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lunedì 21 marzo 2016

1000 e punto.

Mille post, un traguardo, lo ammetto, perseguito vedendolo come un punto dovuto, dovuto a me stesso, alla mia idea di questo blog, caparbio come nel pubblicare per ogni post la propria colonna sonora, con la speranza che chi leggesse lo facesse ascoltando quello che ascoltavo io digitando lettera per lettera il mio pensiero.
Ammetto che da qualche tempo la cosa si era fatta più complicata, mai un peso, ma comunque non più così spontanea.
Quando decisi di aprire questo blog il mio mondo era molto diverso, il Concerto per Un Amico era in pieno sviluppo, l'entusiasmo dei ragazzi nutriva ogni progetto che nasceva e il mondo digitale non era ancora stato invaso dai "social".
L'appuntamento annuale con il Concerto era troppo limitato per la nostra idea di fare musica, di ascoltarla, di suonarla e di parlarne. Così mi era sembrato un'idea fantastica quella di aprire un posto dove chiunque potesse scrivere e commentare qualsiasi cosa avesse a che fare con il Concerto e con il mondo delle sette note.
All'inizio il progetto partì con ottimi risultati, tanti autori, tanti argomenti e tante occasioni per dire la propria.
Ho sempre curato personalmente questo blog, cercando di mantenerlo sui binari della condivisione, in cui chiunque poteva consigliare, recensire, presentare o semplicemente esprimere il proprio parere su qualsiasi argomento che girasse attorno al Concerto e al mondo della musica.
Per questo ho sempre evitato recensioni negative ed invitato gli altri ad essere costruttivi e non dissacratori, perché questo spazio volevo fosse un ritrovo e non un'arena.
Dopo la fine del Concerto per Un Amico le cose si sono fatte più complicate e ho visto questo Blog come una finestra che non andava chiusa, come uno spiraglio che permettesse a chi lo volesse, di accedere a quel mondo che in tanti anni abbiamo creato.
Questo forse mi ha intestardito e mi ha portato al traguardo del millesimo post.
La strada è diventata una ripida salita con l'avvento di FaceBook, il luogo ideale per condividere contenuti, decisamente più comodo ed essenziale rispetto al blog, ma nel tempo non potevo non notare quanto questi contenuti fossero sempre più scarni, sfociando addirittura nel semplice ri-pubblicare il pensiero altri, tanto da dimostrare che il blog non era affatto "superato" ma piuttosto aveva ritrovato la sua identità originale di concedere spazio, spazio che nelle altre piattaforme era stato occupato da semplici commenti o "stati d'animo".
Così ho cercato con una certa ricorrenza nuovi autori, persone che credessero in questo progetto, anche al di fuori dalla cerchia degli organizzatori, trovando spesso persone che ci hanno provato (e che ringrazio!), che hanno ideato delle rubriche, che avevano qualcosa da raccontare, che sapevano scrivere.
Purtroppo, e lo dico senza polemica ne amarezza, le cose non sono mai decollate e da anni, ogni settimana, a pubblicare sono rimasto solo.
Testardo e forse un po' romantico, sorretto dai numeri (quasi 60.000 visualizzazioni) e da un'ostinata curiosità che non mi ha mai fatto mancare un'argomento di cui parlare, ho continuato consapevole di quanto portavo avanti.
Certo il tempo che dedicavo al blog diminuiva, i post si facevano più rari e i contenuti più striminziti, ma il carburante non mi è mai mancato e quindi non ho mai visto un motivo valido per abbandonare il mezzo!
Raggiunto il 1000 posto mi son preso qualche settimana di pausa, così per vedere com'era sfogliare le pagine di quello che alla fine è diventato quasi un diario, non personale ma di viaggio, tra passioni, curiosità, eventi e ricordi. Questi ultimi mi hanno fatto commuovere, un po' perché sono stati spesso sfoghi o pensieri generati da momenti difficili, un po' perché rileggere le proprie idee dopo anni ha sempre quel nostalgico sapore di innocenza, l'innocenza di chi spera in un futuro che ogni giorno ti cambia le carte in tavola.
Oggi mi rendo conto che continuare sarebbe un'appropriarsi personale di uno spazio che non è nato per questo, un viaggio in solitaria che porta sempre più la mia firma e sempre meno quella del gruppo da cui tutto è partito.
Così, non a malincuore ne con nostalgia, decido di interrompere.
E lo faccio come sempre a modo mio, chiudendo una porta e lasciando le chiavi nella toppa. Questo perché come ho detto sento che l'idea di questo Blog non è obsoleta ne sorpassata.
Continuo a credere più che mai che sarebbe bello avere uno spazio per approfondire le proprie idee senza cercare like o buttarla in caciara. Sono certo che tra la webzine e il tweet ci sia spazio per sviluppare dei concetti senza essere necessariamente professionisti, e che farlo ci permetterebbe di condividere esperienze che nel mondo social sono incatenate al simbolo "condividi".
Ho troppo rispetto però per questo spazio e non voglio appropriarmene completamente.
Scelgo quindi di fermarmi qui con la speranza che qualcuno un giorno mi scriva per poter ricominciare e se non dovesse accadere, per lasciare una lunga traccia di 1000 pagine e quasi altrettante canzoni che testimoniano gli anni in cui il Concerto per Un Amico ha raggiunto il suo apice e la sua chiusura.
I viaggi hanno un'inizio e una fine, quello che non finisce mai è il ricordo che ci lasciano dentro.

venerdì 12 febbraio 2016

Inglesismi...

Siamo alle solite, tutti belli schierati a parlare di argomenti che i più non conoscono, senza nemmeno prendersi la briga di fermarsi a riflettere. Già un governo che continua a proporre iniziative battezzate in inglese e piene di contraddizioni dovrebbe farci riflettere sulla scarsa attenzione che nutre verso l'argomento, che, nel caso opposto dovrebbe essere cristallino e ben definito e non mascherato come un clown che cerca disperatamente attenzione.
Sui diritti civili è palese la necessità di un'intervento, tanto che continuiamo ad essere sanzionati per la triste tendenza pluriennale ad evitare il problema chiudendo gli occhi e passando oltre.
Come tutte le cose "rimandate" si arriva prima o poi al punto che la distanza tra politica e società diventa incolmabile e le decisioni vanno prese d'urgenza, troppo sovente dovendo trattare più temi contemporaneamente.
Ci si trova dunque a dover affrontare tematiche che in altri paesi si sono già evolute, che sono già state trattate e normate, che hanno visto sperimentazioni, regolamenti, doveri e diritti.
Qui tutto tace per anni, poi in qualche mese si pretende pareggiare i conti, chiedendo ad un parlamento composto in gran parte di cialtroni, di legiferare su argomenti che vanno ben oltre la triste appartenenza (spesso transitoria) ad un partito.
Calando un volo sull'infinita incompetenza di quanti nemmeno riescono a pronunciare il nome della proposta di legge, trovo sia altrettanto deleterio vedere questi temi affrontati come un qualunque dibattito sul posticipo sportivo del fine settimana.
Detesto chi a priori non ascolta l'opinione altrui perché accecato dalla grandezza della propria e trovo ancor più stupido vedere persone prendere posizioni senza nemmeno saper di cosa si parla.
Questo perché nella legge che ci si appresta a votare, ci sono tanti aspetti che nessuno dei tanti "opinionisti" penso si sia preso la briga di leggere. E forse sarebbe pure inutile leggere questa marea di cavilli ed emendamenti fatti ad hoc per strappare una maggioranza risicata.
Come tutti mi sono fatto un'idea a proposito e come sempre mi trovo in perfetto disaccordo con tutti gli estremismi, ma in fondo a chi interessa la mia opinione? Non mi viene nemmeno richiesta attraverso un referendum e spesso penso anche che questo sia un bene, visto come si affrontano le votazioni in Italia.
Certo è che siamo nel 2016 e la società di oggi ha conquistato posizioni impensabili fino a 50 anni fa. Queste posizioni vanno tutelate in nome di un progresso che fa dei diritti civili un baluardo della società occidentale, cosa ancor più evidente in un periodo di frequenti confronti tra civiltà.
Partendo da questo è palese che ci siano passi doverosi, su cui la discussione diventa superflua se non addirittura obsoleta.
Se l'amore omosessuale è stato finalmente accettato è sacrosanto riconoscerlo a livello istituzionale, riconoscendo diritti e doveri atti a regolamentare una relazione nella nostra società. Chiamarlo matrimonio o unioni civili o pacs o come volete, significa solo cambiare il fiocco ad una confeziona già ben definita.
Di tutt'altro spessore è il tema delle adozioni, che arriva nel nostro paese senza alcun approccio, gravato da anni di rinvii e tabù anche solo a volerne discutere.
Come dicevo ho la mia opinione, ma anche qui ci sono punti fermi che la indirizzano. Che un figlio non sia un diritto è sacrosanto e che ci siano famiglie etero talmente pessime che a confronto è invidiabile la condizione di orfano lo è altrettanto.
Ma è altrettanto indiscutibile che ad un bambino servano figure di riferimento sia maschili che femminili. Lo è a tal punto che la natura stessa lo preveda come elemento essenziale per la procreazione. E' altrettanto vero che concepire un figlio non vuol dire essere genitori e che per esserlo occorre prendersene cura, amarlo e crescerlo, tutti elementi che possono valere per un qualsiasi adulto, anche da solo, figuriamoci in coppia!
Personalmente credo che ad un bambino in cerca di famiglia debbano essere garantite le condizioni migliori e, sempre personalmente credo che queste siano riscontrabili maggiormente in una coppia uomo-donna in cui esistano riferimenti paterni e materni ben definiti. Contemporaneamente sono anche convinto che una famiglia, anche omosessuale, anche mono-composta, sia preferibile ad un orfanotrofio o ad un istituto che omologa per forza di cosa i suoi ospiti.
Credo anche che l'adozione da parte del partner di un genitore separato (sia esso gay oppure etero) sia inevitabile oltre che opportuna, sempre se ci siano le condizioni necessarie e la volontà dei genitori naturali.
Il tutto per il bene del bambino, che in tutta la faccenda è il vero fulcro della famiglia, su cui volenti o nolenti si basa tutta la società mondiale, da cui, per farla grossa, dipende tutta la nostra umanità.
E' altrettanto vero che con i livelli oggi raggiunti dalla scienza, si pongono altre questioni, come l'utero in affitto, le madri surrogate e tutto quello che comporta l'evoluzione della medicina genetica.
Immaginatevi quanto sia difficile per un paese che ancora non ha una regolamentazione sulle relazioni civili affrontare tali temi...
Eppure il tempo perso è una colpa e oggi dobbiamo per forza affrontare questi argomenti, perché la vita va avanti e perché è assurdo che una cosa legiferata oltre confine qui non abbia ne tutele ne doveri.
Personalmente trovo assurdo anche solo pensare che possa esistere una "madre surrogata", e non tanto per questioni etiche, piuttosto perché ho vissuto con una donna che per nove mesi ha gestito una gravidanza e sono certo che il rapporto che si crea tra una madre ed un figlio non possa essere valutata in termini scientifici o peggio economici. E' vero che sta alle persone decidere della propria vita, e che (senza nemmeno considerare lo sfruttamento) una donna è libera di prestare il proprio utero e 9 mesi della propria vita a due amici o a due sconosciuti, ma il frutto di tutto ciò è un bambino a cui nessuno può chiedere un parere.
Certo è un parere personale, magari indotto dal fastidioso pensiero che queste operazioni, oggi carissime, sono destinate esclusivamente a persone molto abbienti, e quindi ulteriormente in contraddizione con la richiesta di un diritto che anche se riconosciuto varrebbe solo per chi può permetterselo. E se non è una questione economica perché i costi per questa pratica sono così elevati, possibile che il compenso per la madre non incida? E se incide non si tratta forse di una questione economica che alla fine ricade sul bambino?
Insomma, mi pare che l'argomento sia troppo ampio per essere affidato a chi sul palco del Family Day sbraita che il sesso non è un piacere o a chi vuole un figlio anche al costo di accettare che una donna che lo porta in grembo, lo nutre e lo mette al mondo, se ne possa separare senza pensieri, senza nemmeno chiedersi se quel bambino un giorno non desidererà sapere da dove viene...
Forse domani cambierò idea anche io, conscio del fatto che le opinioni cambiano con la società e con l'esperienza, ma altrettanto conscio che purtroppo, da quanto l'argomento si è affacciato in parlamento, non ho ancora sentito alcun dibatto serio, che esuli dalle reciproche accuse o che dia spazio a legittime preoccupazioni senza sentirsi tacciati di bigottismo.
L'epilogo sarà sempre quello delle cose che si sistemano col tempo, all'Italiana, correggendo un poco alla volta tutti gli aspetti che si sono tralasciati nella corsa all'approvazione, sperando che nel frattempo non siano in troppi a pagare la leggerezza di scelte fatte più per posizione che per ragionamento.


venerdì 20 novembre 2015

Pensieri identici

E' davvero sorprendente ritrovare due tuoi pensieri  messi "in bella" e stampati su carta. Il fatto è che per ben due giorni consecutivi un pensiero che mi ronza in testa, lo ritrovo magistralmente pubblicato da Gramellini. Ora, premesso che mai sarei stato in grado di fare altrettanto, non posso che sposare appieno quanto scritto.

Nel nostro Giardino
Vergogna, tremenda vergogna: gli europei si sentono più coinvolti dagli attentati di Parigi che da quelli che esplodono ogni giorno in altre aree del pianeta. Delle trentaduemila vite mietute l’anno scorso dalla falce terrorista, solo alcune centinaia erano occidentali. Il 2,6% del totale. Eppure è intorno a quello striminzito 2,6 che noi piangiamo le nostre lacrime migliori e organizziamo dibattiti e rappresaglie, razzisti disumani che non siamo altro.   
Ai flagellanti che sono già all’opera per titillare una specialità della casa - il senso di colpa - vorrei garbatamente esprimere il mio dissenso. Non è il razzismo a guidare i nostri impulsi emotivi, ma un umanissimo criterio di prossimità. Ti preoccupi di più se va a pezzi l’appartamento del tuo vicino che se crolla un grattacielo su Marte. Le stragi immonde di Boko Haram in Nigeria ci sconvolgono, ma non ci coinvolgono. Gli attentati di Tunisi, in cui pure morirono quattro italiani, e quelli di Sharm el-Sheikh, villaggio vacanze europeo sul Mar Rosso, li abbiamo incassati con un certo autocontrollo. Al di là della naturale commozione per le vittime, il segnale che trasmettevano al nostro cervello era: non puoi più muoverti di casa. Ce ne siamo fatti una ragione. Ma gli eccidi di Parigi diffondono un messaggio molto più stringente: rischi la pelle persino se resti a casa tua. Dove per «casa» si intende non solo il luogo in cui abiti, ma la comunità che condivide le tue abitudini e i tuoi codici. L’Occidente, insomma. Sarà anche una debolezza, ma è davvero una vergogna o un delitto riconoscerla? 

Un terrorista piccolo piccolo 
Più dei cattivi e dei fessi, il male sembra attrarre irresistibilmente gli sfigati. Abaaoud, il giovane belga che ha coordinato gli attentati del 13 novembre, era anzitutto questo. Uno sfigato. La lettura a ritroso del suo telefonino non offre dubbi al proposito. Le prime immagini, postate qualche anno fa, ritraggono auto di lusso e donne nude a cavalcioni di una moto. Desideri identici a quelli di un frequentatore del Billionaire, ma lontanissimi dalla realtà di un ragazzotto senza né arte né parte, che gli amici di allora definiscono «un piccolo coglione», in cerca di qualcuno che lo guardi e gli dia importanza. L’Isis è quel qualcuno. Lo attira in Siria, gli mette a disposizione i soldi, un mitra e un’idea basica di mondo - noi siamo i fighi, gli altri le zecche – che è quella di cui ha bisogno per sentirsi vivo. Il contrario dell’arachide di Superpippo. Abaaoud prende la nocciolina del male e diventa una Superpippa. Le immagini sul telefonino cambiano: eccolo sorridere tronfio, finalmente a bordo di un macchinone, mentre scarica in un fosso i cadaveri di dieci «infedeli» e inneggia alla guerra santa contro «laicità e democrazia». Concetti astratti, di cui forse non capisce il senso, ma capisce benissimo che odiarli dà un senso a lui. Mi torna alla mente una vecchia serie tv, i Visitors, dove gli extraterrestri malefici in cerca di quinte colonne sulla Terra ingaggiavano «un piccolo coglione». Gli davano la divisa, un mitra, un’idea di sé, e ne facevano una spietata macchina da guerra. Gli sfigati fanno più danni dei cattivi. Per fortuna alla fine perdono sempre. Altrimenti che sfigati sarebbero?
Mi torna alla mente una vecchia serie tv, i Visitors, dove gli extraterrestri malefici in cerca di quinte colonne sulla Terra ingaggiavano «un piccolo coglione». Gli davano la divisa, un mitra, un’idea di sé, e ne facevano una spietata macchina da guerra. Gli sfigati fanno più danni dei cattivi. Per fortuna alla fine perdono sempre. Altrimenti che sfigati sarebbero?




martedì 17 novembre 2015

Non parlo.. e poi parlo.

Non parlo perchè non so cosa dire. Non parlo perchè hanno già detto tutto. Non parlo perchè se tutti parlano e prendo posizione io non riesco a farlo. Vorrei pensarla come Gino Strada, ma essere abbastanza visionario da credere che quella del disarmo sia una soluzione realizzabile... e non ci riesco. Vorrei pensarla come chi si sente colpevole per quanto l'occidente ha fatto in oriente e quindi in parte riesce a compredere questo odio, ma non riesco a prendermi colpe che non ho o a giustificare un odio che non mi appartiene. Vorrei pensarela come chi auspica una soluzione definitiva, richiudendoci nelle nostre terre e distruggendo chiunque cerchi anche solo di minacciare i nostri confini, ma non sono abbastanza ceco da non vedere cosa succede dall'altra parte e non sentire le richieste di aiuto. Vorrei essere ignorante, come tutti quelli convinti che il loro pensiero si quello giusto, così da convincersi di essere al sicuro sulle proprie posizioni, permettersi anche di giudicare come idiote le posizione degli altri, senza cadere nel rischio di prenderle in considerazione e magari veder vacillare le proprie convinzioni. Io purtroppo vivo cercando il punto di vista più lontano dal mio per poter avere una visuale più veritiera possibile, a costo di vivere in un limbo in cui le ragioni non stanno mai da una parte sola. Vorrei che tutti vedessero le cose per quello che sono: gente che si ammazza per pareri discordanti, e la smettessero di fare lo stesso gioco convinti che lo schermo che hanno davanti sia una sorta di filtro che giustifichi l'arroganza e la violenza delle loro parole. Vorrei tanto che ci fosse una soluzione giusta e che, qualunque essa sia, qualcuno di Voi, esperti di tutto, avesse ragione!

martedì 27 ottobre 2015

Clic

Gianluca Nicoletti è il fine editorialista della stampa (e conduttore radiofonico del bellissimo Melog di radio 24), molto attento al mondo che lo circonda, che spesso svela le assurde derive della moderna società.

LINK a LA STAMPA.IT

giovedì 22 ottobre 2015

L'El Dorado non esiste

Quando mi abituai al fatto che la musica non sarebbe più stata incisa su nastro e con un certo sospetto mi imposi di rivalutare il CD, per il quale ancora non esisteva il 'walkman', credevo di aver assistito alla rivoluzione musicale del secolo.
Poi nacquero i formati digitali, così gettai al vento le mie credenze e mi abbandonai all' "Audio-El Dorado", dell'mp3, fatto di Dvd che contenevano intere discografie, lettori di ogni genere che nel giro di 6 mesi si auto-divoravano tra modelli e capacità di memoria, trasformando ogni tuo acquisto nell'investimento peggiore che potessi fare...
Dopo poco arrivò Napster e nuovamente dovetti rivedere i miei dogmi musicali, a favore di un luogo virtuale dove trovare la più vasta biblioteca audio di tutti i tempi... una cosa fino ad allora nemmeno immaginabile: il vero El Dorado musicale!
Purtroppo Napster ebbe qualche problema con la legge, ma poco importava perché Internet che all'epoca, per me, era solo il mezzo per arrivare su Napster, era diventato il nuovo El Dorado, con migliaia di informazioni e siti specializzati su generi e musica.
Webzine, Blog e poi Myspace, che unti ai primi passi di YouTube, avevano sdoganato la musica in rete a tutti i livelli, facendo intravedere un futuro che leniva in toto le sofferenze per la tragica fine del diavoletto con le cuffie tanto odiato dalle major discografiche.
Insomma, anche se ancora non propio trasparente, Internet offriva tutto quello di cui avevo bisogno.. il vero El Dorado.
Con lo stesso sospetto con cui da nastro passai al policarbonato ho infine provato negli ultimi tempi ad affacciarmi a questo Spotify, senza più sensi di colpa, benedetto dalla trasparenza e dall'indulgenza plenaria da parte del mercato discografico (T.Swift, Beatles e a parte...), che sembra aver trovato un accordo con "Internet" trasformando le piattaforme streaming come Spotify nell'ultimo indiscutibile ed impareggiabile El Dorado. Quello vero!
Certo bisogna avere una connessione continua oppure pagare, ma il prezzo a confronto dei contenuti offerti è davvero irrisorio! (pur considerando che i contenuti non saranno mai veramente tuoi).
Nel frattempo anche altre passioni si sono affacciate all'orizzonte e una storia molto simile a quella per "l'audio" la si può trovare nel mondo del "video", dal VHS a Netflix, passando per i Dvd, i Blu-Ray, i file compattati (in decine di formati) e i loro opposti cresciuti con le specificità tecniche degli schermi che li visualizzano: HD, Full-HD, 3D, 4K ecc...
Non dimentichiamo poi le offerte più o meno legali, dal buon vecchio E-Mule ai Torrent, dai siti streaming alle offerte tv (Telepiù - Sky - i vari ..Premium, Infinity, TimVision ecc..), decine di El Dorado nati e morti nel giro di qualche mese o anno, sorpassati o agguerriti competitori, pronti a contendersi il primato tanto ambito di "offerta perfetta": il vero El Dorado!
Infine (solo per ora) arriva YouTube, colosso 'pappato' da Google che decide di presentare il suo progetto più ambizioso: YouTubeRed, la piattaforma a pagamento che unisce video e musica, alla faccia di Spotify e Netflix, proponendosi come nuovo vero El Dorado e comunque minando con le proprie esclusive quello degli altri...
La storia si ripete morbosamente e l'unica cosa che mi sembra certa è che l'El Dorado non esiste, almeno non quello vero!
Ne esiste uno un po' farlocco che sta nel godersi quello che davvero ci piace, sorridendo per quanto sia più facile oggi accedervi rispetto a pochi anni fa, riconoscendo però, con onestà, il suo bassissimo grado d'indispensabilità, come si confà ad un qualunque El Dorado che si rispetti!


venerdì 2 ottobre 2015

Ciao

Ciao Fiorina, ci hai sempre sostenuto, anche quando non potevi partecipare, grazie ancora e buon viaggio.


sabato 12 settembre 2015

mercoledì 9 settembre 2015

Migranti e sadici.

Stiamo diventando sadici. Almeno a veder ciò che si scrive su Facebook, a leggere i commenti su Twitter, insomma a dar retta ai social media.
Le discussioni, per quanto nobili, sfociano nella violenza, nel voler mediaticamente infliggere dolore al proprio avversario, anche dove l'avversario non esiste.
Ho sempre evitato discorsi sull'immigrazione, in quanto mi ritengo estraneo a questa battaglia tra "gli ospitali" e i "non ospitali".
Il campo di battaglia lo vedo eretto su territori che non hanno niente a che fare col problema dei migranti, e questa mia personale opinione, mi allontana da gran parte dei protagonisti delle zuffe politiche. Trovo sia sadico usare quello che si profila a diventare il problema più incombente del nuovo millennio, per poter dire tutto e il contrario di tutto sul proprio avversario politico.
Dopotutto i torti e le ragioni stanno da entrambe le parti, ed entrambe le parti, hanno perso di vista il punto della situazione.
Senza scendere nel dettaglio, ne sono pieni i giornali, trovo evidente da sempre il fulcro della questione e, a quanto pare, qualcuno inizia a muoversi nella direzione che sostenevo.
I paesi del nord Europa, dall'Inghilterra alla Germania a quelli scandinavi, da anni hanno piani di accoglienza che li hanno portati a gestire volumi di immigrati ben superiori ai nostri.
Il fatto è che per questi paesi, il cui tasso di natalità indigena è drammaticamente sceso negli anni, i migranti sono una risorsa indispensabile. La stessa Germania, grazie ai flussi migratori è passata in 50 anni dall'essere un paese incenerito dalle sconfitte belliche a diventare una potenza produttiva e stabile. Così i paesi scandinavi che poggiano gran parte del loro settore terziario su immigrati e stranieri.
La loro richiesta è però quella di avere un controllo capillare su chi entra e chiede asilo, preferendo persone istruite e investendo in piani studiati appositamente.
E' logico che ora non accettino le proposte di paesi come il nostro che, incapaci di gestire i flussi vorrebbero frontiere aperte per sbolognare quello che non siamo in grado di vedere come risorsa.
Non è un caso che l'Inghilterra chiuda le frontiere e proponga di accogliere migliaia di migranti "selezionati" direttamente dalle frontiere dei paesi coinvolti.
E' altrettanto vero che non possiamo continuare ad accogliere tutti, spacciando un perbenismo farlocco per altruismo, quando interi apparati deviati del nostro sistema specula su queste persone.
E' palese che chi arriva è disperato, ma è altrettanto vero che chi può permettersi questi viaggi arriva da un ceto medio ricco di doti, spesso professionisti, addirittura laureati, famiglie borghesi che possono permettersi di fuggire, lasciando nelle loro terre i più poveri e disperati.
L'incapacità di sfruttare queste doti è una colpa tutta nostra, che proprio non riesco a vedere come emergenza.
A chi grida che non c'è lavoro nemmeno per noi, vorrei dire di guardarsi attorno. Strade, scuole, infrastrutture.. ogni cosa che ci circonda è fatiscente, senza nemmeno pensare alla manutenzione del territorio, alle lacune della sanità ed ai migliaia di progetti abbandonati per mancanza di finanziamenti.
La verità è che il lavoro non manca, mancano i soldi, soldi che in uno stato sano dovrebbero essere il sangue che circola e alimenta la società. Tasse che si trasformano in lavoro.
Chi arriva ha fame, cerca una casa, un lavoro e deve avere degli obblighi e delle regole a cui attenersi.
Mi spiegate quale commerciante non desideri più clienti, quale affittuario non cerca un affittante, quale imprenditore non vorrebbe assumere per migliorare la propria azienda?
Senza pensare che una sana immigrazione giovane potrebbe salvarci dal disastro INPS dei prossimi anni...
Ecco perché per molti l'immigrazione è un'opportunità e perché molti paesi, attraverso REGOLE PRECISE, accolgono da anni migranti e profughi.
Purtroppo qui non si parla di questo, ma ci si scanna su chi vuole aprire e chi chiudere le frontiere, con discorsi che sfociano nel sadismo di chi specula sulla tragedia.
La vera colpa è il non saper gestire un'opportunità, ma forse, a questi incapaci, fa comodo che non lo si sappia.

martedì 11 agosto 2015

Per Elisa

A leggere i giornali di oggi sembra di essere tornati negli anni 80, vissuti dalla mia generazione di riflesso nella decade dopo, attraverso le paure dei nostri genitori e i ricordi dei nostri amici più grandi.
All'epoca i problemi economici erano ancora ben mascherati dalla spinta degli anni precedenti, dai magheggi col debito pubblico e da un senso di globalizzazione che diffondeva benessere a buon mercato attraverso riviste, tv e cimena.
Nonostante questo l'Europa era flagellata dall'Eroinomania, dai "tossici" e dai tanti miti che popolavano leggende e tragedie attorno al mondo della dipendenza dalle droghe.
La droga celebrata e condannata da ogni forma d'arte, la droga che riempiva le pagine di cronaca nera, la droga che falciava poveracci e celebrità senza distinzione ne dignità. La stessa droga che da sempre fa quello per cui viene prodotta, spacciata e consumata, da sempre...
In un'intervista in radio ho sentito questa mattina "un'esperto" parlare dei "giovani d'oggi" come di una generazione svuotata di valori, a cui la "crisi" ha rubato il futuro e il cui rifugio nelle droghe, privo di alcun fondamento "ideologico", ha il gusto della rassegnazione.
Su di un giornale ho letto che l'extasy e le droghe sintentiche sono la nuova eroina e che in molti chiedono "il giro di vite" su locali e parchi pubblici.
Si, forse siamo tornati negli anni '80, ma potremmo essere negli anni '90 o tranquillamente nei '60, solo in qualche altra parte del pianeta.
Le parole sono le stesse e presto qualcuno condannerà l'apologia della droga puntando il dito contro Serie Tv, canzoni, cantanti, cinema...  Questo prima che il tempo consacri questo come ideologia libertaria, rivalutando gli stessi come grandi classici o visioni pionieritiche, aggiungendo materiale alle tonnellate di dischi, libri, film e trattati della decade scorsa e di quella prima e di quella prima ancora.
La verità assoluta e di parte, non esiste come non è mai esistita sul tema, l'eroina e l'extasy hanno in comune solo la diffusione e il basso costo, frutto di produzioni che non rispettano certo i criteri UE, ma il morto ci sarà sempre e ci sarà sempre chi, grazie a Dio, proverà a cambiare le cose, così come ci sarà chi vivrà questo come un businness, chi ne esalterà le vesti di libertà e chi vi sopravviverà.
Nel 1981 la cantante Alice vince il Festival di Sanremo con un brano firmato Alice-Battiato-Pio dal titolo Per Elisa. Alcuni associarno il testo ai temi della dipendenza, dove Elisa era l'eroina e probabilmente a pernsar bene ci si azzecca!
Si, forse siamo tornati negli anni '80 e come in quegli anni possiamo trovare gli stessi articoli sui giornali, le stesse domande in tv e una vecchia canzone dannatamente attuale!



venerdì 7 agosto 2015

Latitando...

E' vero, qualcuno me l'ha fatto notare, sto latitando un po', forse la leggerezza estiva, forse un po' di stanchezza dovuta ai tanti impegni, forse anche solo quel fastidioso pensiero di "dover pubblicare" qualcosa, come se fosse un obbligo, cosa che so bene non essere, soprattutto per me.
Così ho deciso di tornare alle origini e visto che tra le cose che conosco meglio c'è sicuramente la musica, riprendo un vecchio progetto che poi avevo abbandonato in favore di post più complessi! La semplice condivisioni di canzoni, senza una logica precisa, come per dire: te la ricordi questa? o la conosci? o senti che bella...
Perché non farlo e basta su FB per esempio? Perchè il blog è anche e sopratttutto questo: condivisione di musica, pensieri e cazzeggio, quindi, anche quando i pensieri latitano, la musica non lo fa e spesso ne prende il posto!

Annie Lennox - Summertime (Nostalgia 2014)
Il capolavoro degli anni '30 riproposto dalla meravigliosa voce di Annie Lennox in una versione che sembra lontannissima dalle altre decine che ho sentito. La mia domanda è se esiste al mondo una voce più elegante di quella della Lennox!

mercoledì 8 luglio 2015

Il caldo scioglie le certezze...

Sarà il caldo asfissiante che abbassa le difese "mentali", ma sfogliando il giornale di oggi crollano alcune certezze che ti accompagnano da sempre...
Innanzitutto un elogio agli OGM con alcuni ambientalisti che li esaltano in quanto "possibili salvatori del mondo", capaci di evitare l'utilzzo di pesticidi e antiparassitari, di risolvere il problema della carenza di acqua, di aumentarne le proprietà nutrizionali e ridurre gli sprechi... alla faccia dei problemi mai dimostrati sull'impatto con l'organismo umano!
Poi, qualche pagina dopo, riecco la brutta faccenda che riguarda Bill Cosby, sempre più vicina alla conferma delle accuse di stupro e molestie... proprio lui, Mr. Robinson che per tanti anni ha contribuito alla crescita di migliaia di ragazzi (me compreso) che lo vedevano come un padre perfetto...
La ciliegina sulla torta arriva però in un trafiletto che fa da cornice ad un foto con un simpatico e pelosissimo uccellino colorato... che non è un uccellino bensì un dinosauro.. Secondo l'articolo i Dinosauri erano pelosi, colorati, vanitosi e "cuccioloni"! Ecco la scoperta che stravolge i nostri sogni di lucertoloni marroni dagli sguardi assassini... pelosoni e coccoloni...
Chiudiamo il giornale e diamo la colpa al caldo.


sabato 20 giugno 2015

Bonne Routè

Su LASTAMPA.IT la video intervista a Franco Alessandria per la presentazione della sua mostra espositiva a Piozzo, presso la chiesa dei Battuti Neri.

sabato 30 maggio 2015

Basta poco

Basterebbe poco a cambiare le cose, per esempio basterebbe poco per individuare le responsabilità e per trarne le conclusioni. Ennesima inchiesta che travolge il calcio, questa volta a livello mondiale, al vertice del quale regna da decenni un uomo: Blatter. Se la situazione è questa, dalle classi amatoriali fino alle nazionali, è evidente una certa miopia ai "piani alti". Se la mia azienda è allo sbando, nonostante un prodotto che si vende, la responsabilità deve essere cercata altrove ... Non si sa se Blatter sia colpevole di qualche reato, ma di certo in tutti questi anni non poteva non accorgersene o non ha fatto abbastanza per contrastare, insomma, è palese che nel ruolo che ricopre si è dimostrato inadatto... Basta poco, va sostituito. Se abbiamo una commissione antimafia che dovrebbe muoversi sfruttando i poteri che il parlamento le ha affidato, ci si aspetta che faccia il suo lavoro. Se a capo di questa commissione si sceglie una politica di lunghissima data, come Rosi Bindi, di certo non una sprovveduta e nemmeno una dilettante, ci si aspetta una competenza e non si riesce a tollerare che le indagini sugli impresentabili dia risultati parziali il giorno prima delle elezioni... Basta poco, va sostituita... punto!

giovedì 14 maggio 2015

Impresentabili

Forse la colpa è mia, ma non ci capisco più nulla...
Le primarie ci sono state presentate come il passaggio più democratico e trasparente per arrivare alle elezioni e nonostante questo, oggi, ci troviamo davanti a candidati impresentabili, personaggi dal passato dubbioso e dal presente imbarazzante. Lo stesso Renzi dice "non li voterei", così De Luca (egli stesso da molti indicato come non candidabile..) incita a NON votarli e Saviano invita addirittura al non voto.
Immaginavo un percorso che portasse a qualcosa di differente ma mai avrei immaginato un simile epilogo. 
Non bisogna votare i candidati da loro indicati, ma non si fanno nomi, ne si prendono provvedimenti.
La situazione è passata dal disastroso al grottesco e l'unica domanda che mi pare sensata è: c'è limite al peggio?

venerdì 1 maggio 2015

L'ennesima replica...

Tò, ci risiamo, ancora una manifestazione, ancora guerriglia.
E posso giurarci che seguiranno condanne, minacce e promesse, accuse reciproche che sfoceranno in una guerra tra pestati e pestatori, tra chi invoca giustizia e tra chi deve farla valere. Intanto i proprietari delle auto si attaccano al caxxo, i pestati si cureranno le loro ferite accrescendo il loro odio verso chi li ha colpiti (poliziotti o manifestanti) e l'informazione avrà qualcosa di cui discutere per i prossimi giorni.
Sia, chiaro, i danni li paghiamo tutti, i guadagni andranno a pochi, magari gli stessi contro cui alcuni protestavano e tutti coloro che vorranno cavalcare l'onda, avranno nuovo materiale per accusare il proprio nemico.
Ecco, ancora una volta lo stesso film, la stessa replica, le stesse parole.
Ecco, tutti avranno nuovamente ragione a sbraitare dal loro pulpito.
Ecco, stranamente ho di nuovo quel senso di nausea.
Ci riprovo, tanto per quel che costa...
Regola n.1: il RISPETTO è reciproco altrimenti tutto quello che stai implorando non ha motivo di essere ascoltato.
n.2: MANIFESTARE, rompendo le palle non serve a niente se non a farti detestare, con buona pace delle tue ragioni!
n.3: l'unico modo per cambiare le cose è il BUON ESEMPIO! Se il mondo fa schifo è perchè in troppi parlano e in pochi fanno. Se tutti quelli che sbraitano si impegnassero altrettanto nel volontariato, nella buona politica e nel sociale, non farlo sarebbe vissuto come un'errore. Al contrario, come oggi stanno le cose, basta urlare, scrivere un opinione scopiazzata da qualche parte e farneticare su soluzioni suggerite da chi le auspica, crea solo confusione e violenza.
Volete la rivoluzione: COSTRUITE, RIPARATE, PULITE e AIUTATE, distruggere, manomettere, sporcare e fregarvene non serve a NIENTE!
n.4: una sola regola: CHI ROMPE PAGA punto!

lunedì 27 aprile 2015

Impotenza e stupidità

Come stride il mondo, da una parte l'impotenza dell'uomo sulla natura e sulla sua potenza, dall'altra la stupidità della violenza per motivi tanto futili quanto stupidi.

mercoledì 22 aprile 2015

Non si cambia mai

L'ennesima tragedia in un mare che mai come negli ultimi anni è diventato un cimitero.
Uomini, persone, disperati ed approfittatori, attorno ai quali danzano avvoltoi, a cui poco importa di quanto accade, pronti a piangere davanti alle telecamere o a lavarsi la coscienza con discorsi pregni di buoni propositi.
Nulla cambia, piccole azioni che mirano a calmare gli animi, senza curarsi della situazione che si aggrava, scatenando una guerra tra disperati, tra chi non è pronto ad accogliere e chi non può non partire.
Dai lontani tavoli europei su cui rimbalzano colpe e responsabilità, fino a quei baracconi galleggianti, dove in caso di pericolo si sceglie chi sacrificare in base alla religione, nulla sembra cambiare.
Eppure chiamare emergenza questa situazione sa d'imbroglio, perchè è insito nel termine il fattore temporale che svanisce nei lunghi anni in cui queste tragedie si susseguono.
Eppure hanno ragione tutti: non si può chiudere le porte in faccia a chi fugge per salvarsi, non si può aprire le porte con l'evidente incapacità di accogliere seriamente chi arriva tutelando la loro salute e la nostra sicurezza, non si può chiedere che intervengano gli altri quando noi stessi abbiamo sempre rinviato le decisioni, spesso per favorire chi lucra su queste disgrazie.
Contemporaneamente non si può pretendere che uno Stato, a causa della sua posizione geografica si faccia carico di un esodo che riguarda ormai un continente.
Ha ragione chi dice che stiamo pagando il prezzo di secoli di saccheggi e sfruttamenti, di politiche che hanno portato al potere tirannie e uomini corrotti che potessero favorire i nostri "commerci".
Ha ragione anche chi dice che non possiamo farci carico di problematiche legate a terre in cui i valori e le ideologie sono spesso in contraddizione con le nostre.
Insomma, hanno ragione tutti e per conseguenza tutti hanno torto.
Nel frattempo altre persone fuggiranno da guerre e carestie finendo affogati, e chissà cosa penseranno in quei momenti, mentre la vita che cercavano di salvarsi gli viene strappata nella solitudine di un mare che separa due mondi così diversi.
Purtroppo però questo non cambierà, almeno non nel nostro paese, dove un opinione viene tacciata di razzismo e un proposito di ipocrisia.
Non è cambiato nulla se non l'odio che aumenta assieme alle difficoltà, odio da parte di chi individua negli stranieri i responsabili delle mancanze che rendono la loro vita un inferno. Odio da parte di chi vede queste persone come razzisti e violenti, un pericolo da contrastare. Odio partorito dalle istituzioni che lo alimentano per nascondere la propria incompetenza.
Non si cambia mai perché non lo sappiamo fare, perché cambiamento significa mettersi in discussione, rinunciare a delle certezze per poter avere delle opportunità.
Non si cambia perché per farlo bisogna essere spesso impopolari, al limite del crudele, perché una società civile si basa sull'uguaglianza e non sul garantismo ostentato.
Non si cambia perchè in qualche decennio siamo passati da un sogno ad una triste realtà in cui i diritti si sono confusi con i doveri, in cui le differenze si sono accentuate e in cui alcuni privilegi non sono più permessi.


venerdì 10 aprile 2015

Concordo

Come spesso accade sono in pieno accordo alla riflessione di Massimo Gramellini suglie eventi di ieri, comprese le reazioni!

FONTE LA STAMPA
Un paranoide condannato per bancarotta fraudolenta compie una strage a palazzo di Giustizia, ammazzando tra gli altri anche un giudice, e immancabilmente salta su qualcuno a denunciare il clima ostile creatosi intorno alla magistratura. Come se ad armare la mano omicida fosse stata la polemica politica sulla responsabilità civile e le ferie dei giudici. Come se quel magistrato fosse stato ucciso in quanto simbolo dell’indipendenza delle toghe e non in quanto bersaglio di una resa dei conti maturata nella testa di un uomo ossessivamente ripiegato sui fattacci suoi. (A cui nessuno aveva pensato di togliere il porto d’armi dopo la condanna: è questo, oltre alle difese colabrodo del tribunale, il vero mistero e il vero scandalo). 

Poiché la lista dei morti è completata da un avvocato e da un socio dell’assassino, se ne deve forse dedurre che anche le categorie degli avvocati e dei soci avrebbero diritto di lamentare un atteggiamento persecutorio nei loro confronti? Gherardo Colombo ha sicuramente parlato sotto l’impulso del dolore personale: quel giudice era un ex collega e un amico. E prima di svalutare il lavoro dei magistrati bisogna sempre ricordarsi, come ha fatto Mattarella, che operano in prima linea sulla carne viva del Paese. Ma certe manipolazioni emotive della realtà alimentano il mostro nazionale del vittimismo. Mentre Colombo commentava un fatto di cronaca nera per sottolineare il disagio della magistratura, altri trasformavano il truffatore omicida in un prodotto della crisi economica. E così si perdeva di vista che a uccidere e a morire non erano stati dei simboli, ma degli esseri umani.