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mercoledì 10 febbraio 2016

Claudio Sanchez - Hello

Se ti chiami Claudio Sanchez e sei il leader dei Coheed and Cambria, sei appena uscito con il tuo nuovo disco e tua madre si complimenta con te perchè lo definisce altrettanto bello se non migliore dell'ultimo di Adele... le regali una cover!

sabato 30 gennaio 2016

Tributi

Un fantastico tributo (che mi ero perso) fatto al Kennedy Center Opera House di Washington D.C. , in onore dei Led Zeppelin, con una platea d'eccezione...

martedì 12 gennaio 2016

Il ritorno tra le stelle

Non è mia intenzione, ma purtroppo alla soglia del millesimo post, ho le batterie un po' scariche e il tempo sotto le feste, per me, è quel che è, quindi soprattutto a causa dei tristi eventi che hanno caratterizzato la fine del 2015 e l'inizio del 2016 (nel mondo della musica in particolare), ad aprire la bacheca di questo blog sembra di sfogliare un necrologio.
Eppure non posso sottrarmi ad un pensiero per quello che credo essere una colonna portante della musica moderna.
Come ha detto Chris Cornell, non ci sono abbastanza parole per descrivere David Bowie e quello che ci ha lasciato, però posso dire quello che è stato per me e, a giudicare da quanto si legge in giro, per tanti altri.
L'ho conosciuto nella mia tarda adolescenza, certo anche prima, ma l'avevo sempre vissuto come uno di quei personaggi difficili da capire. Buona parte la giocava anche il mio molesto integralismo di allora, quando la musica era una bandiera di cui vestirsi, i generi come dogmi e l'appartenenza ad uno "stile" era sempre in conflitto con tutto ciò che non ne faceva parte.
Considerando che la mia bibbia era il metal e i miei vangeli (e le mie letture in generale) si chiamavano Metal Hammer, Metal Shock e Psycho!, la mia considerazione verso mondi meno cupi era decisamente ridotta.
Fortunatamente si cambia e pur non smettendo amare la birra, si scoprono un sacco di altre bevande altrettanto soddisfacenti.
Ecco, questo cambiamento per me ha nome ben preciso: David Bowie.
Non parlo di una folgorazione, dopotutto dal metal passai al crossover e poi via a scoprire e riscoprire mondi nuovi, ma fu proprio un'articolo su di lui a farmi capire che un bieco integralismo era dannoso soprattutto per me, che il pregiudizio era solo una debolezza e che il saper ascoltare solo una cosa, significava non aver capito nulla.
Durante un'intervista proprio su una di quelle riviste, ricordo che chiesero al membro di una band (di cui nemmeno ricordo il nome..), quale artista aveva influenzato il loro stile. Ricordo bene la mia sorpresa a leggere David Bowie nella risposta, in un mondo abbastanza autoreferenziale, in cui in genere le risposta può variare dai grandi "Padri fondatori" a nomi sconosciuti che comunque danno un certo tono alla conversazione.
Mi colpì profondamente il concetto di questo musicista, che sosteneva che per crescere bisognava cercare ispirazioni da mondi lontani dal proprio, come faceva di continuo Bowie, sperimentando senza sosta, attraversando generi e generazioni.
Qualche tempo dopo, in un negozi di dischi, fui attirato dall'acquisto di un disco del Duca Bianco, che però dovetti rimandare per l'esiguo budget di cui disponevo e che era già abbondantemente insufficiente per soddisfare altri più impellenti bisogni musicali.
Da quel momento però ascoltai con più attenzione le uscite di Bowie e mi scontrai decine di volte con cover, riferimenti e tributi alle sue canzoni, fino ad una ricerca profonda e meravigliosa che mi stregarono profondamente.
Ci sono alcuni post su questo blog che parlano di Bowie, ma tutto quello che mi viene in mente per descriverlo è invitarvi ad ascoltarlo.

martedì 29 dicembre 2015

R.i.p. Lemmy

Ci sono musicisti che hanno creato un genere, attraverso il loro stile, la loro attitudine, il loro essere. Lemmy è uno di questi, lo è per me da quando vidi un bassista ringhiare immobile ad un microfono messo troppo in alto, anche solo per guardare la sua mano sinistra lavorare sul manico, per guardare negli occhi il pubblico, per inchinarsi ai tantissimi fan che lo veneravano come un dio.
Lemmy non si è mai chinato, tra realtà e leggenda, fin da quando i palchi li calcava come roadie. Non si è piegato alle mode, alle tante contraddizioni dei simboli che si portava addosso, agli abusi di alcool che più di una volta lo davano per spacciato.
Lemmy incarnava quel lato duro e puro del rock, che non scende a compromessi e non reagisce alle contaminazioni. I Motorhead  sono uno di quei fenomeni che sono sopravvissuti al mito che incarnano, diventando uno scoglio emerso che non ha più bisogno di tenersi a galla nell'oceano discografico.
Lemmy è uno di quelli su cui si sprecano le leggende, il personaggio che finisce puntualmente nelle biografie di chi lo ha incrociato. Lemmy non dovrà piegarsi nemmeno alla morte, che fermerà si, un grande uomo, ma consacrerà per sempre un grandissimo musicista.

lunedì 14 dicembre 2015

The Typewriter - Leroy Anderson 1950

Si tratta di un brano geniale nella cui struttura compare uno strumento insolito: la macchina da scrivere! Composto da Leroy Anderson nel 1950, ha fatto il giro del mondo grazie a Jerry Lewis, che ha utilizzato questa sinfonia durante una scena del suo film Who’s Minding the Store? del 1963.

martedì 1 dicembre 2015

Comunicazione a battiti

Drum-off è un video realizzato da Miles Crawford. Quando si dice che gli strumenti devo dialogare tra loro...

 
Drum-Off from Miles Crawford on Vimeo.

martedì 3 novembre 2015

Kutiman - Inner Galactic Lovers

Di cose simili se n'è viste molte in questi ultimi anni.
Alcune band hanno affidato ai loro fans in giro per il mondo la possibilità di reinterpretare pezzi dei loro brani, di girare video, partecipare ai cori e intaragire in vari altri modi con le loro opere.
Il progetto di Kutiman però supera ogni barriera, affidando all'etere la composizione del pezzo, partendo da un riff di pianoforte ecco cosa è nato attraverso ad un giro del mondo, in cui ogni musicista ci ha messo del suo!
Trovo tutto questo fantastico.

martedì 29 settembre 2015

Ryan Adams e Taylor Swift

Sembra un azzardo, ma in fin dei conti è una mossa piuttosto scaltra.
Ryan Adams è un cantautore statunitense, uno dei massimi esponenti dell'evoluzione country degli ultimi anni, con una carriera che nonostante la sua giovane età (classe '74), conta oltre 13 dischi e riconoscimenti invidiabili ai più.
Esce in queste settimane il suo ultimo disco 1989, non un semplice disco di cover, ma la cover di un disco. Si tratta di un tributo alla principessa del country pop Taylor Swift, una che ha dimostrato di saperci fare prima dominando il suo genere nativo, il country appunto, poi conquistando il mondo del pop mondiale.
Adams coverizza per intero il suo album più celebre, uscito poco più di un anno fa, spogliando i brani delle loro vesti più sintetiche e confezionandoli in puro stile anni '80.
L'operazione è piuttosto riuscita, a tratti regalando vere perle, tanto da fare il giro del mondo in poche ore. La stessa Swift si dice entusiasta e parla di Adams come di una grande fonte d'ispirazione per la sua carriera.
Di certo questo disco piacerà agli amanti di Adams (soprattutto quelli meno affetti da pregiudizi snob) sia per gli arrangiamenti sia per l'evidente qualità compositiva dei brani. Piacerà anche ai giovani seguaci di Taylor Swift che si ritroveranno a cantare testi ben conosciuti in canzoni che ricordano atmosfere ben lontane dalle loro età.
Insomma un'azzardo riposto bene.

giovedì 11 giugno 2015

L'importanza di Ringo

Bel tributo di alcuni tra i più grandi batteristi moderni a Ringo, un batterista troppo spesso sottovalutato sia tra quei mostri sacri dei Beatles, sia a livello tecnico. Oggi, entrato di diritto (e meritatissimo) nella Rock & Roll Hall of Fame viene raccontato così:

Drummer's Tribute to Ringo Starr
You've gotta see the Rock & Roll Hall of Fame tribute to Ringo Starr feat. Dave Grohl, Jim Keltner, Chad Smith, Stewart Copeland, Tré Cool, Taylor Hawkins, Abe Laboriel, Jr., Max Weinberg, Questlove and more.
Posted by Drum Guru (app) on Lunedì 8 giugno 2015

martedì 9 giugno 2015

XY vs Pharrell

Giocare con la musica è divertente, ma se lo si fa con talento e con una buona dose di ironia, diventa spassoso. E' il caso di questa band, gli Xplore Yesterday, che hanno coverizzato il celebre brano di Pharrell Williams 'Happy'.
Fin qui nulla di nuovo, ne esistono migliaia di versioni, ma realizzare un brano nello stile di 10 tra le più famose metal band del pianeta è un'impresa degna di nota. Fantastici!


sabato 23 maggio 2015

Baby Metal

Lo ammetto, quando Ico mi ha mostrato questo video sono rimasto tra il perplesso e l'inquieto..
In effetti esiste un canale YouTube che raccoglie le reazioni degli utenti a questo clip, quindi, alla fine, non sono stato l'unico a storcere il naso, poi a sorridere e alla fine a divertirsi...
Sono il fenomeno musicale mondiale più inaspettato dell'anno passato, studiato a tavolino e piazzato in un mercato piuttosto difficile che ha saputo conquistare trasversalmente.
Certo fanno un certo effetto, in primo luogo perchè metal e bambine di solito si ritrovano sollo sulle copertine splatter/fantasy di alcune band black metal, in secondo luogo perchè la musica che fanno è di una qualità sorpendente (vedere i musicisti che ci sono dietro!!), terzo perchè godono del supporto e della simpatia di band tipo Slayer, Deftones, Carcass e Metallica.
Va detto che in Giappone il metal è un genere diffusissimo, fin dall'infanzia, vi ricordate alcune sigle di cartoni animati come suonavano? Le tre ragazzine inoltre sono dannatemente abili, sia nel canto che nel ballo, sfoderando linee melodiche a cavallo tra il pop e cartoon, in ogni caso estremamente orecchiabili.
Gli spettacoli sono studiatissimi e non mancano tonnellate di merchandising che strizza l'occhio al mondo manga, insomma un'operazione geniale.
Qualcuno ha fortemente criticato l'operazione, magari dimenticandosi di quante band storiche hanno caricaturato il mondo del metal, esaltandone le sfumature più epiche, ostentando improbabili costumi o mescolando le arti più disparate.
Alla fine anche il mio giudizio si allinea a quanto detto da Jeff Walker (Carcass), dopotutto sono divertenti ed è bello non prendersi troppo sul serio. Inoltre, aggiungo, ben venga che schiere di ragazzini si avvicinino a queste sonorità, magari facendosi contagiare dalla passione per gli strumenti musicali e magari svecchiando un genere spesso troppo autoreferenziale!

giovedì 7 maggio 2015

Scatti storici

Questa fotografia è entrata nella storia del rock, unica, per esempio, ad essere finita in copertina di Rolling Stone per ben due volte.
E' stata scattata nel 1967 al Festival Pop di Monterey, da un giovane fotografo alle prime esperienze: Ed Caraeff.
Venne inviato al festival per documentare il festival e rischiò di non essere ammesso in quanto il pass che gli spettava era già stato rivendicato da qualcun altro.
Caraeff riuscì comunque ad essere accreditato e si posizionò di fronte al palco per tutto il concerto.
Al termine dell'esibizione Jimi Hendrix compì uno dei suoi gesti più celebri incendiando la sua chitarra.
Ed, a pochi passi dal chitarrista scattò una delle ultime fotografie del suo rullino e, senza saperlo, realizzò una delle fotografie più famose della storia del rock.

martedì 14 aprile 2015

70'Blackmore

Taglia il traguardo dei 70 anni uno dei più grandi musicisti della storia del rock: Ritchie Blackmore.
Sarebbe stato troppo semplice celebrarlo con un pezzo dei Deep Purple che ha contribuito a creare e a trasformare nel mito che sono diventati.
Nella sua lunga carriera Blackmore ha attraversato tante epoche, permettendosi il lusso, privilegio dei grandi devoti alla musica, di tracciare nuovi sentieri, di prendere ed abbandonare band, collaborare con i più grandi ma anche con i giovani più intraprendenti, fino a dedicarsi assieme alla moglie al suo progetto più recente e forse più "estremo", in una riscoperta della musica rinascimentale, trasformata con alchimie rock, in qualcosa di più moderno.
I Blackmore's Night non sono certo un progetto che mira a scalare le classifiche ne tantomeno punta ad un'autocelebrazione cavalcando il fantasma di se stesso.
I Blackmore's Night sono un vero e proprio tributo alla musica medioevale, con tanto di costumi e concerti selezionati tra fiere rinascimentali e meravigliosi castelli, con un seguito minore ma ben motivato ed affezionato.
Blackmore ha dimostrato nella sua carriera di aver vinto il peso del personaggio che era diventato, seguendo le sue passioni e costruendoci un mondo attorno, esattamente come fece alla fine degli anni 60, trasformando il suo stile nei pilastri del rock.

martedì 7 aprile 2015

Two Gallants - What the Toll Tells (2006)

Saranno i postumi del viaggio in Irlanda, il verde acceso delle colline che aciuganavo al sole o lo 'svacco' culinario e fisico della giornata di ieri, ma più più volte ho pensato a questo disco come plausibile colonna sonora delle ore che passavano.
In effetti un qualche cosa a che fare con l'irlanda i Two Gallants ce l'hanno: il loro nome è tratto dal racconto Gente di Dublino di James Joyce.
A pensarci bene anche il carattere folk del disco si sposa bene con lo stile bucolico che ha caratterizzato il mio dopo Pasqua.
Se poi forziamo un po' anche il fatto che siano californiani, che ci siano parti di armonica e lunghe ballate appoggiate ad arpeggi pizzicati su chitarre acustiche, bé, un po' di "svacco" ce lo possiamo immaginare!
Di certo è che i Two Gallants sono e restano un duo straordinario nella loro semplicità e questo disco è così ricco da essere perfetto per tante occasioni, comprese le Pasquette bucoliche tra braciole e buon vino (e birra)!
Il disco in questione è What the Toll Tells, del 2006, fondamentalmente perchè la canzone che mi girava in testa era Threnody in Minor B, con tutte le sue contaminazioni.
Folk, Country, Punk, Rock e Blues, tutto mescolato e spremuto da nove canzoni che non si appoggiano a grandi produzioni, ma che hanno quel sapore genuino e un po' grazzo che si nasconde nelle cose fatte con devozione, senza l'ansia del dover sembrare perfette.

sabato 4 aprile 2015

Musica dalla natura

Diego Stocco è un musicista italiano che da anni realizza musiche piuttosto particolari.
E' diventato celebre grazia ad alcuni video virali realizzati suonando elementi non proprio convenzionali.
In questo, per esempio, girato per celebrare l'Earth day 2012, Diego suona piante, semi, frutta e foglie raggiungendo un risultato sorprendente!


Diego Stocco - Music from Nature from Diego Stocco on Vimeo.

martedì 31 marzo 2015

Dublino

Un breve viaggio a Dublino per capire quanto sia bella l'Irlanda e il suo carattere.
Tra scampagnate, pinte di Guinness e piatti più o meno tradizionali, ci siamo innamorati delle sue vie, della sua storia, del suo clima decisamente variabile e naturalmente dei suoi pub.
Tra i tanti incontri quello con Stephen Cooper è stato tra i più apprezzati.
Si tratta di un cantautore-chitarrista, membro del duo Scoops music, che abbiamo incontrato durante una sua esibizione in uno dei tanti, meravigliosi locali di Temple Bar.
Tra cover, brani originali e brindisi, ci ha regalato una bellissima serata!

martedì 24 marzo 2015

Got the time

Quando ascoltai per la prima volta questa canzone in disco live degli Anthrax fu amore a primo play!
Preso dalla curiosità di scoprire i 'big four', da fanatico dei Metallica e sedotto dagli Slayer, volevo chiudere il cerchio con le altre due band che rappresentavano l'ossatura del thrash metal: Megadeth e appunto gli Anthrax.
All'epoca avevo appena comprato uno stereo con lettore cd, i masterizzatori, costosissimi, erano appena apparsi sul mercato ed erano rarissimi e Napster era ancora una chimera a cui nessuno nemmeno pensava.
Per chi si aggirava affamato di musica, armato di riviste ed in cerca di un passaggio per arrivare al negozio di dischi più vicino, per farsi un idea, esisteva solo lo scambio di cd e le cassettine  da far divorare ai wolkman, tramandate di mano in mano senza mai un vero proprietario.
Ricordo di aver comprato un live perchè non ero riuscito a trovare una raccolta, così fui travolto dalla spaventosa energia degli Anthrax, che tra i big four erano di certo quelli meno legati ai classicismi del metal.
Il primo ascolto fu travolgente, c'era del punk, del rap, del metal, insomma una vagonata di stili, forse non sempre coerenti, ma sicuramente affascinanti.
Got the time era una delle mie canzoni preferite, il riff di basso, suonato da Frank Bello fustigando le corde con il plettro, era uno delle intro capaci di infiammare le platee!
Ho scoperto solo da poco che questa canzone era una cover e cercando l'originale ne ho apprezzato meglio la composizione, scoprendone anche l'autore, tale Joe Jackson, inglese tra i guru della New Wave.
Jackson non apprezzò molto il rifacimento degli Anthrax, ma è innegabile che la loro versione rese molto più celebre il pezzo, incastonandolo tra le pietre più classiche e pregiate del metal.

sabato 14 marzo 2015

Il giardino del suono

Nel 1982 l'artista Douglas Hollis, realizzò nei pressi di Seattle, dodici strutture metalliche simili a delle torrette, attrezzate con lunghi tubi cavi e pannelli per allinearsi al vento.
L'effetto creato è quello di una sinfonia continua generata dal vento, resa ancor più surreale dal desolato paesaggio in cui si trova.
L'istallazione è pubblica, anche se dopo gli attacchi dell'11 settembre 2001, gli accessi vengono monitorati e i controlli sono diventati continui.
L'opera divenne famosa nello stato Washington e ispirò una neonata band locale che ne prese il nome, diventando poi un icona del grounge mondial: i Soundgarden appunto!