lunedì 27 aprile 2015

Impotenza e stupidità

Come stride il mondo, da una parte l'impotenza dell'uomo sulla natura e sulla sua potenza, dall'altra la stupidità della violenza per motivi tanto futili quanto stupidi.

mercoledì 22 aprile 2015

Non si cambia mai

L'ennesima tragedia in un mare che mai come negli ultimi anni è diventato un cimitero.
Uomini, persone, disperati ed approfittatori, attorno ai quali danzano avvoltoi, a cui poco importa di quanto accade, pronti a piangere davanti alle telecamere o a lavarsi la coscienza con discorsi pregni di buoni propositi.
Nulla cambia, piccole azioni che mirano a calmare gli animi, senza curarsi della situazione che si aggrava, scatenando una guerra tra disperati, tra chi non è pronto ad accogliere e chi non può non partire.
Dai lontani tavoli europei su cui rimbalzano colpe e responsabilità, fino a quei baracconi galleggianti, dove in caso di pericolo si sceglie chi sacrificare in base alla religione, nulla sembra cambiare.
Eppure chiamare emergenza questa situazione sa d'imbroglio, perchè è insito nel termine il fattore temporale che svanisce nei lunghi anni in cui queste tragedie si susseguono.
Eppure hanno ragione tutti: non si può chiudere le porte in faccia a chi fugge per salvarsi, non si può aprire le porte con l'evidente incapacità di accogliere seriamente chi arriva tutelando la loro salute e la nostra sicurezza, non si può chiedere che intervengano gli altri quando noi stessi abbiamo sempre rinviato le decisioni, spesso per favorire chi lucra su queste disgrazie.
Contemporaneamente non si può pretendere che uno Stato, a causa della sua posizione geografica si faccia carico di un esodo che riguarda ormai un continente.
Ha ragione chi dice che stiamo pagando il prezzo di secoli di saccheggi e sfruttamenti, di politiche che hanno portato al potere tirannie e uomini corrotti che potessero favorire i nostri "commerci".
Ha ragione anche chi dice che non possiamo farci carico di problematiche legate a terre in cui i valori e le ideologie sono spesso in contraddizione con le nostre.
Insomma, hanno ragione tutti e per conseguenza tutti hanno torto.
Nel frattempo altre persone fuggiranno da guerre e carestie finendo affogati, e chissà cosa penseranno in quei momenti, mentre la vita che cercavano di salvarsi gli viene strappata nella solitudine di un mare che separa due mondi così diversi.
Purtroppo però questo non cambierà, almeno non nel nostro paese, dove un opinione viene tacciata di razzismo e un proposito di ipocrisia.
Non è cambiato nulla se non l'odio che aumenta assieme alle difficoltà, odio da parte di chi individua negli stranieri i responsabili delle mancanze che rendono la loro vita un inferno. Odio da parte di chi vede queste persone come razzisti e violenti, un pericolo da contrastare. Odio partorito dalle istituzioni che lo alimentano per nascondere la propria incompetenza.
Non si cambia mai perché non lo sappiamo fare, perché cambiamento significa mettersi in discussione, rinunciare a delle certezze per poter avere delle opportunità.
Non si cambia perché per farlo bisogna essere spesso impopolari, al limite del crudele, perché una società civile si basa sull'uguaglianza e non sul garantismo ostentato.
Non si cambia perchè in qualche decennio siamo passati da un sogno ad una triste realtà in cui i diritti si sono confusi con i doveri, in cui le differenze si sono accentuate e in cui alcuni privilegi non sono più permessi.


martedì 14 aprile 2015

70'Blackmore

Taglia il traguardo dei 70 anni uno dei più grandi musicisti della storia del rock: Ritchie Blackmore.
Sarebbe stato troppo semplice celebrarlo con un pezzo dei Deep Purple che ha contribuito a creare e a trasformare nel mito che sono diventati.
Nella sua lunga carriera Blackmore ha attraversato tante epoche, permettendosi il lusso, privilegio dei grandi devoti alla musica, di tracciare nuovi sentieri, di prendere ed abbandonare band, collaborare con i più grandi ma anche con i giovani più intraprendenti, fino a dedicarsi assieme alla moglie al suo progetto più recente e forse più "estremo", in una riscoperta della musica rinascimentale, trasformata con alchimie rock, in qualcosa di più moderno.
I Blackmore's Night non sono certo un progetto che mira a scalare le classifiche ne tantomeno punta ad un'autocelebrazione cavalcando il fantasma di se stesso.
I Blackmore's Night sono un vero e proprio tributo alla musica medioevale, con tanto di costumi e concerti selezionati tra fiere rinascimentali e meravigliosi castelli, con un seguito minore ma ben motivato ed affezionato.
Blackmore ha dimostrato nella sua carriera di aver vinto il peso del personaggio che era diventato, seguendo le sue passioni e costruendoci un mondo attorno, esattamente come fece alla fine degli anni 60, trasformando il suo stile nei pilastri del rock.

venerdì 10 aprile 2015

Concordo

Come spesso accade sono in pieno accordo alla riflessione di Massimo Gramellini suglie eventi di ieri, comprese le reazioni!

FONTE LA STAMPA
Un paranoide condannato per bancarotta fraudolenta compie una strage a palazzo di Giustizia, ammazzando tra gli altri anche un giudice, e immancabilmente salta su qualcuno a denunciare il clima ostile creatosi intorno alla magistratura. Come se ad armare la mano omicida fosse stata la polemica politica sulla responsabilità civile e le ferie dei giudici. Come se quel magistrato fosse stato ucciso in quanto simbolo dell’indipendenza delle toghe e non in quanto bersaglio di una resa dei conti maturata nella testa di un uomo ossessivamente ripiegato sui fattacci suoi. (A cui nessuno aveva pensato di togliere il porto d’armi dopo la condanna: è questo, oltre alle difese colabrodo del tribunale, il vero mistero e il vero scandalo). 

Poiché la lista dei morti è completata da un avvocato e da un socio dell’assassino, se ne deve forse dedurre che anche le categorie degli avvocati e dei soci avrebbero diritto di lamentare un atteggiamento persecutorio nei loro confronti? Gherardo Colombo ha sicuramente parlato sotto l’impulso del dolore personale: quel giudice era un ex collega e un amico. E prima di svalutare il lavoro dei magistrati bisogna sempre ricordarsi, come ha fatto Mattarella, che operano in prima linea sulla carne viva del Paese. Ma certe manipolazioni emotive della realtà alimentano il mostro nazionale del vittimismo. Mentre Colombo commentava un fatto di cronaca nera per sottolineare il disagio della magistratura, altri trasformavano il truffatore omicida in un prodotto della crisi economica. E così si perdeva di vista che a uccidere e a morire non erano stati dei simboli, ma degli esseri umani. 

martedì 7 aprile 2015

Two Gallants - What the Toll Tells (2006)

Saranno i postumi del viaggio in Irlanda, il verde acceso delle colline che aciuganavo al sole o lo 'svacco' culinario e fisico della giornata di ieri, ma più più volte ho pensato a questo disco come plausibile colonna sonora delle ore che passavano.
In effetti un qualche cosa a che fare con l'irlanda i Two Gallants ce l'hanno: il loro nome è tratto dal racconto Gente di Dublino di James Joyce.
A pensarci bene anche il carattere folk del disco si sposa bene con lo stile bucolico che ha caratterizzato il mio dopo Pasqua.
Se poi forziamo un po' anche il fatto che siano californiani, che ci siano parti di armonica e lunghe ballate appoggiate ad arpeggi pizzicati su chitarre acustiche, bé, un po' di "svacco" ce lo possiamo immaginare!
Di certo è che i Two Gallants sono e restano un duo straordinario nella loro semplicità e questo disco è così ricco da essere perfetto per tante occasioni, comprese le Pasquette bucoliche tra braciole e buon vino (e birra)!
Il disco in questione è What the Toll Tells, del 2006, fondamentalmente perchè la canzone che mi girava in testa era Threnody in Minor B, con tutte le sue contaminazioni.
Folk, Country, Punk, Rock e Blues, tutto mescolato e spremuto da nove canzoni che non si appoggiano a grandi produzioni, ma che hanno quel sapore genuino e un po' grazzo che si nasconde nelle cose fatte con devozione, senza l'ansia del dover sembrare perfette.

sabato 4 aprile 2015

Musica dalla natura

Diego Stocco è un musicista italiano che da anni realizza musiche piuttosto particolari.
E' diventato celebre grazia ad alcuni video virali realizzati suonando elementi non proprio convenzionali.
In questo, per esempio, girato per celebrare l'Earth day 2012, Diego suona piante, semi, frutta e foglie raggiungendo un risultato sorprendente!


Diego Stocco - Music from Nature from Diego Stocco on Vimeo.

martedì 31 marzo 2015

Dublino

Un breve viaggio a Dublino per capire quanto sia bella l'Irlanda e il suo carattere.
Tra scampagnate, pinte di Guinness e piatti più o meno tradizionali, ci siamo innamorati delle sue vie, della sua storia, del suo clima decisamente variabile e naturalmente dei suoi pub.
Tra i tanti incontri quello con Stephen Cooper è stato tra i più apprezzati.
Si tratta di un cantautore-chitarrista, membro del duo Scoops music, che abbiamo incontrato durante una sua esibizione in uno dei tanti, meravigliosi locali di Temple Bar.
Tra cover, brani originali e brindisi, ci ha regalato una bellissima serata!

venerdì 27 marzo 2015

L'ultimo tramonto

Cosa è successo sul maledetto volo che è tragicamente terminato sulle vette alpine francesi lo si può intuire, ma cosa è passato nella testa di un pilota, che volontariamente commette un omicidio, con l'alibi (ancora da stabilire) del suicidio... non lo sapremo mai.
Resta la rabbia dei famigliari, mista ad un dolore che si acutizza al pensiero di quegli ultimi istanti di cui restano le sole, terribili, testimonianze audio.
Resta la beffa, per un sistema di sicurezza che si trasforma in tutela per un gesto folle ed imprevedibile.
Resta la cinica consapevolezza che una cosa tanto assurda sia comunque meno probabile di un guasto tecnico e quindi una sorta di magra consolazione in vista dei nostri viaggi futuri.
Resta l'assurda sensazione che se un gesto tanto folle sia da imputare al mostro della depressione sia contemporaneamente meno odioso di un gesto terroristico ma drammaticamente più egoista ed incomprensibile.
Restano i frammenti sparsi sulle rocce, i tanti dubbi ancora da chiarire e quella sensazione di impotenza nello scegliere di mettere la propria vita nelle mani di un'altra persona.
Resta il cordoglio per le tante vittime di una fine assurda e spaventosa, come la certezza di non poter controllare quello che di buono o maledetto si annida nei nostri pensieri.

martedì 24 marzo 2015

Got the time

Quando ascoltai per la prima volta questa canzone in disco live degli Anthrax fu amore a primo play!
Preso dalla curiosità di scoprire i 'big four', da fanatico dei Metallica e sedotto dagli Slayer, volevo chiudere il cerchio con le altre due band che rappresentavano l'ossatura del thrash metal: Megadeth e appunto gli Anthrax.
All'epoca avevo appena comprato uno stereo con lettore cd, i masterizzatori, costosissimi, erano appena apparsi sul mercato ed erano rarissimi e Napster era ancora una chimera a cui nessuno nemmeno pensava.
Per chi si aggirava affamato di musica, armato di riviste ed in cerca di un passaggio per arrivare al negozio di dischi più vicino, per farsi un idea, esisteva solo lo scambio di cd e le cassettine  da far divorare ai wolkman, tramandate di mano in mano senza mai un vero proprietario.
Ricordo di aver comprato un live perchè non ero riuscito a trovare una raccolta, così fui travolto dalla spaventosa energia degli Anthrax, che tra i big four erano di certo quelli meno legati ai classicismi del metal.
Il primo ascolto fu travolgente, c'era del punk, del rap, del metal, insomma una vagonata di stili, forse non sempre coerenti, ma sicuramente affascinanti.
Got the time era una delle mie canzoni preferite, il riff di basso, suonato da Frank Bello fustigando le corde con il plettro, era uno delle intro capaci di infiammare le platee!
Ho scoperto solo da poco che questa canzone era una cover e cercando l'originale ne ho apprezzato meglio la composizione, scoprendone anche l'autore, tale Joe Jackson, inglese tra i guru della New Wave.
Jackson non apprezzò molto il rifacimento degli Anthrax, ma è innegabile che la loro versione rese molto più celebre il pezzo, incastonandolo tra le pietre più classiche e pregiate del metal.

martedì 17 marzo 2015

Il cattivo sapere

Ho parlato spesso di quanto l'informazione sul web, libera da ogni costrizione, sia finita nella trappola dell'abuso, schiacciata sotto migliaia di tasti che battono supposizioni spacciandole per fatti, ipotesi per verità, dubbi per certezze.
Purtroppo nell'oceano di internet vale una sola legge: trovi quello che vuoi trovare.
In effetti questo vale anche nella vita reale: si ascolta quello che si vuol sentire, ma mentre nella vita di tutti i giorni esiste l'autorevolezza o meno di un'interlocutore, sul web si casca male, le citazioni sono spesso imparziali e appannate, i fatti esposti a profili alterni e le fonti spesso ignote.
La colpa è nostra, troppo pigri per documentarci, pavidi per smentirci e affascinati dalle tesi capaci di tranquillizzarci.
Proprio questo è un metodo frequentemente utilizzato per condizionare i consumi, società che ordinano ricerche mirate per poi sfruttarne i risultati e realizzarci campagne pubblicitarie sui social, dove l'attenzione della gente è quella desiderata: abbastanza alta per le cazzate e troppo bassa per le cose importanti.
Per fare un esempio, se da domani si pubblica una ricerca dove si stabilisce che il consumo di spinaci favorisce la caduta dei capelli (sto inventando..), senza dire che altri fattori sono ben più determinanti o specificare che bisognerebbe consumarne a quintali, oppure omettendo tutte le altre grandi qualità della celebre verdura, avremmo centinaia di stempiati pronti a credere che braccio di ferro fosse il primo grande esempio che conferma questa tesi!
Immaginate questo esempio per tematiche ben più gravi e per giri d'affari ben maggiori di quello degli spinaci... e immaginate se allo spinacio si proponesse un'alternativa con un'altra verdure facendo il gioco opposto.. chi ci guadagnerebbe? E se la ricerca fosse evitata raccogliendo molto più semplicemente fantomatiche citazioni su blog e forum? ... a fidarsi...
Inoltre, spesso, le cose nascono senza malizia, magari per semplici ragioni etiche, per simpatia o convinzioni personali, argomenti che si diffondono di portale in portale, confermati da saccenti integralisti che non trovano spazio da nessun'altra parte se non sul web, ma lalla fine la notizia passa per vera o almeno per vorosimile (cosa ben diversa!).
Insomma, ci siamo, siamo arrivati all'opposto delle nostre paure analogiche, al paradosso delle nostre complottistiche convinzioni che un'informazione imbavagliata ci mostrava un solo lato del mondo, a servizio di chi la sfruttava per condizionare le nostre scelte.
Eccoci al mercato delle autorità, barattate per la popolarità di una notizia, presa per buono per il prezzo miserabile del non doverci sforzare a metterle in discussione.
La scienza e la medicina in mano ad oratori senza competenza, distribuite in comode vignette ad un pubblico senza pretese, pronti ad abboccare all'amo più accattivante, diventati intolleranti alla verità spesso più scomode di chi, per una vita, ha studiato l'argomento.
Vi invito a leggere questa pagina e trarne le vostre conclusioni, piangendo le prime vittime di un sistema sempre più alla deriva: VAFFANCULO STRO**I!

sabato 14 marzo 2015

Il giardino del suono

Nel 1982 l'artista Douglas Hollis, realizzò nei pressi di Seattle, dodici strutture metalliche simili a delle torrette, attrezzate con lunghi tubi cavi e pannelli per allinearsi al vento.
L'effetto creato è quello di una sinfonia continua generata dal vento, resa ancor più surreale dal desolato paesaggio in cui si trova.
L'istallazione è pubblica, anche se dopo gli attacchi dell'11 settembre 2001, gli accessi vengono monitorati e i controlli sono diventati continui.
L'opera divenne famosa nello stato Washington e ispirò una neonata band locale che ne prese il nome, diventando poi un icona del grounge mondial: i Soundgarden appunto!


martedì 10 marzo 2015

Boardwalk Empire.. addio.

Si chiude con la quinta stagione la serie capolavoro prodotta da Martin Scorsese e interpretata da un magistrale Steve Buscemi.
Pur avendo ottenuto risultati eccellenti, frutto di un cast strepitoso, una produzione rigorosa e da una sceneggiatura che mescola sapientemente storia e finzione, Boardwalk Empire mi ha sempre dato l'impressione di non aver mai goduto del successo che meritava.
Dopo quattro stagioni strepitose, in cui i personaggi sono stati spogliati di ogni maschera, in un percorso  tanto intenso quanto mai scontato, si è giunto ad un epilogo dal sapore agrodolce, capace in otto puntate di sciogliere ogni nodo, attraverso ad una narrazione inedita rispetto al passato, senza scendere a facili compromessi, nel rispetto (fin dove possibile) della storia reale.
56 puntate per raccontare un periodo storico crudo e violento, quello dell'America degli anni 20, in cui si intrecciano le storie dei contrabbandieri, della mafia, dei militari sfuggiti alla Grande Guerra, dei conflitti razziali, di una finanza e di una politica in procinto di essere inghiottiti dalla modernità.
Per saperne di più sull'ultima stagione vi segnalo questa magnifica recensione, occhio agli spoiler, ma aggiungo ai grandi pregi evidenti di questa serie, anche una massiccia ed accurata selezione musicale, fatta di grandi classici e reinterpretazioni di brani ripescati da un passato lontano.
Tra le tante cose che si ricorderanno di questa serie, di certo la sigla iniziale sarà una di queste, con la colonna sonora dei The Brian Jonestown Massacre, ad incorniciare una sequenza di immagini che racchiudono tutta la storia: un elegante "Nucky" Thompson lascia il lungomare per la spiaggia, scrutando l'oceano che nel tempo di una sigaretta si sfoga in una tempesta che trascina a riva migliaia di bottiglie, sempre sotto lo sguardo severo di Nucky che, tornato il sereno, lascia la spiaggia, con le scarpe immacolate.

venerdì 6 marzo 2015

Spoiler

E' capitato a tutti di farlo, magari involontariamente, magari interrompendosi ad un passo dalla frittata, ma lo spoiler rimane e resterà una pratica odiosa.
Svelare il finale di un'opera significa compromettere il divertimento di chi la segue, dimostrando una piena mancanza di rispetto nei suoi confronti.
Ci sono poi diverse maniere di fare spoiler, alcune intriganti, si pensi agli stessi trailer cinematografici che svelano parti della storia cercando di renderla più appetibile, o ci sono i casi ispirati alla realtà, in cui si conosce bene il finale (spesso spoilerato all'inizio), per poi costruire un percorso affascinante che ne enfatizzi l'epilogo.
Quanto fatto da Striscia la Notizia nei confronti di Masterchef è stato un segno irrispettoso nei soli confronti di chi seguiva la trasmissione di Sky, nulla di più.
Svelare una sospetta irregolarità a due giorni dalla conclusione del reality poteva essere un colpaccio anche dopo la sua conclusione, anzi, forse avrebbe suscitato molto più disgusto di quanto fatto in questo modo.
Dagli ascolti inoltre non sembra che l'operazione abbia causato danni, tutt'altro, ma era piuttosto prevedibile aspettarsi che chi ha seguito per settimane le vicende degli aspiranti chef non rinunciasse alla portata principale!
Unanime è stata la condanna da tutte le fonti di informazione, dagli addetti ai lavori agli stessi interessati, ad esclusione di chi, non seguendo la cosa, può giudicare senza alcun fastidio l'irriverenza della corazzata di Ricci.
Insomma, il motivo di questo colpo basso non lo riesco a capire e mi augoro si sia trattato di un leggerezza mal calibrata e non di una bastardata come ad esempio... genialmente questo:

martedì 3 marzo 2015

Cannibal Blast

C'è un sottile filo che lega Luigi Paulino Alfredo Francesco Antonio Balassoni a Paul Mazurkiewicz, che attraversa oltre 50 anni di storia e rafforza il legame tra il Metal più estremo e il Jazz.
Procedimo per tappe, con la premessa che a dispetto dei tanti integralisti, la musica è tutta figlia della stessa arte, si nutre di contaminazioni e condivide musicisti, strumenti e attitudine.
I due personaggi citati all'inizio sono due batteristi. Il primo, classe 1924, è conosciuto con lo pseudonimo più sintetico di Louie Bellson ed è stato un virtuoso delle pelli in ambito jazz, tanto da militare nella storica orchestra di Duke Ellington, musicista e compositore tra i più prolifici e stimati del settore.
Il secondo è stato uno dei fondatori dei Cannibal Corpse, formazione americana riconosciuta tra i più celebri esponenti del brutal death metal. Paul Mazurkiewicz è uno dei batteristi più noti del settore, famoso per aver sviluppato alcune tecniche di batteria, divenute classiche nel metal più estremo, tanto da aver coniato uno stile chiamato cannibal blast, base ritmica di buona parte dei lavori della band.
Senza entrare nei tecnicismi di questo groove, lo si trova, andando a ritroso nel tempo, utilizzato nell'ambiente metal, fin dalle sue origini, elemento essenziale per creare ritmiche veloci e potenti.
L'utilizzo di questo stile come groove è però ispirata ad alcuni fill tipici del jazz, utilizzati spesso dai grandi batteristi del passato, soprattutto dai più virtuosi, partoriti dalla florida fucina di un mondo musicale che dava spazio a grandi sperimentazioni e infinite contaminazioni.
Tra questi musicisti ritroviamo Louie Bellson, per alcuni l'inventore della doppia cassa, ma di certo uno tra i primi a cimentarsi con questa variazione.
Come dicevo la struttura jazz utilizzava queste tecniche (ed infinite altre) più come fill che come groove, legati a ritmiche meno quadrate e vincolati da dinamiche che nel metal vengono trascurate per enfatizzare velocità e potenza.
Trovo affascinante considerare le evoluzioni musicali nei vari generi, spesso concentrandomi su aspetti tecnici decisamente particolari, che costituiscono però l'ossatura di quello che oggi ascoltiamo.
Senza i grandi musicisti virtuosi della storia, oggi saremmo orfani delle mille sfaccettature musicali che si evidenziano nei loro esempi più estremi, ma senza l'apertura mentale del saper cogliere le sfumature più affascinanti nei generi a noi più lontani non saremmo mai usciti dalla concezione classica della musica, e questi fili, che legano mondi e persone diversi, sono li a dimostrarlo.

mercoledì 25 febbraio 2015

Big Bang Big Boom sui muri

Un "non"scientifico punto di vista sull'inizio e l'evoluzione della vita.
Così recita la spiegazione di questo bellissimo clip realizzato grazie ad una speciale grafica sui muri!


BIG BANG BIG BOOM - the new wall-painted animation by BLU from blu on Vimeo.

martedì 24 febbraio 2015

Tonalità di metal

Seguendo le ramificazioni della musica, si percorrono percorsi contorti, che collegano generi e sottogeneri, in un viaggio davvero interessanti per chi ama il settore.
Quando ci si appassiona si tende a scoprirne ogni sfumatura, spesso facendo il percorso inverso, partendo dalla band che ci ha conquistato per risalire a chi, tra ispirazione e storia, ha contribuito ad influenzare e quindi a stimolare quel settore.
Il metal è una ramificazione estremamente frastagliata, generata dal tronco del rock, ma evolutasi negli anni in una complessa e fitta selva di sottogeneri, caratterizzati da suoni, tecniche, tematiche ed attitudini.
Per i non appassionati, come in ogni campo, è difficile cogliere le differenze più tenue ma è senz'altro molto interessante provare ad approfondire le origini e cercare i collegamenti che determinano l'evoluzioni dei grandi generi.
Dall'Heavy fino al Post Metal si sono sviluppate in ogni parte del mondo decine di correnti, ognuna delle quali vanta esponenti di indubbie capacità, venerati da schiere di fans e riconosciuti per le loro doti e la loro inventiva, spesso figlia di aperture e contaminazioni.
Senza prendersi troppo sul serio è altrettanto divertente vedere queste differenze in chiave ironica, magari accentuando gli aspetti più estremi che alla fine caratterizzano il genere stesso.
Jared Dines è un musicista youtuber con oltre i centomila seguaci, specialista nell'ironizzare sulla musica che ama, creatore di questi video davvero divertenti!

venerdì 20 febbraio 2015

L'ignoranza brucia

A sentire gli esperti, quelli che non cedono all'allarmismo, le intenzioni del Califfato nero è piuttosto chiara. La loro è una battaglia votata alla provocazione, le loro armi sono una violenza smisurata sbandierata attraverso i media, supportata da proclami e da una continua demonizzazione di tutto ciò che è occidentale.
La cosa si palesa con Boko Haram, letteralmente "proibizione dell'istruzione occidentale", ma è altrettanto evidente nelle dichiarazioni dei vari portavoce dell'IS, nelle battaglie contro i nostri valori, la nostra cultura e nelle sempre meno velate minacce a Roma cuore del Cristianesimo.
E' chiaro che non si può credere "all'invasione Islamica" intesa come marcia su Roma; questi gruppi, se pur pericolosissimi, non hanno ne i mezzi ne le capacità per affrontare un tale attacco, ma godono di una fortissima motivazione che diventa un'arma micidiale nel reclutamento di nuovi volontari, soprattutto in territorio straniero.
Il vero rischio per noi è quello degli attacchi trerroristici, delle cellule sparse per il mondo e pronte ad agire anche senza schemi precisi, alimentando un odio e un terrore che è il primo obiettivo dell'Isis.
Paura, demonizzazione e provocazione mirano a cercare uno scontro diretto, tale da giustificare e rendere palese una guerra tra civiltà, in cui ci si deve schierare per forza e da cui il Califfato può reperire linfa vitale per il suo sviluppo.
Per questo credo sia giusto rispondere alle provocazioni con quello che temono di più: la nostra libertà culturale, temuta come un virus, perché capace di sminare le radicalizzazioni e favorire il libero arbitrio, vero cancro di ogni regime.
Se pare impossibile farlo davanti alle decapitazioni e alle crudeltà che continuano a mostrarci soddisfatti attraverso i nostri stessi canali (a cui dovremmo rispondere solo smettendo di diffonderli), possiamo farlo con meno sdegno davanti alle manifestazini meno cruente, come quelle di ieri, in cui bruciano gli strumenti musicali in segno di disprezzo.
Ecco, a questo vorrei rispondere con la musica, dimostrando insindacabilmente quanto questi strumenti generino meraviglie, magie che non hanno bisogno di traduzione che superano i vincoli culturali, dimostrando la stupidità di chi bruciandoli dimostra una violenza a senso unico e un'ignoranza disarmante.