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sabato 30 gennaio 2016
Tributi
Un fantastico tributo (che mi ero perso) fatto al Kennedy Center Opera House di Washington D.C. , in onore dei Led Zeppelin, con una platea d'eccezione...
giovedì 24 dicembre 2015
Buon Natale!
...
Oh oh when I, if I was a kid
Oh how magic it seemed
Oh please let me dream it's Christmas time ...
venerdì 13 novembre 2015
giovedì 30 aprile 2015
martedì 14 aprile 2015
70'Blackmore
Taglia il traguardo dei 70 anni uno dei più grandi musicisti della storia del rock: Ritchie Blackmore.
Sarebbe stato troppo semplice celebrarlo con un pezzo dei Deep Purple che ha contribuito a creare e a trasformare nel mito che sono diventati.
Nella sua lunga carriera Blackmore ha attraversato tante epoche, permettendosi il lusso, privilegio dei grandi devoti alla musica, di tracciare nuovi sentieri, di prendere ed abbandonare band, collaborare con i più grandi ma anche con i giovani più intraprendenti, fino a dedicarsi assieme alla moglie al suo progetto più recente e forse più "estremo", in una riscoperta della musica rinascimentale, trasformata con alchimie rock, in qualcosa di più moderno.
I Blackmore's Night non sono certo un progetto che mira a scalare le classifiche ne tantomeno punta ad un'autocelebrazione cavalcando il fantasma di se stesso.
I Blackmore's Night sono un vero e proprio tributo alla musica medioevale, con tanto di costumi e concerti selezionati tra fiere rinascimentali e meravigliosi castelli, con un seguito minore ma ben motivato ed affezionato.
Blackmore ha dimostrato nella sua carriera di aver vinto il peso del personaggio che era diventato, seguendo le sue passioni e costruendoci un mondo attorno, esattamente come fece alla fine degli anni 60, trasformando il suo stile nei pilastri del rock.
Sarebbe stato troppo semplice celebrarlo con un pezzo dei Deep Purple che ha contribuito a creare e a trasformare nel mito che sono diventati.
Nella sua lunga carriera Blackmore ha attraversato tante epoche, permettendosi il lusso, privilegio dei grandi devoti alla musica, di tracciare nuovi sentieri, di prendere ed abbandonare band, collaborare con i più grandi ma anche con i giovani più intraprendenti, fino a dedicarsi assieme alla moglie al suo progetto più recente e forse più "estremo", in una riscoperta della musica rinascimentale, trasformata con alchimie rock, in qualcosa di più moderno.
I Blackmore's Night non sono certo un progetto che mira a scalare le classifiche ne tantomeno punta ad un'autocelebrazione cavalcando il fantasma di se stesso.
I Blackmore's Night sono un vero e proprio tributo alla musica medioevale, con tanto di costumi e concerti selezionati tra fiere rinascimentali e meravigliosi castelli, con un seguito minore ma ben motivato ed affezionato.
Blackmore ha dimostrato nella sua carriera di aver vinto il peso del personaggio che era diventato, seguendo le sue passioni e costruendoci un mondo attorno, esattamente come fece alla fine degli anni 60, trasformando il suo stile nei pilastri del rock.
sabato 14 febbraio 2015
Buon Ammore!
Eccolo "l'ammore" di S.Valentino, una meravigliosa caricatura del tutto, come questa canzone e questo video, talmente pomposi da sembrare bislacchi, meravigliosi nella loro essenza!
giovedì 25 dicembre 2014
domenica 9 novembre 2014
La caduta del muro
Cade oggi il 25esimo anniversario dalla storica caduta del muro di Berlino, fatto che cambiò il mondo, dagli equilibri internazionali fin alla popolazione che nel giro di pochi metri era costretta a vivere in due società profondamente differenti.
Per celebrare questo giorno ho deciso di pubblicare questo sintetico ma essenziale video sulla storia del muro, accompagnato da un brano estratto dalla celebre esibizione di Roger Waters svoltasi pochi mesi dopo la caduta del muro.
Il concerto fu memorabile, trasmesso in tutto il mondo, con la partecipazione di tutti coloro che accettarono l'invito dell'ex bassista dei Pink Floyd, in questo caso accompagnato da Cyndi Lauper nella canzone The Wall... un caso? Non credo proprio! (cit.)
Per celebrare questo giorno ho deciso di pubblicare questo sintetico ma essenziale video sulla storia del muro, accompagnato da un brano estratto dalla celebre esibizione di Roger Waters svoltasi pochi mesi dopo la caduta del muro.
Il concerto fu memorabile, trasmesso in tutto il mondo, con la partecipazione di tutti coloro che accettarono l'invito dell'ex bassista dei Pink Floyd, in questo caso accompagnato da Cyndi Lauper nella canzone The Wall... un caso? Non credo proprio! (cit.)
giovedì 6 novembre 2014
Vent'anni fa..
A 14 anni ero già troppo grande per non capire ma ancora troppo piccolo per comprendere appieno quello che ci stava capitando attorno.
Ricordo quel sabato maledetto per tanti motivi, sentendo ancora quel senso di eccitazione misto a paura, tipico di chi, nel pieno dell'adolescenza, si trova davanti un mondo stravolto, un pericolo a cui il tuo corpo sa rispondere solo con una scarica di adrenalina.
Quel sabato sancì l'ultimo viaggio sul treno che da qualche mese ci portava a scuola a Bra, quello che ci faceva sentire fortunati per la comodità e la sicurezza che offriva, quello che per i successivi quattro anni ci condannò a levatacce all'alba e a percorsi estenuanti ogni santo giorno.
Quell'ultimo viaggio di ritorno fu lentissimo, anche se ammetto che la differenza tra percezione e ricordo è piuttosto sottile. Quello di cui sono certo è la quantità d'acqua che la ferrovia attraversava e che noi osservavamo con eccitazione passando da un finestrino all'altro.
Ricordo un senso di fastidio nel ritardo accumulato (dovevo consegnare la formazione del fantacalcio... beata leggerezza..), affiancato da un crescente sentimento di inquietudine per quelle scene mai viste prima, per le facce di quei passeggeri che affidavano ai loro occhi le uniche informazioni su quanto stava succedendo, completamente sprovvisti di quella finestra sul mondo che oggi i cellulari e interntet offrono.
Ricordo il pomeriggio piovoso e la telefonata di mio padre "prendi la telecamera che passa Paolo a prenderti, vuole filmare il Tanaro e tutta l'acqua che c'è in giro!".
Così nel giro di qualche minuto ci ritrovammo in macchina per le campagne Fariglianesi talmente cariche d'acqua che sembravano trasudarla.
Salimmo in collina ad immortalare il panorama sovrannaturale che si scorgeva dal Corsaletto, il mare d'acqua che si stendeva sotto l'Albarosa di Piozzo, i tronchi che l'acqua trasportava sotto i ponti come fossero rametti, a cercare quella che sarebbe stata l'ultima immagine del Navetto intatto, praticamente già irraggiungibile nel pomeriggio.
A 14 anni, come dicevo, avevo capito che la situazione era grave ma quello che comprendevo con maggior chiarezza era che quello era un sabato e che cascasse il mondo quella sera si usciva con gli amici.
I nostri programmi non cambiarono e ci trovammo come di rito a scegliere una casa che ci ospitasse per visionare l'ennesimo horror che settimanalmente arrivava in edicola e che a turno si comprava con devozione.
Ignoro quanto peso avesse avuto il maltempo sulle serate delle persone, ma le strade erano affollate, anche se meno del solito, e quando uscii in Piazza sembrava tutto nella norma, come sempre.
Purtroppo per i nostri piani i continui black-out elettrici ci costrinsero a rinunciare al film e visto che di tornare a casa non se parla proprio, a quell'età, nelle sere "in concessione genitoriale" tornammo in Piazza, che per Farigliano era ed è ancora il più importante (e unico) punto di ritrovo.
Ricordo l'affollamento dei bar e una strana atmosfera per essere una notte di novembre, troppa gente al di fuori dei locali e uno strano via vai verso il fiume, gruppi di persone che si dirigevano a piedi verso l'ingresso del paese, facilitati da una sinistra carenza di traffico.
Spinti dalla curiosità e felici di avere un'alternativa al girovagare senza una meta, ci mettemmo in cammino seguendo chi ci precedeva, immersi in un silenzio da processione che passo dopo passo veniva divorato un rumore ancor più inquietante, una sorta di boato... la voce del Tanaro.
A questo punto i ricordi sbiadiscono e mi resta solo qualche fotogramma senza una sequenza temporale, senza una corretta linea logica.
Ricordo i Carabinieri che illuminavano il ponte e l'acqua che lo scavalcava, ricordo le luci delle Calciniera e quelle della Cantonata al di la del mostro, ricordo le facce terrorizzate e le mille domante che serpeggiavano tra i presenti.
La cognizione di quello che stava accadendo era ostacolata dal buio, svelata a tratti dalle luci dei fari e delle torce, il disastro si intuiva, si sentiva ed era impressionante.
Non so per quanto rimanemmo li, ma quanto tornai a casa il senso di inquietudine era palpabile, tanto da non riuscire a prendere sonno, con il pensiero al mattino dopo, appuntamento alle 8, telecamera alla mano per vedere cos'era successo.
Quanto vedemmo la domenica mattina non lo dimenticherò mai, come tutti d'altronde, ma come dicevo è la visione di un ragazzo di 14 anni che conservo nei miei ricordi e nei filmati che riuscii a girare.
Dei giorni successivi ricordo il dolore e la solidarietà di una popolazione che non si è mai arresa, che si è rimboccata le maniche senza pretendere l'aiuto di nessuno, incapace di piangersi addosso perchè non se concedeva il tempo: bisognava rialzarsi.
L'ultimo pensiero riguarda una canzone che mi gira in testa da quando ho iniziato a scrivere, non so se l'ascoltai quel giorno, di certo era un successo di quegli anni, ma quando penso al novembre del 94 rispunta assieme ai ricordi e li accompagna con quel suo sapore di speranza.
Ricordo quel sabato maledetto per tanti motivi, sentendo ancora quel senso di eccitazione misto a paura, tipico di chi, nel pieno dell'adolescenza, si trova davanti un mondo stravolto, un pericolo a cui il tuo corpo sa rispondere solo con una scarica di adrenalina.
Quel sabato sancì l'ultimo viaggio sul treno che da qualche mese ci portava a scuola a Bra, quello che ci faceva sentire fortunati per la comodità e la sicurezza che offriva, quello che per i successivi quattro anni ci condannò a levatacce all'alba e a percorsi estenuanti ogni santo giorno.
Quell'ultimo viaggio di ritorno fu lentissimo, anche se ammetto che la differenza tra percezione e ricordo è piuttosto sottile. Quello di cui sono certo è la quantità d'acqua che la ferrovia attraversava e che noi osservavamo con eccitazione passando da un finestrino all'altro.
Ricordo un senso di fastidio nel ritardo accumulato (dovevo consegnare la formazione del fantacalcio... beata leggerezza..), affiancato da un crescente sentimento di inquietudine per quelle scene mai viste prima, per le facce di quei passeggeri che affidavano ai loro occhi le uniche informazioni su quanto stava succedendo, completamente sprovvisti di quella finestra sul mondo che oggi i cellulari e interntet offrono.
Ricordo il pomeriggio piovoso e la telefonata di mio padre "prendi la telecamera che passa Paolo a prenderti, vuole filmare il Tanaro e tutta l'acqua che c'è in giro!".
Così nel giro di qualche minuto ci ritrovammo in macchina per le campagne Fariglianesi talmente cariche d'acqua che sembravano trasudarla.
Salimmo in collina ad immortalare il panorama sovrannaturale che si scorgeva dal Corsaletto, il mare d'acqua che si stendeva sotto l'Albarosa di Piozzo, i tronchi che l'acqua trasportava sotto i ponti come fossero rametti, a cercare quella che sarebbe stata l'ultima immagine del Navetto intatto, praticamente già irraggiungibile nel pomeriggio.
A 14 anni, come dicevo, avevo capito che la situazione era grave ma quello che comprendevo con maggior chiarezza era che quello era un sabato e che cascasse il mondo quella sera si usciva con gli amici.
I nostri programmi non cambiarono e ci trovammo come di rito a scegliere una casa che ci ospitasse per visionare l'ennesimo horror che settimanalmente arrivava in edicola e che a turno si comprava con devozione.
Ignoro quanto peso avesse avuto il maltempo sulle serate delle persone, ma le strade erano affollate, anche se meno del solito, e quando uscii in Piazza sembrava tutto nella norma, come sempre.
Purtroppo per i nostri piani i continui black-out elettrici ci costrinsero a rinunciare al film e visto che di tornare a casa non se parla proprio, a quell'età, nelle sere "in concessione genitoriale" tornammo in Piazza, che per Farigliano era ed è ancora il più importante (e unico) punto di ritrovo.
Ricordo l'affollamento dei bar e una strana atmosfera per essere una notte di novembre, troppa gente al di fuori dei locali e uno strano via vai verso il fiume, gruppi di persone che si dirigevano a piedi verso l'ingresso del paese, facilitati da una sinistra carenza di traffico.
Spinti dalla curiosità e felici di avere un'alternativa al girovagare senza una meta, ci mettemmo in cammino seguendo chi ci precedeva, immersi in un silenzio da processione che passo dopo passo veniva divorato un rumore ancor più inquietante, una sorta di boato... la voce del Tanaro.
A questo punto i ricordi sbiadiscono e mi resta solo qualche fotogramma senza una sequenza temporale, senza una corretta linea logica.
Ricordo i Carabinieri che illuminavano il ponte e l'acqua che lo scavalcava, ricordo le luci delle Calciniera e quelle della Cantonata al di la del mostro, ricordo le facce terrorizzate e le mille domante che serpeggiavano tra i presenti.
La cognizione di quello che stava accadendo era ostacolata dal buio, svelata a tratti dalle luci dei fari e delle torce, il disastro si intuiva, si sentiva ed era impressionante.
Non so per quanto rimanemmo li, ma quanto tornai a casa il senso di inquietudine era palpabile, tanto da non riuscire a prendere sonno, con il pensiero al mattino dopo, appuntamento alle 8, telecamera alla mano per vedere cos'era successo.
Quanto vedemmo la domenica mattina non lo dimenticherò mai, come tutti d'altronde, ma come dicevo è la visione di un ragazzo di 14 anni che conservo nei miei ricordi e nei filmati che riuscii a girare.
Dei giorni successivi ricordo il dolore e la solidarietà di una popolazione che non si è mai arresa, che si è rimboccata le maniche senza pretendere l'aiuto di nessuno, incapace di piangersi addosso perchè non se concedeva il tempo: bisognava rialzarsi.
L'ultimo pensiero riguarda una canzone che mi gira in testa da quando ho iniziato a scrivere, non so se l'ascoltai quel giorno, di certo era un successo di quegli anni, ma quando penso al novembre del 94 rispunta assieme ai ricordi e li accompagna con quel suo sapore di speranza.
sabato 27 settembre 2014
In My Darkest Hour
Era il 27 febbraio del 1986 quando, in seguito al ribaltamento del bus su cui viaggiavano, Clifford Lee Burton, bassista dei Metallica, perse la vita.
Per alcuni Cliff fu il vero perno su cui si avvitò il successo della band, per altri fu semplicemente un musicista straordinario e per altri ancora colui che ha saputo far evolvere lo speed metal in thrash metal.
Comunque lo si definisca resta il fatto che chiunque lo abbia conosciuto, ha tessuto elogi per la sua figura, non solo musicale, dipingendone un ritratto sincero e condiviso.
Cliff è stato un fratello maggiore per James Hetfield, che ancora oggi conserva l'anello che gli è stato donato dalla famiglia Burton, è stato il miglior amico di Kirk Hammett, con cui condivideva le stanze nei tour e con cui ha scambiato la cuccetta la notte del disastro. E' stato anche l'alter ego di Lars Ulrich, facendo per la musica quello che il batterista faceva per il businness della band.
L'incidente ha segnato profondamente la vita dei sui compagni, nel carattere, nelle scelte difficili che hanno dovuto affrontare negli anni a venire, nel lascito musicale che li ha contagiati insegnando loro l'importanza della varietà d'ascolto e della devozione alle proprie passioni.
Se i Metallica sono diventati quello che rappresentano lo devono anche a lui e, nonostante le illazioni, lo ricordano bene.
Quel che rimane di Cliff è un'infinita serie di citazioni, un schiera di fan devoti e tanta buona musica. Tra i tanti tributi a lui dedicati, ho scelto questo di Dave Mustaine, in eterno conflitto con i Metallica, ma legato a quella band fin da quando lui stesso contribuì a farla emergere.
Mustaine dichiarò di essere stato ferito dal fatto che nessuno dei Metallica si prese la briga di comunicargli direttamente la morte di Cliff, e di aver reagito con rabbia alla brutta notizia.
Durante quel conflitto di emozioni scrisse questa canzone, che negli anni venne spesso dedicata all'amico e compianto bassista dai pantaloni a zampa. Ciao Cliff Burton.
Per alcuni Cliff fu il vero perno su cui si avvitò il successo della band, per altri fu semplicemente un musicista straordinario e per altri ancora colui che ha saputo far evolvere lo speed metal in thrash metal.
Comunque lo si definisca resta il fatto che chiunque lo abbia conosciuto, ha tessuto elogi per la sua figura, non solo musicale, dipingendone un ritratto sincero e condiviso.
Cliff è stato un fratello maggiore per James Hetfield, che ancora oggi conserva l'anello che gli è stato donato dalla famiglia Burton, è stato il miglior amico di Kirk Hammett, con cui condivideva le stanze nei tour e con cui ha scambiato la cuccetta la notte del disastro. E' stato anche l'alter ego di Lars Ulrich, facendo per la musica quello che il batterista faceva per il businness della band.
L'incidente ha segnato profondamente la vita dei sui compagni, nel carattere, nelle scelte difficili che hanno dovuto affrontare negli anni a venire, nel lascito musicale che li ha contagiati insegnando loro l'importanza della varietà d'ascolto e della devozione alle proprie passioni.
Se i Metallica sono diventati quello che rappresentano lo devono anche a lui e, nonostante le illazioni, lo ricordano bene.
Quel che rimane di Cliff è un'infinita serie di citazioni, un schiera di fan devoti e tanta buona musica. Tra i tanti tributi a lui dedicati, ho scelto questo di Dave Mustaine, in eterno conflitto con i Metallica, ma legato a quella band fin da quando lui stesso contribuì a farla emergere.
Mustaine dichiarò di essere stato ferito dal fatto che nessuno dei Metallica si prese la briga di comunicargli direttamente la morte di Cliff, e di aver reagito con rabbia alla brutta notizia.
Durante quel conflitto di emozioni scrisse questa canzone, che negli anni venne spesso dedicata all'amico e compianto bassista dai pantaloni a zampa. Ciao Cliff Burton.
sabato 5 luglio 2014
5 luglio 1944
Le cose lette sui libri si mischiano con la sensibilità del lettore ma le cose raccontate, specie di persona, ti impongono di riviverle negli occhi di chi ne è stato testimone, donandogli una forza che la scrittura non può eguagliare.
Anche per questo la serata di ieri è stata così toccante ed i racconti, spesso personali, così emozionanti.
Per i 70 anni dall'Incendio di Farigliano l'Amministrazione Comunale ha voluto portare alle tante persone raccoltesi presso la Biblioteca Civica, la testimonianza diretta di chi era presente in quei momenti, narrata attraverso le parole di chi li ha vissuti, grazie ad interventi diretti o pervenuti.
L'attenzione ed il silenzio di una platea commossa è stato il segno di quanto siano preziosi questi ricordi, capaci di far rivivere, dopo tanti anni, i drammatici eventi che hanno segnato il nostro paese e la nostra comunità.
Passeggiare tra le case di oggi e vivere la quotidianità delle nostre strade fa apparire queste testimonianze lontane, ma se quelle cicatrici oggi non sono più visibili nelle strutture, rimangono pulsanti nella memoria di chi ha vissuto quel 5 luglio del 1944 e poter sentire queste esperienze ci regala un profondo senso di rispetto per la nostra terra e i nostri nonni.
Raccogliere queste testimonianze non è solo una fortuna, ma un dovere, perché conoscere la nostra storia ci fa comprendere la nostra natura e ci affida una responsabilità pesante quanto essenziale: il rispetto per la nostra terra.
Mi è stato chiesto di digitalizzare questa registrazione riguardante la testimonianza di Gino Voena, riletta da un abile interprete e custodita solo su nastro. Ho deciso quindi di condividerla, per permettere anche a chi non era presente alla serata di ascoltare queste parole, alle quali viene affidato un ricordo che non deve sbiadire.
Anche per questo la serata di ieri è stata così toccante ed i racconti, spesso personali, così emozionanti.
Per i 70 anni dall'Incendio di Farigliano l'Amministrazione Comunale ha voluto portare alle tante persone raccoltesi presso la Biblioteca Civica, la testimonianza diretta di chi era presente in quei momenti, narrata attraverso le parole di chi li ha vissuti, grazie ad interventi diretti o pervenuti.
L'attenzione ed il silenzio di una platea commossa è stato il segno di quanto siano preziosi questi ricordi, capaci di far rivivere, dopo tanti anni, i drammatici eventi che hanno segnato il nostro paese e la nostra comunità.
Passeggiare tra le case di oggi e vivere la quotidianità delle nostre strade fa apparire queste testimonianze lontane, ma se quelle cicatrici oggi non sono più visibili nelle strutture, rimangono pulsanti nella memoria di chi ha vissuto quel 5 luglio del 1944 e poter sentire queste esperienze ci regala un profondo senso di rispetto per la nostra terra e i nostri nonni.
Raccogliere queste testimonianze non è solo una fortuna, ma un dovere, perché conoscere la nostra storia ci fa comprendere la nostra natura e ci affida una responsabilità pesante quanto essenziale: il rispetto per la nostra terra.
Mi è stato chiesto di digitalizzare questa registrazione riguardante la testimonianza di Gino Voena, riletta da un abile interprete e custodita solo su nastro. Ho deciso quindi di condividerla, per permettere anche a chi non era presente alla serata di ascoltare queste parole, alle quali viene affidato un ricordo che non deve sbiadire.
sabato 7 giugno 2014
GHOSTBUSTERS!
Ricorre in queste settimane l'anniversario (30 anni!!) di Ghostbusters, il film che credo aver visto più volte in assoluto.
Ora, seppur discutibili, i miei gusti cinematografici pre e adolescenziali, si erano allineati in pieno con quelli di molti altri, visto che questo film resta uno dei successi maggiori che il botteghino americano ricordi.
Precursore in molti settori, dagli effetti speciali alla commedia horror, gode tuttora di numerosi fan tanto da ritagliarsi una dignitosissima 28a posizione nella classifica AFI's 100 Years... 100 Laughs, dedicato alle migliori commedie americane di tutti i tempi!
Assieme al film spopolò la colonna sonora, firmata da Ray Parker Jr., divenuta un tormentone internazionale.
Certo a vederlo (e sentirlo!) oggi porta tutto il peso degli anni 80, che ancorano questo film, ad un epoca apprezzata quasi esclusivamente da chi l'ha vissuta e che oggi risulta polverosa più di molte decadi che la precedono.
Moda, suoni e ironia si sono molto evoluti, ma il fascino di Ghostbusters per me rimane invariato e quando compare all'improvviso nelle programmazioni TV, nelle sue vesti vecchie di 30 anni, in contrasto con la modernità che lo circonda, riesce sempre e comunque a stregarmi!
Ora, seppur discutibili, i miei gusti cinematografici pre e adolescenziali, si erano allineati in pieno con quelli di molti altri, visto che questo film resta uno dei successi maggiori che il botteghino americano ricordi.
Precursore in molti settori, dagli effetti speciali alla commedia horror, gode tuttora di numerosi fan tanto da ritagliarsi una dignitosissima 28a posizione nella classifica AFI's 100 Years... 100 Laughs, dedicato alle migliori commedie americane di tutti i tempi!
Assieme al film spopolò la colonna sonora, firmata da Ray Parker Jr., divenuta un tormentone internazionale.
Certo a vederlo (e sentirlo!) oggi porta tutto il peso degli anni 80, che ancorano questo film, ad un epoca apprezzata quasi esclusivamente da chi l'ha vissuta e che oggi risulta polverosa più di molte decadi che la precedono.
Moda, suoni e ironia si sono molto evoluti, ma il fascino di Ghostbusters per me rimane invariato e quando compare all'improvviso nelle programmazioni TV, nelle sue vesti vecchie di 30 anni, in contrasto con la modernità che lo circonda, riesce sempre e comunque a stregarmi!
mercoledì 30 aprile 2014
sabato 8 marzo 2014
L'altra Donna
Per celebrare questo giorno ecco la meravigliosa canzone reinterpretata da Jeff Buckley The Other Woman.
La canzone, scritta da Jesse Mae Robinson fu un cavallo di battaglia di Nina Simone, altra grandissima donna.
La canzone, scritta da Jesse Mae Robinson fu un cavallo di battaglia di Nina Simone, altra grandissima donna.
venerdì 14 febbraio 2014
S.Valentino
Probabilmente nessuna delle canzoni che ho postato negli anni in questa ricorrenza è stata scritta per questo giorno, ma questo giorno è l'occasione per postare una bella canzone per le persone che amiamo.
Incubus - I Miss You
Incubus - I Miss You
lunedì 27 gennaio 2014
Giorno della memoria
Non avere memoria significa non potersi difendere e rischiare di ripetere errori che possono portare all'orrore.
martedì 24 dicembre 2013
mercoledì 9 ottobre 2013
50 anni dal disastro
Le catastrofi non vanno mai dimenticate, per le vittime, per i sopravvissuti e per non farle ripetere.
La Stampa attraverso un reportage di Michele Brambilla e Dario Migliardi ha realizzato questo documento che raccoglie le testimonianze di chi ha vissuto quella notte terribile.
Cliccate sulla foto per vedere il video.
Cliccate sulla foto per vedere il video.
martedì 2 luglio 2013
lunedì 14 gennaio 2013
Parole di Fine Anno
Ecco una carrellata di parole di fine anno.
Quattro discorsi che si intrecciano a volte si somigliano (mai nello stile!), a volte si scimmiottano.
Vi invito a vederli tutti, a perderci un po' di tempo, perché sono 4 aspetti del nostro Paese che bisogna sempre tener presente.
Non farò commenti, per quelli potete leggere le parole del popolo di YouTube che accompagna le pubblicazioni e già da quello si può capire quanto e come vengono valutati gli oratori in questione.
Mi limito a metterli in successione, a partire da quello del Presidente Napolitano, quello istituzionale per eccellenza, spietatamente accolto dalla rete.
Poi quello di Grillo, quello più visto, quello più diretto e a tratti quello più controverso.
Come terzo video pubblico quello del 1978 di Sandro Pertini, in chiusura ad un anno terribile per l'Italia, diverso ma riconducibile al nostro 2012.
Il quarto è quello di Natalino Balasso, per me uno delle poche persone capaci di sfondare con ironia le porte dell'ipocrisia.
Traete voi le conclusioni, riflettete sulla diversità dei concetti e delle parole espresse, scegliete voi l'augurio che più vi colpisce, trovate voi un buon motivo per continuare a sperare in un anno migliore!
Quattro discorsi che si intrecciano a volte si somigliano (mai nello stile!), a volte si scimmiottano.
Vi invito a vederli tutti, a perderci un po' di tempo, perché sono 4 aspetti del nostro Paese che bisogna sempre tener presente.
Non farò commenti, per quelli potete leggere le parole del popolo di YouTube che accompagna le pubblicazioni e già da quello si può capire quanto e come vengono valutati gli oratori in questione.
Mi limito a metterli in successione, a partire da quello del Presidente Napolitano, quello istituzionale per eccellenza, spietatamente accolto dalla rete.
Poi quello di Grillo, quello più visto, quello più diretto e a tratti quello più controverso.
Come terzo video pubblico quello del 1978 di Sandro Pertini, in chiusura ad un anno terribile per l'Italia, diverso ma riconducibile al nostro 2012.
Il quarto è quello di Natalino Balasso, per me uno delle poche persone capaci di sfondare con ironia le porte dell'ipocrisia.
Traete voi le conclusioni, riflettete sulla diversità dei concetti e delle parole espresse, scegliete voi l'augurio che più vi colpisce, trovate voi un buon motivo per continuare a sperare in un anno migliore!
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