Forse aveva bisogno di decantare… dopotutto la prima volta che ascoltai questo disco, retaggio di una scorribanda nel mondo del folk britannico, citato da molti come perla di un nuovo astro nascente, il mio giudizio fu abbastanza spietato.
L'aroma pop che emanavano le canzoni mi sembrava troppo caratterizzante in un momento dove trovavo esaltanti vecchie filastrocche e nenie popolari. Inoltre avevo fatto abbuffate di prodezze legate al fingerpicking, con le orecchie fumanti per meraviglie che vibravano sulle corde di artisti tipo Andy McKee e Erik Mograin.
Se aggiungiamo poi, che in più di una recensione era stato evidenziato un parallelo con Nick Drake, il cui solo nome riesce ad affamarmi, le mie aspettative erano decisamente esagerate.
Oggi tra un temporale e l'altro mi ritrovo davanti questo disco e decido finalmente di "ristapparlo", con la svogliata sensazione di farlo più per comodità che per giustizia.
Lontano dai paragoni e con l'orecchio meno compromesso, ecco emergere tutta la magia che non avevo colto, legata all'insieme degli ingredienti e non alla loro singolarità.
Ben Howard è molto giovane (classe 1987) e questo emerge sporadicamente dalle sue canzoni che a primo impatto sembrano invece fin troppo "navigate". Questo va ben compreso e non semplicemente confuso con la più banale e scontata leggerezza nel volersi ammiccare l'ondata folk rock moderna.
Certo ora mi sembrano più sensati alcuni paragoni ma la cosa che più affascina è l'armonia che questo disco custodisce, basata su linee semplici ma non scontate, malinconiche ma non tristi, brillanti ma non allegre.
Insomma, dopo due anni mi ritrovo ad apprezzare un disco che avevo scartato, a ricredermi su un giudizio affrettato e a godere di una nuova scoperta. Alla faccia della coerenza a tutti costi!
Spazio aperto per tutti! Un luogo dove condividere notizie, consigli, recensioni, pensieri, progetti e musica! Il Concerto per un Amico attivo tutto l'anno! Vuoi diventare autore del blog? contattaci!
mercoledì 10 settembre 2014
domenica 7 settembre 2014
Concerto per Un Amico
Oggi E' la domenica del concerto, e come sempre facciamoci sentire, usciamo a divertirci!
martedì 2 settembre 2014
martedì 26 agosto 2014
Sum&Metal
I Sum 41 hanno sempre strizzato l'occhio al metal, tanto da essere paragonati, nell'attitudine, più vicini alla vecchia scuola heavy che all'ondata punk rock.
Il loro stile è comuque d'ispirazione punk, uno skate rock che ricorda più i primi Green Day che i Maiden, pur non rinunciando alle contaminazioni, tanto da inserire nei loro dischi assoli di chitarra e strofe rappate!
Nel 2001, in occasione della colonna sonora di Spiderman, i ragazzi canadesi hanno pubblicato What we're all about, una versione modificate e riassemblata utilizzando citazioni dal loro ultimo disco e materiale inedito. Nel loro video è stato ospitato Kerry King, chitarrista degli Slayer, autore ed esecutore dell'assolo che fa da ponte.
Indimenticabile inoltre, la partecipazione dei Sum 41 all'MTV ICON dedicato ai Metallica.
Il loro stile è comuque d'ispirazione punk, uno skate rock che ricorda più i primi Green Day che i Maiden, pur non rinunciando alle contaminazioni, tanto da inserire nei loro dischi assoli di chitarra e strofe rappate!
Nel 2001, in occasione della colonna sonora di Spiderman, i ragazzi canadesi hanno pubblicato What we're all about, una versione modificate e riassemblata utilizzando citazioni dal loro ultimo disco e materiale inedito. Nel loro video è stato ospitato Kerry King, chitarrista degli Slayer, autore ed esecutore dell'assolo che fa da ponte.
Indimenticabile inoltre, la partecipazione dei Sum 41 all'MTV ICON dedicato ai Metallica.
sabato 23 agosto 2014
Riflessioni sull'orrore
Mentre cercavo qualche chiarimento sulla crisi Irachena mi sono imbattuto su un video terribile, il cui macabro apice aveva come soggetto un bambino, chino sulla testa mozzata di un soldato (credo..) che, con un sorriso frutto dell'ingenuità dei suoi anni e la palese inconsapevolezza dell'orrore attorno a lui, provava ad alzarla come un trofeo davanti alla telecamera...
Non posterò l'indirizzo di questo video per rispetto, ma è pieno il web di altrettanti o forse peggiori immagini simili, provenienti da ogni parte del mondo.
In questi giorni la maggior parte di esse arrivano dall'Iriq e non possono lasciare indifferenti, così come le parole del Papa che parla apertamente di Terza Guerra Mondiale combattuta a pezzettini.
Come dargli torto visto anche il risultato dell'indagine dell'Huffingtonpost secondo cui solo 11 nazioni al mondo non sono impegnate in conflitti con Paesi esteri.
Questi conflitti sono più o meno conosciuti, alcuni sempre sotto i riflettori altri che si guadagnano la notorietà a suon di minacce o massacri, sempre più spesso svelati volontariamente attraverso video poi lanciati sul web, meglio se impressionanti, meglio se macabri, meglio se diffusi!
Non mi riferisco solo al video della barbara esecuzione del giornalista americano, ma alle decine di testimonianze che la strategia del terrore, firmata oggi da questo fantomatico gruppo jihadista chiamato ISIS continua a rilasciare sul web.
La tecnica è piuttosto semplice e si tramanda nel tempo, colpire con inaudita violenza nelle prime battaglie, diffondere le notizie delle atrocità commesse e godere delle conseguenze del terrore creato.
In questa maniera, interi villaggi fuggono e la resistenza delle popolazioni è pressoché nulla, così come quelle delle truppe più isolate o dei mercenari che temono una fine tanto violenta.
Nei secoli passati le voci venivano diffuse attraverso il passaparola, la stampa o macabri trofei esposti nelle zone di passaggio mentre oggi la comodità del web e la sua cassa di risonanza mondiale sembra essere il metodo preferito per protrarre tale pratica.
In più sembra che le dimostrazioni di forza, l'annullamento dell'avversario e la sete di sangue venga esaltata da questa finestra sul mondo, creando sempre più spesso mostri che fanno della disumanità il loro biglietto da visita.
Le parole del Papa su quanto sia lecito fermare l'aggressore ingiusto hanno suscitato un polverone, anche se dubito alludesse a bombardamenti o al rifornimento di armi ad una fazione rispetto all'altra .
Ormai è chiaro che quanto accade nel medio oriente è fuori controllo, spesso paradossale come il fatto che in questo momento il gruppo ISIS sia combattuto tanto dagli USA quanto dalla Siria, mentre parte delle fazioni che oggi verrebbero "rifornite" dagli Europei furono in un passato nemmeno troppo lontano bombardate degli stessi in quanto considerati ostili.
Non ci sono certo soluzioni semplici, anche perché gli anni di atrocità hanno partorito generazioni sempre più agguerrite, pronte a vendette sanguinarie e a disposizione di chiunque li sappia organizzare per trarre vantaggi dai loro atti.
Battaglie per i confini, per religione, per vendetta, per difendere la propria storia, per cancellare quella di chi si odia, il tutto finanziato e sfruttato per il vantaggio di qualcuno che spesso è estraneo a questi principi.
Come si risolve? Non ne ho idea, ma vedere quel video mi ha ricordato che se una cosa non è mai cambiata in tutta la storia del genere umano, questa è l'innata tendenza alla violenza che sfocia nelle guerre.
..E più ci si sforza per il rifiuto alla guerra, più si resiste al bisogno di pace.
Non posterò l'indirizzo di questo video per rispetto, ma è pieno il web di altrettanti o forse peggiori immagini simili, provenienti da ogni parte del mondo.
In questi giorni la maggior parte di esse arrivano dall'Iriq e non possono lasciare indifferenti, così come le parole del Papa che parla apertamente di Terza Guerra Mondiale combattuta a pezzettini.
Come dargli torto visto anche il risultato dell'indagine dell'Huffingtonpost secondo cui solo 11 nazioni al mondo non sono impegnate in conflitti con Paesi esteri.
Questi conflitti sono più o meno conosciuti, alcuni sempre sotto i riflettori altri che si guadagnano la notorietà a suon di minacce o massacri, sempre più spesso svelati volontariamente attraverso video poi lanciati sul web, meglio se impressionanti, meglio se macabri, meglio se diffusi!
Non mi riferisco solo al video della barbara esecuzione del giornalista americano, ma alle decine di testimonianze che la strategia del terrore, firmata oggi da questo fantomatico gruppo jihadista chiamato ISIS continua a rilasciare sul web.
La tecnica è piuttosto semplice e si tramanda nel tempo, colpire con inaudita violenza nelle prime battaglie, diffondere le notizie delle atrocità commesse e godere delle conseguenze del terrore creato.
In questa maniera, interi villaggi fuggono e la resistenza delle popolazioni è pressoché nulla, così come quelle delle truppe più isolate o dei mercenari che temono una fine tanto violenta.
Nei secoli passati le voci venivano diffuse attraverso il passaparola, la stampa o macabri trofei esposti nelle zone di passaggio mentre oggi la comodità del web e la sua cassa di risonanza mondiale sembra essere il metodo preferito per protrarre tale pratica.
In più sembra che le dimostrazioni di forza, l'annullamento dell'avversario e la sete di sangue venga esaltata da questa finestra sul mondo, creando sempre più spesso mostri che fanno della disumanità il loro biglietto da visita.
Le parole del Papa su quanto sia lecito fermare l'aggressore ingiusto hanno suscitato un polverone, anche se dubito alludesse a bombardamenti o al rifornimento di armi ad una fazione rispetto all'altra .
Ormai è chiaro che quanto accade nel medio oriente è fuori controllo, spesso paradossale come il fatto che in questo momento il gruppo ISIS sia combattuto tanto dagli USA quanto dalla Siria, mentre parte delle fazioni che oggi verrebbero "rifornite" dagli Europei furono in un passato nemmeno troppo lontano bombardate degli stessi in quanto considerati ostili.
Non ci sono certo soluzioni semplici, anche perché gli anni di atrocità hanno partorito generazioni sempre più agguerrite, pronte a vendette sanguinarie e a disposizione di chiunque li sappia organizzare per trarre vantaggi dai loro atti.
Battaglie per i confini, per religione, per vendetta, per difendere la propria storia, per cancellare quella di chi si odia, il tutto finanziato e sfruttato per il vantaggio di qualcuno che spesso è estraneo a questi principi.
Come si risolve? Non ne ho idea, ma vedere quel video mi ha ricordato che se una cosa non è mai cambiata in tutta la storia del genere umano, questa è l'innata tendenza alla violenza che sfocia nelle guerre.
..E più ci si sforza per il rifiuto alla guerra, più si resiste al bisogno di pace.
mercoledì 20 agosto 2014
La sfida del Secchio
Orma è virale a livello planetario e ha coinvolto tutte le più grandi celebrità del pianeta, da Bill Gates a Mark Zuckerberg, da Lady Gaga a Eddie Vedder, da Justin Bieber a Barack Obama (per ora solo nominato!).
La cosa è piuttosto semplice e ha come scopo quello di raccogliere fondi per la ricerca contro la SLA.
In pratica si viene nominati e si hanno 24 ore per organizzarsi e realizzare un video in cui ci si ritrova vittime di una secchiata di acqua gelata!
Ormai sono migliaia i video ed è impossibile stare dietro a tutti, ma tra i tanti si annuncia una spettacolare sfida partita da Dave Grohl che ha citato nientemeno che Jack Black, John Travolta e Stephen King.
La singolarità è che per farlo ha organizzato una parodia del film Carrie, tratto appunto da un romanzo di King nella cui versione cinematografica ha recitato anche Travolta! Sotto a chi tocca, anche con le donazioni!
La cosa è piuttosto semplice e ha come scopo quello di raccogliere fondi per la ricerca contro la SLA.
In pratica si viene nominati e si hanno 24 ore per organizzarsi e realizzare un video in cui ci si ritrova vittime di una secchiata di acqua gelata!
Ormai sono migliaia i video ed è impossibile stare dietro a tutti, ma tra i tanti si annuncia una spettacolare sfida partita da Dave Grohl che ha citato nientemeno che Jack Black, John Travolta e Stephen King.
La singolarità è che per farlo ha organizzato una parodia del film Carrie, tratto appunto da un romanzo di King nella cui versione cinematografica ha recitato anche Travolta! Sotto a chi tocca, anche con le donazioni!
sabato 16 agosto 2014
In macchina con i Korn
Oggi i metodi promozionali si sprecano e nel mucchio alcuni sono piccole perle.
E' il caso di questa invervista-canzoniere a Jonathan Davis e Brian Welch, pronti a sfidarsi nel riconoscimento delle canzoni su di un Honda Civic.
E' il caso di questa invervista-canzoniere a Jonathan Davis e Brian Welch, pronti a sfidarsi nel riconoscimento delle canzoni su di un Honda Civic.
martedì 12 agosto 2014
Ciao
L'affetto è una cosa starna, spesso ci lega a persone distanti che hanno però avuto la capacità di emozionarci, regalarci un sorriso o farci commuvere, spesso regalandoci qualcosa di più che un semplice intrattenimento.
La forza di Robin Williams non era tanto nella tecnica o nella sua fisicità, il suo dono superava le semplici espressioni e gli ha permesso di interpretare centinaia di ruoli senza mai perdere la credibilità che risiedeva nei suoi occhi e in quelli di tutti i suoi personaggi.
Da Monk e Mindy fino a The Crazy Ones ho sempre seguito i suoi lavori, la cui presenza era per me sinonimo di qualità, anche nelle parti minori, anche se lontano da quel Robin Williams divertente che poteva affrontare grandi temi con il sorriso.
Grazie e buon viaggio.
La forza di Robin Williams non era tanto nella tecnica o nella sua fisicità, il suo dono superava le semplici espressioni e gli ha permesso di interpretare centinaia di ruoli senza mai perdere la credibilità che risiedeva nei suoi occhi e in quelli di tutti i suoi personaggi.
Da Monk e Mindy fino a The Crazy Ones ho sempre seguito i suoi lavori, la cui presenza era per me sinonimo di qualità, anche nelle parti minori, anche se lontano da quel Robin Williams divertente che poteva affrontare grandi temi con il sorriso.
Grazie e buon viaggio.
sabato 9 agosto 2014
Tool e assicurazioni
Dietro gli album dei grandi artisti si annidano spesso storie di poesia e misticismo, l'ispirazione che si fonde alle migliori produzioni, il genio espresso in frequenze intrappolato nei microfoni di studi leggendari, le parole dei testi che sposano la musica rivelando nuovi significati.
Se poi si tratta di artisti sfuggevoli, icone musicali o figure emblematiche di generi oscuri e graffianti tutto diventa ancor più affascinante, tanto da far scalpore anche quando non si pubblica nulla, dando vita a qualsiasi ipotesi per giustificare un silenzio difficile da spiegare.
Per i Tool stà accadendo questo, 8 anni di annunci e smentite, 8 anni di silenzi e una band innovativa che sedimenta sui suoi capolavori cristallizando nel mito che generalmente spetta a chi se ne va.
Finalmente giunge una spiegazione e ... alla faccia della poesia...
non si è prosciugata l'ispirazione, non sono vittime di qualche maledizione e non sono stati sopraffatti da problemi personali: si tratta di una banale e concretissima causa legale.
Fine della poesie e bentornati nel mondo dove una disputa e un'assicurazione riescono a spegnere una macchina da guerra che fino al 2006 stava travolgendo il mondo del metal.
Per saperne di più: rockol.it
Se poi si tratta di artisti sfuggevoli, icone musicali o figure emblematiche di generi oscuri e graffianti tutto diventa ancor più affascinante, tanto da far scalpore anche quando non si pubblica nulla, dando vita a qualsiasi ipotesi per giustificare un silenzio difficile da spiegare.
Per i Tool stà accadendo questo, 8 anni di annunci e smentite, 8 anni di silenzi e una band innovativa che sedimenta sui suoi capolavori cristallizando nel mito che generalmente spetta a chi se ne va.
Finalmente giunge una spiegazione e ... alla faccia della poesia...
non si è prosciugata l'ispirazione, non sono vittime di qualche maledizione e non sono stati sopraffatti da problemi personali: si tratta di una banale e concretissima causa legale.
Fine della poesie e bentornati nel mondo dove una disputa e un'assicurazione riescono a spegnere una macchina da guerra che fino al 2006 stava travolgendo il mondo del metal.
Per saperne di più: rockol.it
giovedì 7 agosto 2014
Vabbè va...
Scegliere Schettino come testimone (insegnante sarebbe tragico...) di una lezione sulla gestione del Panico, prima ancora della sentenza definitiva, che dovrà stabilire quanto i suoi comportamenti abbiano influito sulla morte di decine di persone, non mi sembra la cosa più ragionevole.
Che lo faccia un'Università come La Sapienza lo trovo quasi grottesco.
Esattamente come la scelta di sfruttare la sua immagine per lanciare la Codacons TV, baluardo catodico dei consumatori in generale, come le vittime del disastro della Concordia.
E' indubbio il clamore mediatico che suscita il comandante sotto inchiesta ed è scontato che molti cerchino di sfruttarne ogni eco.
Colpisce molto anche la grande disponibilità di Schettino, la cui spavalderia potrebbe essere frutto di una voglia di riscatto o semplice spregiudicatezza morale, discutibile, ma comunque riguardante scelte personali di una persona in attesa di giudizio.
Ben più grave è che questo venga sfruttato da Università e Associazioni che dovrebbero fare della morale un principio, strutture che dovrebbero indirizzare una società e non cavalcarne le deviazioni. Se infine pensiamo che tutto questo infierisce esclusivamente su chi ancora piange le proprie vittime e vede celebrare colui che ad oggi è uno dei principali probabili responsabili, la disapprovazione non può che aumentare.
Vabbè va... continuiamo così, tanto siamo nell'età d'oro del grottesco e pensare che sia la società a punire tali azzardi con l'oblio dell'indifferenza è semplice utopia.
Che lo faccia un'Università come La Sapienza lo trovo quasi grottesco.
Esattamente come la scelta di sfruttare la sua immagine per lanciare la Codacons TV, baluardo catodico dei consumatori in generale, come le vittime del disastro della Concordia.
E' indubbio il clamore mediatico che suscita il comandante sotto inchiesta ed è scontato che molti cerchino di sfruttarne ogni eco.
Colpisce molto anche la grande disponibilità di Schettino, la cui spavalderia potrebbe essere frutto di una voglia di riscatto o semplice spregiudicatezza morale, discutibile, ma comunque riguardante scelte personali di una persona in attesa di giudizio.
Ben più grave è che questo venga sfruttato da Università e Associazioni che dovrebbero fare della morale un principio, strutture che dovrebbero indirizzare una società e non cavalcarne le deviazioni. Se infine pensiamo che tutto questo infierisce esclusivamente su chi ancora piange le proprie vittime e vede celebrare colui che ad oggi è uno dei principali probabili responsabili, la disapprovazione non può che aumentare.
Vabbè va... continuiamo così, tanto siamo nell'età d'oro del grottesco e pensare che sia la società a punire tali azzardi con l'oblio dell'indifferenza è semplice utopia.
lunedì 4 agosto 2014
Riforme
Qualche tempo fa, tra le lacrime, il governo Monti riformava il sistema pensionistico e aumentava le tasse per l'impossibilità di ridurre la spesa, appoggiato da un parlamento che nascondendosi dietro le vesti dei tecnici salvaguardava i propri interessi e quelli di chi temevano bruschi cambiamenti.
Con la caduta del governo tecnico, come sciacalli, tutti i partiti si sono cibati della carcassa decaduta, prendendo le distanze da quelle azioni impopolari e sfoggiando volti nuovi per le elezioni imminenti nel tentativo di non sparire nel il disgusto dilagante.
Il nuovo parlamento, paralizzato dagli effetti di un'assurda legge elettorale, partoriva la rielezione di Napolitano che, sostenuto da gran parte di esso, manda avanti l'impavido Letta, idoneo a mantenere inalterati gli equilibri, mentre la gente digeriva i bocconi amari e tornava ad affamarsi di speranze.
Con drastico tempismo e una punta di spregiudicatezza è poi arrivato Renzi, forte della speranza che il suo nome suscitava, ma non abbastanza sicuro di poter sconfiggere un M5S, che alla speranza aggiungeva anche una buona dose di vendetta. Con l'appoggio del Presidente, Renzi evitava l'elettorato e mandava a casa Letta che finiva la sua funzione di fermacarte, lasciando il governo alla "svolta Renziana".
Riforme diventava la parola d'ordine, ma se all'inizio era piuttosto sbiadita a causa delle difficili condizioni di un PD spaccato, oggi è tornata ad illuminarsi dopo il plebiscito per le europee.
La storia prosegue, ma dopo quella delle pensioni firmata Fornero, alla parola Riforma non è rimasto che lampeggiare sull'insegna dei buoni propositi che accompagna ogni ministro dell'attuale esecutivo.
Con buona pace per temi minori come lavoro, economia, spesa pubblica, sanità, scuola e i piccoli screzi internazionali che causano immigrati e distruzione, l'unica riforma che può essere discussa sembra quella costituzionale, approdata al voto dopo la sospensione di quella elettorale, abbandonata per manifesta incapacità di raggiungere un'obiettivo.
Ora il tutto si ferma nuovamente, tra chi vuole portarla a casa ad ogni costo e chi vuole impedirla gridando al golpe... Ma è mai possibile che in Italia non si possa MAI cambiare nulla? E' possibile che la spunti sempre quello che grida più forte e che i compromessi siano sempre talmente invalidanti da rendere i cambiamenti nulli?
Intendiamoci, per me la riforma del Senato è inutile, se vogliono abolirlo va chiuso e basta, pochi ca**i, ma se ci riduciamo così per la gestione di una Camera il cui potere non si sa bene quale sarà, cosa succederà per temi ben più scottanti? forse NIETE? come al solito!
Il tutto naturalmente al di fuori delle Tasse, quelle si aumentano a colpi di maggioranza, riforme e decreti, con buona pace di un popolo che si appassiona a tagliole, canguri e ghigliottine!
Incomincio a pensare che tutto faccia parte di un sistema ben rodato in cui tutti si decide di non decidere e il non decidere piace a tutti.
Magari è la classica idea populista ma mi sono un po' rotto e se non vedrò cambiamenti dovrò iniziare a mettere seriamente in discussione i principi della democrazia!
Come me, purtroppo, potrebbero farlo in molti, preparando così il paese per il primo tiranno disposto a mangiarselo, con la speranza, piuttosto amara, che faccia un buon lavoro o comunque, per una volta, che qualcosa almeno si faccia!
Come me, purtroppo, potrebbero farlo in molti, preparando così il paese per il primo tiranno disposto a mangiarselo, con la speranza, piuttosto amara, che faccia un buon lavoro o comunque, per una volta, che qualcosa almeno si faccia!
giovedì 31 luglio 2014
Musica e scultura
I Chasing Owls sono una band indie-folk britannica, attivi dal 2010 ed in piena ascesa.
Lo scorso 6 giugno hanno pubblicato il video della loro canzone Chapel Hill, che vede una collaborazione con Alasdair Thomson.
Thomson è uno scultore che si è formato in Italia, le cui opere diventano veri e propri vestiti di marmo. Nel video si vede la lavorazione che porta alla realizzazione di uno dei suoi pezzi, svelando nel dettaglio tutta la cura che l'artista utilizza nel suo lavoro, curando ogni particolare.
Il risultato è eccezionale e la canzone non è da meno.
Thomson è uno scultore che si è formato in Italia, le cui opere diventano veri e propri vestiti di marmo. Nel video si vede la lavorazione che porta alla realizzazione di uno dei suoi pezzi, svelando nel dettaglio tutta la cura che l'artista utilizza nel suo lavoro, curando ogni particolare.
Il risultato è eccezionale e la canzone non è da meno.
lunedì 28 luglio 2014
Domande
Mi reputo troppo poco informato per prendere parte agli schieramenti pro o anti fazioni che impazzano sul web.
Il diritto alla difesa, il diritto alla libertà, il diritto di culto o quello di scegliere a che nazione confluire sono solo alcune delle motivazioni che dovrebbero giustificare i tanti conflitti che esplodono come un'epidemia nel mondo.
Alcuni fanno notizia (Israele e Palestina, Ucraina e Russia, Libia, Iraq..) altri evidentemente non meritano attenzione (Congo, Kenya, Sudan, Yemen..), altri ancora diventano cruciali a seconda del vento che ne porta notizia (Siria, Egitto, Afghanistan), facendoci dimenticare che non sono le fotografie o i video a fare la guerra, quella va tranquillamente avanti anche nel silenzio internazionale, anche senza il nostro disgusto, anche senza notizie.
Come dicevo non mi sento all'altezza di esprimere alcun giudizio su queste battaglie, deluso da un'informazione che credevo più trasparente grazie al web, ma che continua a confondere verità e arbitrio a seconda del punto di vista con cui si fanno le ricerche, cancellando il confine tra i fatti e le interpretazioni, creando spazi infiniti per gli alibi e sfruttando il bombardamento mediatico per abbassare il livello della saturazione che ci rende ogni giorno più insensibili e distaccati.
Tutto questo accade nel limbo dei mesi estivi, con l'attenzione già provata dalla voglia di vacanza, delle bizze del tempo, dai soliti problemi legati alla crisi (ormai patologica e quindi nemmeno degna di quel nome), dai dibattiti inutili sulla riforma del Senato e dai sermoni dei soliti benpensanti.
Nella confusione le domande aumentano e vorrei tanto delle risposte a cui aggrapparmi...
A cosa serve l'ONU che non riesce mai a fare nulla se non la conta delle vittime?
A cosa serve schierarsi, comodamente seduti nelle proprie abitazioni, lontani dalle bombe e delle minacce?
Cosa possiamo saperne delle verità quando tutto quello che sappiamo ci viene raccontato per giustificare un'azione già in atto?
Cosa diavolo può giustificare la morte di un bambino o farne accettarne la sua possibilità?
La guerra è uno schifo. punto.
giovedì 24 luglio 2014
lunedì 21 luglio 2014
Damon Albarn - Everyday Robots (2014)
Da Damone Albarn non sai mai cosa aspettarti, ma se nella vita privata questo ha un'accezzione spesso negativa, nella sua musica il dubbio insidia esclusivamente in un terreno florido e positivo.
Dopo una carriera che lo consacra tra i gradi del Brit Pop con i Blur, Albarn non è mai rimasto fermo, creando progetti innovativi (Gorillaz; The Good, the Bad & the Queen) e occupandosi di composizione, sia per spettacoli che per colonne sonore.
Questo non è il primo lavoro a portare la sua firma solista, ma è forse il suo lavoro più personale ed intimo. Registrato in giro per il mondo con la collaborazione di tanti personaggi noti (Richard Russell, Brian Eno, Natasha Khan), mantiene una forte impronta personale, riconducibile in tutto e per tutto al suo stile.
In Everyday Robots ci sono tutti i lati oscuri che accompagnano da sempre Albarn, quelle atmosfere che iniziavano a condizionare gli ultimi lavori dei Blur, quella ricerca di sonorità gospel e afro e quell'elettronica che nei Gorillaz dominava.
Si tratta di un disco molto riflessivo, dal senso ipnotico che non annoia mai e che, anzi, stimola l'ascolto man mano lo si conosce.
Dopo una carriera che lo consacra tra i gradi del Brit Pop con i Blur, Albarn non è mai rimasto fermo, creando progetti innovativi (Gorillaz; The Good, the Bad & the Queen) e occupandosi di composizione, sia per spettacoli che per colonne sonore.
Questo non è il primo lavoro a portare la sua firma solista, ma è forse il suo lavoro più personale ed intimo. Registrato in giro per il mondo con la collaborazione di tanti personaggi noti (Richard Russell, Brian Eno, Natasha Khan), mantiene una forte impronta personale, riconducibile in tutto e per tutto al suo stile.
In Everyday Robots ci sono tutti i lati oscuri che accompagnano da sempre Albarn, quelle atmosfere che iniziavano a condizionare gli ultimi lavori dei Blur, quella ricerca di sonorità gospel e afro e quell'elettronica che nei Gorillaz dominava.
Si tratta di un disco molto riflessivo, dal senso ipnotico che non annoia mai e che, anzi, stimola l'ascolto man mano lo si conosce.
sabato 19 luglio 2014
The Rocks
In poco meno di un mese ho assistito a due grandi concerti, due mostri sacri del rock mondiale fondati a due anni di distanza l'uno dall'altro e ad un passo dal festeggiare i 50 anni di carriera.
Aerosmith e Deep Purple, due realtà simili e contemporaneamente ben distinte.
Se per gli Aerosmith è stata la mia prima volta, fatta di emozioni e grandissimo coinvolgimento, per i Deep Purple è stato un bis, dopo averli visti quasi 15 anni fa e averli ritrovati con la grinta e lo stile di sempre.
Quel manico di Steve Morse e il bravissimo Don Airey, leggenda vivente per quanti arrangiamenti rock ha realizzato e per le band con cui ha collaborato, si dimostrano da anni due carte eccezzionali per questa band, in cui si sono non solo integrati ma il cui apporto nello show è tutt'altro che secondario..
Certo la mancanza di Ritchie Blackmore e Jon Lord, soprattutto a livello celebrativo, continua a pesare, ma la qualità dello spettacolo e le impareggiabili doti tecniche fanno ancora dei Deep Purple un marchio inossidabile.
Ian Paice rimane uno dei batteristi più stimati della storia, dallo stile e dal suono inconfondibile, come la sua bandana e come la sua ostinazione all'utilizzo di suoni naturali mai artefatti o enfatizzati, per esaltare al massimo le dinamiche in cui è maestro.
Roger Glover e Ian Gillan completano questo full di assi, senza mai eccedere nei personalismi ma essenziali al completamento dei Deep Purple.
Glover è responsabile di gran parte del groove che ha tracciato la strada dell'Hard Rock (immenso nelle cavalcate speed che ieri sono un po' mancate...) e Ian Gillan, a cui viene richiesto lo sforzo più grande in un repertorio dove la voce viene spinta spesso agli eccessi, regge bene il peso degli anni di palco che si porta sulle corde.
Ed eccoli li, nel loro abitat naturale a dire ancora la loro dopo quasi 50 anni, a dimostrare un mestiere che non è fatto solo di talento, a condividere la loro musica con tre generazioni fianco a fianco sotto al palco, tra chi in loro rivive ricordi, chi ne apprezza il talento e chi vi sogna un futuro.
E' stato un'ottimo concerto in cui avrei voluto ascoltare anche altri pezzi a cui sono molto legato (Child in Time, When a blind man cray, Fireball, Speed King e Highway Star su tutti) ma che alla fine in buona parte avevo già sentito l'ulitma volta e che, il famoso mestiere, forse, sconsiglierebbe di inserire tutte assime in una scaletta!
Ho fatto il pieno di storia e ne sono galvanizzato, grazie caro vecchio e "fottuto" rock 'n roll!
PS: Visto che mi sono mancate...
Aerosmith e Deep Purple, due realtà simili e contemporaneamente ben distinte.
Se per gli Aerosmith è stata la mia prima volta, fatta di emozioni e grandissimo coinvolgimento, per i Deep Purple è stato un bis, dopo averli visti quasi 15 anni fa e averli ritrovati con la grinta e lo stile di sempre.
Quel manico di Steve Morse e il bravissimo Don Airey, leggenda vivente per quanti arrangiamenti rock ha realizzato e per le band con cui ha collaborato, si dimostrano da anni due carte eccezzionali per questa band, in cui si sono non solo integrati ma il cui apporto nello show è tutt'altro che secondario..
Certo la mancanza di Ritchie Blackmore e Jon Lord, soprattutto a livello celebrativo, continua a pesare, ma la qualità dello spettacolo e le impareggiabili doti tecniche fanno ancora dei Deep Purple un marchio inossidabile.
Ian Paice rimane uno dei batteristi più stimati della storia, dallo stile e dal suono inconfondibile, come la sua bandana e come la sua ostinazione all'utilizzo di suoni naturali mai artefatti o enfatizzati, per esaltare al massimo le dinamiche in cui è maestro.
Roger Glover e Ian Gillan completano questo full di assi, senza mai eccedere nei personalismi ma essenziali al completamento dei Deep Purple.
Glover è responsabile di gran parte del groove che ha tracciato la strada dell'Hard Rock (immenso nelle cavalcate speed che ieri sono un po' mancate...) e Ian Gillan, a cui viene richiesto lo sforzo più grande in un repertorio dove la voce viene spinta spesso agli eccessi, regge bene il peso degli anni di palco che si porta sulle corde.
Ed eccoli li, nel loro abitat naturale a dire ancora la loro dopo quasi 50 anni, a dimostrare un mestiere che non è fatto solo di talento, a condividere la loro musica con tre generazioni fianco a fianco sotto al palco, tra chi in loro rivive ricordi, chi ne apprezza il talento e chi vi sogna un futuro.
E' stato un'ottimo concerto in cui avrei voluto ascoltare anche altri pezzi a cui sono molto legato (Child in Time, When a blind man cray, Fireball, Speed King e Highway Star su tutti) ma che alla fine in buona parte avevo già sentito l'ulitma volta e che, il famoso mestiere, forse, sconsiglierebbe di inserire tutte assime in una scaletta!
Ho fatto il pieno di storia e ne sono galvanizzato, grazie caro vecchio e "fottuto" rock 'n roll!
PS: Visto che mi sono mancate...
martedì 15 luglio 2014
Tamás Erdélyi
Si è spento anche l'ultimo dei Ramones, lui che i Ramones li ha voluti, lui che non voleva esserlo, lui che ne è uscito stremato.
Tommy Ramone, il batterista improvvisato che rendeva perfetta quell'idea di Punk sgangherato, che contribuì a fare della band l'icona mondiale del punk americano, lui che era così diverso dagli altri "fratelli".
Lui che era europeo d'origine, lui che era ebreo, lui che non condivideva gli eccessi della band e non riusciva a sentirsi musicista quanto si sentiva produttore.
Lui che è sopravvissuto a tutti pur spegnendosi ancora troppo giovane.
Lui che come gli altri ha consacrato la sua vita ad una famiglia troppo particolare: i Ramones.
Tommy Ramone, il batterista improvvisato che rendeva perfetta quell'idea di Punk sgangherato, che contribuì a fare della band l'icona mondiale del punk americano, lui che era così diverso dagli altri "fratelli".
Lui che era europeo d'origine, lui che era ebreo, lui che non condivideva gli eccessi della band e non riusciva a sentirsi musicista quanto si sentiva produttore.
Lui che è sopravvissuto a tutti pur spegnendosi ancora troppo giovane.
Lui che come gli altri ha consacrato la sua vita ad una famiglia troppo particolare: i Ramones.
sabato 12 luglio 2014
Il gioco incredibile
Sempre a cavallo dei mondiali di calcio, la Pepsi ha realizzato questo spettacolare evento sportivo, costruendo un campo da calcetto su materassini gonfiabili ed ingaggiando alcuni tra i migliri freerunners e freestlyers al mondo.
Il risultato è una partita pazzesca, dalle movenze talmete spettacolari da sembrare effetti speciali.
Il tutto viene riassunto nel clip di presentazione che invita all'iscrizione al canale Pepsi Max.
La musica è di Bob Bradley e Terry Devine-King: Planet.
Il risultato è una partita pazzesca, dalle movenze talmete spettacolari da sembrare effetti speciali.
Il tutto viene riassunto nel clip di presentazione che invita all'iscrizione al canale Pepsi Max.
La musica è di Bob Bradley e Terry Devine-King: Planet.
mercoledì 9 luglio 2014
Solo un po'
Non brillano per simpatia, anche se l'impressione che danno viene spesso smentita frequentandoli, ma di certo i Tedeschi, alla fine, ci fanno un po' invidia.
A guardare la storia (tragedie e deliri a parte), si sono dimostrati un popolo concretissimo, capace di rialzarsi da situazioni che li avevano stesi e uscirne non solo con le ossa intere ma pure a testa alta.
Il carattere è forse il loro punto di forza, il rigore con cui affrontano le crisi e la capacità di ricominciare guardando al futuro e non al presente è una qualità che a noi manca da anni.
La schiacciante vittoria di ieri sera è solo l'ennesima conferma che quando le cose vengono fatte con criterio alla fine pagano e poco importa se non riusciranno ad alzare la coppa, con questo risultato si sono aggiudicati una vittoria morale che quasi vale il titolo.
La continua richiesta di svincoli, concessioni, aiutini ed "omissioni" che gran parte dei paesi europei continua a rivolgere alla Germania, sembrano oggi, ancor di più, l'ennesimo capriccio del compagno pasticcione, incapace di finalizzare qualsiasi progetto e sempre pronto a lamentarsi.
Certo con questi vincoli economici anche volendo diventa difficile sopravvivere, ma se oggi ci rispecchiamo nel nostro fallimento calcistico, ricco di tanti proclami e pochissimi fatti e se oggi paghiamo anni di scelte sbagliate mirate al solo al presente... bè, si, in fondo, alla fine... i Tedeschi ci fanno un po' invidia.
A guardare la storia (tragedie e deliri a parte), si sono dimostrati un popolo concretissimo, capace di rialzarsi da situazioni che li avevano stesi e uscirne non solo con le ossa intere ma pure a testa alta.
Il carattere è forse il loro punto di forza, il rigore con cui affrontano le crisi e la capacità di ricominciare guardando al futuro e non al presente è una qualità che a noi manca da anni.
La schiacciante vittoria di ieri sera è solo l'ennesima conferma che quando le cose vengono fatte con criterio alla fine pagano e poco importa se non riusciranno ad alzare la coppa, con questo risultato si sono aggiudicati una vittoria morale che quasi vale il titolo.
La continua richiesta di svincoli, concessioni, aiutini ed "omissioni" che gran parte dei paesi europei continua a rivolgere alla Germania, sembrano oggi, ancor di più, l'ennesimo capriccio del compagno pasticcione, incapace di finalizzare qualsiasi progetto e sempre pronto a lamentarsi.
Certo con questi vincoli economici anche volendo diventa difficile sopravvivere, ma se oggi ci rispecchiamo nel nostro fallimento calcistico, ricco di tanti proclami e pochissimi fatti e se oggi paghiamo anni di scelte sbagliate mirate al solo al presente... bè, si, in fondo, alla fine... i Tedeschi ci fanno un po' invidia.
sabato 5 luglio 2014
5 luglio 1944
Le cose lette sui libri si mischiano con la sensibilità del lettore ma le cose raccontate, specie di persona, ti impongono di riviverle negli occhi di chi ne è stato testimone, donandogli una forza che la scrittura non può eguagliare.
Anche per questo la serata di ieri è stata così toccante ed i racconti, spesso personali, così emozionanti.
Per i 70 anni dall'Incendio di Farigliano l'Amministrazione Comunale ha voluto portare alle tante persone raccoltesi presso la Biblioteca Civica, la testimonianza diretta di chi era presente in quei momenti, narrata attraverso le parole di chi li ha vissuti, grazie ad interventi diretti o pervenuti.
L'attenzione ed il silenzio di una platea commossa è stato il segno di quanto siano preziosi questi ricordi, capaci di far rivivere, dopo tanti anni, i drammatici eventi che hanno segnato il nostro paese e la nostra comunità.
Passeggiare tra le case di oggi e vivere la quotidianità delle nostre strade fa apparire queste testimonianze lontane, ma se quelle cicatrici oggi non sono più visibili nelle strutture, rimangono pulsanti nella memoria di chi ha vissuto quel 5 luglio del 1944 e poter sentire queste esperienze ci regala un profondo senso di rispetto per la nostra terra e i nostri nonni.
Raccogliere queste testimonianze non è solo una fortuna, ma un dovere, perché conoscere la nostra storia ci fa comprendere la nostra natura e ci affida una responsabilità pesante quanto essenziale: il rispetto per la nostra terra.
Mi è stato chiesto di digitalizzare questa registrazione riguardante la testimonianza di Gino Voena, riletta da un abile interprete e custodita solo su nastro. Ho deciso quindi di condividerla, per permettere anche a chi non era presente alla serata di ascoltare queste parole, alle quali viene affidato un ricordo che non deve sbiadire.
Anche per questo la serata di ieri è stata così toccante ed i racconti, spesso personali, così emozionanti.
Per i 70 anni dall'Incendio di Farigliano l'Amministrazione Comunale ha voluto portare alle tante persone raccoltesi presso la Biblioteca Civica, la testimonianza diretta di chi era presente in quei momenti, narrata attraverso le parole di chi li ha vissuti, grazie ad interventi diretti o pervenuti.
L'attenzione ed il silenzio di una platea commossa è stato il segno di quanto siano preziosi questi ricordi, capaci di far rivivere, dopo tanti anni, i drammatici eventi che hanno segnato il nostro paese e la nostra comunità.
Passeggiare tra le case di oggi e vivere la quotidianità delle nostre strade fa apparire queste testimonianze lontane, ma se quelle cicatrici oggi non sono più visibili nelle strutture, rimangono pulsanti nella memoria di chi ha vissuto quel 5 luglio del 1944 e poter sentire queste esperienze ci regala un profondo senso di rispetto per la nostra terra e i nostri nonni.
Raccogliere queste testimonianze non è solo una fortuna, ma un dovere, perché conoscere la nostra storia ci fa comprendere la nostra natura e ci affida una responsabilità pesante quanto essenziale: il rispetto per la nostra terra.
Mi è stato chiesto di digitalizzare questa registrazione riguardante la testimonianza di Gino Voena, riletta da un abile interprete e custodita solo su nastro. Ho deciso quindi di condividerla, per permettere anche a chi non era presente alla serata di ascoltare queste parole, alle quali viene affidato un ricordo che non deve sbiadire.
mercoledì 2 luglio 2014
e... 5
Sono cinque, cinque candeline da spegnere, cinque anni in cui il tempo è volato, cinque come le dita che finalmente riesci a spiegare senza quel fastidio di doverne nascondere uno!
E' di certo il compleanno che hai atteso di più, ora che sai cosa riserva questo giorno e non mancheranno regali e festeggiamenti a confermarlo.
Oggi facevi il conto, ripetendo "L'altro 2 luglio saranno 6, poi 7, poi 8, poi 10, poi 12, poi 16..."
Mi auguro non passino così in fretta e soprattutto di non saltarne nessuno, goditi ogni età per quello che ha da offrirti, a contarli, ci penseremo di volta in volta!
Tanti auguri Tommy: 5 anni!
PS: La canzone non c'entra nulla, ma è senza dubbio la tua preferita... ninja wawo!
E' di certo il compleanno che hai atteso di più, ora che sai cosa riserva questo giorno e non mancheranno regali e festeggiamenti a confermarlo.
Oggi facevi il conto, ripetendo "L'altro 2 luglio saranno 6, poi 7, poi 8, poi 10, poi 12, poi 16..."
Mi auguro non passino così in fretta e soprattutto di non saltarne nessuno, goditi ogni età per quello che ha da offrirti, a contarli, ci penseremo di volta in volta!
Tanti auguri Tommy: 5 anni!
PS: La canzone non c'entra nulla, ma è senza dubbio la tua preferita... ninja wawo!
venerdì 27 giugno 2014
Miti e musica
Mi mancavano, insomma, non potevo certo rischiare di non vedere gli Aerosmith dal vivo, a loro devo in pratica 1/4 del mio praticantato dietro le pelli, Big Ones è rimasto nel mio mangiacassette più tempo di quanto ne abbia passato nella custodia e buona parte del loro repertorio è entrato di diritto nel mio dna musicale.
Se poi in scaletta ci si aggiungono sia gli Alter Bridge che gli Extreme: tutto diventa un obbligo.
Per chi ha amato il rock dei capelloni, quello dei chitarristi mitologici, degli eccessi sul palco e non solo sui giornali, dei tanti personaggi dal talento smisurato che sapevano dimostrarlo, questa di Milano, è stata certamente un'occasione da non perdere.
Veder suonare Nuno Bettencourt è un'esperienza mistica, vederlo con gli Extreme è un'esperienza di vita che passa dalla contemplazione all'adorazione.
Il livello di tecnica espresso su quel palco ha di fatto azzerato quella sensazione di stantio legato ad un genere fin troppo legato agli anni che ha dominato. Inutile poi descrivere il momento "More than words" ... mai titolo fu più identificativo!
Agli Alter Bridge è stato affidato il ruolo di spartiacque tra due mostri sacri, con lo scopo di portare una ventata di modernità attraverso un certo spessore qualitativo, compito seriamente compromesso da un pessimo lavoro da parte dei fonici, che per metà esibizione hanno continuato a correggere un errore con un'altro.
Dopo aver atteso la calata delle tenebre per permettere agli impianti video e luci di rendere al massimo (non saprei spiegarmi altrimenti un'attesa così estenuante..) ecco illuminarsi il palco, pronto per essere dominato da questo pezzo di storia musicale: Aerosmith.
Tra luci e colori ecco Joe Perry sfoderare la chitarra e un baffuto Steven Tyler iniziare a divorare microfono, palco scenico e pubblico.
Tutto in questa esibizione è il frutto di una carriera spettacolare, fatta di eccessi, stile, professionalità e talento a badilate, tanto da gestire gli anni che quasi non si sentono nelle cavalcate dei musicisti, nelle corde di Tyler e soprattutto negli occhi di un pubblico mai così variopinto.
Se Joe Perry continua instancabile a vestire i panni della Rock Star senza fronzoli, Tyler stupisce per simpatia e brillantezza, spavaldo nelle movenze e generoso con il pubblico, il tutto farcito da tutto quel mestiere che gli permette di reggere due ore di canzoni che comprometterebbero la voce di un ventenne!
Così tra cantate memorabili, schitarrate che hanno fatto la storia, entusiasmo e ottima musica, si attraversano oltre 40 anni di storia, con canzoni capaci di commuoverti alle prime battute e siparietti divertenti come il video di Joe Perry in giro per Milano.
Quando si spengono i riflettori, dopo aver salutato con il più classico e rispettoso inchino al pubblico, tra l'ammirazione generale per questa lezione di Rock'n'Roll, si torna a casa con il pieno di emozioni e la consapevolezza che alla fine delle fiera, se uno diventa un mito è solo perché se lo merita!
Se poi in scaletta ci si aggiungono sia gli Alter Bridge che gli Extreme: tutto diventa un obbligo.
Per chi ha amato il rock dei capelloni, quello dei chitarristi mitologici, degli eccessi sul palco e non solo sui giornali, dei tanti personaggi dal talento smisurato che sapevano dimostrarlo, questa di Milano, è stata certamente un'occasione da non perdere.
Veder suonare Nuno Bettencourt è un'esperienza mistica, vederlo con gli Extreme è un'esperienza di vita che passa dalla contemplazione all'adorazione.
Il livello di tecnica espresso su quel palco ha di fatto azzerato quella sensazione di stantio legato ad un genere fin troppo legato agli anni che ha dominato. Inutile poi descrivere il momento "More than words" ... mai titolo fu più identificativo!
Agli Alter Bridge è stato affidato il ruolo di spartiacque tra due mostri sacri, con lo scopo di portare una ventata di modernità attraverso un certo spessore qualitativo, compito seriamente compromesso da un pessimo lavoro da parte dei fonici, che per metà esibizione hanno continuato a correggere un errore con un'altro.
Dopo aver atteso la calata delle tenebre per permettere agli impianti video e luci di rendere al massimo (non saprei spiegarmi altrimenti un'attesa così estenuante..) ecco illuminarsi il palco, pronto per essere dominato da questo pezzo di storia musicale: Aerosmith.
Tra luci e colori ecco Joe Perry sfoderare la chitarra e un baffuto Steven Tyler iniziare a divorare microfono, palco scenico e pubblico.
Tutto in questa esibizione è il frutto di una carriera spettacolare, fatta di eccessi, stile, professionalità e talento a badilate, tanto da gestire gli anni che quasi non si sentono nelle cavalcate dei musicisti, nelle corde di Tyler e soprattutto negli occhi di un pubblico mai così variopinto.
Se Joe Perry continua instancabile a vestire i panni della Rock Star senza fronzoli, Tyler stupisce per simpatia e brillantezza, spavaldo nelle movenze e generoso con il pubblico, il tutto farcito da tutto quel mestiere che gli permette di reggere due ore di canzoni che comprometterebbero la voce di un ventenne!
Così tra cantate memorabili, schitarrate che hanno fatto la storia, entusiasmo e ottima musica, si attraversano oltre 40 anni di storia, con canzoni capaci di commuoverti alle prime battute e siparietti divertenti come il video di Joe Perry in giro per Milano.
Quando si spengono i riflettori, dopo aver salutato con il più classico e rispettoso inchino al pubblico, tra l'ammirazione generale per questa lezione di Rock'n'Roll, si torna a casa con il pieno di emozioni e la consapevolezza che alla fine delle fiera, se uno diventa un mito è solo perché se lo merita!
lunedì 23 giugno 2014
Mini Kiev
Della capitale Ucraina ultimamente si è parecchio parlato a causa delle manifestazioni generate dalla delicata questione con la Russia.
Questo non rende giustizia al fascino di una città antica e ricca di colori, costantemente in balia di fermenti sociali che ne hanno fatto negli anni la ricchezza e la disgrazia.
Le culture che la abitano e le tempeste politiche che l'attraversano sono figlie di una posizione strategica di cui ha goduto fin dalla sua nascita.
Ho molto apprezzato questo video su Kiev, realizzato da Efim Graboy e Daria Turetski, per celebrare i colori della primavera nella città, evento talmente sentito da vedersi intitolate un festival nell'ultimo week end di maggio.
Il video è realizzato attraverso una lunga serie di scatti, usando una tecnica chiamata Tilt Shift.
Si tratta di modificare le fotografie (possibilmente rappresentanti ampi spazi ripresi dall'alto) e sfumarne la base e la parte superiore, lasciando così a fuoco la parte centrale, accentuandone il contrasto per ottenere una nitidezza dei colori molto decisa.
In questo video il frenetico movimento delle persone e dei veicoli acquista una diversa prospettiva, quasi minimale nei confronti della città, che sembra cosi' immune da chi la abita e da ciò che la percorre.
La canzone che accompagna le immagini è May Flowers di Adam e Jez Burns.
MiniLook Kiev from Okapi on Vimeo.
Questo non rende giustizia al fascino di una città antica e ricca di colori, costantemente in balia di fermenti sociali che ne hanno fatto negli anni la ricchezza e la disgrazia.
Le culture che la abitano e le tempeste politiche che l'attraversano sono figlie di una posizione strategica di cui ha goduto fin dalla sua nascita.
Ho molto apprezzato questo video su Kiev, realizzato da Efim Graboy e Daria Turetski, per celebrare i colori della primavera nella città, evento talmente sentito da vedersi intitolate un festival nell'ultimo week end di maggio.
Il video è realizzato attraverso una lunga serie di scatti, usando una tecnica chiamata Tilt Shift.
Si tratta di modificare le fotografie (possibilmente rappresentanti ampi spazi ripresi dall'alto) e sfumarne la base e la parte superiore, lasciando così a fuoco la parte centrale, accentuandone il contrasto per ottenere una nitidezza dei colori molto decisa.
In questo video il frenetico movimento delle persone e dei veicoli acquista una diversa prospettiva, quasi minimale nei confronti della città, che sembra cosi' immune da chi la abita e da ciò che la percorre.
La canzone che accompagna le immagini è May Flowers di Adam e Jez Burns.
MiniLook Kiev from Okapi on Vimeo.
venerdì 20 giugno 2014
Bankrobber
Scritta nel 1980 venne ufficialmente pubblicata nel 1993, all'interno della raccolta Super Black Market Clash.
Durante le riprese del video, vennero impiegati due dei loro roadies come attori, Baker e Johnny Green.
Le riprese furono realizzate nel borgo Londinese di Lewisham, dove i due improvvisati rapinatori, con il volto coperto da una bandana dovevano inscenare una rapina.
La cosa sembrò piuttosto realistica, tanto da indurre la polizia a fermare i due ragazzi dello staff per un controllo!
Durante le riprese del video, vennero impiegati due dei loro roadies come attori, Baker e Johnny Green.
Le riprese furono realizzate nel borgo Londinese di Lewisham, dove i due improvvisati rapinatori, con il volto coperto da una bandana dovevano inscenare una rapina.
La cosa sembrò piuttosto realistica, tanto da indurre la polizia a fermare i due ragazzi dello staff per un controllo!
lunedì 16 giugno 2014
Europa
Anche se piuttosto approssimativo questo video rende l'idea di quanto negli anni siano cambiati gli assetti europei.
L'ultima tornata elettorale arriva in un momento critico della politica comunitaria, incapace di reagire con la giusta forza ad una crisi che corrode le già fragili fondamenta su cui si posa il progetto UE.
Così il malcontento del popolo sfocia nell'euroscetticismo, gli stati si scontrano su temi che prima potevano essere aggirati ed emergono gli effetti causati da decisioni troppo premature e mal ponderate.
A guardare la storia però pare chiara una cosa: se ad ogni cambiamento corrisponde una guerra, da qualche anno godiamo di una stabilità invidiabile dai nostri avi.
Le tensioni resistono tutt'ora, ma i fuochi che sporadicamente infiammano alcune zone del vecchio continente, difficilmente riescono a scatenare incendi e di questo, alla UE, va riconosciuta un certo merito.
Come in tutte le cose, la mia visione mi impone un certo rifiuto al disfattismo, quantomeno per non arrendersi al pensiero che se una cosa non la si riesce a gestire correttamente va abbandonata.
Guardando scorrere le immagini di questo video penso a quante persone hanno dato la vita per difendere una terra che magari non sentivano nemmeno propria, a quanti innocenti sono stati travolti da battaglie di cui nemmeno conoscevano lo scopo.
L'augurio è che la crisi restituisca a tutti il giusto equilibrio per poter giudicare l'importanza dell' Europa Unita, e che lo scetticismo sacrosanto che scuote oggi tutti i suoi membri, dia l'impulso necessario a superare gli egoismi nazionali (economici), nel rispetto delle personalità (culturali) che vanno tutelate e protette.
L'ultima tornata elettorale arriva in un momento critico della politica comunitaria, incapace di reagire con la giusta forza ad una crisi che corrode le già fragili fondamenta su cui si posa il progetto UE.
Così il malcontento del popolo sfocia nell'euroscetticismo, gli stati si scontrano su temi che prima potevano essere aggirati ed emergono gli effetti causati da decisioni troppo premature e mal ponderate.
A guardare la storia però pare chiara una cosa: se ad ogni cambiamento corrisponde una guerra, da qualche anno godiamo di una stabilità invidiabile dai nostri avi.
Le tensioni resistono tutt'ora, ma i fuochi che sporadicamente infiammano alcune zone del vecchio continente, difficilmente riescono a scatenare incendi e di questo, alla UE, va riconosciuta un certo merito.
Come in tutte le cose, la mia visione mi impone un certo rifiuto al disfattismo, quantomeno per non arrendersi al pensiero che se una cosa non la si riesce a gestire correttamente va abbandonata.
Guardando scorrere le immagini di questo video penso a quante persone hanno dato la vita per difendere una terra che magari non sentivano nemmeno propria, a quanti innocenti sono stati travolti da battaglie di cui nemmeno conoscevano lo scopo.
L'augurio è che la crisi restituisca a tutti il giusto equilibrio per poter giudicare l'importanza dell' Europa Unita, e che lo scetticismo sacrosanto che scuote oggi tutti i suoi membri, dia l'impulso necessario a superare gli egoismi nazionali (economici), nel rispetto delle personalità (culturali) che vanno tutelate e protette.
mercoledì 11 giugno 2014
Corpi d'arte
Il Body Painting è una delle forme d'arte più antiche e trasversali che l'umanità abbia sviluppato. Si tratta in sostanza della colorazione di alcune parti o di tutto il corpo, attraverso l'utilizzo di sostanze e tecniche differenti.
Emma Hack è un'artista Australiana, famosa per le sue opere che spesso fondono questa tecnica con la pittura di sfondi. Le sue fotografie sono diventate molto famose e nel 2012 ha realizzato il videoclip per la canzone Somebody That I Used To Know di Gotye.
Poco tempo fa un'altra opera della Hack ha riscosso un grande successo: Body Crash.
Si tratta di un assemblato di 17 tra uomini e donne, che sapientemente mescolati e dipinti si sono trasformati in un'auto incidentata. Questo progetto è stato utilizzato in una campagna per la sensibilizzazione alla guida prudente.
Sito ufficiale: http://www.emmahackartist.com.au/
Emma Hack è un'artista Australiana, famosa per le sue opere che spesso fondono questa tecnica con la pittura di sfondi. Le sue fotografie sono diventate molto famose e nel 2012 ha realizzato il videoclip per la canzone Somebody That I Used To Know di Gotye.
Poco tempo fa un'altra opera della Hack ha riscosso un grande successo: Body Crash.
Si tratta di un assemblato di 17 tra uomini e donne, che sapientemente mescolati e dipinti si sono trasformati in un'auto incidentata. Questo progetto è stato utilizzato in una campagna per la sensibilizzazione alla guida prudente.
Sito ufficiale: http://www.emmahackartist.com.au/
sabato 7 giugno 2014
GHOSTBUSTERS!
Ricorre in queste settimane l'anniversario (30 anni!!) di Ghostbusters, il film che credo aver visto più volte in assoluto.
Ora, seppur discutibili, i miei gusti cinematografici pre e adolescenziali, si erano allineati in pieno con quelli di molti altri, visto che questo film resta uno dei successi maggiori che il botteghino americano ricordi.
Precursore in molti settori, dagli effetti speciali alla commedia horror, gode tuttora di numerosi fan tanto da ritagliarsi una dignitosissima 28a posizione nella classifica AFI's 100 Years... 100 Laughs, dedicato alle migliori commedie americane di tutti i tempi!
Assieme al film spopolò la colonna sonora, firmata da Ray Parker Jr., divenuta un tormentone internazionale.
Certo a vederlo (e sentirlo!) oggi porta tutto il peso degli anni 80, che ancorano questo film, ad un epoca apprezzata quasi esclusivamente da chi l'ha vissuta e che oggi risulta polverosa più di molte decadi che la precedono.
Moda, suoni e ironia si sono molto evoluti, ma il fascino di Ghostbusters per me rimane invariato e quando compare all'improvviso nelle programmazioni TV, nelle sue vesti vecchie di 30 anni, in contrasto con la modernità che lo circonda, riesce sempre e comunque a stregarmi!
Ora, seppur discutibili, i miei gusti cinematografici pre e adolescenziali, si erano allineati in pieno con quelli di molti altri, visto che questo film resta uno dei successi maggiori che il botteghino americano ricordi.
Precursore in molti settori, dagli effetti speciali alla commedia horror, gode tuttora di numerosi fan tanto da ritagliarsi una dignitosissima 28a posizione nella classifica AFI's 100 Years... 100 Laughs, dedicato alle migliori commedie americane di tutti i tempi!
Assieme al film spopolò la colonna sonora, firmata da Ray Parker Jr., divenuta un tormentone internazionale.
Certo a vederlo (e sentirlo!) oggi porta tutto il peso degli anni 80, che ancorano questo film, ad un epoca apprezzata quasi esclusivamente da chi l'ha vissuta e che oggi risulta polverosa più di molte decadi che la precedono.
Moda, suoni e ironia si sono molto evoluti, ma il fascino di Ghostbusters per me rimane invariato e quando compare all'improvviso nelle programmazioni TV, nelle sue vesti vecchie di 30 anni, in contrasto con la modernità che lo circonda, riesce sempre e comunque a stregarmi!
giovedì 5 giugno 2014
martedì 3 giugno 2014
KORN – The Paradigm Shift (2013)
Ascoltare un nuovo disco dei Korn, per me, è come rincontrare un vecchio amico, dopo un primo imbarazzo dovuto alla lontananza, si ritrova subito lo spirito che ci univa.
Mai come questa volta il ritrovarsi è stato piacevole, non solo per la formazione quasi originale dopo il reintegro di Head, ma anche perchè la lontananza è durata parecchi anni...
In realtà non li ho mai abbandonati ma la dipendenza che i primi due dischi mi avevano causato era diventata una voglia con i successivi quattro e una semplice curiosità negli ultimi.
Lo stile che mi aveva stravolto la vita (musicale), strappandomi dal metal classico e influenzando per sempre il mio modo di suonare, dariva dal loro primo album omonimo del 1994, ariete che mi spalancò le porte delle contaminazioni musicali.
Oggi ascoltando The Paradigm Shift non risento quel trasporto ma un certo appetito torna a far capolino proprio in un settore che stavo trascurando.
Il merito credo sia dell'energia scaturita dal ritorno di Head e dai soliti demoni che a tratti tornano ad affollare lo spirito inquieto di Davis, due ingredienti che ne la rivoluzione dubstep, ne il talento smisurato di Ray Luzier avevano saputo rimpiazzare.
Certo manca quell'innovazione che ti aspetteresti da un undicesimo album presentato come rivoluzionario e personalmente sento tantissimo la mancanza di Siveria e del suo groove funky, ma questo disco mantiene la promessa di un ritorno al passato, troppo spesso sbandierato e mai celebrato a questi livelli.
In ordine cronologico potrebbe tranquillamente essere il successore di Take a Look in the Mirror, forese più imparentato con Untouchables, ma non sfigurerebbe nemmeno di fronte a Follow the Leader.
Insomma, i Korn sono tornati e questa volta per davvero, non si tratta di una semplice telefonata di cortesia, questa volta l'incontro è fisico, tra pacce sulle spalle e cazzotti in faccia!
Mai come questa volta il ritrovarsi è stato piacevole, non solo per la formazione quasi originale dopo il reintegro di Head, ma anche perchè la lontananza è durata parecchi anni...
In realtà non li ho mai abbandonati ma la dipendenza che i primi due dischi mi avevano causato era diventata una voglia con i successivi quattro e una semplice curiosità negli ultimi.
Lo stile che mi aveva stravolto la vita (musicale), strappandomi dal metal classico e influenzando per sempre il mio modo di suonare, dariva dal loro primo album omonimo del 1994, ariete che mi spalancò le porte delle contaminazioni musicali.
Oggi ascoltando The Paradigm Shift non risento quel trasporto ma un certo appetito torna a far capolino proprio in un settore che stavo trascurando.
Il merito credo sia dell'energia scaturita dal ritorno di Head e dai soliti demoni che a tratti tornano ad affollare lo spirito inquieto di Davis, due ingredienti che ne la rivoluzione dubstep, ne il talento smisurato di Ray Luzier avevano saputo rimpiazzare.
Certo manca quell'innovazione che ti aspetteresti da un undicesimo album presentato come rivoluzionario e personalmente sento tantissimo la mancanza di Siveria e del suo groove funky, ma questo disco mantiene la promessa di un ritorno al passato, troppo spesso sbandierato e mai celebrato a questi livelli.
In ordine cronologico potrebbe tranquillamente essere il successore di Take a Look in the Mirror, forese più imparentato con Untouchables, ma non sfigurerebbe nemmeno di fronte a Follow the Leader.
Insomma, i Korn sono tornati e questa volta per davvero, non si tratta di una semplice telefonata di cortesia, questa volta l'incontro è fisico, tra pacce sulle spalle e cazzotti in faccia!
sabato 31 maggio 2014
A113
A113 Sembra un semplice codice, ma da qualche tempo in alcuni ambienti se ne parla molto.
Tra mito e realtà, l'inserimento di simboli, numeri, suoni o immagini all'interno di film, dipinti o canzoni hanno fatto la fortuna di complottisti, ricercatori e curiosi.
Dietro questi "inserimenti" si nascondono spesso banali coincidenza ma qualche volta le cose vengono ben pianificate per i motivi più disparati.
Il fascino del messaggio occulto è quello più avvincente, ed è noto quanto questo sistema venga adottato come esca per catturare l'attenzione dei più curiosi e far quindi parlare dell'opera che lo cela.
Così, dietro a grandi tesi complottistiche si nascondono semplici porta fortuna, citazioni più o meno colte, riferimenti a date o personaggi che hanno ispirato gli autori o più tristemente farlocche operazioni commerciali.
A113 è un codice che compare con una certa ricorrenza in molte opere della Disney, in particolare nel suo comparto più tecnologico: la Pixar.
La "scoperta" ha scatenato il web, inondato da molteplici spiegazioni comprensive di contorti riferimenti biblici, di oscure voci sugli Illuminati e di ogni genere di traduzione di questo fantomatico messaggio cifrato, tanto da attirare l'attenzione dagli stessi interessati che, puntualmente, hanno svelato il mistero.
A113 è un banale riferimento alla classe dell'California Institute of Arts, dove molti dei grafici impegnati nelle animazioni hanno studiato. Quando uno di questi grafici necessitava di numeri e cifre per realizzare un codice, una targa o una semplice scritta, ecco utilizzare A113 come firma celebrativa della propria provenienza didattica.
Sicuramente questo non basterà ai tanti indagatori dell'occulto, anzi, parrà una pezza al mistero svelato, eterno circolo vizioso e fonte di nutrimento di ogni complotto che si rispetti.
Ciò non toglie che a me restino dubbi inquietanti, domande pressanti che resteranno ad infestare le mie certezze: Chi ha passato tanto tempo alla ricerca di questi segnali? Perchè? ...ma soprattutto... niente di meglio da fare?
Tra mito e realtà, l'inserimento di simboli, numeri, suoni o immagini all'interno di film, dipinti o canzoni hanno fatto la fortuna di complottisti, ricercatori e curiosi.
Dietro questi "inserimenti" si nascondono spesso banali coincidenza ma qualche volta le cose vengono ben pianificate per i motivi più disparati.
Il fascino del messaggio occulto è quello più avvincente, ed è noto quanto questo sistema venga adottato come esca per catturare l'attenzione dei più curiosi e far quindi parlare dell'opera che lo cela.
Così, dietro a grandi tesi complottistiche si nascondono semplici porta fortuna, citazioni più o meno colte, riferimenti a date o personaggi che hanno ispirato gli autori o più tristemente farlocche operazioni commerciali.
A113 è un codice che compare con una certa ricorrenza in molte opere della Disney, in particolare nel suo comparto più tecnologico: la Pixar.
La "scoperta" ha scatenato il web, inondato da molteplici spiegazioni comprensive di contorti riferimenti biblici, di oscure voci sugli Illuminati e di ogni genere di traduzione di questo fantomatico messaggio cifrato, tanto da attirare l'attenzione dagli stessi interessati che, puntualmente, hanno svelato il mistero.
A113 è un banale riferimento alla classe dell'California Institute of Arts, dove molti dei grafici impegnati nelle animazioni hanno studiato. Quando uno di questi grafici necessitava di numeri e cifre per realizzare un codice, una targa o una semplice scritta, ecco utilizzare A113 come firma celebrativa della propria provenienza didattica.
Sicuramente questo non basterà ai tanti indagatori dell'occulto, anzi, parrà una pezza al mistero svelato, eterno circolo vizioso e fonte di nutrimento di ogni complotto che si rispetti.
Ciò non toglie che a me restino dubbi inquietanti, domande pressanti che resteranno ad infestare le mie certezze: Chi ha passato tanto tempo alla ricerca di questi segnali? Perchè? ...ma soprattutto... niente di meglio da fare?
mercoledì 28 maggio 2014
Gemelli di palco
La somiglianza che accomuna Will Ferrell e Chad Smith è impressionante. Nonostante i sei anni di differenza e la loro provenienza, i due sembrano fratelli, anzi gemelli.
Su questo si è spesso ironizzato in USA, dopotutto godono entrambi di un grande successo cosa che li ha spesso portati a citarsi.
Il primo è un attore famoso, produttore cinematografico e comico rinomato, il secondo musicista di spessore, più precisamente batterista dei Red Hot Chili Peppers.
A metterli a confronto ci ha pensato il Tonight Show Starring Jimmy Fallon, intervistando contemporaneamente due Chad Smith o se preferite due Will Ferrell nei panni di Chad Smith...
Insomma ... fate voi!
Su questo si è spesso ironizzato in USA, dopotutto godono entrambi di un grande successo cosa che li ha spesso portati a citarsi.
Il primo è un attore famoso, produttore cinematografico e comico rinomato, il secondo musicista di spessore, più precisamente batterista dei Red Hot Chili Peppers.
A metterli a confronto ci ha pensato il Tonight Show Starring Jimmy Fallon, intervistando contemporaneamente due Chad Smith o se preferite due Will Ferrell nei panni di Chad Smith...
Insomma ... fate voi!
venerdì 23 maggio 2014
Gli sport nazionali
Eccoci alle prese con alcuni dei nostri sport preferiti:
Campagna elettorale per le Europee: sfida tra sconosciuti che si insultano evitando temi impopolari ma fondamentali, con l'obiettivo di prendere voti per dimostrare il proprio peso politico, dimenticandosi che il vero campo da gioco è il Parlamento Europeo dove bisognerebbe arrivare con dei progetti comuni e con persone COMPETENTI.
Piagnisteismo: disciplina con decine di categorie, il cui scopo è lamentarsi di tutto senza mai valutare le proprie colpe. Si vince individuando un colpevole a cui attribuire i propri mali.
Ipocriticismo: disciplina professionistica nella politica e diffusissima a livello amatoriale, in cui ci si sfida su tematiche ricorrenti proclamando soluzioni ed evitando di agire. I fuoriclasse di questo sport riescono addirittura ad agire nella direzione opposta alle intenzioni proclamate.
Disillusionismo: disciplina moderna ma dalla diffusione virale, praticata fondamentalmente dalla popolazione che, allenata ad ogni tipo di promessa mai mantenuta, deve dimostrarsi impermeabile ad ogni forma di fiducia.
Falso indignazionizmo: disciplina in cui gli Italiani eccellono. Si prende uno scandalo, lo si sbandiera ai quattro venti e nel minor tempo possibile lo si dimentica, rimettendo in gioco tutti i protagonisti e sdoganando i loro comportamenti. I giocatori di questa disciplina diventano spesso campioni di quella precedente.
Buon divertimento e vinca il migliore!
La finale del torneo è prevista per il 25 maggio, nel frattempo ne vedremo delle belle!
Campagna elettorale per le Europee: sfida tra sconosciuti che si insultano evitando temi impopolari ma fondamentali, con l'obiettivo di prendere voti per dimostrare il proprio peso politico, dimenticandosi che il vero campo da gioco è il Parlamento Europeo dove bisognerebbe arrivare con dei progetti comuni e con persone COMPETENTI.
Piagnisteismo: disciplina con decine di categorie, il cui scopo è lamentarsi di tutto senza mai valutare le proprie colpe. Si vince individuando un colpevole a cui attribuire i propri mali.
Ipocriticismo: disciplina professionistica nella politica e diffusissima a livello amatoriale, in cui ci si sfida su tematiche ricorrenti proclamando soluzioni ed evitando di agire. I fuoriclasse di questo sport riescono addirittura ad agire nella direzione opposta alle intenzioni proclamate.
Disillusionismo: disciplina moderna ma dalla diffusione virale, praticata fondamentalmente dalla popolazione che, allenata ad ogni tipo di promessa mai mantenuta, deve dimostrarsi impermeabile ad ogni forma di fiducia.
Falso indignazionizmo: disciplina in cui gli Italiani eccellono. Si prende uno scandalo, lo si sbandiera ai quattro venti e nel minor tempo possibile lo si dimentica, rimettendo in gioco tutti i protagonisti e sdoganando i loro comportamenti. I giocatori di questa disciplina diventano spesso campioni di quella precedente.
Buon divertimento e vinca il migliore!
La finale del torneo è prevista per il 25 maggio, nel frattempo ne vedremo delle belle!
martedì 20 maggio 2014
Jonny ti riconosco appena...
Esistono canti che attraversano le ere, intonati da migliaia di uomini e che hanno musicato grandi e terribili eventi.
Johnny I Hardly Knew Ye, è un canto irlandese, tramandato a voce, le cui origini si perdono nel tempo, ma la cui melodia è rimasta intatta nei secoli.
Sono centinaia le versioni che si trovano nella storia e tantissimi i testi che si ispirano ad essa.
La prima, anche se mai ufficializzata, è When Johnny Comes Marching Home, canzone popolare Statunitense risalente al periodo seccessionista del 1865.
Divenne un classico nei primi dei '900 con la ricorrente modifica del testo, riadattato alle guerre in corso o ad eventi bellici più generici, spesso stravolgendone l'intenzione.
Nel 1975 furono i Clash di Joe Strummer a inciderne una versione punk-rock, intitolata English Civil War, palesemente rivolta alla contestata ascesa delle forze politiche di estrema destra in Inghilterra.
Nel 1991 i Guns n'Roses la citarono nell'intro della bellissima Civil War.
Esplosiva fu invece la versione dei Dropkick Murphys, formazione Americana di marcata provenienza Irlandese che si attenne al titolo e al testo originale.
Ecco alcune versioni che l'hanno caratterizzata nel corso degli anni:
Johnny I Hardly Knew Ye, è un canto irlandese, tramandato a voce, le cui origini si perdono nel tempo, ma la cui melodia è rimasta intatta nei secoli.
Sono centinaia le versioni che si trovano nella storia e tantissimi i testi che si ispirano ad essa.
La prima, anche se mai ufficializzata, è When Johnny Comes Marching Home, canzone popolare Statunitense risalente al periodo seccessionista del 1865.
Divenne un classico nei primi dei '900 con la ricorrente modifica del testo, riadattato alle guerre in corso o ad eventi bellici più generici, spesso stravolgendone l'intenzione.
Nel 1975 furono i Clash di Joe Strummer a inciderne una versione punk-rock, intitolata English Civil War, palesemente rivolta alla contestata ascesa delle forze politiche di estrema destra in Inghilterra.
Nel 1991 i Guns n'Roses la citarono nell'intro della bellissima Civil War.
Esplosiva fu invece la versione dei Dropkick Murphys, formazione Americana di marcata provenienza Irlandese che si attenne al titolo e al testo originale.
Ecco alcune versioni che l'hanno caratterizzata nel corso degli anni:
sabato 17 maggio 2014
mercoledì 14 maggio 2014
King, Ramones e Pet Sematary
La passione di Stephen King per la musica non è un segreto, traspare da quasi ogni suo romanzo, attraverso citazioni frequenti fin dalle note dell'autore.
Tra le tante band di cui è fan compaiono i Ramones, più volte ricordati in alcuni suoi racconti e reclutati nel 1989 per la colonna sonora del film Pet Sematary.
Questo film, diretto dalla regista Mary Lambert, una delle pochissime donne di successo nel mondo dell'horror, è tratto dall'omonimo romanzo di King, pubblicato nel 1983.
I Ramones vengono inclusi nella colonna sonora viste le citazioni sul romanzo e, secondo alcuni, su stesso consiglio dell'autore che, come in tanti altri film tratti dalle sue opere, si ritaglia un piccolo cameo in cui comparire (qui fa il prete!).
I brani utilizzati per il film sono due ed entrambi diventeranno icone per la band, pur non godendo di una buona nascita.
Innanzitutto vennero inclusi nel disco Brain Drain, l'ultimo realizzato con Dee Dee Ramone al basso (poi sostituito da C.J. Ramone), pubblicato tra grandi contrasti interni alla band e accompagnato dalle tante voci di un probabile scioglimento.
Pet Sematary venne inoltre accolta polemicamente, tanto da essere candidata ai Razzie Award come peggior brano originale del 1989!
Anche il film non venne esaltato dalla critica, ma divenne un successo internazionale, esattamente come la la canzone omonima in linea con il romanzo ispiratore: il successo arriva dopo l'affossamento iniziale... coincidenza?
Il video, sempre in stile Ramones, è stato realizzato in un cimitero, con la band che suona in una fossa, come a scimmiotare se stessa e le voci che li volevano finiti.
Fortunatamente questo cimitero era vivente, e tutti i protagonisti che vi hanno "soggiornato", sopravviveranno in eterno attraverso le loro opere!
sabato 10 maggio 2014
Scambiati per... stranieri!
Non ho ben capito, in questa campagna elettorale per le Europee, a chi si riferiscano i nostri partiti.
Da un lato non riesco a comprendere a quale Europa facciano riferimento e dall'altra a quali cittadini pensino di parlare.
A sentirli, in gran parte, ci parlano di un'Europa "oppressore" o comunque distante dai nostri bisogni, insensibile alle nostre tematiche e guidata da ipotetici"Poteri forti".
Forse bisognerebbe ricordarsi che abbiamo voluto NOI un'Europa così, sostenendo ogni fase che l'ha realizzata, senza MAI saper riconoscere con tempismo gli aspetti che ci hanno penalizzato.
Dovremmo ricordarci che questa "nemica" noi l'affrontiamo con tutti gli scarti della nostra politica nazionale, silurati eccellenti e incompetenti clamorosi, spesso incapaci addirittura di comunicare con gli altri parlamentari. Forse bisognerebbe ricordare che siamo uno dei Paesi meno partecipi alla sua vita politica e che non abbiamo uno straccio di progetto da perseguire, che ci presentiamo divisi su ogni tematica (esclusa il made in Italy, giusto per giustificare la nostra presenza..) e che puntualmente veniamo divorati da chi, Germania in testa, ha capito che in Europa ci si presenta uniti e con idee lungimiranti.
A sentirli, in gran parte, si rivolgono a noi con un programma fatto di lamentele e richieste, tematiche legate allo scontro tra partiti e naturalmente una gara a scaricare ogni responsabilità a questa Europa DA CAMBIARE.
Probabilmente si pensa che l'elettore italiano sia completamente deficiente e che non si renda conto che:
-Chiediamo all'Europa una legge sull'Immigrazione che noi stessi non siamo in grado di proporre.
-Chiediamo una legge sugli armamenti quando non simo in grado nemmeno di capire l'utilità dei nostri investimente (vedi F35).
-Chiediamo fiducia quando puntualmente i soldi che arrivano da Bruxell spariscono nelle paludi della nostra burocrazia, senza tra l'altro risolvere i problemi per i quali vengono stanziati.
-Chiediamo rispetto quando siamo stati incapaci di affrontare una sola riforma seria e definitiva per quasi 30 anni!
-Chiediamo credito quando ad ogni appello di regolarizzare i bilanci la nostra unica strategia è stata quella di aumentare le tasse, aumentare le spese e piangerci addosso.
Insomma: siate onesti cari candidati, rivolgetevi alle persone con rispetto, parlandoci di problematiche comunitarie, tralasciando i soliti proclami e le solite dispute interne.
Magari ammettiamo di aver NOI scambiato l'Europa per quello che non è, regalandoci così la speranza di affrontarla nella giusta maniera traendone i vantaggi che ci spettano, tanto per giustificare l'importanza del voto che ci chiedete!
Dopotutto state parlano a chi vi ha già votati, vi ha permesso di diventare quello che siete e vi ascolta senza sforzarsi di mettere in discussione le vostre affermazioni. Abbiamo tutti le nostre responsabilità, non vergognatevi dunque di ammettere le vostre, infondo siamo Italiani, non siamo mica... stranieri!
Da un lato non riesco a comprendere a quale Europa facciano riferimento e dall'altra a quali cittadini pensino di parlare.
A sentirli, in gran parte, ci parlano di un'Europa "oppressore" o comunque distante dai nostri bisogni, insensibile alle nostre tematiche e guidata da ipotetici"Poteri forti".
Forse bisognerebbe ricordarsi che abbiamo voluto NOI un'Europa così, sostenendo ogni fase che l'ha realizzata, senza MAI saper riconoscere con tempismo gli aspetti che ci hanno penalizzato.
Dovremmo ricordarci che questa "nemica" noi l'affrontiamo con tutti gli scarti della nostra politica nazionale, silurati eccellenti e incompetenti clamorosi, spesso incapaci addirittura di comunicare con gli altri parlamentari. Forse bisognerebbe ricordare che siamo uno dei Paesi meno partecipi alla sua vita politica e che non abbiamo uno straccio di progetto da perseguire, che ci presentiamo divisi su ogni tematica (esclusa il made in Italy, giusto per giustificare la nostra presenza..) e che puntualmente veniamo divorati da chi, Germania in testa, ha capito che in Europa ci si presenta uniti e con idee lungimiranti.
A sentirli, in gran parte, si rivolgono a noi con un programma fatto di lamentele e richieste, tematiche legate allo scontro tra partiti e naturalmente una gara a scaricare ogni responsabilità a questa Europa DA CAMBIARE.
Probabilmente si pensa che l'elettore italiano sia completamente deficiente e che non si renda conto che:
-Chiediamo all'Europa una legge sull'Immigrazione che noi stessi non siamo in grado di proporre.
-Chiediamo una legge sugli armamenti quando non simo in grado nemmeno di capire l'utilità dei nostri investimente (vedi F35).
-Chiediamo fiducia quando puntualmente i soldi che arrivano da Bruxell spariscono nelle paludi della nostra burocrazia, senza tra l'altro risolvere i problemi per i quali vengono stanziati.
-Chiediamo rispetto quando siamo stati incapaci di affrontare una sola riforma seria e definitiva per quasi 30 anni!
-Chiediamo credito quando ad ogni appello di regolarizzare i bilanci la nostra unica strategia è stata quella di aumentare le tasse, aumentare le spese e piangerci addosso.
Insomma: siate onesti cari candidati, rivolgetevi alle persone con rispetto, parlandoci di problematiche comunitarie, tralasciando i soliti proclami e le solite dispute interne.
Magari ammettiamo di aver NOI scambiato l'Europa per quello che non è, regalandoci così la speranza di affrontarla nella giusta maniera traendone i vantaggi che ci spettano, tanto per giustificare l'importanza del voto che ci chiedete!
Dopotutto state parlano a chi vi ha già votati, vi ha permesso di diventare quello che siete e vi ascolta senza sforzarsi di mettere in discussione le vostre affermazioni. Abbiamo tutti le nostre responsabilità, non vergognatevi dunque di ammettere le vostre, infondo siamo Italiani, non siamo mica... stranieri!
giovedì 8 maggio 2014
Fantasmi immobili
Ha suscitato molta curiosità la strana vicenda della John Lawson House, vecchia abitazione di New York la cui veranda è spesso affollata da manichini.
A quanto pare non si riesce a risalire ai proprietari della casa e i vicini giurano di non aver mai notato nessuno intento a sistemare gli ospiti, nonostante questi risultino continuamente arricchiti da abiti e da numerosi dettagli.
Tra le tante spiegazioni più o meno plausibili, la più macabra sembra voler collegare questo fenomeno ad un vecchi incidente avvenuto nei pressi di una stazione ferroviaria, a poca distanza dalla vecchia abitazione, in cui persero la vita oltre venti persone.
sabato 3 maggio 2014
mercoledì 30 aprile 2014
domenica 27 aprile 2014
Message In A Bottle
Riascoltare i vecchi dischi è un'operazione che spesso riserva sorprese.
Abituato all'ascolto di selezionati e comodissimi mp3, estratti da dischi che ora prendono polvere sugli scaffali, ogni tanto mi trovo a metterne su qualcuno, tanto per non perdere l'abitudine.
Così, scorrendo la tracklist di The Burning Red (ultimo disco del XX Secolo dei Machine Head), eccomi a ristorgere il naso davanti al titolo dell'ottava traccia, déjà vu di quanto feci più o meno 15 anni fa... (brrr..)
"Message In A Bottle", titolo troppo ingombrante per un caso di omonimia, ma canzone decisamente ostica per chiunque la voglia reinterpretare.
Quest'inno dei Police è diventato un simbolo per la band e per lo stesso Sting che la compose, coverizzata migliaia di volte ma mai troppo "rivisitata", pena un quasi sicuro fallimento.
Mentre metto su il disco penso drastico: chissà che cagata, talmente brutta che l'ho rimossa! Per quanto sulla cresta della maggiore onda che la loro carriera abbia mai generato, i Machine Head hanno sfidato la fortuna inserendo un brano così ingombrante in un disco emblema della loro energia e modernità (naturalmente rapportata all'epoca).
Fortunatamente mi sono dovuto ricredere, esattamente come feci allora.
Non sarà di certo il capolavoro della metal band Americana, ma, nonostante i suoni non reggano gli anni passati, resta per me una bella versione, distante quanto basta da evitare il paragone con l'originale e capace di raccontare il testo con nuove intenzioni.
Abituato all'ascolto di selezionati e comodissimi mp3, estratti da dischi che ora prendono polvere sugli scaffali, ogni tanto mi trovo a metterne su qualcuno, tanto per non perdere l'abitudine.
Così, scorrendo la tracklist di The Burning Red (ultimo disco del XX Secolo dei Machine Head), eccomi a ristorgere il naso davanti al titolo dell'ottava traccia, déjà vu di quanto feci più o meno 15 anni fa... (brrr..)
"Message In A Bottle", titolo troppo ingombrante per un caso di omonimia, ma canzone decisamente ostica per chiunque la voglia reinterpretare.
Quest'inno dei Police è diventato un simbolo per la band e per lo stesso Sting che la compose, coverizzata migliaia di volte ma mai troppo "rivisitata", pena un quasi sicuro fallimento.
Mentre metto su il disco penso drastico: chissà che cagata, talmente brutta che l'ho rimossa! Per quanto sulla cresta della maggiore onda che la loro carriera abbia mai generato, i Machine Head hanno sfidato la fortuna inserendo un brano così ingombrante in un disco emblema della loro energia e modernità (naturalmente rapportata all'epoca).
Fortunatamente mi sono dovuto ricredere, esattamente come feci allora.
Non sarà di certo il capolavoro della metal band Americana, ma, nonostante i suoni non reggano gli anni passati, resta per me una bella versione, distante quanto basta da evitare il paragone con l'originale e capace di raccontare il testo con nuove intenzioni.
martedì 22 aprile 2014
Dolce Arte
Sono passati 450 anni dalla morte di Michelangelo, un'occasione per celebrarlo attraverso quella che di certo rimane la sua opera più imponente: La Creazione di Adamo.
L'artista pasticcera Michelle Wibowo ha deciso di cimentarsi nella difficile impresa di ricreare il capolavoro attraverso l'utilizzo esclusivo di marshmallow e decorazioni per torte.
La realizzazione ha richiesto quasi 170 ore di lavoro e l'impiego di ben 10000 marshmallow, riproducendo, non senza difficoltà, i colori il più possibile fedeli all'originale.
Ecco il video di presentazione dell'opera che finirà all'asta per ricavarne fondi per beneficenza.
La realizzazione ha richiesto quasi 170 ore di lavoro e l'impiego di ben 10000 marshmallow, riproducendo, non senza difficoltà, i colori il più possibile fedeli all'originale.
Ecco il video di presentazione dell'opera che finirà all'asta per ricavarne fondi per beneficenza.
giovedì 17 aprile 2014
Angus Schwarzenegger
La collaborazione tra AC\DC e David Mallet, celebre regista britannico noto per i suoi lavori musicali, ha sempre dato ottimi frutti.
Durante un'intervista i musicisti hanno espresso tutto il riconoscimento per i lavori realizzati con Mallet, capace da una parte di esaltare lo spirito rock della band e contemporaneamente esprimere le forti tinte ironiche che appartengono al loro stile.
Gli ingredienti, sono spesso ricorrenti: imponenti esibizioni live, pubblico in delirio, siparietti divertenti e l'immancabile galoppata di Angus Young con la sua Gibson diavoletto.
Young è certamente il personaggio più caratteristico degli AC\DC, con il suo fare indemoniato e la sua immancabile divisa da scolaretto è uno tra i chitarristi più celebri al mondo.
Nel 1993 il regista John McTiernan, presenta la commedia d'azione Last Action Hero, film che vanta come sottofondo ai tanti spettacolari effetti speciali, una colonna sonora degna di una compilation hard rock (Aerosmith, Ac\Dc, Def Leppard, Antrax, Megadeath, Alice in Chains e molti altri).
Tra questi compaiono appunto gli AC\DC, con il singolo Big Gun.
Il protagonista del film era Arnold Schwarzenegger, grande fan della band Australiana, che, coinvolto dallo stesso Mallet, si è messo a disposizione per la realizzazione del videoclip della canzone.
Durante le riprese, quasi per gioco, è nata l'idea di far interagire il piccolo Angus Young con il colosso Schwarzenegger, che alla fine ne ha addirittura vestito i panni, naturalmente di qualche taglia in più!
Ecco il risultato:
Durante un'intervista i musicisti hanno espresso tutto il riconoscimento per i lavori realizzati con Mallet, capace da una parte di esaltare lo spirito rock della band e contemporaneamente esprimere le forti tinte ironiche che appartengono al loro stile.
Gli ingredienti, sono spesso ricorrenti: imponenti esibizioni live, pubblico in delirio, siparietti divertenti e l'immancabile galoppata di Angus Young con la sua Gibson diavoletto.
Young è certamente il personaggio più caratteristico degli AC\DC, con il suo fare indemoniato e la sua immancabile divisa da scolaretto è uno tra i chitarristi più celebri al mondo.
Nel 1993 il regista John McTiernan, presenta la commedia d'azione Last Action Hero, film che vanta come sottofondo ai tanti spettacolari effetti speciali, una colonna sonora degna di una compilation hard rock (Aerosmith, Ac\Dc, Def Leppard, Antrax, Megadeath, Alice in Chains e molti altri).
Tra questi compaiono appunto gli AC\DC, con il singolo Big Gun.
Il protagonista del film era Arnold Schwarzenegger, grande fan della band Australiana, che, coinvolto dallo stesso Mallet, si è messo a disposizione per la realizzazione del videoclip della canzone.
Durante le riprese, quasi per gioco, è nata l'idea di far interagire il piccolo Angus Young con il colosso Schwarzenegger, che alla fine ne ha addirittura vestito i panni, naturalmente di qualche taglia in più!
Ecco il risultato:
lunedì 14 aprile 2014
Montreux Jazz Festival
Il Montreux Jazz Festival è uno degli appuntamenti musicali più importanti ed attesi d'Europa.
Fin dal 1967 ha ospitato i più grandi musicisti del pianeta, allargando i suoi orizzonti tanto da abbracciare altri generi, dal blues a rock, dal soul a pop.
Tra le tante curiosità che questo festival custodisce c'è anche il famoso concerto di Frank Zappa, durante il quale andò a fuoco il Casinò, ispirando tra l'altro quel monumento musicale di "Smoke on the water" ai Deep Purple.
Per chi volesse saperne di più ecco il sito ufficiale dell'evento, mentre tracce della sua storia sono disponibili sulla pagina dedicata di Wikipedia.
Per l'edizione 2014 è stata creata una particolare istallazione, dai designer francesi Cauboyz.
In questo video si vedono i passi principali della realizzazione e il bellissimo risultato ottenuto.
Light Installation for the Montreux Jazz Festival from Cauboyz on Vimeo.
Fin dal 1967 ha ospitato i più grandi musicisti del pianeta, allargando i suoi orizzonti tanto da abbracciare altri generi, dal blues a rock, dal soul a pop.
Tra le tante curiosità che questo festival custodisce c'è anche il famoso concerto di Frank Zappa, durante il quale andò a fuoco il Casinò, ispirando tra l'altro quel monumento musicale di "Smoke on the water" ai Deep Purple.
Per chi volesse saperne di più ecco il sito ufficiale dell'evento, mentre tracce della sua storia sono disponibili sulla pagina dedicata di Wikipedia.
Per l'edizione 2014 è stata creata una particolare istallazione, dai designer francesi Cauboyz.
In questo video si vedono i passi principali della realizzazione e il bellissimo risultato ottenuto.
Light Installation for the Montreux Jazz Festival from Cauboyz on Vimeo.
martedì 8 aprile 2014
Somiglianze
Che spesso la realtà superi la fantasia è risaputo e che spesso molti comici si ispirino a personaggi reali per crearne delle caricature è altrettanto scontato.
Quando ho visto questo video non ho potuto fare a meno di collegare questo assessore romagnolo al celebre personaggio portato alla ribalta da Cevoli, forse per l'intercalare, forse per la postura o semplicemente per una somiglianza fisica, ma trovo questo intervento esilarante quanto quello del noto comico!
http://youtu.be/0giRlkCC6PA
Quando ho visto questo video non ho potuto fare a meno di collegare questo assessore romagnolo al celebre personaggio portato alla ribalta da Cevoli, forse per l'intercalare, forse per la postura o semplicemente per una somiglianza fisica, ma trovo questo intervento esilarante quanto quello del noto comico!
http://youtu.be/0giRlkCC6PA
venerdì 4 aprile 2014
L'albero di spaghetti
Per alcuni il 1 di aprile è un'istituzione e sono centinaia gli scherzi che ogni anno mietono vittime tra i meno attenti al calendario.
Nel 1957 la BBC trasmise un servizio su alcune fantomatiche piante di spaghetti, da cui alcuni coltivatori, raccoglievano dell'ottima pasta pronta da cuocere.
Va detto che all'epoca il famoso piatto Italiano era considerato piuttosto esotico, che non vi era una così capillare diffusione di ricette e che la TV godeva di una credibilità maggiore di qualsiasi altra fonte di notizie.
Ciò non mitiga l'incredibile successo del servizio, che venne preso per buono da centinaia di inglesi, pronti a contattare l'emittente per conoscere i dettagli e approfondire l'argomento.
A tutti coloro che chiedevano come coltivare la pianta la BBC rispose con sarcasmo: 'Mettete un pugno di spagetti in un recipiente con della salsa di pomodoro e sperate'
Nel 1957 la BBC trasmise un servizio su alcune fantomatiche piante di spaghetti, da cui alcuni coltivatori, raccoglievano dell'ottima pasta pronta da cuocere.
Va detto che all'epoca il famoso piatto Italiano era considerato piuttosto esotico, che non vi era una così capillare diffusione di ricette e che la TV godeva di una credibilità maggiore di qualsiasi altra fonte di notizie.
Ciò non mitiga l'incredibile successo del servizio, che venne preso per buono da centinaia di inglesi, pronti a contattare l'emittente per conoscere i dettagli e approfondire l'argomento.
A tutti coloro che chiedevano come coltivare la pianta la BBC rispose con sarcasmo: 'Mettete un pugno di spagetti in un recipiente con della salsa di pomodoro e sperate'
martedì 1 aprile 2014
Enter Night
Sono decine le biografie più o meno ufficiali della band, ma questa, scritta da Mick Wall, giornalista musicale che ha passato la sua vita on the road con le più importanti formazioni della storia del rock, scava profondamente nella vita di chi ha fatto parte dei Metallica.
Non si limita a ripercorrerne la storia, a svelarne gli eccessi o a celebrarne il mito, ma racconta da tanti punti di vista quella che per certi versi è la più straordinaria storia di una metal band.
Passo dopo passo, con la sorte sempre in bilico tra buona e cattiva, trainati dall'infinita volontà di Lars Ulrich e dal talento smisurato di James Hatfield, si compie un percorso che lega personalità differenti, spesso in contrasto, spesso fragili e affascinanti.
Wall pubblica un libro fedele ai fatti, mai eccessivamente lusinghiero, spesso critico con le scelte dei protagonisti ed onesto nelle riflessioni.
Traspare la profonda conoscenza del periodo che riguarda gli anni '80, su cui si concentra gran parte della pubblicazione, per affrontare gli anni successivi con le basi necessarie a comprendere i tanti aspetti di un mercato in continua evoluzione, proprio nel momento più ricco di stravolgimenti, dalla globalizzazione della distribuzione all'avvento di Internet.
Enter Night è un ottimo libro per conoscere meglio la storia del thrash metal ma lo è altrettanto per appassionarsi alla storia personale di uomini travolti dalla vita e dalle sue sfide, scandita da album che hanno fatto la storia, nel bene e nel male, spesso influenzati dalle personalità di chi ha firmato i brani.
Grazie a Liz per questo regalo, decisamente apprezzato!
sabato 29 marzo 2014
Imparare a volare
Obama arriva in Europa mentre Putin continua a mobilitare il suo esercito, perdendo il diritto di partecipare al G8.
La visita del presidente USA assomiglia tanto ad un monitoraggio fisico degli alleati, come a voler ricordare i vincoli commerciali e militari che legano il vecchio continente al mondo stelle e strisce.
Certo fanno pensare le parole di Obama che, anzichè smorzare i toni, ricorda quanto sia essenziale insistere sugli investimenti militari (in una situazione di profonda crisi?!?) e lo fa ancor di più con la proposta di un possibile rifornimento di gas direttamente dall'America, facilitato dallo sblocco commerciale tanto voluto dallo stesso presidente.
La velata minaccia sembrerebbe avere come vittima la Russia di Putin, che però si dimostra piuttosto indifferente, conscio di quanto la cosa sia difficilmente praticabile e sapendo che un eventuale concorrente sul mercato energetico Europeo, non gli impedirebbe di dirottare ulteriori rifornimenti all'immenso mercato Asiatico, oggi più che mai insaziabile di risorse.
Questo dimostra quanto le parole di Obama siano più un monito all'Europa che un dispetto alla Russia.
L'Italia è in prima linea sulla faccenda, sia per la dipendenza dai gas sovietici, sia per i tantissimi vincoli commerciali e soprattutto militari (dalle basi agli armamenti) che la legano all'America.
Il caso degli F35 risulta quindi emblematico e ci mette di fronte all'ennesimo esempio di quanto il nostro Paese non sia in grado di prendere decisioni autonome, ma debba percorrere in continuazione una strada fatta di ricatti più o meno evidenti e di decisioni drammaticamente sconvenienti.
Per decollare l'Italia dovrebbe imparare a volare da sola e sarebbe la prima volta dal dopoguerra.
Questo periodo di crisi potrebbe essere l'occasione giusta per reclamare il diritto a privilegiare i nostri interessi, quantomeno per poter tornare ad essere una nazione forte e non un decadente paese in balia di chi fa la voce grossa.
La visita del presidente USA assomiglia tanto ad un monitoraggio fisico degli alleati, come a voler ricordare i vincoli commerciali e militari che legano il vecchio continente al mondo stelle e strisce.
Certo fanno pensare le parole di Obama che, anzichè smorzare i toni, ricorda quanto sia essenziale insistere sugli investimenti militari (in una situazione di profonda crisi?!?) e lo fa ancor di più con la proposta di un possibile rifornimento di gas direttamente dall'America, facilitato dallo sblocco commerciale tanto voluto dallo stesso presidente.
La velata minaccia sembrerebbe avere come vittima la Russia di Putin, che però si dimostra piuttosto indifferente, conscio di quanto la cosa sia difficilmente praticabile e sapendo che un eventuale concorrente sul mercato energetico Europeo, non gli impedirebbe di dirottare ulteriori rifornimenti all'immenso mercato Asiatico, oggi più che mai insaziabile di risorse.
Questo dimostra quanto le parole di Obama siano più un monito all'Europa che un dispetto alla Russia.
L'Italia è in prima linea sulla faccenda, sia per la dipendenza dai gas sovietici, sia per i tantissimi vincoli commerciali e soprattutto militari (dalle basi agli armamenti) che la legano all'America.
Il caso degli F35 risulta quindi emblematico e ci mette di fronte all'ennesimo esempio di quanto il nostro Paese non sia in grado di prendere decisioni autonome, ma debba percorrere in continuazione una strada fatta di ricatti più o meno evidenti e di decisioni drammaticamente sconvenienti.
Per decollare l'Italia dovrebbe imparare a volare da sola e sarebbe la prima volta dal dopoguerra.
Questo periodo di crisi potrebbe essere l'occasione giusta per reclamare il diritto a privilegiare i nostri interessi, quantomeno per poter tornare ad essere una nazione forte e non un decadente paese in balia di chi fa la voce grossa.
mercoledì 26 marzo 2014
La musica è... sparita!
Brutte notizie in casa Linea 77, a pochi giorni dall'attesa pubblicazione di C'eravamo tanto Armati ecco comparire sulla loro pagina Facebook questa comunicazione:
Purtroppo questa è una brutta notizia.
Una di quelle che non avremmo mai voluto scrivere.
Saltiamo i giri di parole e andiamo al punto:
Il nostro nuovo Ep “C’Eravamo Tanto Armati” non esiste più.
Una settimana fa, esattamente nella sera di lunedi 17 Marzo, un calo di tensione ha mandato in corto circuito l’impianto elettrico della palazzina dove stavamo lavorando. I 2 hard disk che contenevano il premaster del nuovo Ep “C’eravamo Tanto Armati” erano in funzione per il classico backup giornaliero. Si sono bruciati entrambi all’istante. E’ stato un attimo. Il tempo di una scintilla. Presa elettrica fumante. Alimentatori bruciati. Hard disk fottuti.
Ovviamente li abbiamo portati immediatamente in un centro assistenza per il recupero dati. Li hanno tenuti per 3 giorni, ed effettuato tutti i test possibili e immaginabili, ma il referto finale del laboratorio non ha lasciato dubbi. “I dati contenuti negli hard disk non sono in alcun modo recuperabili”. Non abbiamo perso le speranze. Li abbiamo spediti in un altro centro assistenza. Altri 2 giorni. Stessa risposta. Niente da fare.
Ora.
E’ inutile dirvi quanto siamo incazzati.
Più di 6 mesi di lavoro sono andati in fumo in una manciata di secondi. Quello che ci resta sono una decina di provini risalenti a Dicembre 2013 che avevamo nei nostri computer personali; praticamente gli embrioni di quello che erano diventate le 7 canzoni dell’Ep (esclusi ovviamente i 2 singoli “L’involuzione Della Specie” e “Io Sapere Poco Leggere” che avevamo già fatto uscire nei mesi passati).
In tanti anni di carriera non avevamo mai toccato picchi di sfiga così alti.
Questo Ep era partito male.
Sarebbe dovuto uscire a inizio 2014, e per problemi personali l’avevamo rimandato.
L’unica cosa che riusciamo a dirci è che “forse doveva andare così”. (Anche se no, non doveva andare così!)
Non ci resta che scusarci con tutti coloro che stavano aspettando questo Ep, e con tutti coloro che stavano lavorando da mesi per farlo uscire.
Ci dispiace enormemente.
Era bello. Nuovo. Volevamo farvelo sentire.
Per uscire dalla paranoia abbiamo sempre avuto un solo modo: SUONARE. Ed è quello che stiamo facendo già da oggi. Fanculo gli hard disk e la tecnologia, siamo tornati alle care e vecchie jam in saletta e stiamo sfogando la rabbia.
Nuove idee stanno prendendo la forma di canzoni che a questo punto abbiamo deciso andranno a finire in un ALBUM.
Non sappiamo ancora quando uscirà, non è il momento di pianificare, per il momento abbiamo solo voglia di suonare tra di noi e con voi.
Ci vediamo sotto i palchi.
Quello che non ti uccide, ti fortifica.
L77
Purtroppo questa è una brutta notizia.
Una di quelle che non avremmo mai voluto scrivere.
Saltiamo i giri di parole e andiamo al punto:
Il nostro nuovo Ep “C’Eravamo Tanto Armati” non esiste più.
Una settimana fa, esattamente nella sera di lunedi 17 Marzo, un calo di tensione ha mandato in corto circuito l’impianto elettrico della palazzina dove stavamo lavorando. I 2 hard disk che contenevano il premaster del nuovo Ep “C’eravamo Tanto Armati” erano in funzione per il classico backup giornaliero. Si sono bruciati entrambi all’istante. E’ stato un attimo. Il tempo di una scintilla. Presa elettrica fumante. Alimentatori bruciati. Hard disk fottuti.
Ovviamente li abbiamo portati immediatamente in un centro assistenza per il recupero dati. Li hanno tenuti per 3 giorni, ed effettuato tutti i test possibili e immaginabili, ma il referto finale del laboratorio non ha lasciato dubbi. “I dati contenuti negli hard disk non sono in alcun modo recuperabili”. Non abbiamo perso le speranze. Li abbiamo spediti in un altro centro assistenza. Altri 2 giorni. Stessa risposta. Niente da fare.
Ora.
E’ inutile dirvi quanto siamo incazzati.
Più di 6 mesi di lavoro sono andati in fumo in una manciata di secondi. Quello che ci resta sono una decina di provini risalenti a Dicembre 2013 che avevamo nei nostri computer personali; praticamente gli embrioni di quello che erano diventate le 7 canzoni dell’Ep (esclusi ovviamente i 2 singoli “L’involuzione Della Specie” e “Io Sapere Poco Leggere” che avevamo già fatto uscire nei mesi passati).
In tanti anni di carriera non avevamo mai toccato picchi di sfiga così alti.
Questo Ep era partito male.
Sarebbe dovuto uscire a inizio 2014, e per problemi personali l’avevamo rimandato.
L’unica cosa che riusciamo a dirci è che “forse doveva andare così”. (Anche se no, non doveva andare così!)
Non ci resta che scusarci con tutti coloro che stavano aspettando questo Ep, e con tutti coloro che stavano lavorando da mesi per farlo uscire.
Ci dispiace enormemente.
Era bello. Nuovo. Volevamo farvelo sentire.
Per uscire dalla paranoia abbiamo sempre avuto un solo modo: SUONARE. Ed è quello che stiamo facendo già da oggi. Fanculo gli hard disk e la tecnologia, siamo tornati alle care e vecchie jam in saletta e stiamo sfogando la rabbia.
Nuove idee stanno prendendo la forma di canzoni che a questo punto abbiamo deciso andranno a finire in un ALBUM.
Non sappiamo ancora quando uscirà, non è il momento di pianificare, per il momento abbiamo solo voglia di suonare tra di noi e con voi.
Ci vediamo sotto i palchi.
Quello che non ti uccide, ti fortifica.
L77
lunedì 24 marzo 2014
Mutemath Drums & Bass
Durante la registrazione del loro terzo disco, alla fine delle prese della sezione ritmica...
venerdì 21 marzo 2014
Gelo fra le terre
Nonostante Internet, la libera informazione, Facebook e quanto di più tecnologico la modernità ha da offrire, dissipare le matasse dei conflitti internazionali diventa ogni giorno più difficile.
Dai giorni della Guerra Fredda sono mutati gli equilibri, con nuove potenze a contendersi i posti più influenti e i grandi leoni del passato ad arrancare per mantenere il loro peso.
Gli Usa rimangono di certo la potenza economica-militare più affermata, ma la crisi economica, troppi interventi fallimentari e troppi coinvolgimenti in scandali ed operazioni opache hanno minato quella credibilità di esportatori di democrazia.
Il rinvigorimento della Russia machista di Putin ed una serie di provocazioni inflitte ai vecchi nemici di sempre, hanno riportato Mosca a fasti che erano ormai un ricordo, pur poggiando su basi ben meno solide.
La grande assente rimane l'Europa, fallimentare sotto l'aspetto politico, incapace di parlare con una voce unica e troppo spesso impacciata nelle intenzioni.
A complicare le cose ci sono gli interessi, mai così ramificati a causa della globalizzazione, un'intreccio di lacci economici che legano vecchi nemici, separano alleati e spesso minacciano la stabilità di interi Paesi.
Sembrano quindi sempre più forti nazioni irrobustite da governi totalitari, che vantano infinite disponibilità monetarie ma che galleggiano su una poltiglia sociale spesso sottomessa e a costante rischio incendio.
Nessuno è più in grado di capire quale sia la causa e l'effetto di ciò che accade, le contraddizioni sono all'ordine del giorno, tanto che chiunque si sente autorizzato a minacciare, stringere alleanze, tirarsi indietro o restare a guardare.
Anche gli strumenti creati appositamente per evitare i conflitti risultano del tutto inutili, l'ONU su tutte, troppo spesso intralciato da veti incrociati e impossibilitato ad intervenire con l'autorità che gli spetterebbe.
Le rivolte infiammano la stampa mondiale per il periodo che serve a giustificare azioni aggressive, mentre si spengono quando dovrebbero riportare le voci di chi ne paga le conseguenze.
Quanto accade in Ucraina sembra l'ennesimo colpo di coda di un conflitto sopravvissuto all'abbattimento del muro di Berlino, con la differenza che oggi le carte sono mescolate su un tavolo a cui si affacciano nuovi giocatori, pronti a sfidare le vecchie volpi sempre più in difficoltà.
Dai giorni della Guerra Fredda sono mutati gli equilibri, con nuove potenze a contendersi i posti più influenti e i grandi leoni del passato ad arrancare per mantenere il loro peso.
Gli Usa rimangono di certo la potenza economica-militare più affermata, ma la crisi economica, troppi interventi fallimentari e troppi coinvolgimenti in scandali ed operazioni opache hanno minato quella credibilità di esportatori di democrazia.
Il rinvigorimento della Russia machista di Putin ed una serie di provocazioni inflitte ai vecchi nemici di sempre, hanno riportato Mosca a fasti che erano ormai un ricordo, pur poggiando su basi ben meno solide.
La grande assente rimane l'Europa, fallimentare sotto l'aspetto politico, incapace di parlare con una voce unica e troppo spesso impacciata nelle intenzioni.
A complicare le cose ci sono gli interessi, mai così ramificati a causa della globalizzazione, un'intreccio di lacci economici che legano vecchi nemici, separano alleati e spesso minacciano la stabilità di interi Paesi.
Sembrano quindi sempre più forti nazioni irrobustite da governi totalitari, che vantano infinite disponibilità monetarie ma che galleggiano su una poltiglia sociale spesso sottomessa e a costante rischio incendio.
Nessuno è più in grado di capire quale sia la causa e l'effetto di ciò che accade, le contraddizioni sono all'ordine del giorno, tanto che chiunque si sente autorizzato a minacciare, stringere alleanze, tirarsi indietro o restare a guardare.
Anche gli strumenti creati appositamente per evitare i conflitti risultano del tutto inutili, l'ONU su tutte, troppo spesso intralciato da veti incrociati e impossibilitato ad intervenire con l'autorità che gli spetterebbe.
Le rivolte infiammano la stampa mondiale per il periodo che serve a giustificare azioni aggressive, mentre si spengono quando dovrebbero riportare le voci di chi ne paga le conseguenze.
Quanto accade in Ucraina sembra l'ennesimo colpo di coda di un conflitto sopravvissuto all'abbattimento del muro di Berlino, con la differenza che oggi le carte sono mescolate su un tavolo a cui si affacciano nuovi giocatori, pronti a sfidare le vecchie volpi sempre più in difficoltà.
martedì 18 marzo 2014
Alter Bridge - Fortress (2013)
A quasi dieci anni dal loro debutto gli Alter Bridge pubblicano nel 2013 Fortress, la classica eccezione che conferma la regola.
Dopo la reunion dei Creed (che coinvolge la completa sezione strumentale degli A.B.) e la riconferma di Myles Kennedy alla voce del progetto solista di Slash, sembrava che AB III dovesse essere l'ultimo lavoro della band. Invece i quattro musicisti americani tornano prepotentemente con un disco dal grande impatto sonoro, che non solo conferma il loro affiatamento ma sigilla un percorso che li ha sempre visti produrre ottima musica.
Mylse dimostra una voce estremamente versatile, probabilmente ispirata anche dal grande lavoro fatto con Slash, sorretto da una granitica struttura musicale, potente e ben arrangiata, varia e, in pieno stile moderno, decisamente compressa!
Il risultato è un disco ricco, in cui non emergono canzoni in particolare solo perché tutte sono degne di nota!
Hanno annunciato di recente il loro supporto agli Aerosmith per il tour europeo estivo dei prossimi mesi, un motivo in più per non mancare!!
Dopo la reunion dei Creed (che coinvolge la completa sezione strumentale degli A.B.) e la riconferma di Myles Kennedy alla voce del progetto solista di Slash, sembrava che AB III dovesse essere l'ultimo lavoro della band. Invece i quattro musicisti americani tornano prepotentemente con un disco dal grande impatto sonoro, che non solo conferma il loro affiatamento ma sigilla un percorso che li ha sempre visti produrre ottima musica.
Mylse dimostra una voce estremamente versatile, probabilmente ispirata anche dal grande lavoro fatto con Slash, sorretto da una granitica struttura musicale, potente e ben arrangiata, varia e, in pieno stile moderno, decisamente compressa!
Il risultato è un disco ricco, in cui non emergono canzoni in particolare solo perché tutte sono degne di nota!
Hanno annunciato di recente il loro supporto agli Aerosmith per il tour europeo estivo dei prossimi mesi, un motivo in più per non mancare!!
venerdì 14 marzo 2014
Cover del Capa
Il 14 febbraio Caparezza pubblicava sul suo profilo FaceBook una foto che accompagnava le ultime fasi di lavorazione del nuovo disco "MUSEICA", palesando uno stato d'animo racchiuso nelle parole "...ancora un po' di pazienza..."
Pochi giorni dopo ecco sfornato il primo singolo "COVER" con tanto di video annesso e consueta genialità nel testo.
Geniale!
Pochi giorni dopo ecco sfornato il primo singolo "COVER" con tanto di video annesso e consueta genialità nel testo.
Geniale!
martedì 11 marzo 2014
Black Oak Arkansas
Se vi piace il Southern rock e quall'atmosfera polverosa ed impenitente che tanto ha ispirato lo stoner moderno e band trasversali che vanno dai Guns 'n Roses ai Pantera, passando per Nickelback e Rem, ecco a voi una vera istituzione: Black Oak Arkansas.
Fedeli alle tradizioni, legati alla loro terra tanto da prenderne il nome, dal 1963 infiammano i cuori del Sud America USA macinando date e sfornando dischi.
I Boa sono una band leggendaria, protagonista dei grandi eventi dell'epoca Hippie, sopravvissutale grazie alla varietà delle sonorità che essi stessi hanno contribuito a creare.
Tutto gira attorno alla figura ingombrante di Jim "Dandy" Mangrum, cantante dalla voce straordinariamente simile ad Axl Rose, con il quale condivide una certa quantità di stravaganza ed egocentrismo. Jim Dandy però resta alla guida di questa formazione per oltre 40 anni, sostituendo decine di musicisti senza mai perdere il suo piglio sul pubblico, restando fedele a se stesso spesso a "discapito di se stesso", nella più classica tradizione cowboy!
Se volete conoscerli vi consiglio la bellissima raccolta Hot & Nasty The Best of, del 1992, ricordandovi che l'ultimo disco è stato pubblicato nel 1999 e che sono tutt'ora in attività con il loro country-blues-hippie-hillybilly-psycho-boogie fucking ROCK!
Fedeli alle tradizioni, legati alla loro terra tanto da prenderne il nome, dal 1963 infiammano i cuori del Sud America USA macinando date e sfornando dischi.
I Boa sono una band leggendaria, protagonista dei grandi eventi dell'epoca Hippie, sopravvissutale grazie alla varietà delle sonorità che essi stessi hanno contribuito a creare.
Tutto gira attorno alla figura ingombrante di Jim "Dandy" Mangrum, cantante dalla voce straordinariamente simile ad Axl Rose, con il quale condivide una certa quantità di stravaganza ed egocentrismo. Jim Dandy però resta alla guida di questa formazione per oltre 40 anni, sostituendo decine di musicisti senza mai perdere il suo piglio sul pubblico, restando fedele a se stesso spesso a "discapito di se stesso", nella più classica tradizione cowboy!
Se volete conoscerli vi consiglio la bellissima raccolta Hot & Nasty The Best of, del 1992, ricordandovi che l'ultimo disco è stato pubblicato nel 1999 e che sono tutt'ora in attività con il loro country-blues-hippie-hillybilly-psycho-boogie fucking ROCK!
sabato 8 marzo 2014
L'altra Donna
Per celebrare questo giorno ecco la meravigliosa canzone reinterpretata da Jeff Buckley The Other Woman.
La canzone, scritta da Jesse Mae Robinson fu un cavallo di battaglia di Nina Simone, altra grandissima donna.
La canzone, scritta da Jesse Mae Robinson fu un cavallo di battaglia di Nina Simone, altra grandissima donna.
giovedì 6 marzo 2014
Tutto può cambiare
Che le atrocità delle guerre si scarichino sui più deboli è risaputo, ma l'assuefazione alle notizie che giungono da tutto il mondo tendono ad inaridire la nostra percezione e a renderci meno fertili a far crescere quel senso di disgusto alla violenza.
Le guerre vengono sviscerate a livello politico, relegando le tribolazioni delle popolazioni coinvolte agli appelli delle organizzazioni umanitarie o a trafiletti su tg e giornali per raccontare le atrocità più evidenti, spesso, come ci insegnano gli ultimi accadimenti, diffusi a seconda dell'interpretazione che si vuole dare dell'accaduto.
Save The Children UK ha pubblicato questo video per sensibilizzare la propria causa.
L'intenzione è raccolta nelle parole a chiusura del video, che racconta la in poco più di un minuto e mezzo la vita stravolta dalla guerra di una bimba.
Le guerre vengono sviscerate a livello politico, relegando le tribolazioni delle popolazioni coinvolte agli appelli delle organizzazioni umanitarie o a trafiletti su tg e giornali per raccontare le atrocità più evidenti, spesso, come ci insegnano gli ultimi accadimenti, diffusi a seconda dell'interpretazione che si vuole dare dell'accaduto.
Save The Children UK ha pubblicato questo video per sensibilizzare la propria causa.
L'intenzione è raccolta nelle parole a chiusura del video, che racconta la in poco più di un minuto e mezzo la vita stravolta dalla guerra di una bimba.
martedì 4 marzo 2014
Bullet Time in musica
Bullet Time è un marchio registrato dalla Warner Bros, operazione fatta dopo il grande successo di Matrix, in cui alcune scene divennero più celebri del film stesso.
Si tratta di una tecnica di ripresa che consente di fotografare un determinato movimento da tutte le angolazioni possibili e successivamente di montarle assieme utilizzando i fotogrammi a velocità ridotte.
Questo crea uno straordinario effetto slow-motion che esalta la profondità e il movimento dell'azione.
Il Bullet Time non è però un'invenzione recente, infatti sfrutta una tecnologia nata con il cinema, ovvero l'iterazione tra tanti fotogrammi d'immagine, riprodotti in successione.
Mentre nelle riprese tradizionali questo avviene da un unico punto di vista (quello della telecamera), nel Bullet Time si mescolano le immagini provenienti da tantissime macchine da presa, andando ad esaltare l'esatto istante del movimento interessato.
Se lo sviluppo di tale tecnica è culminato nel film dei fratelli Wachowski, sono stati tanti gli utilizzi che ne è stata fatta, dal cinema allo sport, dalla pubblicità ai documentari, senza, naturalmente, tralasciare la musica.
Fin dalla seconda metà degli anni 80, infatti, sono numerosi i video clip basati sul Bullet Time, a partire da Midnight Mover degli ACCEPT, seguito dal ben più celebre Like a Rolling Stone, cover di B.Dylan reinterpretata dai The Rolling Stones.
Si tratta di una tecnica di ripresa che consente di fotografare un determinato movimento da tutte le angolazioni possibili e successivamente di montarle assieme utilizzando i fotogrammi a velocità ridotte.
Questo crea uno straordinario effetto slow-motion che esalta la profondità e il movimento dell'azione.
Il Bullet Time non è però un'invenzione recente, infatti sfrutta una tecnologia nata con il cinema, ovvero l'iterazione tra tanti fotogrammi d'immagine, riprodotti in successione.
Mentre nelle riprese tradizionali questo avviene da un unico punto di vista (quello della telecamera), nel Bullet Time si mescolano le immagini provenienti da tantissime macchine da presa, andando ad esaltare l'esatto istante del movimento interessato.
Se lo sviluppo di tale tecnica è culminato nel film dei fratelli Wachowski, sono stati tanti gli utilizzi che ne è stata fatta, dal cinema allo sport, dalla pubblicità ai documentari, senza, naturalmente, tralasciare la musica.
Fin dalla seconda metà degli anni 80, infatti, sono numerosi i video clip basati sul Bullet Time, a partire da Midnight Mover degli ACCEPT, seguito dal ben più celebre Like a Rolling Stone, cover di B.Dylan reinterpretata dai The Rolling Stones.
venerdì 28 febbraio 2014
Api, Whisky e Sculture
Il Deward's Whisky, è uno dei più apprezzati distillati scozzesi, prodotto dalla famiglia di John Deward fin dal 1846 e oggi commercializzato dalla Bacardi.
Oltre al marchio e naturalmente al whisky, sono diventati celebri negli anni, gli spot pubblicitari della compagnia, esattamente come quest'ultima trovata.
Grazie all'opera di un'esperto apicoltore e di un artista-ingegnere californiano, è stata creata una scultura che rappresenti la classica bottiglia di Whisky Deward.
La particolarità è che a "scolpire" l'opera d'arte, sono state 80000 api!
Guardare per credere:
Oltre al marchio e naturalmente al whisky, sono diventati celebri negli anni, gli spot pubblicitari della compagnia, esattamente come quest'ultima trovata.
Grazie all'opera di un'esperto apicoltore e di un artista-ingegnere californiano, è stata creata una scultura che rappresenti la classica bottiglia di Whisky Deward.
La particolarità è che a "scolpire" l'opera d'arte, sono state 80000 api!
Guardare per credere:
martedì 25 febbraio 2014
Un classico in classica!
I 2Cellos sono un duo croato composto da Luka Šulić e Stjepan Hauser, rispettivamente classe 1987 e 1986.
Il loro talento è stato esaltato dalle scelte fatte negli ultimi anni e dall'aver coverizzato in "chiave di violoncello" alcuni dei più grandi successi pop-rock della storia, facendone addirittura un disco omonimo per la Sony Music.
Agli appassionati tutto questo non sembrerà certo una rivoluzione, basta pensare agli Apocalyptica, ma a giudicare dal successo crescente dei 2Cellos, anche grazie al web e ad un padrino d'eccezzione, questo progetto sta assumendo dimensioni enormi!
Tra i loro fan spicca un certo Elton John, che li ha fortemente voluti con lui in tour e non perde occasione per supportarli o promuoverli.
Ecco il loro ultimo video ormai quasi virale: un classico per gli amanti della classica!
venerdì 21 febbraio 2014
Marmellata e Nutella
Carlo Gabardini ha realizzato questo video video dopo la lettera scritta al quotidiano La Repubblica, in cui esprimeva tutta la sua condanna all'omofobia, causa del suicidio di un giovane ragazzo romano.
Con questo video ha voluto tornare sull'argomento, usando l'ironia come mezzo per un messaggio troppo spesso citato ma altrettanto poco spesso ascoltato.
Con questo video ha voluto tornare sull'argomento, usando l'ironia come mezzo per un messaggio troppo spesso citato ma altrettanto poco spesso ascoltato.
martedì 18 febbraio 2014
L'ultimo a cadere
Mentre a Sochi proseguono i XXII Giochi olimpici invernali, torna alla memoria la straordinaria storia di Steven Bradbury, divenuto celebre in Italia durante i giochi olimpici del 2002 a Salt Lake City.
In realtà il suo successo nel nostro Paese è legato al divertente racconto che la Gialappa's Band ne fece a Mai dire Goal, commentando l'incredibile successione di incidenti che ha portato questo pattinatore Australiano all'Oro.
Il video è strepitoso e per molti questa "imbarazzante" vittoria, avrebbe dovuto essere celebrata in maniera ovattata.
In realtà Bradbury venne celebrato come un eroe, con tanto di francobollo nazionale dedicato e un successivo riconoscimento dall'ordine sportivo Australiano per meriti sportivi. Il fatto è che l'impresa di Steven non si limita a questa carambolesca serie di fortunati eventi legati alla gara, ma va vista come culmine di un lungo percorso difficile e sfortunato.
Quasi dieci anni prima infatti, durante la Coppa del Mondo di Montreal, viene gravemente ferito dallo scontro con Mirko Vuillermin che con la lama dei suoi pattini provoca una ferita quasi mortale all'atleta. Dopo 111 punti e quatto litri di sangue perso, Steven si rimette in piedi e torna faticosamente a gareggiare fino a quando nel 2000 un nuovo incidente lo ferisce gravemente al collo.
Ecco spiegato il perché di questi riconoscimenti ed ecco che quella gara sgangherata assume tutt'altro valore, racchiuso nel commento che lo stesso Bradbuy rilascia ai giornalisti nel dopogara: «Non ero certamente il più veloce, ma non penso di aver vinto la medaglia col minuto e mezzo della gara. L'ho vinta dopo un decennio di calvario».
In realtà il suo successo nel nostro Paese è legato al divertente racconto che la Gialappa's Band ne fece a Mai dire Goal, commentando l'incredibile successione di incidenti che ha portato questo pattinatore Australiano all'Oro.
Il video è strepitoso e per molti questa "imbarazzante" vittoria, avrebbe dovuto essere celebrata in maniera ovattata.
In realtà Bradbury venne celebrato come un eroe, con tanto di francobollo nazionale dedicato e un successivo riconoscimento dall'ordine sportivo Australiano per meriti sportivi. Il fatto è che l'impresa di Steven non si limita a questa carambolesca serie di fortunati eventi legati alla gara, ma va vista come culmine di un lungo percorso difficile e sfortunato.
Quasi dieci anni prima infatti, durante la Coppa del Mondo di Montreal, viene gravemente ferito dallo scontro con Mirko Vuillermin che con la lama dei suoi pattini provoca una ferita quasi mortale all'atleta. Dopo 111 punti e quatto litri di sangue perso, Steven si rimette in piedi e torna faticosamente a gareggiare fino a quando nel 2000 un nuovo incidente lo ferisce gravemente al collo.
Ecco spiegato il perché di questi riconoscimenti ed ecco che quella gara sgangherata assume tutt'altro valore, racchiuso nel commento che lo stesso Bradbuy rilascia ai giornalisti nel dopogara: «Non ero certamente il più veloce, ma non penso di aver vinto la medaglia col minuto e mezzo della gara. L'ho vinta dopo un decennio di calvario».
venerdì 14 febbraio 2014
S.Valentino
Probabilmente nessuna delle canzoni che ho postato negli anni in questa ricorrenza è stata scritta per questo giorno, ma questo giorno è l'occasione per postare una bella canzone per le persone che amiamo.
Incubus - I Miss You
Incubus - I Miss You
martedì 11 febbraio 2014
La Fine Auspicabile
Vorrei che qualcuno mi spiegasse un buon motivo per cui il governo Letta dovrebbe continuare questa agonia..
Lo dico senza ironia, vorrei avere un motivo che possa incoraggiarmi a seguire questa situazione, ma continuare con questo teatrino è avvilente, più ancora degli effetti della crisi.
Nella crisi infatti resiste la dignità, di chi ci prova, di chi combatte, di chi si ostina a resistere alle difficoltà.
Se potessimo fotografare la nostra politica oggi sarebbe invece un'immagine impietosa, sconfortante e dalla dignità compromessa (eufemismo).
L'ultima settimana si è parlato di presunti stupratori e di presunte professioniste del sesso orale, dei simpatici siparietti con tafferugli in parlamento, del ritorno di Casini con Berlusconi, della contestazione di Napolitano a Bruxelles e dell'ennesimo passo verso la legge elettorale che ogni giorno diventa più complicata.
Ma dedicarsi ai tanti casini che abbiamo in Italia è davvero impossibile?
Ma dedicarsi ai tanti casini che abbiamo in Italia è davvero impossibile?
Visto che ora un Leader riconosciuto il PD ce l'ha e il centro destra ha definito le sue correnti (sempre che non decidano di riunirsi tutte insieme sotto la guida di Berlusconi in caso di elezioni), visto che il M5S ha quasi perso la voce nell'invocare l'irregolarità di questo Governo e visto che i risultati ottenuti sono imbarazzanti... non sarebbe meglio fermare quest'agonia?
Visto che abbiamo un parlamento ringiovanito non sarebbe meglio finirla con un governo di soliti noti e con questa farsa di scopo che non è nemmeno riuscito a trovare un'intesa per evitare l'ennesimo svuota carceri paraculo dell'ultimo minuto mal voluto tanto a destra quanto a sinistra?
E infine, non sarebbe bello evitare o quantomeno diminuire gli ipocriti che affollano le TV?
Visto che abbiamo un parlamento ringiovanito non sarebbe meglio finirla con un governo di soliti noti e con questa farsa di scopo che non è nemmeno riuscito a trovare un'intesa per evitare l'ennesimo svuota carceri paraculo dell'ultimo minuto mal voluto tanto a destra quanto a sinistra?
E infine, non sarebbe bello evitare o quantomeno diminuire gli ipocriti che affollano le TV?
sabato 8 febbraio 2014
Sei di Farigliano se...
Da quando su Facebook è comparso il gruppo "Sei di Farigliano se..." si è scatenata una battaglia a suon di ricordi, immagini e personaggi.
Questo si intreccia tristemente ai lutti che continuano a susseguirsi nel nostro paesino e che colpiscono spesso una generazione che ha fatto tanto per la nostra terra.
Fortunatamente, come dimostrano il fiorire di citazioni e post sul gruppo, molte di queste persone hanno lasciato un ricordo profondo, che resiste agli anni e si lega con i bei ricordi del nostro passato.
Mi è tornato in mente questo filmato realizzato da Remo Schellino e pubblicato su YouTube, Come fosse ieri:
Questo si intreccia tristemente ai lutti che continuano a susseguirsi nel nostro paesino e che colpiscono spesso una generazione che ha fatto tanto per la nostra terra.
Fortunatamente, come dimostrano il fiorire di citazioni e post sul gruppo, molte di queste persone hanno lasciato un ricordo profondo, che resiste agli anni e si lega con i bei ricordi del nostro passato.
Mi è tornato in mente questo filmato realizzato da Remo Schellino e pubblicato su YouTube, Come fosse ieri:
lunedì 3 febbraio 2014
Tomahawk - Oddfellows 2013
Torna l'armata Tomahawk, che sotto la guida di Mike Patton è giunta alla pubblicazione del quarto disco.
Dopo essersi sfogato in ogni tipo di progetto che potesse stimolarlo, dai Peeping Tom a Mondo Cane, passando anche per la stesura di qualche colonna sonora, come per il film “La solitudine dei numeri primi” di Saverio Costanzo, eccolo riprendere in mano la band che riunisce sotto la stessa bandiera Duane Denison (ex - Jesus Lizard), Kevin Rutmanis (Melvins) e John Stanier (ex - Helmet).
Oddfellows, è il nome di questo disco, che segna un po' il passo della band.
Innanzitutto all'appello manca Kevin Rutmanis, mentre risponde al basso Trevor Dunn, vecchia conoscenza del Mr. Patton nei Mr. Bungle.
Il secondo aspetto che mi colpisce è una ritrovata vena crossover, che suona molto anni ’90 e che nel caso, non può non ricordare i Faith No More.
Ecco dunque il primo pensiero che mi è venuto ascoltando questo disco: ci sarà voglia di Faith no More nel futuro Pattiano?
Vedremo, per ora ci godiamo questo disco piacevole, non esaltante, ma decisamente degno di nota!
Lo stile non viene stravolto ma la grande varietà dei pezzi, untiti ad una certa ruvidità di suoni e l’utilizzo abbondante di tempi dispari, influisce sull’atmosfera d’ispirazione stoner che svecchia il disco.
Se Mike Patton ci aveva abituato ad ogni tipo di sorpresa, questo disco non lo fa più di tanto ma in compenso è un bel disco!
Dopo essersi sfogato in ogni tipo di progetto che potesse stimolarlo, dai Peeping Tom a Mondo Cane, passando anche per la stesura di qualche colonna sonora, come per il film “La solitudine dei numeri primi” di Saverio Costanzo, eccolo riprendere in mano la band che riunisce sotto la stessa bandiera Duane Denison (ex - Jesus Lizard), Kevin Rutmanis (Melvins) e John Stanier (ex - Helmet).
Oddfellows, è il nome di questo disco, che segna un po' il passo della band.
Innanzitutto all'appello manca Kevin Rutmanis, mentre risponde al basso Trevor Dunn, vecchia conoscenza del Mr. Patton nei Mr. Bungle.
Il secondo aspetto che mi colpisce è una ritrovata vena crossover, che suona molto anni ’90 e che nel caso, non può non ricordare i Faith No More.
Ecco dunque il primo pensiero che mi è venuto ascoltando questo disco: ci sarà voglia di Faith no More nel futuro Pattiano?
Vedremo, per ora ci godiamo questo disco piacevole, non esaltante, ma decisamente degno di nota!
Lo stile non viene stravolto ma la grande varietà dei pezzi, untiti ad una certa ruvidità di suoni e l’utilizzo abbondante di tempi dispari, influisce sull’atmosfera d’ispirazione stoner che svecchia il disco.
Se Mike Patton ci aveva abituato ad ogni tipo di sorpresa, questo disco non lo fa più di tanto ma in compenso è un bel disco!
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