I Queens of the Stone Age sono usciti lo scorso giugno con il loro ultimo disco "Like Clockwork".
Per la presentazione del disco si sono esibiti al Letterman Show, vetrina importante non solo per il suo seguito!
Lo spettacolo messo su dall'intramontabile David Letterman, coadiuvato dal musicista Paul Shaffer con la prestigiosa CBS Orchestra, ha sempre concesso un grandissimo spazio alla musica, pescando trasversalmente nel panorama internazionale e dimostrando una grande elasticità.
Oggi sono tantissime le band che scelgono questo palco per promuovere i propri lavori e spesso, a seguito della breve esibizione promozionale, uno o due singoli estratti dall'album per la puntata, si tiene un concerto per la platea dell' Ed Sullivan Theater di Broadway.
I Queens of the stone Age hanno così suonato per intero il disco, senza cedere alla tentazione accomodante di arruffianarsi i presenti con i loro successi passati.
Ecco il concerto reso pubblico dalla CBS:
Spazio aperto per tutti! Un luogo dove condividere notizie, consigli, recensioni, pensieri, progetti e musica! Il Concerto per un Amico attivo tutto l'anno! Vuoi diventare autore del blog? contattaci!
venerdì 30 agosto 2013
lunedì 26 agosto 2013
Il Prosciutto di Roccaforte
Si chiama Pastorelli Elio ed è un artigiano del Prosciutto Crudo.
Non ho mai usato il Blog del Concerto a scopi pubblicitari, ma ho scovato questo video che racconta un ottimo esempio di produzione locale e di qualità!
Non ho mai usato il Blog del Concerto a scopi pubblicitari, ma ho scovato questo video che racconta un ottimo esempio di produzione locale e di qualità!
venerdì 23 agosto 2013
Longing
Troppo spesso, almeno nella musica, le cose vengono fraintese.
In realtà "fraintese" non è nemmeno la parola giusta, bisognerebbe dire "non capite",
La storia è piena di dischi rivalutati, di artisti sottovalutati e di canzoni riscoperte, vittime inerti del tempo in cui vengono pubblicate, schiacciate dal peso di chi le interpreta o dal contesto in cui si presentano.
Quanti dischi riscopriremmo se non cedessimo al facile paragone con i precedenti e quante canzoni meriterebbero più gloria di quanta strappata ad un pubblico critico o troppo carico di aspettative.
Chameleon è stato un disco ingiustamente sottovalutato, troppo diverso dai sui antecedenti e troppo azzardato per una band che faceva del power metal il suo principio.
Era il 1993 (esattamente 20 anni fa) quando la band tedesca sfidò il mercato con questo disco dalla copertina minimale e lontanissima dagli standard degli Helloween.
Molti puntarono il dito contro il cantante Michael Kiske per le scelte artistiche, cosa aggravata dai complicati rapporti con il resto della band, tanto da sfociare nell'abbandono dello stesso a favore di alcuni progetti solisti.
Chameleon è stato anche l'ultimo disco un cui suonò Ingo Schwichtenberg, primo batterista degli Helloween, che nel 1994 venne allontanato dal gruppo per evidenti segni di schizofrenia che accompagnata ad abusi di alcool e droghe, gli rendevano impossibile continuare la sua attività.
Sostituito dal grandissimo Uli Kusch, Ingo rimase vittima dei suoi demoni, spegnendosi pochi mesi dopo suicida sui binari di un treno.
Ma torniamo a Kiske, che partecipò alla stesura di gran parte delle canzoni che compongono questo quinto lavoro degli Helloween, spingendo su arrangiamenti più pop e su un carattere folk-progressive verso il quale avrebbe volentieri svoltato.
Longing, totalmente scritta, suonata e cantata da lui è un ottimo esempio della caratura artistica del cantante.
Io ho amato molto questo disco, comprato durante una gita a Praga e ascoltato nel mio primo lettore Cd, a discapito delle recensioni impietose e dei commenti piuttosto svilenti degli "amici ascoltatori".
Oggi, con un ventennio sulle spalle, Longing conserva tutto il fascino di allora, forte di quel segreto celato in un verso del suo stesso testo: Can give you all you need - just listen still. (Posso darti tutto quello di cui hai bisogno, devi solo ascoltarmi ancora).
Chameleon è stato anche l'ultimo disco un cui suonò Ingo Schwichtenberg, primo batterista degli Helloween, che nel 1994 venne allontanato dal gruppo per evidenti segni di schizofrenia che accompagnata ad abusi di alcool e droghe, gli rendevano impossibile continuare la sua attività.
Sostituito dal grandissimo Uli Kusch, Ingo rimase vittima dei suoi demoni, spegnendosi pochi mesi dopo suicida sui binari di un treno.
Ma torniamo a Kiske, che partecipò alla stesura di gran parte delle canzoni che compongono questo quinto lavoro degli Helloween, spingendo su arrangiamenti più pop e su un carattere folk-progressive verso il quale avrebbe volentieri svoltato.
Longing, totalmente scritta, suonata e cantata da lui è un ottimo esempio della caratura artistica del cantante.
Io ho amato molto questo disco, comprato durante una gita a Praga e ascoltato nel mio primo lettore Cd, a discapito delle recensioni impietose e dei commenti piuttosto svilenti degli "amici ascoltatori".
Oggi, con un ventennio sulle spalle, Longing conserva tutto il fascino di allora, forte di quel segreto celato in un verso del suo stesso testo: Can give you all you need - just listen still. (Posso darti tutto quello di cui hai bisogno, devi solo ascoltarmi ancora).
mercoledì 21 agosto 2013
La terra calda
A sentire le dichiarazioni di chi ci capisce qualcosa (o ci prova), quello che stà accadendo in Egitto era praticamente scritto.
Senza entrare nei particolari (e chi ne sarebbe capace?) e senza approfondire l'ennesima figuraccia di un Europa sorda, distratta e senza una voce decisa, sembra passata dall'alba al tramonto quella speranza sbocciata con la primavera Araba, quell'ondata di democrazia e rivoluzione che ha scosso il nord Africa nei mesi scorsi.
Dalla Siria all'Algeria, dallo Yemen al Marocco, una serie di proteste e rivolte hanno impegnato i governi e i governanti, spodestandone alcuni, distruggendone altri o scatenando durissime repressioni.
La cosa che mi sorprende, anche se non se ne parla molto, è come tutto questo è stato raccontato dalla stampa Occidentale, più attenta alle dichiarazioni che alla voce dei propri reporter.
Il fatto è che in pochi mesi i "Buoni" sono diventati i "Cattivi" e viceversa, proprio mentre alcuni giornalisti si sforzavano di raccontare le contraddizioni di una rivolta troppo estesa, spesso manipolata e poco trasparente.
La situazione Egiziana è emblematica e quella Siriana è, se possibile, ancor più confusa.
Ingerenze Saudite, Americane e Russe, ribaltamenti di fronte, ribellioni civili guidate da mercenari e resistenze popolari appoggiate degli stessi oppressori!
Il caos insomma, o semplicemente l'ennesima conseguenza di una terra devastata per le proprie ricchezze, su cui si giocano partite che poco hanno a che vedere con quanto in piazza le folle reclamano.
Quel territorio stà bruciando e far finta di nulla potrebbe essere molto pericoloso, forse addirittura più della condanna di Berlusconi... ma forse mi sbaglio.
Sepultura - Territory
Senza entrare nei particolari (e chi ne sarebbe capace?) e senza approfondire l'ennesima figuraccia di un Europa sorda, distratta e senza una voce decisa, sembra passata dall'alba al tramonto quella speranza sbocciata con la primavera Araba, quell'ondata di democrazia e rivoluzione che ha scosso il nord Africa nei mesi scorsi.
Dalla Siria all'Algeria, dallo Yemen al Marocco, una serie di proteste e rivolte hanno impegnato i governi e i governanti, spodestandone alcuni, distruggendone altri o scatenando durissime repressioni.
La cosa che mi sorprende, anche se non se ne parla molto, è come tutto questo è stato raccontato dalla stampa Occidentale, più attenta alle dichiarazioni che alla voce dei propri reporter.
Il fatto è che in pochi mesi i "Buoni" sono diventati i "Cattivi" e viceversa, proprio mentre alcuni giornalisti si sforzavano di raccontare le contraddizioni di una rivolta troppo estesa, spesso manipolata e poco trasparente.
La situazione Egiziana è emblematica e quella Siriana è, se possibile, ancor più confusa.
Ingerenze Saudite, Americane e Russe, ribaltamenti di fronte, ribellioni civili guidate da mercenari e resistenze popolari appoggiate degli stessi oppressori!
Il caos insomma, o semplicemente l'ennesima conseguenza di una terra devastata per le proprie ricchezze, su cui si giocano partite che poco hanno a che vedere con quanto in piazza le folle reclamano.
Quel territorio stà bruciando e far finta di nulla potrebbe essere molto pericoloso, forse addirittura più della condanna di Berlusconi... ma forse mi sbaglio.
Sepultura - Territory
domenica 18 agosto 2013
Il punto di Vista del portiere...
Durante il commovente saluto che Claudio ha rivolto a Michele è stata citata questa nota, scritta dallo stesso Michele e pubblicata sul suo profilo FaceBook.
Claudio ha espresso il desiderio che chiunque volesse conoscere meglio il fratello potesse leggere queste sue parole.
Alcuni mi hanno chiesto di poterlo fare anche se non iscritti a FB e ho pensato di pubblicarla sul nostro blog, sperando di far cosa gradita e soprattuto cercando di dare un tributo a Michele.
Negli occhi delle persone era palese quanto fossi amato e queste tue parole confermano quanto tu fossi speciale. Ciao Michele, da tutto il Concerto per Un Amico e in particolare da chi come me, condivide con te i ricordi di quei campeggi che hanno forgiato la nostra adolescenza.
INTRO …Sono le 13.30 del 24 maggio 2009 quando arrivo al campo di Dogliani… Le nostre tifose stanno finendo di preparare le coreografie… le saluto… scambio con loro due parole e mi sale un’adrenalina che non saprei descrivere… Appena entro negli spogliatoi mi accorgo che oggi sarà una giornata speciale… una di quelle giornate che a 60 anni mi ricorderò ancora… tutto è tappezzato di semplici fogli bianchi con scritte in indelebile nero che in un giorno qualunque farebbero sorridere… oggi no… oggi ti rendono orgoglioso di quello che stai per andare a fare… Entrato in campo per fare i soliti “due passi” per “tastare il terreno” mi accorgo degli striscioni, dei palloncini e delle bandierine appese sulla rete del campo… sento un attacco “di pelle d’oca”… saluto i compagni già arrivati… si dicono le solite battute… alcuni scattano foto… altri vorrebbero prendere il caffè, ma oggi Carlos apre solo alle 14.30… altri stanno in silenzio… che belli che sono i momenti in cui ci si guarda… ci si sorride e si rimane in silenzio…
LA PARTITA ...eccomi qui … sono nella “mia” porta … tutto è pronto per il calcio d’inizio … Le tribune sono ormai gremite di gente… i miei compagni sono disposti in campo in attesa del calcio d’inizio… in panchina oggi sono tutti composti e con le pettorine … l’unico in piedi è il Mister con il suo solito occhiale scuro… accende la sua prima sigaretta… dietro alla porta oggi non c’è nessuno… strano… dove sono finiti Beppe, Mario e Fulvio? Eccoli nella zona antistante il Bar insieme ad altri tifosi… è bello sentire i loro commenti durante la partita… mi tengono compagnia… Butto l’occhio in tribuna e tra tutta la tifoseria scorgo mio padre … la sua presenza silenziosa è più assordante del boato che rimbomba ad ogni nome che pronuncia Mini dal megafono leggendo la formazione… chissà quanto è fiero di vedere me e Claudio (nell’occasione capitano) realizzare il nostro sogno… Non gli ho mai detto quanto è bello saperlo in tribuna… mi chiedo se anche lui stia pensando a Renato Viotto… a come sarebbe stato entusiasta di vivere questo momento con noi… Sposto lo sguardo di un niente ed accanto a mio padre vedo Paolo Stralla… oggi è in versione fotografo, ma dovreste vederlo tra i pali… quello che sono riuscito a diventare come portiere lo devo a lui… alla fiducia che ha sempre riposto in me… all’entusiasmo che ci ha sempre messo nei miei allenamenti… e soprattutto alla saggezza con cui mi ha sempre parlato… mi torna in mente una frase che mi disse 10 anni fa “che sei bravo lascia che lo dicano glia altri… se vuoi fare il portiere non devi mai sentirti bravo…” Un po’ con sorpresa tra il folto pubblico noto Francesca ed Elena… le sorelle di Davide… forse neppure lo sanno che piacere mi fa averle con noi in questo giorno così speciale… butto l’occhio in campo per vedere chi indossa oggi la maglia numero 19.. ce l’ha Manti… mi prende un attacco di malinconia… quella maglia 19 ogni domenica faceva si che il mio pensiero (e non solo il mio) andasse a lui… Davide Bagnasco… il nostro numero 5…un amico che troppo presto ci ha dovuto lasciare… ripenso ad una frase scritta su Facebook in settimana… “giocherà con noi… lo fa da 8 anni…”… ripenso a Gora altro compagno prematuramente scomparso… per lui non sono state ritirate maglie, purtroppo, ma non per questo non è nei nostri pensieri… ogni volta che ci si trova ad un tavolo nelle cene post-allenamento e si fa scorrere l’album dei ricordi il suo nome salta fuori… Vedo un sacco di amici, conoscenti e sconosciuti… è bello sapere che sono lì per noi… L’arbitro fischia l’inizio della partita… per 20 minuti è partita vera… andiamo sul 3-0, mi riescono alcune belle parate… so che Paolo in tribuna si sta “gongolando” almeno quanto me… archiviamo il primo tempo e ci rifugiamo negli spogliatoi… Nel secondo tempo la mia mente continua a viaggiare… piano piano mi balzano alla mente infiniti episodi di questi 9 anni in cui abbiamo inseguito il nostro sogno… ripenso alle liti con Lino Toppi… al mio primo allenatore Vito Sanfrancesco… agli anni in cui non volevo fare il portiere, ai campionati vinti nel settore giovanile… ripenso al campionato che ci era sfumato con il Cervere, ad Aurelio Viglione… a Loris Mana che magari si starà rodendo il fegato, ma che ritengo un ottimo allenatore per cosa ci ha insegnato il suo primo anno d i permanenza a Dogliani… ripenso al mio anno passato all’Azzurra che il destino proprio oggi mi mi ha voluto mettere di fronte in questo scontro finale… guardo Cava dall’altra parte del campo e sorrido… prendo due goal “non da me” come direbbe qualcuno, ma non mi importa... (sul 5-0 ci può stare)… aspetto con ansia la fine della partita… ogni due minuti chiedo al Mister quanto manca… vedo che la cosa lo “irrita”… continuo… ad un certo punto mi manda a cagare… con una delle sue frasi storiche che non è il cao stia qui a riportare… ridiamo entrambi… che bello!!! A turno i miei compagni vengono a bere dalla borraccia che ho sempre in porta con me ed io ripenso ad ognuno di loro… forse non sanno quanto sono fiero di loro… non sanno quanto mi rende entusiasta essere il loro portiere… non sanno quante righe dedicherei ad ognuno di loro… non sanno quanto sono contento di poter condividere un’emozione così grande con loro… In questi 9 anni ho visto ragazzi diventare uomini e uomini rimanere entusiasti come ragazzi… ho visto ragazzi allenarsi come se dovessero giocare sempre quando sapevano che avrebbero dovuto accontentarsi di pochi minuti, ho visto ragazzi che sapevano di giocare sempre allenarsi come se non fossero mai sicuri di giocare… ho visto la delusione delle sconfitte e la testardaggine nel riprovare a vincere… ho visto un gruppo di persone diventare una squadra… Ripenso a quante volte da questa porta mi sono incazzato con i miei compagni… molte volte sono stato arrogante con loro… molte volte li ho mandati a cagare… molte volte mi hanno mandato a cagare loro… di tutto questo mi sento di dover chiedere scusa … spero che si ricordino di tutte le volte che li ho incitati e di tutte le volte che ho esultato con loro… Ripenso a quando 9 anni fa si parlava di un mio trasferimento in squadre più quotate… è sempre stato un mio rimpianto non averci potuto provare, ma oggi non mi interessa più… sono fiero di cosa sono diventato in questi 9 anni… non cambierei niente… credo che vincere un campionato con la società, i dirigenti ed i tifosi e alcuni compagni che ti hanno visto bambino calcare un campo di calcio non abbia eguali… e poi… e poi l’avevo promesso ad un certo Renato Viotto… “andremo in prima!!!” Ora la partita finita ed io non so bene come fare… ho voglia di urlare, di ridere, di piangere ho voglia di vivermi questo momento meglio che posso… i cori, gli abbracci, i gavettoni, le foto di gruppo … la corsa con tuffo sotto la nostra tribuna… le magliette preparate dai tifosi e dalla società… la soddisfazione sui volti dei miei comagni… Credo proprio che una giornata così a 60 anni avrò ancora voglia di raccontarla… Grazie Ragazzi!!! Il vostro Portiere…
Claudio ha espresso il desiderio che chiunque volesse conoscere meglio il fratello potesse leggere queste sue parole.
Alcuni mi hanno chiesto di poterlo fare anche se non iscritti a FB e ho pensato di pubblicarla sul nostro blog, sperando di far cosa gradita e soprattuto cercando di dare un tributo a Michele.
Negli occhi delle persone era palese quanto fossi amato e queste tue parole confermano quanto tu fossi speciale. Ciao Michele, da tutto il Concerto per Un Amico e in particolare da chi come me, condivide con te i ricordi di quei campeggi che hanno forgiato la nostra adolescenza.
INTRO …Sono le 13.30 del 24 maggio 2009 quando arrivo al campo di Dogliani… Le nostre tifose stanno finendo di preparare le coreografie… le saluto… scambio con loro due parole e mi sale un’adrenalina che non saprei descrivere… Appena entro negli spogliatoi mi accorgo che oggi sarà una giornata speciale… una di quelle giornate che a 60 anni mi ricorderò ancora… tutto è tappezzato di semplici fogli bianchi con scritte in indelebile nero che in un giorno qualunque farebbero sorridere… oggi no… oggi ti rendono orgoglioso di quello che stai per andare a fare… Entrato in campo per fare i soliti “due passi” per “tastare il terreno” mi accorgo degli striscioni, dei palloncini e delle bandierine appese sulla rete del campo… sento un attacco “di pelle d’oca”… saluto i compagni già arrivati… si dicono le solite battute… alcuni scattano foto… altri vorrebbero prendere il caffè, ma oggi Carlos apre solo alle 14.30… altri stanno in silenzio… che belli che sono i momenti in cui ci si guarda… ci si sorride e si rimane in silenzio…
LA PARTITA ...eccomi qui … sono nella “mia” porta … tutto è pronto per il calcio d’inizio … Le tribune sono ormai gremite di gente… i miei compagni sono disposti in campo in attesa del calcio d’inizio… in panchina oggi sono tutti composti e con le pettorine … l’unico in piedi è il Mister con il suo solito occhiale scuro… accende la sua prima sigaretta… dietro alla porta oggi non c’è nessuno… strano… dove sono finiti Beppe, Mario e Fulvio? Eccoli nella zona antistante il Bar insieme ad altri tifosi… è bello sentire i loro commenti durante la partita… mi tengono compagnia… Butto l’occhio in tribuna e tra tutta la tifoseria scorgo mio padre … la sua presenza silenziosa è più assordante del boato che rimbomba ad ogni nome che pronuncia Mini dal megafono leggendo la formazione… chissà quanto è fiero di vedere me e Claudio (nell’occasione capitano) realizzare il nostro sogno… Non gli ho mai detto quanto è bello saperlo in tribuna… mi chiedo se anche lui stia pensando a Renato Viotto… a come sarebbe stato entusiasta di vivere questo momento con noi… Sposto lo sguardo di un niente ed accanto a mio padre vedo Paolo Stralla… oggi è in versione fotografo, ma dovreste vederlo tra i pali… quello che sono riuscito a diventare come portiere lo devo a lui… alla fiducia che ha sempre riposto in me… all’entusiasmo che ci ha sempre messo nei miei allenamenti… e soprattutto alla saggezza con cui mi ha sempre parlato… mi torna in mente una frase che mi disse 10 anni fa “che sei bravo lascia che lo dicano glia altri… se vuoi fare il portiere non devi mai sentirti bravo…” Un po’ con sorpresa tra il folto pubblico noto Francesca ed Elena… le sorelle di Davide… forse neppure lo sanno che piacere mi fa averle con noi in questo giorno così speciale… butto l’occhio in campo per vedere chi indossa oggi la maglia numero 19.. ce l’ha Manti… mi prende un attacco di malinconia… quella maglia 19 ogni domenica faceva si che il mio pensiero (e non solo il mio) andasse a lui… Davide Bagnasco… il nostro numero 5…un amico che troppo presto ci ha dovuto lasciare… ripenso ad una frase scritta su Facebook in settimana… “giocherà con noi… lo fa da 8 anni…”… ripenso a Gora altro compagno prematuramente scomparso… per lui non sono state ritirate maglie, purtroppo, ma non per questo non è nei nostri pensieri… ogni volta che ci si trova ad un tavolo nelle cene post-allenamento e si fa scorrere l’album dei ricordi il suo nome salta fuori… Vedo un sacco di amici, conoscenti e sconosciuti… è bello sapere che sono lì per noi… L’arbitro fischia l’inizio della partita… per 20 minuti è partita vera… andiamo sul 3-0, mi riescono alcune belle parate… so che Paolo in tribuna si sta “gongolando” almeno quanto me… archiviamo il primo tempo e ci rifugiamo negli spogliatoi… Nel secondo tempo la mia mente continua a viaggiare… piano piano mi balzano alla mente infiniti episodi di questi 9 anni in cui abbiamo inseguito il nostro sogno… ripenso alle liti con Lino Toppi… al mio primo allenatore Vito Sanfrancesco… agli anni in cui non volevo fare il portiere, ai campionati vinti nel settore giovanile… ripenso al campionato che ci era sfumato con il Cervere, ad Aurelio Viglione… a Loris Mana che magari si starà rodendo il fegato, ma che ritengo un ottimo allenatore per cosa ci ha insegnato il suo primo anno d i permanenza a Dogliani… ripenso al mio anno passato all’Azzurra che il destino proprio oggi mi mi ha voluto mettere di fronte in questo scontro finale… guardo Cava dall’altra parte del campo e sorrido… prendo due goal “non da me” come direbbe qualcuno, ma non mi importa... (sul 5-0 ci può stare)… aspetto con ansia la fine della partita… ogni due minuti chiedo al Mister quanto manca… vedo che la cosa lo “irrita”… continuo… ad un certo punto mi manda a cagare… con una delle sue frasi storiche che non è il cao stia qui a riportare… ridiamo entrambi… che bello!!! A turno i miei compagni vengono a bere dalla borraccia che ho sempre in porta con me ed io ripenso ad ognuno di loro… forse non sanno quanto sono fiero di loro… non sanno quanto mi rende entusiasta essere il loro portiere… non sanno quante righe dedicherei ad ognuno di loro… non sanno quanto sono contento di poter condividere un’emozione così grande con loro… In questi 9 anni ho visto ragazzi diventare uomini e uomini rimanere entusiasti come ragazzi… ho visto ragazzi allenarsi come se dovessero giocare sempre quando sapevano che avrebbero dovuto accontentarsi di pochi minuti, ho visto ragazzi che sapevano di giocare sempre allenarsi come se non fossero mai sicuri di giocare… ho visto la delusione delle sconfitte e la testardaggine nel riprovare a vincere… ho visto un gruppo di persone diventare una squadra… Ripenso a quante volte da questa porta mi sono incazzato con i miei compagni… molte volte sono stato arrogante con loro… molte volte li ho mandati a cagare… molte volte mi hanno mandato a cagare loro… di tutto questo mi sento di dover chiedere scusa … spero che si ricordino di tutte le volte che li ho incitati e di tutte le volte che ho esultato con loro… Ripenso a quando 9 anni fa si parlava di un mio trasferimento in squadre più quotate… è sempre stato un mio rimpianto non averci potuto provare, ma oggi non mi interessa più… sono fiero di cosa sono diventato in questi 9 anni… non cambierei niente… credo che vincere un campionato con la società, i dirigenti ed i tifosi e alcuni compagni che ti hanno visto bambino calcare un campo di calcio non abbia eguali… e poi… e poi l’avevo promesso ad un certo Renato Viotto… “andremo in prima!!!” Ora la partita finita ed io non so bene come fare… ho voglia di urlare, di ridere, di piangere ho voglia di vivermi questo momento meglio che posso… i cori, gli abbracci, i gavettoni, le foto di gruppo … la corsa con tuffo sotto la nostra tribuna… le magliette preparate dai tifosi e dalla società… la soddisfazione sui volti dei miei comagni… Credo proprio che una giornata così a 60 anni avrò ancora voglia di raccontarla… Grazie Ragazzi!!! Il vostro Portiere…
giovedì 15 agosto 2013
martedì 13 agosto 2013
Il male che ispira
Negli anni '60 l'Inghilterra fu scossa dagli efferati e spietati delitti della coppia Ian Brady e Myra Hindley.
Il caso, definito Moors murders è diventato tristemente famoso per essere uno dei casi più atroci e violenti che vedesse coinvolte due personalità collaborative e complici, ma questa è un'altra storia.
Ne va da se che chiunque, in quegli anni, fosse venuto a conoscenza di tali terribili atti ne fosse scosso e profondamente colpito.
Tra questi c'è sicuramente il giovane Morrissey, che qualche anno dopo fondò assieme a John Maher gli Smiths.
Il loro primo album di debutto uscì nel 1984 e conteneva una traccia che suscitò qualche polemica: Suffer Little Children.
La canzone è un tributo, secondo lo stesso Morrissey, alle piccole vittime dei Moors Murters, quasi coetanee del cantante.
A vent'anni da quei delitti lo stesso leader della band venne a contatto con una delle madri delle vittime e con essa stabilì un rapporto di amicizia e rispetto.
L'anno successivo lo stesso caso venne riaperto per il ritrovamento di un quarto corpo, anch'esso vittima della coppia, che intanto era stata arrestata e incarcerata.
Nel 1990 un'altra band ripescò da quella brutta vicenda un'immagine, più precisamente una fotografia, quella di Maureen Hindley che assieme al marito si recava a testimoniare contro la sorella Myra Hindley. Quella fotografia divenne la copertina dell'album GOO dei Sonic Youth.
Il caso, definito Moors murders è diventato tristemente famoso per essere uno dei casi più atroci e violenti che vedesse coinvolte due personalità collaborative e complici, ma questa è un'altra storia.
Ne va da se che chiunque, in quegli anni, fosse venuto a conoscenza di tali terribili atti ne fosse scosso e profondamente colpito.
Tra questi c'è sicuramente il giovane Morrissey, che qualche anno dopo fondò assieme a John Maher gli Smiths.
Il loro primo album di debutto uscì nel 1984 e conteneva una traccia che suscitò qualche polemica: Suffer Little Children.
La canzone è un tributo, secondo lo stesso Morrissey, alle piccole vittime dei Moors Murters, quasi coetanee del cantante.
L'anno successivo lo stesso caso venne riaperto per il ritrovamento di un quarto corpo, anch'esso vittima della coppia, che intanto era stata arrestata e incarcerata.
Nel 1990 un'altra band ripescò da quella brutta vicenda un'immagine, più precisamente una fotografia, quella di Maureen Hindley che assieme al marito si recava a testimoniare contro la sorella Myra Hindley. Quella fotografia divenne la copertina dell'album GOO dei Sonic Youth.
venerdì 9 agosto 2013
L'arte del Degrado
Si chiama François Vautier ed è un videomaker-ricercatore Francese.
Qualche anno fa ha usato un vecchio scanner come terrario per formiche, documentando giorno dopo giorno il degrado di un ambiente sintetico invaso da elementi vegetali, animali e minerali.
L'esperimento è durato cinque anni, ma, fa sapere lo stesso autore, è tuttora in svolgimento, visto che le formiche sono ancora vive e vegete e, a quanto pare, affezionate alla loro casa tecnologica.
Questo lavoro ne ha ispirato un'altro, ovvero il monitoraggio per tre anni, di una piccola piazzetta abbandonata in Parigi, fotografato con IPhone e, come nel video precedente, montato grazie alla tecnica del Time Lapse.
Ultima curiosità, le musiche sotto i videoclip appartengono alla band Israeliana Infected Mushroom.
Abandoned Places > 3 Years Time Lapse from françois vautier on Vimeo.
Qualche anno fa ha usato un vecchio scanner come terrario per formiche, documentando giorno dopo giorno il degrado di un ambiente sintetico invaso da elementi vegetali, animali e minerali.
L'esperimento è durato cinque anni, ma, fa sapere lo stesso autore, è tuttora in svolgimento, visto che le formiche sono ancora vive e vegete e, a quanto pare, affezionate alla loro casa tecnologica.
Questo lavoro ne ha ispirato un'altro, ovvero il monitoraggio per tre anni, di una piccola piazzetta abbandonata in Parigi, fotografato con IPhone e, come nel video precedente, montato grazie alla tecnica del Time Lapse.
Ultima curiosità, le musiche sotto i videoclip appartengono alla band Israeliana Infected Mushroom.
ANTS in my scanner > a five years time-lapse! from françois vautier on Vimeo.
Abandoned Places > 3 Years Time Lapse from françois vautier on Vimeo.
martedì 6 agosto 2013
venerdì 2 agosto 2013
David Bowie – The Next Day (2013)
Il Duca è tornato dopo 10 anni e lo fa sorprendendo nuovamente tutti.
Etichettato come artista in declino e celebrato solo per il suo infinito e spettacolare repertorio, dimostra così che il suo talento non è affatto sbiadito.
Ammetto che al primo ascolto mi sono sentito corrotto dal suo nome altisonante, stregato da un passato che spesso mi ha regalato emozioni fortissime e che mi spingeva ad un ascolto attento e ammirato.
Alla fine ho capito che semplicemente si tratta di un disco meraviglioso, pieno zeppo di tutti di deliri "Bowiani": elegante e non pesente, eclettico e non delirante, divertente e profondo.
Bentornato Duca Bianco.
Etichettato come artista in declino e celebrato solo per il suo infinito e spettacolare repertorio, dimostra così che il suo talento non è affatto sbiadito.
Ammetto che al primo ascolto mi sono sentito corrotto dal suo nome altisonante, stregato da un passato che spesso mi ha regalato emozioni fortissime e che mi spingeva ad un ascolto attento e ammirato.
Alla fine ho capito che semplicemente si tratta di un disco meraviglioso, pieno zeppo di tutti di deliri "Bowiani": elegante e non pesente, eclettico e non delirante, divertente e profondo.
Bentornato Duca Bianco.
lunedì 29 luglio 2013
Il ritorno dei One Minute Silence
Hanno fatto le cose con calma ma finalmente eccoli con il loro primo singolo dopo 10 anni di pausa!
L'annuncio ufficiale era stato diffuso all'inizio del 2011 e dopo una serie di peripezie più o meno ufficiali, anche i One Minute Silence si affidano ad un EP per tornare a farsi sentire.
Esce in questi giorni il loro nuovo video: Pandemic Schizophrenia, aprifila dei brani che compongono Fragmented Armageddon.
Lo stile non è cambiato, come la loro natura, almeno per ora, buon tuffo nel passato!
L'annuncio ufficiale era stato diffuso all'inizio del 2011 e dopo una serie di peripezie più o meno ufficiali, anche i One Minute Silence si affidano ad un EP per tornare a farsi sentire.
Esce in questi giorni il loro nuovo video: Pandemic Schizophrenia, aprifila dei brani che compongono Fragmented Armageddon.
Lo stile non è cambiato, come la loro natura, almeno per ora, buon tuffo nel passato!
venerdì 26 luglio 2013
Il demone dell'onnipotenza
C'è un demone che si annida nell'uomo, che lo conquista approfittando della sua vanità e delle sue debolezze.
Il potere da sempre ha effetti sulla nostra esistenza, ha scritto e distrutto pagine di storia, è stato il movente di stragi, il carburante di imprese epiche e la linfa vitale di migliaia di scoperte.
Nessuno vi è immune, sia esso in forma concreta o in forma eterea, quando colma il vuoto causato dall'insicurezza, quando serve a mascherare una personalità vulnerabile e troppo fragile.
Quanto successo in Spagna riporta immediatamente alla vicenda Schettino, errore umano, dettato dall'inosservanza delle norme di sicurezza: dalla convinzione di essere onnipotenti.
Nessuno lo è, tutto può accadere a chiunque ed è bene ricordarlo sempre, soprattutto quando nelle proprie mani viene messa la vita di qualcun'altro.
Alasdair Roberts - The Daemon Lover
Nessuno vi è immune, sia esso in forma concreta o in forma eterea, quando colma il vuoto causato dall'insicurezza, quando serve a mascherare una personalità vulnerabile e troppo fragile.
Quanto successo in Spagna riporta immediatamente alla vicenda Schettino, errore umano, dettato dall'inosservanza delle norme di sicurezza: dalla convinzione di essere onnipotenti.
Nessuno lo è, tutto può accadere a chiunque ed è bene ricordarlo sempre, soprattutto quando nelle proprie mani viene messa la vita di qualcun'altro.
Alasdair Roberts - The Daemon Lover
mercoledì 24 luglio 2013
lunedì 22 luglio 2013
Il Ciclista
"Mi chiamo Franco Cacciatori, sono nato a Verona e ho 56 anni. Sono un installatore di antifurti satellitari e vari altri accessori sulle automobili. Inizialmente non consideravo la bicicletta come un mezzo per spostarmi da casa a lavoro perché possedevo un vecchio motorino ma quando circa 4 anni fa mi è stato rubato mi sono dovuto ricredere, e ho cominciato ad usare una bici per andare appunto al lavoro, e con la quale mi sposto tutt’ora..."
Comincia così una breve biografia di un ciclista particolare, uno di quelli da imprese estreme, di quelli che senza mai aver vinto una gara, si sono conquistati di diritto il rispetto di professionisti ed appassionati.
Ho sempre amato il ciclismo, seguivo con entusiasmo il Giro d'Italia e ancora oggi mi riporta a quel periodo particolare che segnava la fine delle scuole e l'inizio dell'estate.
Dopo le tristi vicende di Pantani e il declino che il doping ha causato ad uno sport tanto nobile, ho perso l'attrazione verso le corse, riportando i corridori (all'epoca alla stregua di eroi, almeno per me) a semplici sportivi, pur col fardello di dover competere con una delle discipline più faticose del mondo.
Oggi però ritrovo quello spirito verso un campione del ciclismo, Franco Cacciatori, un uomo che corre solo per passione, facendolo nel modo più difficile, senza sfruttare quanto la tecnologia ha masso a disposizione delle due ruote. In sella ad una vecchia Graziella, da lui stesso messa a nuovo, ripercorre le strade che hanno fatto grande il Giro d'Italia, facendo della fatica una forza e della motivazione l'unica spinta per arrivare al traguardo.
Vi invito a leggere e a seguire le sue imprese, per scoprire il mondo di un uomo che ancora corre per passione.
Comincia così una breve biografia di un ciclista particolare, uno di quelli da imprese estreme, di quelli che senza mai aver vinto una gara, si sono conquistati di diritto il rispetto di professionisti ed appassionati.
Ho sempre amato il ciclismo, seguivo con entusiasmo il Giro d'Italia e ancora oggi mi riporta a quel periodo particolare che segnava la fine delle scuole e l'inizio dell'estate.
Dopo le tristi vicende di Pantani e il declino che il doping ha causato ad uno sport tanto nobile, ho perso l'attrazione verso le corse, riportando i corridori (all'epoca alla stregua di eroi, almeno per me) a semplici sportivi, pur col fardello di dover competere con una delle discipline più faticose del mondo.
Oggi però ritrovo quello spirito verso un campione del ciclismo, Franco Cacciatori, un uomo che corre solo per passione, facendolo nel modo più difficile, senza sfruttare quanto la tecnologia ha masso a disposizione delle due ruote. In sella ad una vecchia Graziella, da lui stesso messa a nuovo, ripercorre le strade che hanno fatto grande il Giro d'Italia, facendo della fatica una forza e della motivazione l'unica spinta per arrivare al traguardo.
Vi invito a leggere e a seguire le sue imprese, per scoprire il mondo di un uomo che ancora corre per passione.
martedì 16 luglio 2013
Ciao Mini.
"Quando una storia arriva al capolinea, sentirsi tristi è il minimo che possa accadere."
Cominciava così l'articolo di Michela Casale Alloa, che commentava l'editoriale di Domenico Milano sulla chiusura di PAESI TUOI.
Oggi quelle parole sono tornate attuali a causa della triste notizia della sua scomparsa.
Noi del Concerto per Un Amico abbiamo avuto stretti rapporti con lui, sia in veste di giornalista, quando ci concedeva spazi per i nostri articoli, sia in veste di Sindaco, quando si batté al nostro fianco per scongiurare la disfatta della dodicesima edizione.
Ho sempre apprezzato la grande serietà dimostrata nelle cose che affrontava, la grande attenzione per il suo territorio e l'appoggio che sapeva donare a chi s'impegnava per realizzare qualcosa.
Mini rappresenta un pezzo della storia del nostro piccolo paese, una storia costruita con profonda devozione, costanza e tanta passione.
Ancor più delle cariche che ha ricoperto il Professor Milano ha sempre dimostrato il suo valore umano, attraverso il suo essere sempre presente e mai ingombrante, attraverso le sue idee che ha coltivato con coerenza e coraggio, come quando ha accettato il posto di Sindaco nonostante i problemi di salute, a guida di questa giunta che oggi ne piange la scomparsa.
Il cordoglio colpisce tutta la popolazione, che commossa partecipa alla funzione civile, da lui voluta, in linea con il suo pensiero, lucido e consapevole fino alla fine, mai scalfito dalla malattia che pur spietata non ha intaccato la sua grande dignità e forza d'animo.
Ciao Mini e grazie per quanto hai fatto per la nostra terra.
venerdì 12 luglio 2013
Scoots of Anarchy
Si tratta di una parodia estremamente curata nei dettagli, ispirata alla meravigliosa serie di Sons Of Anarchy.
Girata esclusivamente con riprese tramite telefonini è diventata un successo planetario.
Realizzato da alcuni fans ha da subito avuto un grande successo di pubblica e, si dice, sia molto apprezzato degli stessi protagonisti della serie originale americana!
Per gli appassionati: da non perdere!
martedì 9 luglio 2013
Guerra al playback
Ad un passo dalla terza guerra mondiale, con la crisi dell'occidente, gli spy-scandals che travolgono gli USA e fanno infuriare il mondo, le rivolte civili arabe, le minacce coreane e le contraddizioni dei paesi orientali, Putin dichiara guerra al playback.
La Russia ha infatti approvato una legge che punisce con multe fino a 100000 euro chi truffa il pubblico, spacciando un concerto LIVE per una molto più economica esibizione in playback.
Il fenomeno, piuttosto diffuso nel mondo, ha raggiunto, soprattutto in alcuni paesi, dei livelli imbarazzanti, tanto da suscitare critiche e denunce.
Va detto che oggi la tecnologia permette di utilizzare basi ed effetti sonori in grado di migliorare le performance degli artisti, che, ad onor di cronaca, utilizzano nei dischi sempre più spesso grandi quantità di musica elettronica, generata da sintetizzatori e strumenti digitali, sempre più programmati che suonati.
Ciò non toglie però che se ci si presenta con i musicisti, si debba mantenere fede alla proposta fatta, offrendo così uno show più caloroso ed esaltante.
Di certo il fattore economico conta parecchio, alcune produzioni risparmiano milioni grazie al playback, soprattutto in paesi il cui pubblico non è così attento, realizzando spesso dei veri raggiri.
Così la Russia (e non solo!) decide di tutelare il pubblico dagli artisti "sola", che troppo spesso non reggono il confronto tra quanto inciso su disco e quanto realmente riprodotto dal vivo.
Esiste però una giustizia divina che non ha bisogno di leggi scritte.
Nella musica si chiama talento e basta un poco di esperienza per riconoscerlo a prima vista, mentre, come nella vita, tutti i nodi vengono al pettine, e le brutte figure, specie per chi fa il furbo possono essere devastanti.
Vedere per credere: concerto dei Lordi, proprio in Russia (min 1:53).
La Russia ha infatti approvato una legge che punisce con multe fino a 100000 euro chi truffa il pubblico, spacciando un concerto LIVE per una molto più economica esibizione in playback.
Il fenomeno, piuttosto diffuso nel mondo, ha raggiunto, soprattutto in alcuni paesi, dei livelli imbarazzanti, tanto da suscitare critiche e denunce.
Va detto che oggi la tecnologia permette di utilizzare basi ed effetti sonori in grado di migliorare le performance degli artisti, che, ad onor di cronaca, utilizzano nei dischi sempre più spesso grandi quantità di musica elettronica, generata da sintetizzatori e strumenti digitali, sempre più programmati che suonati.
Ciò non toglie però che se ci si presenta con i musicisti, si debba mantenere fede alla proposta fatta, offrendo così uno show più caloroso ed esaltante.
Di certo il fattore economico conta parecchio, alcune produzioni risparmiano milioni grazie al playback, soprattutto in paesi il cui pubblico non è così attento, realizzando spesso dei veri raggiri.
Così la Russia (e non solo!) decide di tutelare il pubblico dagli artisti "sola", che troppo spesso non reggono il confronto tra quanto inciso su disco e quanto realmente riprodotto dal vivo.
Esiste però una giustizia divina che non ha bisogno di leggi scritte.
Nella musica si chiama talento e basta un poco di esperienza per riconoscerlo a prima vista, mentre, come nella vita, tutti i nodi vengono al pettine, e le brutte figure, specie per chi fa il furbo possono essere devastanti.
Vedere per credere: concerto dei Lordi, proprio in Russia (min 1:53).
venerdì 5 luglio 2013
Get... Arrange
Gli arrangiamenti cambiano pelle al pezzo, così una hit 2013 come Get Lucky dei Duft Punk, può diventare una ballate folk o un medley senza tempo!
martedì 2 luglio 2013
lunedì 1 luglio 2013
L'attesa e la speranza
L'attesa e la speranza si intrecciano, formando un filo invisibile che ha il compito di tenere assieme i pezzi di una serenità troppo vulnerabile. Il destino può essere spietato ed esserne spettatore è sconfortante, almeno quanto il senso di impotenza di fronte ai mali che possono colpirci.
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