martedì 18 febbraio 2014

L'ultimo a cadere

Mentre a Sochi proseguono i XXII Giochi olimpici invernali, torna alla memoria la straordinaria storia di Steven Bradbury, divenuto celebre in Italia durante i giochi olimpici del 2002 a Salt Lake City.
In realtà il suo successo nel nostro Paese è legato al divertente racconto che la Gialappa's Band ne fece a Mai dire Goal, commentando l'incredibile successione di incidenti che ha portato questo pattinatore Australiano all'Oro.
Il video è strepitoso e per molti questa "imbarazzante" vittoria, avrebbe dovuto essere celebrata in maniera ovattata.
In realtà Bradbury venne celebrato come un eroe, con tanto di francobollo nazionale dedicato e un successivo riconoscimento dall'ordine sportivo Australiano per meriti sportivi. Il fatto è che l'impresa di Steven non si limita a questa carambolesca serie di fortunati eventi legati alla gara, ma va vista come culmine di un lungo percorso difficile e sfortunato.
Quasi dieci anni prima infatti, durante la Coppa del Mondo di Montreal, viene gravemente ferito dallo scontro con Mirko Vuillermin che con la lama dei suoi pattini provoca una ferita quasi mortale all'atleta. Dopo 111 punti e quatto litri di sangue perso, Steven si rimette in piedi e torna faticosamente a gareggiare fino a quando nel 2000 un nuovo incidente lo ferisce gravemente al collo.
Ecco spiegato il perché di questi riconoscimenti ed ecco che quella gara sgangherata assume tutt'altro valore, racchiuso nel commento che lo stesso Bradbuy rilascia ai giornalisti nel dopogara: «Non ero certamente il più veloce, ma non penso di aver vinto la medaglia col minuto e mezzo della gara. L'ho vinta dopo un decennio di calvario».


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