Non brillano per simpatia, anche se l'impressione che danno viene spesso smentita frequentandoli, ma di certo i Tedeschi, alla fine, ci fanno un po' invidia.
A guardare la storia (tragedie e deliri a parte), si sono dimostrati un popolo concretissimo, capace di rialzarsi da situazioni che li avevano stesi e uscirne non solo con le ossa intere ma pure a testa alta.
Il carattere è forse il loro punto di forza, il rigore con cui affrontano le crisi e la capacità di ricominciare guardando al futuro e non al presente è una qualità che a noi manca da anni.
La schiacciante vittoria di ieri sera è solo l'ennesima conferma che quando le cose vengono fatte con criterio alla fine pagano e poco importa se non riusciranno ad alzare la coppa, con questo risultato si sono aggiudicati una vittoria morale che quasi vale il titolo.
La continua richiesta di svincoli, concessioni, aiutini ed "omissioni" che gran parte dei paesi europei continua a rivolgere alla Germania, sembrano oggi, ancor di più, l'ennesimo capriccio del compagno pasticcione, incapace di finalizzare qualsiasi progetto e sempre pronto a lamentarsi.
Certo con questi vincoli economici anche volendo diventa difficile sopravvivere, ma se oggi ci rispecchiamo nel nostro fallimento calcistico, ricco di tanti proclami e pochissimi fatti e se oggi paghiamo anni di scelte sbagliate mirate al solo al presente... bè, si, in fondo, alla fine... i Tedeschi ci fanno un po' invidia.
Spazio aperto per tutti! Un luogo dove condividere notizie, consigli, recensioni, pensieri, progetti e musica! Il Concerto per un Amico attivo tutto l'anno! Vuoi diventare autore del blog? contattaci!
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mercoledì 9 luglio 2014
sabato 5 luglio 2014
5 luglio 1944
Le cose lette sui libri si mischiano con la sensibilità del lettore ma le cose raccontate, specie di persona, ti impongono di riviverle negli occhi di chi ne è stato testimone, donandogli una forza che la scrittura non può eguagliare.
Anche per questo la serata di ieri è stata così toccante ed i racconti, spesso personali, così emozionanti.
Per i 70 anni dall'Incendio di Farigliano l'Amministrazione Comunale ha voluto portare alle tante persone raccoltesi presso la Biblioteca Civica, la testimonianza diretta di chi era presente in quei momenti, narrata attraverso le parole di chi li ha vissuti, grazie ad interventi diretti o pervenuti.
L'attenzione ed il silenzio di una platea commossa è stato il segno di quanto siano preziosi questi ricordi, capaci di far rivivere, dopo tanti anni, i drammatici eventi che hanno segnato il nostro paese e la nostra comunità.
Passeggiare tra le case di oggi e vivere la quotidianità delle nostre strade fa apparire queste testimonianze lontane, ma se quelle cicatrici oggi non sono più visibili nelle strutture, rimangono pulsanti nella memoria di chi ha vissuto quel 5 luglio del 1944 e poter sentire queste esperienze ci regala un profondo senso di rispetto per la nostra terra e i nostri nonni.
Raccogliere queste testimonianze non è solo una fortuna, ma un dovere, perché conoscere la nostra storia ci fa comprendere la nostra natura e ci affida una responsabilità pesante quanto essenziale: il rispetto per la nostra terra.
Mi è stato chiesto di digitalizzare questa registrazione riguardante la testimonianza di Gino Voena, riletta da un abile interprete e custodita solo su nastro. Ho deciso quindi di condividerla, per permettere anche a chi non era presente alla serata di ascoltare queste parole, alle quali viene affidato un ricordo che non deve sbiadire.
Anche per questo la serata di ieri è stata così toccante ed i racconti, spesso personali, così emozionanti.
Per i 70 anni dall'Incendio di Farigliano l'Amministrazione Comunale ha voluto portare alle tante persone raccoltesi presso la Biblioteca Civica, la testimonianza diretta di chi era presente in quei momenti, narrata attraverso le parole di chi li ha vissuti, grazie ad interventi diretti o pervenuti.
L'attenzione ed il silenzio di una platea commossa è stato il segno di quanto siano preziosi questi ricordi, capaci di far rivivere, dopo tanti anni, i drammatici eventi che hanno segnato il nostro paese e la nostra comunità.
Passeggiare tra le case di oggi e vivere la quotidianità delle nostre strade fa apparire queste testimonianze lontane, ma se quelle cicatrici oggi non sono più visibili nelle strutture, rimangono pulsanti nella memoria di chi ha vissuto quel 5 luglio del 1944 e poter sentire queste esperienze ci regala un profondo senso di rispetto per la nostra terra e i nostri nonni.
Raccogliere queste testimonianze non è solo una fortuna, ma un dovere, perché conoscere la nostra storia ci fa comprendere la nostra natura e ci affida una responsabilità pesante quanto essenziale: il rispetto per la nostra terra.
Mi è stato chiesto di digitalizzare questa registrazione riguardante la testimonianza di Gino Voena, riletta da un abile interprete e custodita solo su nastro. Ho deciso quindi di condividerla, per permettere anche a chi non era presente alla serata di ascoltare queste parole, alle quali viene affidato un ricordo che non deve sbiadire.
venerdì 27 giugno 2014
Miti e musica
Mi mancavano, insomma, non potevo certo rischiare di non vedere gli Aerosmith dal vivo, a loro devo in pratica 1/4 del mio praticantato dietro le pelli, Big Ones è rimasto nel mio mangiacassette più tempo di quanto ne abbia passato nella custodia e buona parte del loro repertorio è entrato di diritto nel mio dna musicale.
Se poi in scaletta ci si aggiungono sia gli Alter Bridge che gli Extreme: tutto diventa un obbligo.
Per chi ha amato il rock dei capelloni, quello dei chitarristi mitologici, degli eccessi sul palco e non solo sui giornali, dei tanti personaggi dal talento smisurato che sapevano dimostrarlo, questa di Milano, è stata certamente un'occasione da non perdere.
Veder suonare Nuno Bettencourt è un'esperienza mistica, vederlo con gli Extreme è un'esperienza di vita che passa dalla contemplazione all'adorazione.
Il livello di tecnica espresso su quel palco ha di fatto azzerato quella sensazione di stantio legato ad un genere fin troppo legato agli anni che ha dominato. Inutile poi descrivere il momento "More than words" ... mai titolo fu più identificativo!
Agli Alter Bridge è stato affidato il ruolo di spartiacque tra due mostri sacri, con lo scopo di portare una ventata di modernità attraverso un certo spessore qualitativo, compito seriamente compromesso da un pessimo lavoro da parte dei fonici, che per metà esibizione hanno continuato a correggere un errore con un'altro.
Dopo aver atteso la calata delle tenebre per permettere agli impianti video e luci di rendere al massimo (non saprei spiegarmi altrimenti un'attesa così estenuante..) ecco illuminarsi il palco, pronto per essere dominato da questo pezzo di storia musicale: Aerosmith.
Tra luci e colori ecco Joe Perry sfoderare la chitarra e un baffuto Steven Tyler iniziare a divorare microfono, palco scenico e pubblico.
Tutto in questa esibizione è il frutto di una carriera spettacolare, fatta di eccessi, stile, professionalità e talento a badilate, tanto da gestire gli anni che quasi non si sentono nelle cavalcate dei musicisti, nelle corde di Tyler e soprattutto negli occhi di un pubblico mai così variopinto.
Se Joe Perry continua instancabile a vestire i panni della Rock Star senza fronzoli, Tyler stupisce per simpatia e brillantezza, spavaldo nelle movenze e generoso con il pubblico, il tutto farcito da tutto quel mestiere che gli permette di reggere due ore di canzoni che comprometterebbero la voce di un ventenne!
Così tra cantate memorabili, schitarrate che hanno fatto la storia, entusiasmo e ottima musica, si attraversano oltre 40 anni di storia, con canzoni capaci di commuoverti alle prime battute e siparietti divertenti come il video di Joe Perry in giro per Milano.
Quando si spengono i riflettori, dopo aver salutato con il più classico e rispettoso inchino al pubblico, tra l'ammirazione generale per questa lezione di Rock'n'Roll, si torna a casa con il pieno di emozioni e la consapevolezza che alla fine delle fiera, se uno diventa un mito è solo perché se lo merita!
Se poi in scaletta ci si aggiungono sia gli Alter Bridge che gli Extreme: tutto diventa un obbligo.
Per chi ha amato il rock dei capelloni, quello dei chitarristi mitologici, degli eccessi sul palco e non solo sui giornali, dei tanti personaggi dal talento smisurato che sapevano dimostrarlo, questa di Milano, è stata certamente un'occasione da non perdere.
Veder suonare Nuno Bettencourt è un'esperienza mistica, vederlo con gli Extreme è un'esperienza di vita che passa dalla contemplazione all'adorazione.
Il livello di tecnica espresso su quel palco ha di fatto azzerato quella sensazione di stantio legato ad un genere fin troppo legato agli anni che ha dominato. Inutile poi descrivere il momento "More than words" ... mai titolo fu più identificativo!
Agli Alter Bridge è stato affidato il ruolo di spartiacque tra due mostri sacri, con lo scopo di portare una ventata di modernità attraverso un certo spessore qualitativo, compito seriamente compromesso da un pessimo lavoro da parte dei fonici, che per metà esibizione hanno continuato a correggere un errore con un'altro.
Dopo aver atteso la calata delle tenebre per permettere agli impianti video e luci di rendere al massimo (non saprei spiegarmi altrimenti un'attesa così estenuante..) ecco illuminarsi il palco, pronto per essere dominato da questo pezzo di storia musicale: Aerosmith.
Tra luci e colori ecco Joe Perry sfoderare la chitarra e un baffuto Steven Tyler iniziare a divorare microfono, palco scenico e pubblico.
Tutto in questa esibizione è il frutto di una carriera spettacolare, fatta di eccessi, stile, professionalità e talento a badilate, tanto da gestire gli anni che quasi non si sentono nelle cavalcate dei musicisti, nelle corde di Tyler e soprattutto negli occhi di un pubblico mai così variopinto.
Se Joe Perry continua instancabile a vestire i panni della Rock Star senza fronzoli, Tyler stupisce per simpatia e brillantezza, spavaldo nelle movenze e generoso con il pubblico, il tutto farcito da tutto quel mestiere che gli permette di reggere due ore di canzoni che comprometterebbero la voce di un ventenne!
Così tra cantate memorabili, schitarrate che hanno fatto la storia, entusiasmo e ottima musica, si attraversano oltre 40 anni di storia, con canzoni capaci di commuoverti alle prime battute e siparietti divertenti come il video di Joe Perry in giro per Milano.
Quando si spengono i riflettori, dopo aver salutato con il più classico e rispettoso inchino al pubblico, tra l'ammirazione generale per questa lezione di Rock'n'Roll, si torna a casa con il pieno di emozioni e la consapevolezza che alla fine delle fiera, se uno diventa un mito è solo perché se lo merita!
giovedì 5 giugno 2014
sabato 31 maggio 2014
A113
A113 Sembra un semplice codice, ma da qualche tempo in alcuni ambienti se ne parla molto.
Tra mito e realtà, l'inserimento di simboli, numeri, suoni o immagini all'interno di film, dipinti o canzoni hanno fatto la fortuna di complottisti, ricercatori e curiosi.
Dietro questi "inserimenti" si nascondono spesso banali coincidenza ma qualche volta le cose vengono ben pianificate per i motivi più disparati.
Il fascino del messaggio occulto è quello più avvincente, ed è noto quanto questo sistema venga adottato come esca per catturare l'attenzione dei più curiosi e far quindi parlare dell'opera che lo cela.
Così, dietro a grandi tesi complottistiche si nascondono semplici porta fortuna, citazioni più o meno colte, riferimenti a date o personaggi che hanno ispirato gli autori o più tristemente farlocche operazioni commerciali.
A113 è un codice che compare con una certa ricorrenza in molte opere della Disney, in particolare nel suo comparto più tecnologico: la Pixar.
La "scoperta" ha scatenato il web, inondato da molteplici spiegazioni comprensive di contorti riferimenti biblici, di oscure voci sugli Illuminati e di ogni genere di traduzione di questo fantomatico messaggio cifrato, tanto da attirare l'attenzione dagli stessi interessati che, puntualmente, hanno svelato il mistero.
A113 è un banale riferimento alla classe dell'California Institute of Arts, dove molti dei grafici impegnati nelle animazioni hanno studiato. Quando uno di questi grafici necessitava di numeri e cifre per realizzare un codice, una targa o una semplice scritta, ecco utilizzare A113 come firma celebrativa della propria provenienza didattica.
Sicuramente questo non basterà ai tanti indagatori dell'occulto, anzi, parrà una pezza al mistero svelato, eterno circolo vizioso e fonte di nutrimento di ogni complotto che si rispetti.
Ciò non toglie che a me restino dubbi inquietanti, domande pressanti che resteranno ad infestare le mie certezze: Chi ha passato tanto tempo alla ricerca di questi segnali? Perchè? ...ma soprattutto... niente di meglio da fare?
Tra mito e realtà, l'inserimento di simboli, numeri, suoni o immagini all'interno di film, dipinti o canzoni hanno fatto la fortuna di complottisti, ricercatori e curiosi.
Dietro questi "inserimenti" si nascondono spesso banali coincidenza ma qualche volta le cose vengono ben pianificate per i motivi più disparati.
Il fascino del messaggio occulto è quello più avvincente, ed è noto quanto questo sistema venga adottato come esca per catturare l'attenzione dei più curiosi e far quindi parlare dell'opera che lo cela.
Così, dietro a grandi tesi complottistiche si nascondono semplici porta fortuna, citazioni più o meno colte, riferimenti a date o personaggi che hanno ispirato gli autori o più tristemente farlocche operazioni commerciali.
A113 è un codice che compare con una certa ricorrenza in molte opere della Disney, in particolare nel suo comparto più tecnologico: la Pixar.
La "scoperta" ha scatenato il web, inondato da molteplici spiegazioni comprensive di contorti riferimenti biblici, di oscure voci sugli Illuminati e di ogni genere di traduzione di questo fantomatico messaggio cifrato, tanto da attirare l'attenzione dagli stessi interessati che, puntualmente, hanno svelato il mistero.
A113 è un banale riferimento alla classe dell'California Institute of Arts, dove molti dei grafici impegnati nelle animazioni hanno studiato. Quando uno di questi grafici necessitava di numeri e cifre per realizzare un codice, una targa o una semplice scritta, ecco utilizzare A113 come firma celebrativa della propria provenienza didattica.
Sicuramente questo non basterà ai tanti indagatori dell'occulto, anzi, parrà una pezza al mistero svelato, eterno circolo vizioso e fonte di nutrimento di ogni complotto che si rispetti.
Ciò non toglie che a me restino dubbi inquietanti, domande pressanti che resteranno ad infestare le mie certezze: Chi ha passato tanto tempo alla ricerca di questi segnali? Perchè? ...ma soprattutto... niente di meglio da fare?
mercoledì 28 maggio 2014
Gemelli di palco
La somiglianza che accomuna Will Ferrell e Chad Smith è impressionante. Nonostante i sei anni di differenza e la loro provenienza, i due sembrano fratelli, anzi gemelli.
Su questo si è spesso ironizzato in USA, dopotutto godono entrambi di un grande successo cosa che li ha spesso portati a citarsi.
Il primo è un attore famoso, produttore cinematografico e comico rinomato, il secondo musicista di spessore, più precisamente batterista dei Red Hot Chili Peppers.
A metterli a confronto ci ha pensato il Tonight Show Starring Jimmy Fallon, intervistando contemporaneamente due Chad Smith o se preferite due Will Ferrell nei panni di Chad Smith...
Insomma ... fate voi!
Su questo si è spesso ironizzato in USA, dopotutto godono entrambi di un grande successo cosa che li ha spesso portati a citarsi.
Il primo è un attore famoso, produttore cinematografico e comico rinomato, il secondo musicista di spessore, più precisamente batterista dei Red Hot Chili Peppers.
A metterli a confronto ci ha pensato il Tonight Show Starring Jimmy Fallon, intervistando contemporaneamente due Chad Smith o se preferite due Will Ferrell nei panni di Chad Smith...
Insomma ... fate voi!
venerdì 23 maggio 2014
Gli sport nazionali
Eccoci alle prese con alcuni dei nostri sport preferiti:
Campagna elettorale per le Europee: sfida tra sconosciuti che si insultano evitando temi impopolari ma fondamentali, con l'obiettivo di prendere voti per dimostrare il proprio peso politico, dimenticandosi che il vero campo da gioco è il Parlamento Europeo dove bisognerebbe arrivare con dei progetti comuni e con persone COMPETENTI.
Piagnisteismo: disciplina con decine di categorie, il cui scopo è lamentarsi di tutto senza mai valutare le proprie colpe. Si vince individuando un colpevole a cui attribuire i propri mali.
Ipocriticismo: disciplina professionistica nella politica e diffusissima a livello amatoriale, in cui ci si sfida su tematiche ricorrenti proclamando soluzioni ed evitando di agire. I fuoriclasse di questo sport riescono addirittura ad agire nella direzione opposta alle intenzioni proclamate.
Disillusionismo: disciplina moderna ma dalla diffusione virale, praticata fondamentalmente dalla popolazione che, allenata ad ogni tipo di promessa mai mantenuta, deve dimostrarsi impermeabile ad ogni forma di fiducia.
Falso indignazionizmo: disciplina in cui gli Italiani eccellono. Si prende uno scandalo, lo si sbandiera ai quattro venti e nel minor tempo possibile lo si dimentica, rimettendo in gioco tutti i protagonisti e sdoganando i loro comportamenti. I giocatori di questa disciplina diventano spesso campioni di quella precedente.
Buon divertimento e vinca il migliore!
La finale del torneo è prevista per il 25 maggio, nel frattempo ne vedremo delle belle!
Campagna elettorale per le Europee: sfida tra sconosciuti che si insultano evitando temi impopolari ma fondamentali, con l'obiettivo di prendere voti per dimostrare il proprio peso politico, dimenticandosi che il vero campo da gioco è il Parlamento Europeo dove bisognerebbe arrivare con dei progetti comuni e con persone COMPETENTI.
Piagnisteismo: disciplina con decine di categorie, il cui scopo è lamentarsi di tutto senza mai valutare le proprie colpe. Si vince individuando un colpevole a cui attribuire i propri mali.
Ipocriticismo: disciplina professionistica nella politica e diffusissima a livello amatoriale, in cui ci si sfida su tematiche ricorrenti proclamando soluzioni ed evitando di agire. I fuoriclasse di questo sport riescono addirittura ad agire nella direzione opposta alle intenzioni proclamate.
Disillusionismo: disciplina moderna ma dalla diffusione virale, praticata fondamentalmente dalla popolazione che, allenata ad ogni tipo di promessa mai mantenuta, deve dimostrarsi impermeabile ad ogni forma di fiducia.
Falso indignazionizmo: disciplina in cui gli Italiani eccellono. Si prende uno scandalo, lo si sbandiera ai quattro venti e nel minor tempo possibile lo si dimentica, rimettendo in gioco tutti i protagonisti e sdoganando i loro comportamenti. I giocatori di questa disciplina diventano spesso campioni di quella precedente.
Buon divertimento e vinca il migliore!
La finale del torneo è prevista per il 25 maggio, nel frattempo ne vedremo delle belle!
sabato 17 maggio 2014
sabato 10 maggio 2014
Scambiati per... stranieri!
Non ho ben capito, in questa campagna elettorale per le Europee, a chi si riferiscano i nostri partiti.
Da un lato non riesco a comprendere a quale Europa facciano riferimento e dall'altra a quali cittadini pensino di parlare.
A sentirli, in gran parte, ci parlano di un'Europa "oppressore" o comunque distante dai nostri bisogni, insensibile alle nostre tematiche e guidata da ipotetici"Poteri forti".
Forse bisognerebbe ricordarsi che abbiamo voluto NOI un'Europa così, sostenendo ogni fase che l'ha realizzata, senza MAI saper riconoscere con tempismo gli aspetti che ci hanno penalizzato.
Dovremmo ricordarci che questa "nemica" noi l'affrontiamo con tutti gli scarti della nostra politica nazionale, silurati eccellenti e incompetenti clamorosi, spesso incapaci addirittura di comunicare con gli altri parlamentari. Forse bisognerebbe ricordare che siamo uno dei Paesi meno partecipi alla sua vita politica e che non abbiamo uno straccio di progetto da perseguire, che ci presentiamo divisi su ogni tematica (esclusa il made in Italy, giusto per giustificare la nostra presenza..) e che puntualmente veniamo divorati da chi, Germania in testa, ha capito che in Europa ci si presenta uniti e con idee lungimiranti.
A sentirli, in gran parte, si rivolgono a noi con un programma fatto di lamentele e richieste, tematiche legate allo scontro tra partiti e naturalmente una gara a scaricare ogni responsabilità a questa Europa DA CAMBIARE.
Probabilmente si pensa che l'elettore italiano sia completamente deficiente e che non si renda conto che:
-Chiediamo all'Europa una legge sull'Immigrazione che noi stessi non siamo in grado di proporre.
-Chiediamo una legge sugli armamenti quando non simo in grado nemmeno di capire l'utilità dei nostri investimente (vedi F35).
-Chiediamo fiducia quando puntualmente i soldi che arrivano da Bruxell spariscono nelle paludi della nostra burocrazia, senza tra l'altro risolvere i problemi per i quali vengono stanziati.
-Chiediamo rispetto quando siamo stati incapaci di affrontare una sola riforma seria e definitiva per quasi 30 anni!
-Chiediamo credito quando ad ogni appello di regolarizzare i bilanci la nostra unica strategia è stata quella di aumentare le tasse, aumentare le spese e piangerci addosso.
Insomma: siate onesti cari candidati, rivolgetevi alle persone con rispetto, parlandoci di problematiche comunitarie, tralasciando i soliti proclami e le solite dispute interne.
Magari ammettiamo di aver NOI scambiato l'Europa per quello che non è, regalandoci così la speranza di affrontarla nella giusta maniera traendone i vantaggi che ci spettano, tanto per giustificare l'importanza del voto che ci chiedete!
Dopotutto state parlano a chi vi ha già votati, vi ha permesso di diventare quello che siete e vi ascolta senza sforzarsi di mettere in discussione le vostre affermazioni. Abbiamo tutti le nostre responsabilità, non vergognatevi dunque di ammettere le vostre, infondo siamo Italiani, non siamo mica... stranieri!
Da un lato non riesco a comprendere a quale Europa facciano riferimento e dall'altra a quali cittadini pensino di parlare.
A sentirli, in gran parte, ci parlano di un'Europa "oppressore" o comunque distante dai nostri bisogni, insensibile alle nostre tematiche e guidata da ipotetici"Poteri forti".
Forse bisognerebbe ricordarsi che abbiamo voluto NOI un'Europa così, sostenendo ogni fase che l'ha realizzata, senza MAI saper riconoscere con tempismo gli aspetti che ci hanno penalizzato.
Dovremmo ricordarci che questa "nemica" noi l'affrontiamo con tutti gli scarti della nostra politica nazionale, silurati eccellenti e incompetenti clamorosi, spesso incapaci addirittura di comunicare con gli altri parlamentari. Forse bisognerebbe ricordare che siamo uno dei Paesi meno partecipi alla sua vita politica e che non abbiamo uno straccio di progetto da perseguire, che ci presentiamo divisi su ogni tematica (esclusa il made in Italy, giusto per giustificare la nostra presenza..) e che puntualmente veniamo divorati da chi, Germania in testa, ha capito che in Europa ci si presenta uniti e con idee lungimiranti.
A sentirli, in gran parte, si rivolgono a noi con un programma fatto di lamentele e richieste, tematiche legate allo scontro tra partiti e naturalmente una gara a scaricare ogni responsabilità a questa Europa DA CAMBIARE.
Probabilmente si pensa che l'elettore italiano sia completamente deficiente e che non si renda conto che:
-Chiediamo all'Europa una legge sull'Immigrazione che noi stessi non siamo in grado di proporre.
-Chiediamo una legge sugli armamenti quando non simo in grado nemmeno di capire l'utilità dei nostri investimente (vedi F35).
-Chiediamo fiducia quando puntualmente i soldi che arrivano da Bruxell spariscono nelle paludi della nostra burocrazia, senza tra l'altro risolvere i problemi per i quali vengono stanziati.
-Chiediamo rispetto quando siamo stati incapaci di affrontare una sola riforma seria e definitiva per quasi 30 anni!
-Chiediamo credito quando ad ogni appello di regolarizzare i bilanci la nostra unica strategia è stata quella di aumentare le tasse, aumentare le spese e piangerci addosso.
Insomma: siate onesti cari candidati, rivolgetevi alle persone con rispetto, parlandoci di problematiche comunitarie, tralasciando i soliti proclami e le solite dispute interne.
Magari ammettiamo di aver NOI scambiato l'Europa per quello che non è, regalandoci così la speranza di affrontarla nella giusta maniera traendone i vantaggi che ci spettano, tanto per giustificare l'importanza del voto che ci chiedete!
Dopotutto state parlano a chi vi ha già votati, vi ha permesso di diventare quello che siete e vi ascolta senza sforzarsi di mettere in discussione le vostre affermazioni. Abbiamo tutti le nostre responsabilità, non vergognatevi dunque di ammettere le vostre, infondo siamo Italiani, non siamo mica... stranieri!
martedì 22 aprile 2014
Dolce Arte
Sono passati 450 anni dalla morte di Michelangelo, un'occasione per celebrarlo attraverso quella che di certo rimane la sua opera più imponente: La Creazione di Adamo.
L'artista pasticcera Michelle Wibowo ha deciso di cimentarsi nella difficile impresa di ricreare il capolavoro attraverso l'utilizzo esclusivo di marshmallow e decorazioni per torte.
La realizzazione ha richiesto quasi 170 ore di lavoro e l'impiego di ben 10000 marshmallow, riproducendo, non senza difficoltà, i colori il più possibile fedeli all'originale.
Ecco il video di presentazione dell'opera che finirà all'asta per ricavarne fondi per beneficenza.
La realizzazione ha richiesto quasi 170 ore di lavoro e l'impiego di ben 10000 marshmallow, riproducendo, non senza difficoltà, i colori il più possibile fedeli all'originale.
Ecco il video di presentazione dell'opera che finirà all'asta per ricavarne fondi per beneficenza.
lunedì 14 aprile 2014
Montreux Jazz Festival
Il Montreux Jazz Festival è uno degli appuntamenti musicali più importanti ed attesi d'Europa.
Fin dal 1967 ha ospitato i più grandi musicisti del pianeta, allargando i suoi orizzonti tanto da abbracciare altri generi, dal blues a rock, dal soul a pop.
Tra le tante curiosità che questo festival custodisce c'è anche il famoso concerto di Frank Zappa, durante il quale andò a fuoco il Casinò, ispirando tra l'altro quel monumento musicale di "Smoke on the water" ai Deep Purple.
Per chi volesse saperne di più ecco il sito ufficiale dell'evento, mentre tracce della sua storia sono disponibili sulla pagina dedicata di Wikipedia.
Per l'edizione 2014 è stata creata una particolare istallazione, dai designer francesi Cauboyz.
In questo video si vedono i passi principali della realizzazione e il bellissimo risultato ottenuto.
Light Installation for the Montreux Jazz Festival from Cauboyz on Vimeo.
Fin dal 1967 ha ospitato i più grandi musicisti del pianeta, allargando i suoi orizzonti tanto da abbracciare altri generi, dal blues a rock, dal soul a pop.
Tra le tante curiosità che questo festival custodisce c'è anche il famoso concerto di Frank Zappa, durante il quale andò a fuoco il Casinò, ispirando tra l'altro quel monumento musicale di "Smoke on the water" ai Deep Purple.
Per chi volesse saperne di più ecco il sito ufficiale dell'evento, mentre tracce della sua storia sono disponibili sulla pagina dedicata di Wikipedia.
Per l'edizione 2014 è stata creata una particolare istallazione, dai designer francesi Cauboyz.
In questo video si vedono i passi principali della realizzazione e il bellissimo risultato ottenuto.
Light Installation for the Montreux Jazz Festival from Cauboyz on Vimeo.
sabato 29 marzo 2014
Imparare a volare
Obama arriva in Europa mentre Putin continua a mobilitare il suo esercito, perdendo il diritto di partecipare al G8.
La visita del presidente USA assomiglia tanto ad un monitoraggio fisico degli alleati, come a voler ricordare i vincoli commerciali e militari che legano il vecchio continente al mondo stelle e strisce.
Certo fanno pensare le parole di Obama che, anzichè smorzare i toni, ricorda quanto sia essenziale insistere sugli investimenti militari (in una situazione di profonda crisi?!?) e lo fa ancor di più con la proposta di un possibile rifornimento di gas direttamente dall'America, facilitato dallo sblocco commerciale tanto voluto dallo stesso presidente.
La velata minaccia sembrerebbe avere come vittima la Russia di Putin, che però si dimostra piuttosto indifferente, conscio di quanto la cosa sia difficilmente praticabile e sapendo che un eventuale concorrente sul mercato energetico Europeo, non gli impedirebbe di dirottare ulteriori rifornimenti all'immenso mercato Asiatico, oggi più che mai insaziabile di risorse.
Questo dimostra quanto le parole di Obama siano più un monito all'Europa che un dispetto alla Russia.
L'Italia è in prima linea sulla faccenda, sia per la dipendenza dai gas sovietici, sia per i tantissimi vincoli commerciali e soprattutto militari (dalle basi agli armamenti) che la legano all'America.
Il caso degli F35 risulta quindi emblematico e ci mette di fronte all'ennesimo esempio di quanto il nostro Paese non sia in grado di prendere decisioni autonome, ma debba percorrere in continuazione una strada fatta di ricatti più o meno evidenti e di decisioni drammaticamente sconvenienti.
Per decollare l'Italia dovrebbe imparare a volare da sola e sarebbe la prima volta dal dopoguerra.
Questo periodo di crisi potrebbe essere l'occasione giusta per reclamare il diritto a privilegiare i nostri interessi, quantomeno per poter tornare ad essere una nazione forte e non un decadente paese in balia di chi fa la voce grossa.
La visita del presidente USA assomiglia tanto ad un monitoraggio fisico degli alleati, come a voler ricordare i vincoli commerciali e militari che legano il vecchio continente al mondo stelle e strisce.
Certo fanno pensare le parole di Obama che, anzichè smorzare i toni, ricorda quanto sia essenziale insistere sugli investimenti militari (in una situazione di profonda crisi?!?) e lo fa ancor di più con la proposta di un possibile rifornimento di gas direttamente dall'America, facilitato dallo sblocco commerciale tanto voluto dallo stesso presidente.
La velata minaccia sembrerebbe avere come vittima la Russia di Putin, che però si dimostra piuttosto indifferente, conscio di quanto la cosa sia difficilmente praticabile e sapendo che un eventuale concorrente sul mercato energetico Europeo, non gli impedirebbe di dirottare ulteriori rifornimenti all'immenso mercato Asiatico, oggi più che mai insaziabile di risorse.
Questo dimostra quanto le parole di Obama siano più un monito all'Europa che un dispetto alla Russia.
L'Italia è in prima linea sulla faccenda, sia per la dipendenza dai gas sovietici, sia per i tantissimi vincoli commerciali e soprattutto militari (dalle basi agli armamenti) che la legano all'America.
Il caso degli F35 risulta quindi emblematico e ci mette di fronte all'ennesimo esempio di quanto il nostro Paese non sia in grado di prendere decisioni autonome, ma debba percorrere in continuazione una strada fatta di ricatti più o meno evidenti e di decisioni drammaticamente sconvenienti.
Per decollare l'Italia dovrebbe imparare a volare da sola e sarebbe la prima volta dal dopoguerra.
Questo periodo di crisi potrebbe essere l'occasione giusta per reclamare il diritto a privilegiare i nostri interessi, quantomeno per poter tornare ad essere una nazione forte e non un decadente paese in balia di chi fa la voce grossa.
mercoledì 26 marzo 2014
La musica è... sparita!
Brutte notizie in casa Linea 77, a pochi giorni dall'attesa pubblicazione di C'eravamo tanto Armati ecco comparire sulla loro pagina Facebook questa comunicazione:
Purtroppo questa è una brutta notizia.
Una di quelle che non avremmo mai voluto scrivere.
Saltiamo i giri di parole e andiamo al punto:
Il nostro nuovo Ep “C’Eravamo Tanto Armati” non esiste più.
Una settimana fa, esattamente nella sera di lunedi 17 Marzo, un calo di tensione ha mandato in corto circuito l’impianto elettrico della palazzina dove stavamo lavorando. I 2 hard disk che contenevano il premaster del nuovo Ep “C’eravamo Tanto Armati” erano in funzione per il classico backup giornaliero. Si sono bruciati entrambi all’istante. E’ stato un attimo. Il tempo di una scintilla. Presa elettrica fumante. Alimentatori bruciati. Hard disk fottuti.
Ovviamente li abbiamo portati immediatamente in un centro assistenza per il recupero dati. Li hanno tenuti per 3 giorni, ed effettuato tutti i test possibili e immaginabili, ma il referto finale del laboratorio non ha lasciato dubbi. “I dati contenuti negli hard disk non sono in alcun modo recuperabili”. Non abbiamo perso le speranze. Li abbiamo spediti in un altro centro assistenza. Altri 2 giorni. Stessa risposta. Niente da fare.
Ora.
E’ inutile dirvi quanto siamo incazzati.
Più di 6 mesi di lavoro sono andati in fumo in una manciata di secondi. Quello che ci resta sono una decina di provini risalenti a Dicembre 2013 che avevamo nei nostri computer personali; praticamente gli embrioni di quello che erano diventate le 7 canzoni dell’Ep (esclusi ovviamente i 2 singoli “L’involuzione Della Specie” e “Io Sapere Poco Leggere” che avevamo già fatto uscire nei mesi passati).
In tanti anni di carriera non avevamo mai toccato picchi di sfiga così alti.
Questo Ep era partito male.
Sarebbe dovuto uscire a inizio 2014, e per problemi personali l’avevamo rimandato.
L’unica cosa che riusciamo a dirci è che “forse doveva andare così”. (Anche se no, non doveva andare così!)
Non ci resta che scusarci con tutti coloro che stavano aspettando questo Ep, e con tutti coloro che stavano lavorando da mesi per farlo uscire.
Ci dispiace enormemente.
Era bello. Nuovo. Volevamo farvelo sentire.
Per uscire dalla paranoia abbiamo sempre avuto un solo modo: SUONARE. Ed è quello che stiamo facendo già da oggi. Fanculo gli hard disk e la tecnologia, siamo tornati alle care e vecchie jam in saletta e stiamo sfogando la rabbia.
Nuove idee stanno prendendo la forma di canzoni che a questo punto abbiamo deciso andranno a finire in un ALBUM.
Non sappiamo ancora quando uscirà, non è il momento di pianificare, per il momento abbiamo solo voglia di suonare tra di noi e con voi.
Ci vediamo sotto i palchi.
Quello che non ti uccide, ti fortifica.
L77
Purtroppo questa è una brutta notizia.
Una di quelle che non avremmo mai voluto scrivere.
Saltiamo i giri di parole e andiamo al punto:
Il nostro nuovo Ep “C’Eravamo Tanto Armati” non esiste più.
Una settimana fa, esattamente nella sera di lunedi 17 Marzo, un calo di tensione ha mandato in corto circuito l’impianto elettrico della palazzina dove stavamo lavorando. I 2 hard disk che contenevano il premaster del nuovo Ep “C’eravamo Tanto Armati” erano in funzione per il classico backup giornaliero. Si sono bruciati entrambi all’istante. E’ stato un attimo. Il tempo di una scintilla. Presa elettrica fumante. Alimentatori bruciati. Hard disk fottuti.
Ovviamente li abbiamo portati immediatamente in un centro assistenza per il recupero dati. Li hanno tenuti per 3 giorni, ed effettuato tutti i test possibili e immaginabili, ma il referto finale del laboratorio non ha lasciato dubbi. “I dati contenuti negli hard disk non sono in alcun modo recuperabili”. Non abbiamo perso le speranze. Li abbiamo spediti in un altro centro assistenza. Altri 2 giorni. Stessa risposta. Niente da fare.
Ora.
E’ inutile dirvi quanto siamo incazzati.
Più di 6 mesi di lavoro sono andati in fumo in una manciata di secondi. Quello che ci resta sono una decina di provini risalenti a Dicembre 2013 che avevamo nei nostri computer personali; praticamente gli embrioni di quello che erano diventate le 7 canzoni dell’Ep (esclusi ovviamente i 2 singoli “L’involuzione Della Specie” e “Io Sapere Poco Leggere” che avevamo già fatto uscire nei mesi passati).
In tanti anni di carriera non avevamo mai toccato picchi di sfiga così alti.
Questo Ep era partito male.
Sarebbe dovuto uscire a inizio 2014, e per problemi personali l’avevamo rimandato.
L’unica cosa che riusciamo a dirci è che “forse doveva andare così”. (Anche se no, non doveva andare così!)
Non ci resta che scusarci con tutti coloro che stavano aspettando questo Ep, e con tutti coloro che stavano lavorando da mesi per farlo uscire.
Ci dispiace enormemente.
Era bello. Nuovo. Volevamo farvelo sentire.
Per uscire dalla paranoia abbiamo sempre avuto un solo modo: SUONARE. Ed è quello che stiamo facendo già da oggi. Fanculo gli hard disk e la tecnologia, siamo tornati alle care e vecchie jam in saletta e stiamo sfogando la rabbia.
Nuove idee stanno prendendo la forma di canzoni che a questo punto abbiamo deciso andranno a finire in un ALBUM.
Non sappiamo ancora quando uscirà, non è il momento di pianificare, per il momento abbiamo solo voglia di suonare tra di noi e con voi.
Ci vediamo sotto i palchi.
Quello che non ti uccide, ti fortifica.
L77
venerdì 21 marzo 2014
Gelo fra le terre
Nonostante Internet, la libera informazione, Facebook e quanto di più tecnologico la modernità ha da offrire, dissipare le matasse dei conflitti internazionali diventa ogni giorno più difficile.
Dai giorni della Guerra Fredda sono mutati gli equilibri, con nuove potenze a contendersi i posti più influenti e i grandi leoni del passato ad arrancare per mantenere il loro peso.
Gli Usa rimangono di certo la potenza economica-militare più affermata, ma la crisi economica, troppi interventi fallimentari e troppi coinvolgimenti in scandali ed operazioni opache hanno minato quella credibilità di esportatori di democrazia.
Il rinvigorimento della Russia machista di Putin ed una serie di provocazioni inflitte ai vecchi nemici di sempre, hanno riportato Mosca a fasti che erano ormai un ricordo, pur poggiando su basi ben meno solide.
La grande assente rimane l'Europa, fallimentare sotto l'aspetto politico, incapace di parlare con una voce unica e troppo spesso impacciata nelle intenzioni.
A complicare le cose ci sono gli interessi, mai così ramificati a causa della globalizzazione, un'intreccio di lacci economici che legano vecchi nemici, separano alleati e spesso minacciano la stabilità di interi Paesi.
Sembrano quindi sempre più forti nazioni irrobustite da governi totalitari, che vantano infinite disponibilità monetarie ma che galleggiano su una poltiglia sociale spesso sottomessa e a costante rischio incendio.
Nessuno è più in grado di capire quale sia la causa e l'effetto di ciò che accade, le contraddizioni sono all'ordine del giorno, tanto che chiunque si sente autorizzato a minacciare, stringere alleanze, tirarsi indietro o restare a guardare.
Anche gli strumenti creati appositamente per evitare i conflitti risultano del tutto inutili, l'ONU su tutte, troppo spesso intralciato da veti incrociati e impossibilitato ad intervenire con l'autorità che gli spetterebbe.
Le rivolte infiammano la stampa mondiale per il periodo che serve a giustificare azioni aggressive, mentre si spengono quando dovrebbero riportare le voci di chi ne paga le conseguenze.
Quanto accade in Ucraina sembra l'ennesimo colpo di coda di un conflitto sopravvissuto all'abbattimento del muro di Berlino, con la differenza che oggi le carte sono mescolate su un tavolo a cui si affacciano nuovi giocatori, pronti a sfidare le vecchie volpi sempre più in difficoltà.
Dai giorni della Guerra Fredda sono mutati gli equilibri, con nuove potenze a contendersi i posti più influenti e i grandi leoni del passato ad arrancare per mantenere il loro peso.
Gli Usa rimangono di certo la potenza economica-militare più affermata, ma la crisi economica, troppi interventi fallimentari e troppi coinvolgimenti in scandali ed operazioni opache hanno minato quella credibilità di esportatori di democrazia.
Il rinvigorimento della Russia machista di Putin ed una serie di provocazioni inflitte ai vecchi nemici di sempre, hanno riportato Mosca a fasti che erano ormai un ricordo, pur poggiando su basi ben meno solide.
La grande assente rimane l'Europa, fallimentare sotto l'aspetto politico, incapace di parlare con una voce unica e troppo spesso impacciata nelle intenzioni.
A complicare le cose ci sono gli interessi, mai così ramificati a causa della globalizzazione, un'intreccio di lacci economici che legano vecchi nemici, separano alleati e spesso minacciano la stabilità di interi Paesi.
Sembrano quindi sempre più forti nazioni irrobustite da governi totalitari, che vantano infinite disponibilità monetarie ma che galleggiano su una poltiglia sociale spesso sottomessa e a costante rischio incendio.
Nessuno è più in grado di capire quale sia la causa e l'effetto di ciò che accade, le contraddizioni sono all'ordine del giorno, tanto che chiunque si sente autorizzato a minacciare, stringere alleanze, tirarsi indietro o restare a guardare.
Anche gli strumenti creati appositamente per evitare i conflitti risultano del tutto inutili, l'ONU su tutte, troppo spesso intralciato da veti incrociati e impossibilitato ad intervenire con l'autorità che gli spetterebbe.
Le rivolte infiammano la stampa mondiale per il periodo che serve a giustificare azioni aggressive, mentre si spengono quando dovrebbero riportare le voci di chi ne paga le conseguenze.
Quanto accade in Ucraina sembra l'ennesimo colpo di coda di un conflitto sopravvissuto all'abbattimento del muro di Berlino, con la differenza che oggi le carte sono mescolate su un tavolo a cui si affacciano nuovi giocatori, pronti a sfidare le vecchie volpi sempre più in difficoltà.
sabato 8 marzo 2014
L'altra Donna
Per celebrare questo giorno ecco la meravigliosa canzone reinterpretata da Jeff Buckley The Other Woman.
La canzone, scritta da Jesse Mae Robinson fu un cavallo di battaglia di Nina Simone, altra grandissima donna.
La canzone, scritta da Jesse Mae Robinson fu un cavallo di battaglia di Nina Simone, altra grandissima donna.
giovedì 6 marzo 2014
Tutto può cambiare
Che le atrocità delle guerre si scarichino sui più deboli è risaputo, ma l'assuefazione alle notizie che giungono da tutto il mondo tendono ad inaridire la nostra percezione e a renderci meno fertili a far crescere quel senso di disgusto alla violenza.
Le guerre vengono sviscerate a livello politico, relegando le tribolazioni delle popolazioni coinvolte agli appelli delle organizzazioni umanitarie o a trafiletti su tg e giornali per raccontare le atrocità più evidenti, spesso, come ci insegnano gli ultimi accadimenti, diffusi a seconda dell'interpretazione che si vuole dare dell'accaduto.
Save The Children UK ha pubblicato questo video per sensibilizzare la propria causa.
L'intenzione è raccolta nelle parole a chiusura del video, che racconta la in poco più di un minuto e mezzo la vita stravolta dalla guerra di una bimba.
Le guerre vengono sviscerate a livello politico, relegando le tribolazioni delle popolazioni coinvolte agli appelli delle organizzazioni umanitarie o a trafiletti su tg e giornali per raccontare le atrocità più evidenti, spesso, come ci insegnano gli ultimi accadimenti, diffusi a seconda dell'interpretazione che si vuole dare dell'accaduto.
Save The Children UK ha pubblicato questo video per sensibilizzare la propria causa.
L'intenzione è raccolta nelle parole a chiusura del video, che racconta la in poco più di un minuto e mezzo la vita stravolta dalla guerra di una bimba.
venerdì 28 febbraio 2014
Api, Whisky e Sculture
Il Deward's Whisky, è uno dei più apprezzati distillati scozzesi, prodotto dalla famiglia di John Deward fin dal 1846 e oggi commercializzato dalla Bacardi.
Oltre al marchio e naturalmente al whisky, sono diventati celebri negli anni, gli spot pubblicitari della compagnia, esattamente come quest'ultima trovata.
Grazie all'opera di un'esperto apicoltore e di un artista-ingegnere californiano, è stata creata una scultura che rappresenti la classica bottiglia di Whisky Deward.
La particolarità è che a "scolpire" l'opera d'arte, sono state 80000 api!
Guardare per credere:
Oltre al marchio e naturalmente al whisky, sono diventati celebri negli anni, gli spot pubblicitari della compagnia, esattamente come quest'ultima trovata.
Grazie all'opera di un'esperto apicoltore e di un artista-ingegnere californiano, è stata creata una scultura che rappresenti la classica bottiglia di Whisky Deward.
La particolarità è che a "scolpire" l'opera d'arte, sono state 80000 api!
Guardare per credere:
venerdì 21 febbraio 2014
Marmellata e Nutella
Carlo Gabardini ha realizzato questo video video dopo la lettera scritta al quotidiano La Repubblica, in cui esprimeva tutta la sua condanna all'omofobia, causa del suicidio di un giovane ragazzo romano.
Con questo video ha voluto tornare sull'argomento, usando l'ironia come mezzo per un messaggio troppo spesso citato ma altrettanto poco spesso ascoltato.
Con questo video ha voluto tornare sull'argomento, usando l'ironia come mezzo per un messaggio troppo spesso citato ma altrettanto poco spesso ascoltato.
martedì 11 febbraio 2014
La Fine Auspicabile
Vorrei che qualcuno mi spiegasse un buon motivo per cui il governo Letta dovrebbe continuare questa agonia..
Lo dico senza ironia, vorrei avere un motivo che possa incoraggiarmi a seguire questa situazione, ma continuare con questo teatrino è avvilente, più ancora degli effetti della crisi.
Nella crisi infatti resiste la dignità, di chi ci prova, di chi combatte, di chi si ostina a resistere alle difficoltà.
Se potessimo fotografare la nostra politica oggi sarebbe invece un'immagine impietosa, sconfortante e dalla dignità compromessa (eufemismo).
L'ultima settimana si è parlato di presunti stupratori e di presunte professioniste del sesso orale, dei simpatici siparietti con tafferugli in parlamento, del ritorno di Casini con Berlusconi, della contestazione di Napolitano a Bruxelles e dell'ennesimo passo verso la legge elettorale che ogni giorno diventa più complicata.
Ma dedicarsi ai tanti casini che abbiamo in Italia è davvero impossibile?
Ma dedicarsi ai tanti casini che abbiamo in Italia è davvero impossibile?
Visto che ora un Leader riconosciuto il PD ce l'ha e il centro destra ha definito le sue correnti (sempre che non decidano di riunirsi tutte insieme sotto la guida di Berlusconi in caso di elezioni), visto che il M5S ha quasi perso la voce nell'invocare l'irregolarità di questo Governo e visto che i risultati ottenuti sono imbarazzanti... non sarebbe meglio fermare quest'agonia?
Visto che abbiamo un parlamento ringiovanito non sarebbe meglio finirla con un governo di soliti noti e con questa farsa di scopo che non è nemmeno riuscito a trovare un'intesa per evitare l'ennesimo svuota carceri paraculo dell'ultimo minuto mal voluto tanto a destra quanto a sinistra?
E infine, non sarebbe bello evitare o quantomeno diminuire gli ipocriti che affollano le TV?
Visto che abbiamo un parlamento ringiovanito non sarebbe meglio finirla con un governo di soliti noti e con questa farsa di scopo che non è nemmeno riuscito a trovare un'intesa per evitare l'ennesimo svuota carceri paraculo dell'ultimo minuto mal voluto tanto a destra quanto a sinistra?
E infine, non sarebbe bello evitare o quantomeno diminuire gli ipocriti che affollano le TV?
sabato 8 febbraio 2014
Sei di Farigliano se...
Da quando su Facebook è comparso il gruppo "Sei di Farigliano se..." si è scatenata una battaglia a suon di ricordi, immagini e personaggi.
Questo si intreccia tristemente ai lutti che continuano a susseguirsi nel nostro paesino e che colpiscono spesso una generazione che ha fatto tanto per la nostra terra.
Fortunatamente, come dimostrano il fiorire di citazioni e post sul gruppo, molte di queste persone hanno lasciato un ricordo profondo, che resiste agli anni e si lega con i bei ricordi del nostro passato.
Mi è tornato in mente questo filmato realizzato da Remo Schellino e pubblicato su YouTube, Come fosse ieri:
Questo si intreccia tristemente ai lutti che continuano a susseguirsi nel nostro paesino e che colpiscono spesso una generazione che ha fatto tanto per la nostra terra.
Fortunatamente, come dimostrano il fiorire di citazioni e post sul gruppo, molte di queste persone hanno lasciato un ricordo profondo, che resiste agli anni e si lega con i bei ricordi del nostro passato.
Mi è tornato in mente questo filmato realizzato da Remo Schellino e pubblicato su YouTube, Come fosse ieri:
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