondo sarebbe più sensato, meno costoso e più "eco-compatibile"!
Con la crisi ormai ci conviviamo e se per un attimo cerchiamo di mettere da parte i drammi causati dalla perdita del lavoro e delle speculazioni finanziarie, ci accorgiamo che molte brutte abitudini stanno cambiando anche grazia questo brutto periodo. Si spreca senza dubbio meno, si spende meno (purtroppo) ma con più criterio (menomale!). Si riscoprono vecchie parole come solidarietà, tenacia, riparazione e sacrificio offuscandone altre come indifferenza, apatia, sperpero e frivolezza.
Non parlo dei meteoriti, ne dei significati divini o alieni che vengono loro attribuiti, ma ricordarsi che certe cose possono accadere, magari ci aiuterà a prevenire o contenere gli effetti di eventuali altri fenomeni di questo genere.
Il Papa ci ha ricordato di essere umano, a capo di organizzazione che a quanto pare non ha nulla da invidiare a una qualsiasi altra organizzazione economico-politica, sia questa una nazione, un fondazione o una setta massonica. Certo non voglio fare paragoni, ma a giudicare da quanto si è letto sui giornali in queste settimane, in Vaticano si discute di tutto tranne che di fede (la storia si ripete in continuo...).
Forse c'è bisogno di questo scossone, casuale o pianificato che sia, per far spurgare un poco quella ferita infetta che la Chiesa non è mai riuscita a risanare del tutto, quel suo legame troppo stretto al "potere" che è l'esatto contrario dei valori che essa predica e dovrebbe perseguire. 
In tanti anni quanti hanno pagato in fede il prezzo del "Palazzo", da dover alimentare attraverso banche ed investimenti ma anche da dover difendere attraverso insabbiamenti e contraddizioni; e quanta poca attenzione è stata data ai grandi quesiti della vita che troppo spesso vengono liquidati con un saccente ricorso a tesi ormai troppo distanti dalla modernità e dalla realtà dei fatti.
Infine eccoci al dopo elezione: ingovernabilità.
Il mio primo pensiero è stato "e che differenza c'è dall'essere governati come negli ultimi anni, incapaci di una qualsiasi riforma, divorati da ogni tipo di scandalo e ruberia, bloccati da continui battibecchi che esulano dei bisogni reali del nostro Paese?".
Poi riflettendo un po' sulle cose si nota che non è vere che nulla è cambiato.
Si, il giaguaro non è stato smacchiato e lo smacchiatore ha non vinto, ma dopotutto cosa ci aspettavamo? Dopo tanti anni di promesse rieccoci a scegliere tra Berlusconi-Maroni e Bersani-Vendola, stessi programmi, stesse promesse stesso stile che però li vede sfiorare il 30% in coalizione, numeri da bocciatura insomma.
La novità è che tra il M5S e l'astensione quasi metà Paese ha dimostrato di essersi stufato (o comunque di voler reagire in qualche modo), ci si trova un parlamento che vede per il 60% facce nuove e qualche vecchia gloria della politica è stata dismessa! Sarà un piccolo passo o sarà l'ennesimo fallimento lo capiremo presto, ma in fondo credo o voglio credere che sia qualcosa!
Sono sicuro che in tutti i campi della vita, per rialzarsi tocca cadere, perché finché si barcolla e ci si trascina avanti, non si sente la necessità di una svolta.
Quindi bando alla tristezza, tanto vale sperarci su e sentirsi pronti a ripartire.


lunedì 11 febbraio 2013

Parole che s'intrecciano

Subissati da parole e promesse, Sky tg 24 ha realizzato un video che prova a mettere insieme tutto quello che negli ultimi giorni è venuto fuori dai nostri candidati. Da vedere per riflettere!