lunedì 22 dicembre 2014

Il flop di Madama Butterfly

Il 22 dicembre 1858 nasceva Giacomo Puccini, quinto di una dinastia di musicisti, divenuto negli anni uno dei più grandi compositori Italiani e tra i più grandi operisti di sempre.
Tra i suoi successi immortali c'è sicuramente Madama Burtterfly, tragedia esotica in cui Puccini investì tantissima devozione e cura dei particolari.
Alla sua presentazione alla Scala di Milano raccolse solo fischi e brutte critiche, figlie di un complotto che poco avevano a che spartire con il grande cast e la bellezza dell'opera.
In una lettera Puccini descrisse così quei momenti, e senza scoraggiarsi consegnà Madama Butterflay all'immortalità della storia.

con animo triste ma forte ti dico che fu un vero linciaggio. Non ascoltarono una nota quei cannibali. Che orrenda orgia di forsennati, briachi d’odio. Ma la mia Butterfly rimane qual è: l’opera più sentita e suggestiva ch’io abbia mai concepito. E avrò la rivincita, vedrai, se la darò in un ambiente meno vasto e meno saturo d’odi e di passioni. (fonte Circuitomusica.it)

venerdì 19 dicembre 2014

Roma...

Dall'Impero Romano a Roma Ladrona, da Roma Capitale a Mafia Capitale, la città italiana per eccellenza ha sempre vissuto nel regno del potere.
Nonostante la bellezze che la domina e la storia che sgorga da ogni suo vicolo, Roma resta e resterà la terra di conquista per ogni affamato di potere e quanto si legge in queste settimane sulle vicende che ne coinvolgono i protagonisti, non fa che confermarlo.
Certo sarebbe un errore imputare alla nostra capitale ogni colpa, basta guardarsi attorno per rendersi conto che per tutta l'Italia il malaffare si è diffuso come un edera, capace di creare nuove radici in ogni fazzoletto di terra in cui si semini un'affare.
Vedere però un tale degrado morale, con una connivenza talmente scontata da non suscitare più nemmeno sdegno, proprio dove le istituzioni hanno sede, ad un passo da S.Pietro, tra le meraviglie di una storia millenaria, divorata senza pietà da personaggi quasi grotteschi, è avvilente.
Intendiamoci, lo è ovunque, ma la mancanza di ogni remora morale, in una città che ha ospitato alcuni personaggi tra i più grandi al mondo, riduce ogni ruberia ad un fastidioso e insolente imbrattamento.
La città eterna non può diventare un paradiso per gangster irriducibili e chiunque ha permesso ciò è al loro livello. Ci sono amministratori a Roma da decenni, sempre gli stessi, che se non si sono accorti di nulla sono i peggiori incompetenti della storia, e se hanno chiuso un occhio sono semplicemente: complici.

mercoledì 17 dicembre 2014

La cena Canonica

E' stata una bella serata quella di ieri sera, cena in compagnia e spettacolo esilarante di Filippo Bessone e Luca Occelli, un assaggio del loro nuovo progetto chiamato L'Ora Canonica.
In realtà, ci ha spiegato Pippo, si tratta di una versione "da osteria" dello spettacolo integrale, ben più articolato e musicato, studiato e strutturato per il teatro.
Usando come palco un semplice tavolino e con due bicchieri di vino a fare da microfono, Pippo e Luca hanno presentato alcuni sketch, intervallando alcune canzoni parodia ad alcune letture in stile Padre Filip, parabole ironiche dai significati bizzarri!
Il parallelo con i Lilu è inevitabile, soprattutto nelle canzoni parodia che ricordano il primo repertorio della storica formazione, ma la freschezza nello spirito e la scelta dei brani "rovinati" (Cit. degli stessi), dona al tutto un tocco di originalità.
Ora l'appuntamento è a teatro!

domenica 14 dicembre 2014

Tutto è bene quel ...

Gli ultimi giorni sono stati intensi e tutti hanno condiviso l'ansia per la brutta avventura che ha coinvolto il giovane studente Vercellese.
Fortunatamente la cosa si è conclusa bene, anche se molti aspetti della vicenda restano sorprendenti.
Quello che mi ha fatto pensare è quanto il connubio di tecnologia e partecipazione abbiano scosso questa comunità. Nonostante le informazioni fossero spesso opache o contradditorie, abbiamo assistito ad una mobilitazione di massa e tutti in queste ore ci siamo mossi, abbiamo partecipato alle ricerche, offerto il nostro aiuto o semplicemente ci siamo guardati attorno con maggiore attenzione.
Ci siamo sentiti spaventati davanti al mistero della scomparsa, impauriti per il senso di impotenza e inorgogliti per la grande partecipazione di volontari e forze pubbliche.
Abbiamo patito l'ansia e in qualche caso abbiamo anche dimostrato insofferenza verso quegli elementi che stridevano con quanto ci si aspettava, ma alla fine, quel che conta è solo che un ragazzo sia tornato dai suoi genitori e che questa brutta storia sia finita.
Tutto è bene quel che finisce bene, ma è ancor meglio ricordarsi quanto sia importante vivere circondati da persone che non stanno solo a sindacare ma che quando c'è bisogno prendono e vanno a provare a cambiare le cose.

martedì 9 dicembre 2014

La differenza la fa chi fa..

C'è una categoria di persone che si adoperano continuamente per gli altri, si mettono in gioco, si assumono responsabilità e ci mettono la faccia, assieme alla testa e le braccia.
Queste persone sono i volontari, tantissimi fortunatamente, alcuni con le divise, altri senza, alcuni in prima fila, altri anonimi e silenziosi.
A Farigliano questa categoria di persone eccelle, non tanto per quantità ma per la qualità.
Se si contano le associazioni, gli iscritti ed i collaboratori, i simpatizzanti e i sostenitori, emerge un quadro che ha dell'incredibile.
Sarebbe doveroso ricordarle tutte, ma il rischio di dimenticare qualcuno, magari solo per distrazione sarebbe un reato al quale non voglio espormi, nel rispetto di tutte le persone che le compongono.
Poco importa se a ben guardare molti degli stessi volontari indossano più divise e ti capita di trovarli su un'ambulanza, dietro una pentola, sulle strade, nelle palestre ad imbracciare un pallone, uno strumento, in biblioteca o dietro ad un banchetto, con i bambini o con gli anziani, tutti fanno parte della stessa famiglia ed ognuno, a seconda della propria disponibilità dona il suo contributo.
Non sono certo un despota se affermo che senza il volontariato il nostro "Paese" andrebbe a gambe all'aria, e non sono un pazzo se con la stessa convinzione affermo che il nostro "paese" è unico nel suo genere in quanto fermento associativo.
Così è facile ritrovarsi spesso a collaborare, ad affrontare insieme difficoltà e qualche volta a subire critiche e polemiche, incassate con più o meno eleganza da chi ha imparato che a metterci la faccia ogni tanto si è a rischio schiaffoni.
Alcuni, infatti, proprio non ci riescono a capire che quando ci si dedica ad un'attività che non sia il proprio lavoro, lo si può fare senza un ritorno economico e chi non lo ha mai fatto, purtroppo, non riesce a considerare l'enorme guadagno che il lavorare per gli altri ti lascia.
Soddisfazione, senso di unione, coscienza della propria utilità sono solo gli spiccioli di un tesoro che viene aumentato dalla passione e dal divertimento. Non è un mistero che i volontari si divertano e questi alieni sono in grado di farlo pur spaccandosi la schiena e quando indossano una divisa la portano con rispetto e non con ostentazione!
Se Farigliano gode di una famiglia così operosa, e ne gode parecchio a guardare i tanti eventi di questi ultimi due mesi, lo si deve a tutti i volontari, dietro e davanti alle scene. Questo perchè fa parte del volontariato anche la partecipazione, essenziale quando si organizza una manifestazione, vitale quando lo si fa per raccogliere fondi! Si è volontari anche quando si sceglie di partecipare, di portare un amico, di mangiare in compagnia e di spendere qualche soldo per gratificare il lavoro di chi si è messo in gioco.
Tutto questo è possibile solo quando le cose si fanno insieme e gli esempi in questi mesi non sono mancati.
Un grazie enorme va rivolto ai volontari che a loro volta ringraziano i partecipanti, ma nel nostro paese si aggiunge un ringraziamento anche alla madre delle tante associazioni, troppo spesso dimenticata o sottovalutata, data un po' per scontata solo perchè nessuno ne ha mai sentito la mancanza, per la sua continua presenza.
Stò parlando della ProLoco, un'associazione a tutti gli effetti, che è cresciuta negli anni e nella quale hanno militato alcuni personaggi, anche scomparsi, a cui la storia di Farigliano deve tantissimo.
La Proloco è fatta di persone, molte delle quali membri di altre Associazioni, molte delle quali quasi sconosciute per il semplice fatto di operare dietro le quinte.
Eppure se esistono le attrezzature, gli spazi e le possibilità di organizzare tutte le cose che tengono in vita un paese così piccolo è grazie al lavoro che negli anni tante persone hanno fatto sotto la bandiera della ProLoco.
Tutte le associazioni prima o dopo hanno hanno avuto una mano dalla ProLoco, spesso ricambiata con l'apporto delle proprie forze alle grandi manifestazioni che la stessa ProLoco realizza ogni anno.
Si è creata così una sorta di amalgama, in cui si incontrano tante realtà fianco a fianco, tutte unite da un comune istinto di laboriosità.
Ci sono persone che lavorano la sera dopo aver finito il proprio lavoro.
Ci sono persone che si ritrovano per organizzare le cose ed affrontare le tante difficoltà che spesso arrivano gratuite.
Ci sono persone che  guardano il cielo per sperare che la gente arrivi, che sorridono col sudore alla fronte e si esaltano quando il lavoro non smette di bussare alla porta.
Ci sono persone che si divertono nel vedere gli altri divertirsi, e che grazie al loro apporto lo rendono possibile.
Ci sono persone che hanno un calendario strapieno ma un minuto per aiutarti lo trovano sempre.
Ci sono persone che mettono davanti ai propri interessi quelli di una comunità, che danno una mano anche quando la stanchezza è troppa e che sentono per la loro terra un affetto da cui traggono forza.
Queste persone fanno la differenza, perchè il loro esempio porta i ragazzini a riunirsi e a farne dei gruppi laboriosi e responsabili, fanno la differenza perchè ti accolgono a braccia aperte se offri il tuo supporto, fanno la differenza perchè prima di loro altri lo hanno fatto.
Il mio consiglio è quello di alimentare i ranghi di queste famiglie, di bussare alle loro porte e offrire il proprio contributo, a seconda del settore dove ci si sente più affini. Se poi non ce la si fa si può comunque appoggiare il loro lavoro e sostenere le loro attività, perchè senza questa linfa le comunità si inaridiscono e sulla terra secca non cresce più nulla.
Tra il fare e il non fare c'è un'abisso e la differenza la fa chi fa...


venerdì 5 dicembre 2014

Amore a distanza

Questo corto è stato realizzato da Kirsten Lepore, artista specializzata nel campo delle animazioni.

 
Bottle from Kirsten Lepore on Vimeo.

lunedì 1 dicembre 2014

Grüner See

Sembra un parco subacqueo ed effettivamente lo è, anzi lo diventa!
Si trova in Austria, più precisamente in  Styria e durante l'anno è una semplice e bellissima località di montagna.
Durante l'estate però, con lo scioglimento delle nevi, tutta l'area viene sommersa da oltre 11 metri di acqua gelida trasformando il tutto in questo splendido lago temporaneo, meta per tutti gli appassionati di immersione.

sabato 29 novembre 2014

Bellezza Manipolata

Boggie è una cantante ungherese che ha vissuto un successo internazionale grazie a questo video, diventato virale nel gennaio scorso.
Nel video, mentre lei canta, si vedono una serie di ritocchi digitali atti a trasformare la sua prima immagine acqua e sapone, in una figura decisamente più appariscente!

martedì 25 novembre 2014

Fireworks

La diffusione dei Droni e delle telecamere compatte in HD (tipo le goPro per intenderci) hanno cambiato il mondo della ripresa.
Tra le tante nuove imprese che stanno invadendo il web, una tra le più riuscite è quella della ripresa aerea dei fuochi d'artificio.
Ecco un emozionante esempio di cosa si vede restando in mezzo ai fuochi!

mercoledì 19 novembre 2014

Era tutto ok..

Lo spunto nasce dalla collaborazione tra i Fractures e Matthew Chuang, un regista Ucraino che ha girato queste immagini in una famosa città nel distretto di Kiev: Chernobyl.
Le riprese risalgono allo scorso febbraio, nel periodo delle rivolte tra separatisti e filorussi, approfittando di un periodo di pausa tra gli scontri nella capitale.
Chernobyl resta la più grande cicatrice nucleare sul territorio europeo, emblema del disastroso rapporto tra la tecnologia e gli errori umani, una città oggi quasi deserta che paga la vicinanza alla centrale con il suo oblio.
Delle 350000 persone che ci vivevano prima dell'aprile del 1986, oggi rimangono solo gli oggetti e le case abbandonate in fretta e furia nelle 36 ore successive al disastro, qualche militare o addetto al controllo della centrale (rimasta parzialmente attiva fino al 2000) e quasi 700 anziani ritornati negli anni alle proprie case, incuranti dei rischi che col tempo si spartiscono il loro futuro.
I Fractures hanno immaginato il ritorno di uno di loro in quella che un tempo chiamava casa, oggi segnata dall'abbandono che ne restituisce un fascino malinconico e alieno ma che nonostante tutto custodisce ancora i tanti ricordi che il disastro ha strappato agli abitanti.
Queste immagini hanno in sottofondo il nuovo singolo della band: It's Alright.

sabato 15 novembre 2014

True.. HBO

La HBO stà vivendo un periodo molto florido, merito di ottime intuizioni e dello spopolare delle serie tv.
Questa emittente Americana conta ben 32 milioni di abbonati ed esporta i suoi prodotti in oltre 150 Paesi (fonte Wikipedia).
In continuo aggiornamento, ambiziosa e coraggiosa ha contribuito alla rivoluzione della tv, producendo alcune delle serie televisive più affascinanti controverse, dimostrando che spesso investire nelle nicchie porta più frutti di una scelta trasversale, sbiadita nei contenuti e politicamente corretta.
Famosa per le sue scelte graffianti, le immagini esplicite e le immancabili scene di sesso, la HBO è proprietaria di alcuni dei casi più clamorosi del nuovo panorama televisivo.

Tra le scelte più azzeccate e coraggiose posso solo sparare nel mucchio: Game of Thrones, Boardwalk Empire, The Pacific, True Blood, Entourage, Six Feet Under, I Soprano,  Sex and the City...
I nomi e le cifre che girano attorno a queste si commentano da soli e spesso hanno aperto dei varchi nel settore, poi seguiti ed imitati in tutto il mondo.
Attori di prim'ordine, registi mitologici e produzione che farebbero impallidire Hollywood sono alcuni degli ingredienti di questi successi.
Il resto lo fa la cura per il dettaglio, l'abilità degli sceneggiatori evidentemente liberi di potersi muovere su ogni terreno senza particolari rischi di censure o limitazioni.
Tra gli ultimi arrivati in casa HBO c'è il meraviglioso True Detective, ennesima serie dalle tinte gialle che ritorna al passato, abbandonando gli sfarzi tecnologici di CSI e creando un nuovo modo di raccontare le cose.
Non commetterò atti di spoileraggio, ma tra le tante cose che rendono questa serie una vera perla (piuttosto angosciante) c'è sicuramente la scelta musicale che l'accompagna.
Ad aprire le danze, dalla sigla iniziale, la meravigliosa Far From Any Road dei The Handsome Family, talmente calzante da farne una custodia perfetta.


 

mercoledì 12 novembre 2014

Las Pozas

Esiste un paradiso in terra, progettato a misura del suo creatore che ha dedicato oltre quarant'anni della sua vita a renderlo reale, anzi surreale.
Edward James è stato un poeta mecenate inglese, ricco collezionista d'arte con la passione per il surrealismo, in ogni sua forma.
Alla fine degli anni '30 affrontò un viaggio in Messico, nella Foresta delle pozze, splendida e selvaggia località nei pressi di Xilitla. Folgorato dalla bellezza di questo posto, James decise di realizzare nella giungla messicana un progetto quantomai ambizioso, che lo portò per i successivi 30 anni, a finanziare la costruzione di opere bizzarre e poetiche, che non deturpassero l'ambiente ma lo rendessero surreale.
Capita così di imbattersi in strane strutture in cemento che ospitano fiori e piante, scalinate che non portano da nessuna parte, torri inaccessibili e ponti sul nulla.
Dopo la scomparsa del poeta, negli anni 80, il sito venne lasciato a se stesso, causa le troppe spese di manutenzione, lasciando che la giungla inghiottisse le opere disseminate nelle sue viscere.
Questo era anche stato previsto da James, la cui cura nelle costruzioni, prevedeva una comunione tra il mondo da lui creato e quello eterno della foresta.
Nel 2007 però, vennero stanziati fondi per il recupero delle opere,  restituendo ai visitatori quel mondo incredibile che è diventato parte di Las Pozas, contribuendo così alla sua bellezza.
Nel 2008 la band australiana Empire of the Sun, scelsero questo luogo magico come set del loro video per la canzone We Are The People, omaggiando non solo Las Pozas ma anche il rito messicano per il Día de los Muertos.

domenica 9 novembre 2014

La caduta del muro

Cade oggi il 25esimo anniversario dalla storica caduta del muro di Berlino, fatto che cambiò il mondo, dagli equilibri internazionali fin alla popolazione che nel giro di pochi metri era costretta a vivere in due società profondamente differenti.
Per celebrare questo giorno ho deciso di pubblicare questo sintetico ma essenziale video sulla storia del muro, accompagnato da un brano estratto dalla celebre esibizione di Roger Waters svoltasi pochi mesi dopo la caduta del muro.
Il concerto fu memorabile, trasmesso in tutto il mondo, con la partecipazione di tutti coloro che accettarono l'invito dell'ex bassista dei Pink Floyd, in questo caso accompagnato da Cyndi Lauper nella canzone The Wall... un caso? Non credo proprio! (cit.)

giovedì 6 novembre 2014

Vent'anni fa..

A 14 anni ero già troppo grande per non capire ma ancora troppo piccolo per comprendere appieno quello che ci stava capitando attorno.
Ricordo quel sabato maledetto per tanti motivi, sentendo ancora quel senso di eccitazione misto a paura, tipico di chi, nel pieno dell'adolescenza, si trova davanti un mondo stravolto, un pericolo a cui il tuo corpo sa rispondere solo con una scarica di adrenalina.
Quel sabato sancì l'ultimo viaggio sul treno che da qualche mese ci portava a scuola a Bra, quello che ci faceva sentire fortunati per la comodità e la sicurezza che offriva, quello che per i successivi quattro anni ci condannò a levatacce all'alba e a percorsi estenuanti ogni santo giorno.
Quell'ultimo viaggio di ritorno fu lentissimo, anche se ammetto che la differenza tra percezione e ricordo è piuttosto sottile. Quello di cui sono certo è la quantità d'acqua che la ferrovia attraversava e che noi osservavamo con eccitazione passando da un finestrino all'altro.
Ricordo un senso di fastidio nel ritardo accumulato (dovevo consegnare la formazione del fantacalcio... beata leggerezza..), affiancato da un crescente sentimento di inquietudine per quelle scene mai viste prima, per le facce di quei passeggeri che affidavano ai loro occhi le uniche informazioni su quanto stava succedendo, completamente sprovvisti di quella finestra sul mondo che oggi i cellulari e interntet  offrono.
Ricordo il pomeriggio piovoso e la telefonata di mio padre "prendi la telecamera che passa Paolo a prenderti, vuole filmare il Tanaro e tutta l'acqua che c'è in giro!".
Così nel giro di qualche minuto ci ritrovammo in macchina per le campagne Fariglianesi talmente cariche d'acqua che sembravano trasudarla.
Salimmo in collina ad immortalare il panorama sovrannaturale che si scorgeva dal Corsaletto, il mare d'acqua che si stendeva sotto l'Albarosa di Piozzo,  i tronchi che l'acqua trasportava sotto i ponti come fossero rametti, a cercare quella che sarebbe stata l'ultima immagine del Navetto intatto, praticamente già irraggiungibile nel pomeriggio.
A 14 anni, come dicevo, avevo capito che la situazione era grave ma quello che comprendevo con maggior chiarezza era che quello era un sabato e che cascasse il mondo quella sera si usciva con gli amici.
I nostri programmi non cambiarono e ci trovammo come di rito a scegliere una casa che ci ospitasse per visionare l'ennesimo horror che settimanalmente arrivava in edicola e che a turno si comprava con devozione.
Ignoro quanto peso avesse avuto il maltempo sulle serate delle persone, ma le strade erano affollate, anche se meno del solito, e quando uscii in Piazza sembrava tutto nella norma, come sempre.
Purtroppo per i nostri piani i continui black-out elettrici ci costrinsero a rinunciare al film e visto che di tornare a casa non se parla proprio, a quell'età, nelle sere "in concessione genitoriale" tornammo in Piazza, che per Farigliano era ed è ancora il più importante (e unico) punto di ritrovo.
Ricordo l'affollamento dei bar e una strana atmosfera per essere una notte di novembre, troppa gente al di fuori dei locali e uno strano via vai verso il fiume, gruppi di persone che si dirigevano a piedi verso l'ingresso del paese, facilitati da una sinistra carenza di traffico.
Spinti dalla curiosità e felici di avere un'alternativa al girovagare senza una meta, ci mettemmo in cammino seguendo chi ci precedeva, immersi in un silenzio da processione che passo dopo passo veniva divorato un rumore ancor più inquietante, una sorta di boato... la voce del Tanaro.
A questo punto i ricordi sbiadiscono e mi resta solo qualche fotogramma senza una sequenza temporale, senza una corretta linea logica.
Ricordo i Carabinieri che illuminavano il ponte e l'acqua che lo scavalcava, ricordo le luci delle Calciniera e quelle della Cantonata al di la del mostro, ricordo le facce terrorizzate e le mille domante che serpeggiavano tra i presenti.
La cognizione di quello che stava accadendo era ostacolata dal buio, svelata a tratti dalle luci dei fari e delle torce, il disastro si intuiva, si sentiva ed era impressionante.
Non so per quanto rimanemmo li, ma quanto tornai a casa il senso di inquietudine era palpabile, tanto da non riuscire a prendere sonno, con il pensiero al mattino dopo, appuntamento alle 8, telecamera alla mano per vedere cos'era successo.
Quanto vedemmo la domenica mattina non lo dimenticherò mai, come tutti d'altronde, ma come dicevo è la visione di un ragazzo di 14 anni che conservo nei miei ricordi e nei filmati che riuscii a girare.
Dei giorni successivi ricordo il dolore e la solidarietà di una popolazione che non si è mai arresa, che si è rimboccata le maniche senza pretendere l'aiuto di nessuno, incapace di piangersi addosso perchè non se concedeva il tempo: bisognava rialzarsi.
L'ultimo pensiero riguarda una canzone che mi gira in testa da quando ho iniziato a scrivere, non so se l'ascoltai quel giorno, di certo era un successo di quegli anni, ma quando penso al novembre del 94 rispunta assieme ai ricordi e li accompagna con quel suo sapore di speranza.

martedì 4 novembre 2014

Cari giudici...

Cari giudici ammetto la mia colpevolezza, ammetto le mie colpe e ammetto il mio disaccordo, non tanto verse le vostre scelte ma verso le vostre figure.
Cari giudici non tenterò di difendere la mia idea di fronte alle vostre sentenze, ne prendo atto anche se ammetto di non avere alcun rispetto per il modo in cui i vostri giudizi vengono rigettati.
Cari giudici, non vorrei però che cadeste in errore, fraintendedo il mio atto di confessione.
Innanzitutto non mi rivolgo a voi Giudici di Tribunali, Corti o Cassazione, a voi non posso rimproverare nulla se non alcune leggerezze nelle dichiarazioni o la volontà di difendere alcuni privilegi a cui vi aggrappate avidamente. Non posso farlo perché non ne ho le capacità, dovrei minare il mio credo nella Giustizia e nei meccanismi che la nostra Costituzione prevede per difendere la vostra indipendenza e il vostro sacrosanto valore nella nostra società.
Cari Giudici dalla "G" maiuscola, per il poco che lo studio del Diritto mi ha lasciato in affido ho infinito rispetto nel vostro lavoro, comprendo la difficoltà dei vostri percorsi all'interno delle selvagge lande della legislatura Italiana, spesso affiancati da avvocati il cui scopo e indirizzarvi verso la loro causa, sfruttando ogni debolezza e lacuna che il nostro diritto offre, facendo giustamente (o forse no?) l'interesse del proprio assistito.
Non sono un ipocrita e non mi scandalizzo delle vostre retribuzioni, provando solo ad immaginare quanto sia pesante per la propria coscienza trovarsi a decidere del futuro di una persona, vincolati al rispetto di normative a volte troppo asfissianti e a volte troppo lascive.
Capisco il vostro senso di soffocamento nel ritrovarsi spesso schiacciati tra il rispetto del diritto e le pressioni dell'opinione pubblica, accetto le vostre conflittualità, rispetto le vostre conoscenze e ammiro la devozione dei vostri studi. Quando non condivido le vostre decisioni ho sempre cercato di comprenderle, scoprendo la maggior parte delle volte che si trattava di decisioni legittime, nel pieno rispetto o obbligo della legge, questa si a volte opinabile.
Cari Giudici non mi rivolgo a voi, le cui contraddizioni e debolezze fanno parte di un sistema senza il quale varrebbe la legge del più forte e regnerebbe un'anarchia cara solo a chi persegue una visione troppo utopica del mondo. Cari Giudici su di voi investiamo la fiducia di una società che se tradita subirebbe da voi il più grande e vile dei torti, perché a voi spetta il compito più importante: far rispettare le regole che tutelano la nostra vita.
Mi rivolgo invece a voi giudici dalla "g" minuscola, a voi dichiaro la mia colpevolezza!
Cari giudici, dunque, un tempo relegati alle piazze e ai bar, armati dei vostri giornali quasi sempre di parte o almeno simpatizzanti dalle vostre opinioni, forti della vostra saccenza e della povertà intellettuale altrui, a voi ammetto le mie responsabilità.
Cari giudici, oggi imbonitori da social network, che dall'alto dei vostri trespoli virtuali vi arrogate il diritto di esprimere giudizi come fossero verità... perdonatemi.
Scusate la mia scarsa opinione di voi, della vostra capacità di giudizio avvalorata frequentemente da un'immagine e da un grumo di parole che la incorniciano, in un link condiviso in tutta fretta, a cui affidate buona parte della vostra informazione, non per pigrizia, ma perché vedete superfluo cercare un opinione diversa o mettere in discussione il vostro sito o credo preferito.
Mi scuso per non riuscire a condividere la vostra smania di esaltarvi di fronte alle notizie che colpiscono i vostri nemici o che esaltano i vostri pensieri, inveendo invece su quelle contrarie, tacciando i loro autori di complottismo e ricorrendo all'insulto come forma di contestazione.
Cari giudici, la cui opinione è sempre verità, accetto gli insulti che affibbiate a chi non la pensa come voi, a chi mette in dubbio la vostra morale talmente coerente da sembrare una farsa, non mi lamento nel vedere quanto vorreste le vostre idee imposte su chi è in disaccordo, avvicinando il vostro modo di fare, pregno di intransigenza, arroganza e presunzione, ai nemici che più combattete, estremisti quanto voi.
Cari giudici mi affido alla vostra mancanza di clemenza, certo di un giudizio severo ed obbligato, magari appoggiato da chi la pensa come voi oppure osteggiato con lo stesso impeto da chi è giudice quanto voi ma dalla parte opposta.
Vi chiederei di tentare di essere più obiettivi, di provare a non bollare un'opinione diversa come merda ma anzi, a cercare di capirne la logica, per aprire il vostro pensiero e magari scoprirvi più tolleranti e saggi.
Certo il rischio di cadere in contraddizione è evidente ed è tangibile quello di potersi sbagliare e doversi addirittura scusare, magari rivedendo le proprie aspirazioni fino a minare i propri ideali.
Questa sensazione potrebbe farvi sentire deboli, spesso in accordo con personaggi dal dubbio profilo, ma capireste anche che condividere un pensiero non significa nulla di più del suo senso stretto.
Potreste ritrovarvi ad apprezzare altri aspetti di questa vita, magari sentendovi più liberi di quanto lo crediate oggi, aggrappati ai vostri pensieri da difendere a tutti i costi, prigionieri delle vostre maschere che vi impongono un solo punto di vista, incatenati alle voci che scegliete di ascoltare.
Questo vi rende nervosi e perennemente in allerta nel difendervi dal pensiero altrui, convinti che anche per gli altri valga lo stesso, confinati in un mondo di battaglie ideologiche su ci vi ergete come portatori di verità assolute.
Cari giudici, ecco perché mi costituisco, perché per me questo non vale, perché lo trovo stupido e nell'ammetterlo di fronte al vostro delirio di onnipotenza non posso far altro che dichiararmi colpevole.


domenica 2 novembre 2014

Smile

Si chiama Smile ed è stato pubblicato nei mesi scorsi.
Si tratta di uno dei brani contenuti nel disco Eros, mai pubblicato dai Deftones, ultimato quando il bassista Chi Cheng ebbe l'incidente che lo portò alla morte e abbandonato in un limbo fatto di grande dolore e rispetto per il musicista.
Dopo quasi un anno dalla scomparsa di Cheng, gli stessi Deftones tornano a parlare di questo disco sospeso, diffondendo questo pezzo, ci si augura, come preludio della pubblicazione.

mercoledì 29 ottobre 2014

L'orchestra Vegetale

Dal 1998 fanno musica sperimentale, non tanto per il genere ma per la tipologia...
Si chiamano The Vegetable Orchestra, vengono dall'Austria e come suggerisce il loro nome utilizzano per i loro concerti esclusivamente verdure.
Questa formazione è composta da artisti di vario genere, musicisti, designer, tecnici del suono, scrittori e scultori. Per ogni esibizione vengono realizzati gli strumenti, cercando di compensare la sezione ritmica,  più semplice da realizzare, con una sezione armonica, decisamente più complicata.
La curiosità unita alla grande professionalità di questi musicisti armati di passione e talento, li ha portati in giro per il mondo e alla realizzazione di 3 dischi.
Per chi volesse saperne di più: http://www.vegetableorchestra.org/

venerdì 24 ottobre 2014

Le navi volanti

Si può imparare a volare?
E' un sogno che da sempre l'uomo rincorre, finalizzato attraverso le tante macchine più o meno tecnologiche che oggi ce lo permettono.
Il volo rimane sempre un concetto affascinante, anche quando non riguarda l'atto fisico di staccarsi personalmente dal suolo.
 Fin da bambini si fanno volare gli aquiloni, gli aeroplanini di carta, oggi i droni meccanici, ma con lo stesso spirito dal sapore onirico che il volo suscita in noi.
Luigi Prina è un noto architetto che all'età di 83 anni si è abbandonato al proprio sogno che intreccia al volo e la passione per le imbarcazioni, realizzando oltre 200 modellini di navi volanti.
I materiali poveri e le forme dal sapore antico, fanno di questi modellini degli oggetti fantastici che oggi rendono tangibili i sogni di uomo.

mercoledì 22 ottobre 2014

Viaggiatori nel tempo

Tra le leggende metropolitane quelle dei viaggiatori nel tempo riscuotono sempre un certo successo.
In genere si tratta di fotografie o filmati che ritraggono elementi appartenenti a tempi successivi a quelli immortalati, personaggi particolari con abbigliamento o acconciature fuori luogo e in qualche caso a testimoni più o meno stravaganti che dichiarano di provenire dal futuro.
Gran parte di questi casi sono facilmente confutabili, soprattutto perché in buona parte delle raffigurazioni gli elementi individuati si prestano a diverse interpretazioni, ma la curiosità unita al fascino dell'argomento fanno da combustibile a discussioni facilmente infiammabili.
In ordine cronologico l'ultimo mistero arriva da Hollywood, primo motivo per cui tutta la faccenda assume contorni dal sapore pubblicitario.
Si tratta di un video risalente al 1928, facente parte della sezione "extra" di un film promozionale con Charlie Chaplin, dal nome “The Circus”.
Nella breve sequenza si vede una donna passeggiare con quello che sembrerebbe un cellulare all'orecchio. Inutile dire che potrebbe trattarsi di qualsiasi cosa, anche se il movimento delle labbra e la nostra abitudine a riconoscere un tale comportamento ci spingono inevitabilmente a vedere una cosa impossibile.

venerdì 17 ottobre 2014

Aiutiamo Claudia


L'iniziativa è delle Iene e vista la causa raccolgo l'invito e condivido anche attraverso il nostro blog.
Per saperne di più guardate il video a questo link o direttamente sul sito delle Iene.

martedì 14 ottobre 2014

Per amore della musica

La BBC presenta il suo nuovo canale musicale, attraverso un video che si chiude con le parole "For the love of music". Il Clip coinvolge un cast eccezzionale, forse non tutti spinti dall'amore, ma sicuramente il risultato è emozionante!


L'operazione non è nuova per l'editore Inglese che vanta nel suo passato anche quest'altra chicca musicale, che, in quanto a partecipanti, non ha nulla da invidiare!

domenica 12 ottobre 2014

Kings Of Leon - Mechanical Bull (2013)

La scelta di un passo indietro, pur col giusto spostamento a lato conferisce ai Kings of Leon lo scettro di grande band, cosa piuttosto sorprendente dopo il disco precedente che aveva fatto storcere il naso ai fans più integralisti, portandoli su una strada accidentata.
Per essere una formazione famigliare (3 fratelli più un cugino), non manca certo l'ispirazione ai quattro del Tennessee, che pur restando nel mondo dell'Alternative rock (sempre meno alternativo) non abbandonano le loro radici southern (guai a farlo!).
Mechanical Bull è un bellissimo disco, con la peculiarità di essermi piaciuto fin dal primo ascolto, cosa mai troppo positiva e sintomo di un probabile rigetto imminente.
Accade invece il contrario, la grande varietà dei brani, sapientemente mescolati in una tracklist avvincente, allontana qualsiasi possibile senso di nausea. La docezza delle linee vocali si accomoda ai pochi compromessi strumentali, elemento che più si ancora al glorioso passato di Only by the Night pur rivendicando la maturità e il mestiere degli ultimi e più famosi lavori.
La qualità di questo disco si misura in canzoni, con pochissimi anelli deboli (se ci sono...) e tantissimi anelli forti, che restano in testa e si fanno desiderare, con la forza della semplicità che paga nell'immediatezza e della qualità che garantisce un ottimo ascolto futuro!

giovedì 9 ottobre 2014

Domande

Ci va fiuto per scommettere su un personaggio e Crozza ha sempre dimostrato di averne da vendere.
La vera domanda è: perchè gli italiani hanno questa ostinazione ad autoflagellarsi?
Alcune scelte sembrano talmente sensate da sembrare scontante, nonostante ciò siamo ancora qui a lamentarci di partite rubate, rimproveri europei e interrogazioni parlamentari... con tutto quello che dovremmo fare..

sabato 4 ottobre 2014

Ice Bucket Fail

Mentre si continua con le secchiate di acqua gelata i risultati sono strepitosi, le donazioni sono migliaia e il successo va ben oltre ogni più rosea previsione.
Poco importa se assieme all'acqua piovono le critiche sui veri motivi che spingerebbero le persone ad immolarsi a benefattori bagnati, l'iniziativa funzione e questa è l'unica cosa che conta davvero.
Su Youtube iniziano a moltiplicarsi le raccolte di video Ice Bucket Challenge, con le gesta più divertenti, sexy, buffe o spregiudicate.
Mi sono imbattuto in questa, dimostrazione palese di quanto anche un gesto, all'apparenza semplice, nasconda insidie ben più invadenti di una semplice ed anonima donazione, ma dopotutto... ben venga!


martedì 30 settembre 2014

Here Comes the Night

Nell'ottobre del '64 venne incisa la canzone Here Comes the Night, che divenne l'anno successivo il sigillo sulle potenzialità dei Them, pubblicato poco dopo il brano Gloria, primo successo internazionale per la band Irlandese.
Compie quindi 50 anni questa canzone che tra le sue grandi doti vanta un'autore d'eccezione come Bert Berns, un cantante al debutto chiamato Van Morrison e un quasi sconosciuto Jimmy Page ad incidere gli arrangiamenti di chitarra.
Nel giro di pochi anni Berns divenne uno dei più influenti compositori e produttori del ventennio '60 '70 mentre per Van Morrison iniziò una lunghissima carriera che lo porterà a diventare uno dei più grandi artisti di sempre. Inutile ricordare che nel 1968 Jimmy Page fondò i Led Zeppelin.
Here comes the myth..

sabato 27 settembre 2014

In My Darkest Hour

Era il 27 febbraio del 1986 quando, in seguito al ribaltamento del bus su cui viaggiavano, Clifford Lee Burton, bassista dei Metallica, perse la vita.
Per alcuni Cliff fu il vero perno su cui si avvitò il successo della band, per altri fu semplicemente un musicista straordinario e per altri ancora colui che ha saputo far evolvere lo speed metal in thrash metal.
Comunque lo si definisca resta il fatto che chiunque lo abbia conosciuto, ha tessuto elogi per la sua figura,  non solo musicale, dipingendone un ritratto sincero e condiviso.
Cliff è stato un fratello maggiore per James Hetfield, che ancora oggi conserva l'anello che gli è stato donato dalla famiglia Burton, è stato il miglior amico di Kirk Hammett, con cui condivideva le stanze nei tour e con cui ha scambiato la cuccetta la notte del disastro. E' stato anche l'alter ego di Lars Ulrich, facendo per la musica quello che il batterista faceva per il businness della band.
L'incidente ha segnato profondamente la vita dei sui compagni, nel carattere, nelle scelte difficili che hanno dovuto affrontare negli anni a venire, nel lascito musicale che li ha contagiati insegnando loro l'importanza della varietà d'ascolto e della devozione alle proprie passioni.
Se i Metallica sono diventati quello che rappresentano lo devono anche a lui e, nonostante le illazioni, lo ricordano bene.
Quel che rimane di Cliff è un'infinita serie di citazioni, un schiera di fan devoti e tanta buona musica. Tra i tanti tributi a lui dedicati, ho scelto questo di Dave Mustaine, in eterno conflitto con i Metallica, ma legato a quella band fin da quando lui stesso contribuì a farla emergere.
Mustaine dichiarò di essere stato ferito dal fatto che nessuno dei Metallica si prese la briga di comunicargli direttamente la morte di Cliff, e di aver reagito con rabbia alla brutta notizia.
Durante quel conflitto di emozioni scrisse questa canzone, che negli anni venne spesso dedicata all'amico e compianto bassista dai pantaloni a zampa. Ciao Cliff Burton.

venerdì 26 settembre 2014

Domande

"Premessa in libertà"
Questo famoso Jobs Act dovrebbe essere il provvedimento cardine per la difficile condizione economica Italiana.
Ciononostante il Governo si è prima preoccupato della riforma costituzionale (arenata?), di quella elettorale (sparita?) e di quella scolastica (ma..?), tanto per preparare il terreno ai famosi cambiamenti di cui l'Italia necessita e che attraverso il Jobs Act dovrebbero concretizzarsi.
Ora vado di "pensieri in libertà":
Stando a questi dati nel nostro paese ci sono circa 23 milioni di lavoratori, 9 dei quali sono interessati dal celebre Articolo 18, che dovrebbe difendere il lavoratore da un licenziamento ingiustificato.
In Italia ci sono più di 3 milioni di disoccupati ufficiali ma si stima che la cifra dei cercanti lavoro si aggiri sugli 8 milioni.
In questo ragionamento sconnesso aggiungo che non conosco un solo datore di lavoro che licenzierebbe un dipendente serio su cui si può contare, mentre ne conosco un sacco che per convenienza sfruttano i tanti contratti particolari che lo stato permette (lavoro cooperativo in primis).
Passando di palo in frasca notiamo che i lavoratori iscritti ai sindacati sono circa 16 milioni (ma la stima è in continua polemica..) di cui 6 milioni sono pensionati.
Negli ultimi sei mesi si registrano quasi 8000 aziende chiuse, record storico che continua drammaticamente a superarsi e che in 5 anni vede un'ecatombe di oltre 60000 aziende.
A volte le aziende che chiudono ne portano con se altre collegate e spesso al declino di esse corrisponde quello di chi ci lavora o ci collabora.
La pressione fiscale sulle imprese è oltre il 65% e il Cuneo Fiscale ha raggiunto nel nostro paese un livello insostenibile che compromette il rapporto tra pagato e pagante in maniera evidente.
Ora vado di "domande in libertà":
Qualcuno sa spiegarmi perché anche questa volta il dibattito sul lavoro si deve arenare su questo Articolo 18? Con i numeri citati??
Qualcuno mi spiega perchè è più importante tutelare il lavoratore dal licenziamento che favorirne l'assunzione? Sempre con in numeri citati??
Qualcuno mi spiega perchè i sindacati continuano a dire di voler difendere i lavoratori quando evidentemente difendono esclusivamente i loro iscritti? Spesso a discapito degli stessi?


mercoledì 24 settembre 2014

I Lunghi Cucchiai

Nell'impresa di sensibilizzare la gente al problema della fame e della condivisione del cibo, la Caritas ha  realizzato questo video di un minuto sviluppando in questo clip l'allegoria dei Lunghi Cucchiai.
Il video è accompagnato da queste parole:

“L’allegoria dei lunghi cucchiai” è il primo video animato realizzato da Caritas nell’ambito della campagna “Una sola famiglia umana, cibo per tutti”.
Il video – rivolto principalmente ai giovani - insegna che «quando ci impegniamo a nutrire solo noi stessi , tutti restano affamati . Ma quando ci concentriamo sulla fame del nostro prossimo, scopriamo che si cono molti modi per sfamare tutti ».



sabato 20 settembre 2014

Sculture in movimento

Oggi è difficile stupirsi davanti alle animazioni. Ne si apprezzano i colori, le fattezze e le incredibili analogie con la realtà, risultato di tecnologie avanzatissime e miracoli digitali difficili già solo nel nome.
Li Hongbo è uno scultore cinese, amante del classico che ha però trovato il modo di stupire in maniera analogica.
Guardando le sue opere e quanto sono in grado di fare si potrebbe pensare ad elaborate tecniche futuristiche, ologrammi, laser, proiezioni multidimensionali e così via.
Si tratta però di una tecnica semplicissima, talmente semplice da sembrare geniale, naturalmente talento escluso.
Riprodurre queste sculture in maniera tanto perfetta, incidendo la carte e studiandone le proprietà in modo che i movimenti non danneggino il risultato è quantomeno impressionante!


Li Hongbo: Statues in Motion - Extended Cut from Todd Martin on Vimeo.

martedì 16 settembre 2014

La Gioconda alle Nozze di Cana


Visitare Louvre è un'esperienza che nella vita bisogna fare e anche per un ignorante del mio calibro è stata molto emozionante.
Passeggiare tra oggetti e dipinti che hanno fatto la storia, che l'hanno raccontata attraverso le loro vicessitudini, l'hanno vissuta nei dettagli che raffigurano e custodiscono i segreti di coloro che li hanno realizzati, non può proprio lasciare indifferenti.
E' innegabile che alcune opere siano oggi schiacciate dal mito in cui si sono trasformate, ma questo fa parte del gioco e a noi, spettatori più o meno informati a riguardo, non resta che ammirarle con l'aiuto che la nostra conoscenza (nel mio caso poca) ci fornisce.
Dopo aver seguito Francesca nel suo percorso ben pianificato ci siamo avvicinati alla celebre sala che ospita la Monna Lisa, il gioiello più prezioso del museo, almeno per quanto riguarda la popolarità di cui gode.
Il piccolo dipinto, incastonato in una parete interamente dedicata alla sua esposizione era assediata dai curiosi, armati di ogni genere di tecnologia fotografica intenti a rubare uno scatto sbiadito o mosso di un immagine che si trova ormai in qualsiasi forma e su qualsiasi supporto, dalle tazze alle magliette!
Certo il suo fascino è forte, pur valutando le sue discrete dimensioni che in tv la facevano più grande!.
Rifiutando l'idea di partecipare al pogo delle prime file, mi guardo intorno e proprio nella parete opposta vengono colpito dalla maestosa opera del Veronese: Nozze di Cana.
Si tratta di un dipinto immenso, oltre sei metri di altezza e quasi dieci di lunghezza, realizzato nel 500 e portato in Francia dal solito Napoleone che ne rimase estasiato.
Ora, pur non mettendo becco sugli aspetti tecnici e artistici delle due opere, ho trovato quantomai avvilente vedere questa scena dai contorni grotteschi di una folla in estasi di fronte alla piccola Gioconda nascosta dietro un vetro e la più completa indifferenza davanti a questo colosso che sembra inghiottirti.
Certo Leonardo ha una fama ben maggiore del Veronese e sicuramente le doti mistiche legate al suo ritratto ne fanno quasi un oracolo artistico, ma mettere le due opere l'una di fronte all'altra con questi risultati, ha generato nella mia mente un pensiero rozzo quanto stupido:
Se il Veronese vedesse tutto questo, dopo il c**o che si è fatto per dipingere questo colosso, non si rivolgerebbe a tutti i presenti e alle loro macchinette con un nobile: "ma andate a ca**re!"





mercoledì 10 settembre 2014

Ben Howard - Every Kingdom (2011)

Forse aveva bisogno di decantare… dopotutto la prima volta che ascoltai questo disco, retaggio di una scorribanda nel mondo del folk britannico, citato da molti come perla di un nuovo astro nascente, il mio giudizio fu abbastanza spietato.
L'aroma pop che emanavano le canzoni mi sembrava troppo caratterizzante in un momento dove trovavo esaltanti vecchie filastrocche e nenie popolari. Inoltre avevo fatto abbuffate di prodezze legate al fingerpicking, con le orecchie fumanti per meraviglie che vibravano sulle corde di artisti tipo Andy McKee e Erik Mograin.
Se aggiungiamo poi, che in più di una recensione era stato evidenziato un parallelo con Nick Drake, il cui solo nome riesce ad affamarmi, le mie aspettative erano decisamente esagerate.
Oggi tra un temporale e l'altro mi ritrovo davanti questo disco e decido finalmente di "ristapparlo", con la svogliata sensazione di farlo più per comodità che per giustizia.
Lontano dai paragoni e con l'orecchio meno compromesso, ecco emergere tutta la magia che non avevo colto, legata all'insieme degli ingredienti e non alla loro singolarità.
Ben Howard è molto giovane (classe 1987) e questo emerge sporadicamente dalle sue canzoni che a primo impatto sembrano invece fin troppo "navigate". Questo va ben compreso e non semplicemente confuso con la più banale e scontata leggerezza nel volersi ammiccare l'ondata folk rock moderna.
Certo ora mi sembrano più sensati alcuni paragoni ma la cosa che più affascina è l'armonia che questo disco custodisce, basata su linee semplici ma non scontate, malinconiche ma non tristi, brillanti ma non allegre.
Insomma, dopo due anni mi ritrovo ad apprezzare un disco che avevo scartato, a ricredermi su un giudizio affrettato e a godere di una nuova scoperta. Alla faccia della coerenza a tutti costi!

domenica 7 settembre 2014

martedì 26 agosto 2014

Sum&Metal

I Sum 41 hanno sempre strizzato l'occhio al metal, tanto da essere paragonati, nell'attitudine, più vicini alla vecchia scuola heavy che all'ondata punk rock.
Il loro stile è comuque d'ispirazione punk, uno skate rock che ricorda più i primi Green Day che i Maiden, pur non rinunciando alle contaminazioni, tanto da inserire nei loro dischi assoli di chitarra e strofe rappate!
Nel 2001, in occasione della colonna sonora di Spiderman, i ragazzi canadesi hanno pubblicato What we're all about, una versione modificate e riassemblata utilizzando citazioni dal loro ultimo disco e materiale inedito. Nel loro video è stato ospitato Kerry King, chitarrista degli Slayer, autore ed esecutore dell'assolo che fa da ponte.
 Indimenticabile inoltre, la partecipazione dei Sum 41 all'MTV ICON dedicato ai Metallica.

 

sabato 23 agosto 2014

Riflessioni sull'orrore

Mentre cercavo qualche chiarimento sulla crisi Irachena mi sono imbattuto su un video terribile, il cui macabro apice aveva come soggetto un bambino, chino sulla testa mozzata di un soldato (credo..) che, con un sorriso frutto dell'ingenuità dei suoi anni e la palese inconsapevolezza dell'orrore attorno a lui, provava ad alzarla come un trofeo davanti alla telecamera...
Non posterò l'indirizzo di questo video per rispetto, ma è pieno il web di altrettanti o forse peggiori immagini simili, provenienti da ogni parte del mondo.
In questi giorni la maggior parte di esse arrivano dall'Iriq e non possono lasciare indifferenti, così come le parole del Papa che parla apertamente di Terza Guerra Mondiale combattuta a pezzettini.
Come dargli torto visto anche il risultato dell'indagine dell'Huffingtonpost secondo cui solo 11 nazioni al mondo non sono impegnate in conflitti con Paesi esteri.
Questi conflitti sono più o meno conosciuti, alcuni sempre sotto i riflettori altri che si guadagnano la notorietà a suon di minacce o massacri, sempre più spesso svelati volontariamente attraverso video poi lanciati sul web, meglio se impressionanti, meglio se macabri, meglio se diffusi!
Non mi riferisco solo al video della barbara esecuzione del giornalista americano, ma alle decine di testimonianze che la strategia del terrore, firmata oggi da questo fantomatico gruppo jihadista chiamato ISIS continua a rilasciare sul web.
La tecnica è piuttosto semplice e si tramanda nel tempo, colpire con inaudita violenza nelle prime battaglie, diffondere le notizie delle atrocità commesse e godere delle conseguenze del terrore creato.
In questa maniera, interi villaggi fuggono e la resistenza delle popolazioni è pressoché nulla, così come quelle delle truppe più isolate o dei mercenari che temono una fine tanto violenta.
Nei secoli passati le voci venivano diffuse attraverso il passaparola, la stampa o macabri trofei esposti nelle zone di passaggio mentre oggi la comodità del web e la sua cassa di risonanza mondiale sembra essere il metodo preferito per protrarre tale pratica.
In più sembra che le dimostrazioni di forza, l'annullamento dell'avversario e la sete di sangue venga esaltata da questa finestra sul mondo, creando sempre più spesso mostri che fanno della disumanità il loro biglietto da visita.
Le parole del Papa su quanto sia lecito fermare l'aggressore ingiusto hanno suscitato un polverone, anche se dubito alludesse a bombardamenti o al rifornimento di armi ad una fazione rispetto all'altra .
Ormai è chiaro che quanto accade nel medio oriente è fuori controllo, spesso paradossale come il fatto che in questo momento il gruppo ISIS sia combattuto tanto dagli USA quanto dalla Siria, mentre parte delle fazioni che oggi verrebbero "rifornite" dagli Europei furono in un passato nemmeno troppo lontano bombardate degli stessi in quanto considerati ostili.
Non ci sono certo soluzioni semplici, anche perché gli anni di atrocità hanno partorito generazioni sempre più agguerrite, pronte a vendette sanguinarie e a disposizione di chiunque li sappia organizzare per trarre vantaggi dai loro atti.
Battaglie per i confini, per religione, per vendetta, per difendere la propria storia, per cancellare quella di chi si odia, il tutto finanziato e sfruttato per il vantaggio di qualcuno che spesso è estraneo a questi principi.
Come si risolve? Non ne ho idea, ma vedere quel video mi ha ricordato che se una cosa non è mai cambiata in tutta la storia del genere umano, questa è l'innata tendenza alla violenza che sfocia nelle guerre.
..E più ci si sforza per il rifiuto alla guerra, più si resiste al bisogno di pace.
 

mercoledì 20 agosto 2014

La sfida del Secchio

Orma è virale a livello planetario e ha coinvolto tutte le più grandi celebrità del pianeta, da Bill Gates a Mark Zuckerberg, da Lady Gaga a Eddie Vedder, da Justin Bieber a Barack Obama (per ora solo nominato!).
La cosa è piuttosto semplice e ha come scopo quello di raccogliere fondi per la ricerca contro la SLA.
In pratica si viene nominati e si hanno 24 ore per organizzarsi e realizzare un video in cui ci si ritrova vittime di una secchiata di acqua gelata!
Ormai sono migliaia i video ed è impossibile stare dietro a tutti, ma tra i tanti si annuncia una spettacolare sfida partita da Dave Grohl che ha citato nientemeno che Jack Black, John Travolta e Stephen King.
La singolarità è che per farlo ha organizzato una parodia del film Carrie, tratto appunto da un romanzo di King nella cui versione cinematografica ha recitato anche Travolta! Sotto a chi tocca, anche con le donazioni!

sabato 16 agosto 2014

In macchina con i Korn

Oggi i metodi promozionali si sprecano e nel mucchio alcuni sono piccole perle.
E' il caso di questa invervista-canzoniere a Jonathan Davis e Brian Welch, pronti a sfidarsi nel riconoscimento delle canzoni su di un Honda Civic.

martedì 12 agosto 2014

Ciao

L'affetto è una cosa starna, spesso ci lega a persone distanti che hanno però avuto la capacità di emozionarci, regalarci un sorriso o farci commuvere, spesso regalandoci qualcosa di più che un semplice intrattenimento.
La forza di Robin Williams non era tanto nella tecnica o nella sua fisicità, il suo dono superava le semplici espressioni e gli ha permesso di interpretare centinaia di ruoli senza mai perdere la credibilità che risiedeva nei suoi occhi e in quelli di tutti i suoi personaggi.
Da Monk e Mindy fino a The Crazy Ones ho sempre seguito i suoi lavori, la cui presenza era per me sinonimo di qualità, anche nelle parti minori, anche se lontano da quel Robin Williams divertente che poteva affrontare grandi temi con il sorriso.
Grazie e buon viaggio.

sabato 9 agosto 2014

Tool e assicurazioni

Dietro gli album dei grandi artisti si annidano spesso storie di poesia e misticismo, l'ispirazione che si fonde alle migliori produzioni, il genio espresso in frequenze intrappolato nei microfoni di studi leggendari, le parole dei testi che sposano la musica rivelando nuovi significati.
Se poi si tratta di artisti sfuggevoli, icone musicali o figure emblematiche di generi oscuri e graffianti tutto diventa ancor più affascinante, tanto da far scalpore anche quando non si pubblica nulla, dando vita a qualsiasi ipotesi per giustificare un silenzio difficile da spiegare.
Per i Tool stà accadendo questo, 8 anni di annunci e smentite, 8 anni di silenzi e una band innovativa che sedimenta sui suoi capolavori cristallizando nel mito che generalmente spetta a chi se ne va.
Finalmente giunge una spiegazione e ... alla faccia della poesia...
non si è prosciugata l'ispirazione, non sono vittime di qualche maledizione e non sono  stati sopraffatti da problemi personali: si tratta di una banale e concretissima causa legale.
Fine della poesie e bentornati nel mondo dove una disputa e un'assicurazione riescono a spegnere una macchina da guerra che fino al 2006 stava travolgendo il mondo del metal.
Per saperne di più: rockol.it

giovedì 7 agosto 2014

Vabbè va...

Scegliere Schettino come testimone (insegnante sarebbe tragico...) di una lezione sulla gestione del Panico, prima ancora della sentenza definitiva, che dovrà stabilire quanto i suoi comportamenti abbiano influito sulla morte di decine di persone, non mi sembra la cosa più ragionevole.
Che lo faccia un'Università come La Sapienza lo trovo quasi grottesco.
Esattamente come la scelta di sfruttare la sua immagine per lanciare la Codacons TV, baluardo catodico dei consumatori in generale, come le vittime del disastro della Concordia.
E' indubbio il clamore mediatico che suscita il comandante sotto inchiesta ed è scontato che molti cerchino di sfruttarne ogni eco.
Colpisce molto anche la grande disponibilità di Schettino, la cui spavalderia potrebbe essere frutto di una voglia di riscatto o semplice spregiudicatezza morale, discutibile, ma comunque riguardante scelte personali di una persona in attesa di giudizio.
Ben più grave è che questo venga sfruttato da Università e Associazioni che dovrebbero fare della morale un principio, strutture che dovrebbero indirizzare una società e non cavalcarne le deviazioni. Se infine pensiamo che tutto questo infierisce esclusivamente su chi ancora piange le proprie vittime e vede celebrare colui che ad oggi è uno dei principali probabili responsabili, la disapprovazione non può che aumentare.
Vabbè va... continuiamo così, tanto siamo nell'età d'oro del grottesco e pensare che sia la società a punire tali azzardi con l'oblio dell'indifferenza è semplice utopia.

lunedì 4 agosto 2014

Riforme

Qualche tempo fa, tra le lacrime, il governo Monti riformava il sistema pensionistico e aumentava le tasse per l'impossibilità di ridurre la spesa, appoggiato da un parlamento che nascondendosi dietro le vesti dei tecnici salvaguardava i propri interessi e quelli di chi temevano bruschi cambiamenti.
Con la caduta del governo tecnico, come sciacalli, tutti i partiti si sono cibati della carcassa decaduta, prendendo le distanze da quelle azioni impopolari e sfoggiando volti nuovi per le elezioni imminenti nel tentativo di non sparire nel il disgusto dilagante. 
Il nuovo parlamento, paralizzato dagli effetti di un'assurda legge elettorale, partoriva la rielezione di Napolitano che, sostenuto da gran parte di esso, manda avanti l'impavido Letta, idoneo a mantenere inalterati gli equilibri, mentre la gente digeriva i bocconi amari e tornava ad affamarsi di speranze.
Con drastico tempismo e una punta di spregiudicatezza è poi arrivato Renzi, forte della speranza che il suo nome suscitava, ma non abbastanza sicuro di poter sconfiggere un M5S, che alla speranza aggiungeva anche una buona dose di vendetta. Con l'appoggio del Presidente, Renzi evitava l'elettorato e mandava a casa Letta che finiva la sua funzione di fermacarte, lasciando il governo alla "svolta Renziana".
Riforme diventava la parola d'ordine, ma se all'inizio era piuttosto sbiadita a causa delle difficili condizioni di un PD spaccato, oggi è tornata ad illuminarsi dopo il plebiscito per le europee.
La storia prosegue, ma dopo quella delle pensioni firmata Fornero, alla parola Riforma non è rimasto che lampeggiare sull'insegna dei buoni propositi che accompagna ogni ministro dell'attuale esecutivo.
Con buona pace per temi minori come lavoro, economia, spesa pubblica, sanità, scuola e i piccoli screzi internazionali che causano immigrati e distruzione, l'unica riforma che può essere discussa sembra quella costituzionale, approdata al voto dopo la sospensione di quella elettorale, abbandonata per manifesta incapacità di raggiungere un'obiettivo.
Ora il tutto si ferma nuovamente, tra chi vuole portarla a casa ad ogni costo e chi vuole impedirla gridando al golpe... Ma è mai possibile che in Italia non si possa MAI cambiare nulla? E' possibile che la spunti sempre quello che grida più forte e che i compromessi siano sempre talmente invalidanti da rendere i cambiamenti nulli?
Intendiamoci, per me la riforma del Senato è inutile, se vogliono abolirlo va chiuso e basta, pochi ca**i, ma se ci riduciamo così per la gestione di una Camera il cui potere non si sa bene quale sarà, cosa succederà per temi ben più scottanti? forse NIETE? come al solito!
Il tutto naturalmente al di fuori delle Tasse, quelle si aumentano a colpi di maggioranza, riforme e decreti, con buona pace di un popolo che si appassiona a tagliole, canguri e ghigliottine!
Incomincio a pensare che tutto faccia parte di un sistema ben rodato in cui tutti si decide di non decidere e il non decidere piace a tutti.
Magari è la classica idea populista ma mi sono un po' rotto e se non vedrò cambiamenti dovrò iniziare a mettere seriamente in discussione i principi della democrazia!
Come me, purtroppo, potrebbero farlo in molti, preparando così il paese per il primo tiranno disposto a mangiarselo, con la speranza, piuttosto amara, che faccia un buon lavoro o comunque, per una volta, che qualcosa almeno si faccia!

giovedì 31 luglio 2014

Musica e scultura

I Chasing Owls sono una band indie-folk britannica, attivi dal 2010 ed in piena ascesa. Lo scorso 6 giugno hanno pubblicato il video della loro canzone Chapel Hill, che vede una collaborazione con Alasdair Thomson.
Thomson è uno scultore che si è formato in Italia, le cui opere diventano veri e propri vestiti di marmo. Nel video si vede la lavorazione che porta alla realizzazione di uno dei suoi pezzi, svelando nel dettaglio tutta la cura che l'artista utilizza nel suo lavoro, curando ogni particolare.
Il risultato è eccezionale e la canzone non è da meno.

lunedì 28 luglio 2014

Domande

Mi reputo troppo poco informato per prendere parte agli schieramenti pro o anti fazioni che impazzano sul web.
Il diritto alla difesa, il diritto alla libertà, il diritto di culto o quello di scegliere a che nazione confluire sono solo alcune delle motivazioni che dovrebbero giustificare i tanti conflitti che esplodono come un'epidemia nel mondo.
Alcuni fanno notizia (Israele e Palestina, Ucraina e Russia, Libia, Iraq..) altri evidentemente non meritano attenzione (Congo, Kenya, Sudan, Yemen..), altri ancora diventano cruciali a seconda del vento che ne porta notizia (Siria, Egitto, Afghanistan), facendoci dimenticare che non sono le fotografie o i video a fare la guerra, quella va tranquillamente avanti anche nel silenzio internazionale, anche senza il nostro disgusto, anche senza notizie.
Come dicevo non mi sento all'altezza di esprimere alcun giudizio su queste battaglie, deluso da un'informazione che credevo più trasparente grazie al web, ma che continua a confondere verità e arbitrio a seconda del punto di vista con cui si fanno le ricerche, cancellando il confine tra i fatti e le interpretazioni, creando spazi infiniti per gli alibi e sfruttando il bombardamento mediatico per abbassare il livello della saturazione che ci rende ogni giorno più insensibili e distaccati.
Tutto questo accade nel limbo dei mesi estivi, con l'attenzione già provata dalla voglia di vacanza, delle bizze del tempo, dai soliti problemi legati alla crisi (ormai patologica e quindi nemmeno degna di quel nome), dai dibattiti inutili sulla riforma del Senato e dai sermoni dei soliti benpensanti. 
Nella confusione le domande aumentano e vorrei tanto delle risposte a cui aggrapparmi...
A cosa serve l'ONU che non riesce mai a fare nulla se non la conta delle vittime?
A cosa serve schierarsi, comodamente seduti nelle proprie abitazioni, lontani dalle bombe e delle minacce?
Cosa possiamo saperne delle verità quando tutto quello che sappiamo ci viene raccontato per giustificare un'azione già in atto?
Cosa diavolo può giustificare la morte di un bambino o farne accettarne la sua possibilità?
La guerra è uno schifo. punto.

lunedì 21 luglio 2014

Damon Albarn - Everyday Robots (2014)

Da Damone Albarn non sai mai cosa aspettarti, ma se nella vita privata questo ha un'accezzione spesso negativa, nella sua musica il dubbio insidia esclusivamente in un terreno florido e positivo.
Dopo una carriera che lo consacra tra i gradi del Brit Pop con i Blur, Albarn non è mai rimasto fermo, creando progetti innovativi (Gorillaz; The Good, the Bad & the Queen) e occupandosi di composizione, sia per spettacoli che per colonne sonore.
Questo non è il primo lavoro a portare la sua firma solista, ma è forse il suo lavoro più personale ed intimo. Registrato in giro per il mondo con la collaborazione di tanti personaggi noti (Richard Russell, Brian Eno, Natasha Khan), mantiene una forte impronta personale, riconducibile in tutto e per tutto al suo stile.
In Everyday Robots ci sono tutti i lati oscuri che accompagnano da sempre Albarn, quelle atmosfere che iniziavano a condizionare gli ultimi lavori dei Blur, quella ricerca di sonorità gospel e afro e quell'elettronica che nei Gorillaz dominava.
Si tratta di un disco molto riflessivo, dal senso ipnotico che non annoia mai e che, anzi, stimola l'ascolto man mano lo si conosce.

sabato 19 luglio 2014

The Rocks

In poco meno di un mese ho assistito a due grandi concerti, due mostri sacri del rock mondiale fondati a due anni di distanza l'uno dall'altro e ad un passo dal festeggiare i 50 anni di carriera.
Aerosmith e Deep Purple, due realtà simili e contemporaneamente ben distinte.
Se per gli Aerosmith è stata la mia prima volta, fatta di emozioni e grandissimo coinvolgimento, per i Deep Purple è stato un bis, dopo averli visti quasi 15 anni fa e averli ritrovati con la grinta e lo stile di sempre.
Quel manico di Steve Morse e il bravissimo Don Airey, leggenda vivente per quanti arrangiamenti rock ha realizzato e per le band con cui ha collaborato, si dimostrano da anni due carte eccezzionali per questa band, in cui si sono non solo integrati ma il cui apporto nello show è tutt'altro che secondario..
Certo la mancanza di Ritchie Blackmore e Jon Lord, soprattutto a livello celebrativo, continua a pesare, ma la qualità dello spettacolo e le impareggiabili doti tecniche fanno ancora dei Deep Purple un marchio inossidabile.
Ian Paice rimane uno dei batteristi più stimati della storia, dallo stile e dal suono inconfondibile, come la sua bandana e come la sua ostinazione all'utilizzo di suoni naturali mai artefatti o enfatizzati, per esaltare al massimo le dinamiche in cui è maestro.
Roger Glover e Ian Gillan completano questo full di assi, senza mai eccedere nei personalismi ma essenziali al completamento dei Deep Purple.
Glover è responsabile di gran parte del groove che ha tracciato la strada dell'Hard Rock (immenso nelle cavalcate speed che ieri sono un po' mancate...) e Ian Gillan, a cui viene richiesto lo sforzo più grande in un repertorio dove la voce viene spinta spesso agli eccessi, regge bene il peso degli anni di palco che si porta sulle corde.
Ed eccoli li, nel loro abitat naturale a dire ancora la loro dopo quasi 50 anni, a dimostrare un mestiere che non è fatto solo di talento, a condividere la loro musica con tre generazioni fianco a fianco sotto al palco, tra chi in loro rivive ricordi, chi ne apprezza il talento e chi vi sogna un futuro.
E' stato un'ottimo concerto in cui avrei voluto ascoltare anche altri pezzi a cui sono molto legato (Child in Time, When a blind man cray, Fireball, Speed King e Highway Star su tutti) ma che alla fine in buona parte avevo già sentito l'ulitma volta e che, il famoso mestiere, forse, sconsiglierebbe di inserire tutte assime in una scaletta!
Ho fatto il pieno di storia e ne sono galvanizzato, grazie caro vecchio e "fottuto" rock 'n roll!

PS: Visto che mi sono mancate...

martedì 15 luglio 2014

Tamás Erdélyi

Si è spento anche l'ultimo dei Ramones, lui che i Ramones li ha voluti, lui che non voleva esserlo, lui che ne è uscito stremato.
Tommy Ramone, il batterista improvvisato che rendeva perfetta quell'idea di Punk sgangherato, che contribuì a fare della band l'icona mondiale del punk americano, lui che era così diverso dagli altri "fratelli".
Lui che era europeo d'origine, lui che era ebreo, lui che non condivideva gli eccessi della band e non riusciva a sentirsi musicista quanto si sentiva produttore.
Lui che è sopravvissuto a tutti pur spegnendosi ancora troppo giovane.
Lui che come gli altri ha consacrato la sua vita ad una famiglia troppo particolare: i Ramones. 


sabato 12 luglio 2014

Il gioco incredibile

Sempre a cavallo dei mondiali di calcio, la Pepsi ha realizzato questo spettacolare evento sportivo, costruendo un campo da calcetto su materassini gonfiabili ed ingaggiando alcuni tra i migliri freerunners e freestlyers al mondo.
Il risultato è una partita pazzesca, dalle movenze talmete spettacolari da sembrare effetti speciali.
Il tutto viene riassunto nel clip di presentazione che invita all'iscrizione al canale Pepsi Max.
La musica è di Bob Bradley  e Terry Devine-King: Planet.

mercoledì 9 luglio 2014

Solo un po'

Non brillano per simpatia, anche se l'impressione che danno viene spesso smentita frequentandoli, ma di certo i Tedeschi, alla fine, ci fanno un po' invidia.
A guardare la storia (tragedie e deliri a parte), si sono dimostrati un popolo concretissimo, capace di rialzarsi da situazioni che li avevano stesi e uscirne non solo con le ossa intere ma pure a testa alta.
Il carattere è forse il loro punto di forza, il rigore con cui affrontano le crisi e la capacità di ricominciare guardando al futuro e non al presente è una qualità che a noi manca da anni.
La schiacciante vittoria di ieri sera è solo l'ennesima conferma che quando le cose vengono fatte con criterio alla fine pagano e poco importa se non riusciranno ad alzare la coppa, con questo risultato si sono aggiudicati una vittoria morale che quasi vale il titolo.
La continua richiesta di svincoli, concessioni, aiutini ed "omissioni" che gran parte dei paesi europei continua a rivolgere alla Germania, sembrano oggi, ancor di più, l'ennesimo capriccio del compagno pasticcione, incapace di finalizzare qualsiasi progetto e sempre pronto a lamentarsi.
Certo con questi vincoli economici anche volendo diventa difficile sopravvivere, ma se oggi ci rispecchiamo nel nostro fallimento calcistico, ricco di tanti proclami e pochissimi fatti e se oggi paghiamo anni di scelte sbagliate mirate al solo al presente... bè, si, in fondo, alla fine... i Tedeschi ci fanno un po' invidia.

sabato 5 luglio 2014

5 luglio 1944

Le cose lette sui libri si mischiano con la sensibilità del lettore ma le cose raccontate, specie di persona, ti impongono di riviverle negli occhi di chi ne è stato testimone, donandogli una forza che la scrittura non può eguagliare.
Anche per questo la serata di ieri è stata così toccante ed i racconti, spesso personali, così emozionanti.
Per i 70 anni dall'Incendio di Farigliano l'Amministrazione Comunale ha voluto portare alle tante persone raccoltesi presso la Biblioteca Civica, la testimonianza diretta di chi era presente in quei momenti, narrata attraverso le parole di chi li ha vissuti, grazie ad interventi diretti o pervenuti.
L'attenzione ed il silenzio di una platea commossa è stato il segno di quanto siano preziosi questi ricordi, capaci di far rivivere, dopo tanti anni, i drammatici eventi che hanno segnato il nostro paese e la nostra comunità.
Passeggiare tra le case di oggi e vivere la quotidianità delle nostre strade fa apparire queste testimonianze lontane, ma se quelle cicatrici oggi non sono più visibili nelle strutture, rimangono pulsanti nella memoria di chi ha vissuto quel 5 luglio del 1944 e poter sentire queste esperienze ci regala un profondo senso di rispetto per la nostra terra e i nostri nonni.
Raccogliere queste testimonianze non è solo una fortuna, ma un dovere, perché conoscere la nostra storia ci fa comprendere la nostra natura e ci affida una responsabilità pesante quanto essenziale: il rispetto per la nostra terra.

Mi è stato chiesto di digitalizzare questa registrazione riguardante la testimonianza di Gino Voena, riletta da un abile interprete e custodita solo su nastro. Ho deciso quindi di condividerla, per permettere anche a chi non era presente alla serata di ascoltare queste parole, alle quali viene affidato un ricordo che non deve sbiadire.

mercoledì 2 luglio 2014

e... 5

Sono cinque, cinque candeline da spegnere, cinque anni in cui il tempo è volato, cinque come le dita che finalmente riesci a spiegare senza quel fastidio di doverne nascondere uno!
E' di certo il compleanno che hai atteso di più, ora che sai cosa riserva questo giorno e non mancheranno regali e festeggiamenti a confermarlo.
Oggi facevi il conto, ripetendo "L'altro 2 luglio saranno 6, poi 7, poi 8, poi 10, poi 12, poi 16..."
Mi auguro non passino così in fretta e soprattutto di non saltarne nessuno, goditi ogni età per quello che ha da offrirti, a contarli, ci penseremo di volta in volta!
Tanti auguri Tommy: 5 anni!

PS: La canzone non c'entra nulla, ma è senza dubbio la tua preferita... ninja wawo!

venerdì 27 giugno 2014

Miti e musica

Mi mancavano, insomma, non potevo certo rischiare di non vedere gli Aerosmith dal vivo, a loro devo in pratica 1/4 del mio praticantato dietro le pelli, Big Ones è rimasto nel mio mangiacassette più tempo di quanto ne abbia passato nella custodia e buona parte del loro repertorio è entrato di diritto nel mio dna musicale.
Se poi in scaletta ci si aggiungono sia gli Alter Bridge che gli Extreme: tutto diventa un obbligo.
Per chi ha amato il rock dei capelloni, quello dei chitarristi mitologici, degli eccessi sul palco e non solo sui giornali, dei tanti personaggi dal talento smisurato che sapevano dimostrarlo, questa di Milano, è stata certamente un'occasione da non perdere.
Veder suonare Nuno Bettencourt è un'esperienza mistica, vederlo con gli Extreme è un'esperienza di vita che passa dalla contemplazione all'adorazione.
Il livello di tecnica espresso su quel palco ha di fatto azzerato quella sensazione di stantio legato ad un genere fin troppo legato agli anni che ha dominato. Inutile poi descrivere il momento "More than words" ...  mai titolo fu più identificativo!
Agli Alter Bridge è stato affidato il ruolo di spartiacque tra due mostri sacri, con lo scopo di portare una ventata di modernità attraverso un certo spessore qualitativo, compito seriamente compromesso da un pessimo lavoro da parte dei fonici, che per metà esibizione hanno continuato a correggere un errore con un'altro.
Dopo aver atteso la calata delle tenebre per permettere agli impianti video e luci di rendere al massimo (non saprei spiegarmi altrimenti un'attesa così estenuante..) ecco illuminarsi il palco, pronto per essere dominato da questo pezzo di storia musicale: Aerosmith.
Tra luci e colori ecco Joe Perry sfoderare la chitarra e un baffuto Steven Tyler iniziare a divorare microfono, palco scenico e pubblico.
Tutto in questa esibizione è il frutto di una carriera spettacolare, fatta di eccessi, stile, professionalità e talento a badilate, tanto da gestire gli anni che quasi non si sentono nelle cavalcate dei musicisti, nelle corde di Tyler e soprattutto negli occhi di un pubblico mai così variopinto.
Se Joe Perry continua instancabile a vestire i panni della Rock Star senza fronzoli, Tyler stupisce per simpatia e brillantezza, spavaldo nelle movenze e generoso con il pubblico, il tutto farcito da tutto quel mestiere che gli permette di reggere due ore di canzoni che comprometterebbero la voce di un ventenne!
Così tra cantate memorabili, schitarrate che hanno fatto la storia, entusiasmo e ottima musica, si attraversano oltre 40 anni di storia, con canzoni capaci di commuoverti alle prime battute e siparietti divertenti come il video di Joe Perry in giro per Milano.
Quando si spengono i riflettori, dopo aver salutato con il più classico e rispettoso inchino al pubblico, tra l'ammirazione generale per questa lezione di Rock'n'Roll, si torna a casa con il pieno di emozioni e la consapevolezza che alla fine delle fiera, se uno diventa un mito è solo perché se lo merita!

lunedì 23 giugno 2014

Mini Kiev

Della capitale Ucraina ultimamente si è parecchio parlato a causa delle manifestazioni generate dalla delicata questione con la Russia.
Questo non rende giustizia al fascino di una città antica e ricca di colori, costantemente in balia di fermenti sociali che ne hanno fatto negli anni la ricchezza e la disgrazia.
Le culture che la abitano e le tempeste politiche che l'attraversano sono figlie di una posizione strategica di cui ha goduto fin dalla sua nascita.
Ho molto apprezzato questo video su Kiev, realizzato da Efim Graboy e Daria Turetski, per celebrare i colori della primavera nella città, evento talmente sentito da vedersi intitolate un festival nell'ultimo week end di maggio.
Il video è realizzato attraverso una lunga serie di scatti, usando una tecnica chiamata Tilt Shift.
Si tratta di modificare le fotografie (possibilmente rappresentanti ampi spazi ripresi dall'alto) e sfumarne la base e la parte superiore, lasciando così a fuoco la parte centrale, accentuandone il contrasto per ottenere una nitidezza dei colori molto decisa.
In questo video il frenetico movimento delle persone e dei veicoli acquista una diversa prospettiva, quasi minimale nei confronti della città, che sembra cosi' immune da chi la abita e da ciò che la percorre.
La canzone che accompagna le immagini è May Flowers di Adam e Jez Burns.


MiniLook Kiev from Okapi on Vimeo.

venerdì 20 giugno 2014

Bankrobber

Scritta nel 1980 venne ufficialmente pubblicata nel 1993, all'interno della raccolta Super Black Market Clash.
Durante le riprese del video, vennero impiegati due dei loro roadies come attori, Baker e Johnny Green.
Le riprese furono realizzate nel borgo Londinese di Lewisham, dove i due improvvisati rapinatori, con il volto coperto da una bandana dovevano inscenare una rapina.
La cosa sembrò piuttosto realistica, tanto da indurre la polizia a fermare i due ragazzi dello staff per un controllo!


lunedì 16 giugno 2014

Europa

Anche se piuttosto approssimativo questo video rende l'idea di quanto negli anni siano cambiati gli assetti europei.
L'ultima tornata elettorale arriva in un momento critico della politica comunitaria, incapace di reagire con la giusta forza ad una crisi che corrode le già fragili fondamenta su cui si posa il progetto UE.
Così il malcontento del popolo sfocia nell'euroscetticismo, gli stati si scontrano su temi che prima potevano essere aggirati ed emergono gli effetti causati da decisioni troppo premature e mal ponderate.
A guardare la storia però pare chiara una cosa: se ad ogni cambiamento corrisponde una guerra, da qualche anno godiamo di una stabilità invidiabile dai nostri avi.
Le tensioni resistono tutt'ora, ma i fuochi che sporadicamente infiammano alcune zone del vecchio continente, difficilmente riescono a scatenare incendi e di questo, alla UE, va riconosciuta un certo merito.
Come in tutte le cose, la mia visione mi impone un certo rifiuto al disfattismo, quantomeno per non arrendersi al pensiero che se una cosa non la si riesce a gestire correttamente va abbandonata.
Guardando scorrere le immagini di questo video penso a quante persone hanno dato la vita per difendere una terra che magari non sentivano nemmeno propria, a quanti innocenti sono stati travolti da battaglie di cui nemmeno conoscevano lo scopo.
L'augurio è che la crisi restituisca a tutti il giusto equilibrio per poter giudicare l'importanza dell' Europa Unita, e che lo scetticismo sacrosanto che scuote oggi tutti i suoi membri, dia l'impulso necessario a superare gli egoismi nazionali (economici), nel rispetto delle personalità (culturali) che vanno tutelate e protette.

mercoledì 11 giugno 2014

Corpi d'arte

Il Body Painting è una delle forme d'arte più antiche e trasversali che l'umanità abbia sviluppato. Si tratta in sostanza della colorazione di alcune parti o di tutto il corpo, attraverso l'utilizzo di sostanze e tecniche differenti.
Emma Hack è un'artista Australiana, famosa per le sue opere che spesso fondono questa tecnica con la pittura di sfondi. Le sue fotografie sono diventate molto famose e nel 2012 ha realizzato il videoclip per la canzone Somebody That I Used To Know di Gotye.
Poco tempo fa un'altra opera della Hack ha riscosso un grande successo: Body Crash.
Si tratta di un assemblato di 17 tra uomini e donne, che sapientemente mescolati e dipinti si sono trasformati in un'auto incidentata. Questo progetto è stato utilizzato in una campagna per la sensibilizzazione alla guida prudente.
Sito ufficiale: http://www.emmahackartist.com.au/


sabato 7 giugno 2014

GHOSTBUSTERS!

Ricorre in queste settimane l'anniversario (30 anni!!) di Ghostbusters, il film che credo aver visto più volte in assoluto.
Ora, seppur discutibili, i miei gusti cinematografici pre e adolescenziali, si erano allineati in pieno con quelli di molti altri, visto che questo film resta uno dei successi maggiori che il botteghino americano ricordi.
Precursore in molti settori, dagli effetti speciali alla commedia horror, gode tuttora di numerosi fan tanto da ritagliarsi una dignitosissima 28a posizione nella classifica AFI's 100 Years... 100 Laughs, dedicato alle migliori commedie americane di tutti i tempi!
Assieme al film spopolò la colonna sonora, firmata da Ray Parker Jr., divenuta un tormentone internazionale.
Certo a vederlo (e sentirlo!) oggi porta tutto il peso degli anni 80, che ancorano questo film, ad un epoca apprezzata quasi esclusivamente da chi l'ha vissuta e che oggi risulta polverosa più di molte decadi che la precedono.
Moda, suoni e ironia si sono molto evoluti, ma il fascino di Ghostbusters per me rimane invariato e quando compare all'improvviso nelle programmazioni TV, nelle sue vesti vecchie di 30 anni, in contrasto con la modernità che lo circonda, riesce sempre e comunque a stregarmi!


martedì 3 giugno 2014

KORN – The Paradigm Shift (2013)

Ascoltare un nuovo disco dei Korn, per me, è come rincontrare un vecchio amico, dopo un primo imbarazzo dovuto alla lontananza, si ritrova subito lo spirito che ci univa.
Mai come questa volta il ritrovarsi è stato piacevole, non solo per la  formazione quasi originale dopo il reintegro di Head, ma anche perchè la lontananza è durata parecchi anni...
In realtà non li ho mai abbandonati ma la dipendenza che i primi due dischi mi avevano causato era diventata una voglia con i successivi quattro e una semplice curiosità negli ultimi.
Lo stile che mi aveva stravolto la vita (musicale), strappandomi dal metal classico e influenzando per sempre il mio modo di suonare, dariva dal loro primo album omonimo del 1994, ariete che mi spalancò le porte delle contaminazioni musicali.
Oggi ascoltando The Paradigm Shift non risento quel trasporto ma un certo appetito torna a far capolino proprio in un settore che stavo trascurando.
Il merito credo sia dell'energia scaturita dal ritorno di Head e dai soliti demoni che a tratti tornano ad affollare lo spirito inquieto di Davis, due ingredienti che ne la rivoluzione dubstep, ne il talento smisurato di Ray Luzier avevano saputo rimpiazzare.
Certo manca quell'innovazione che ti aspetteresti da un undicesimo album presentato come rivoluzionario e personalmente sento tantissimo la mancanza di Siveria e del suo groove funky, ma questo disco mantiene la promessa di un ritorno al passato, troppo spesso sbandierato e mai celebrato a questi livelli.
In ordine cronologico potrebbe tranquillamente essere il successore di Take a Look in the Mirror, forese più imparentato con Untouchables, ma non sfigurerebbe nemmeno di fronte a Follow the Leader.
Insomma, i Korn sono tornati e questa volta per davvero, non si tratta di una semplice telefonata di cortesia, questa volta l'incontro è fisico, tra pacce sulle spalle e cazzotti in faccia!

sabato 31 maggio 2014

A113

A113 Sembra un semplice codice, ma da qualche tempo in alcuni ambienti se ne parla molto.
Tra mito e realtà, l'inserimento di simboli, numeri, suoni o immagini all'interno di film, dipinti o canzoni hanno fatto la fortuna di complottisti, ricercatori e curiosi.
Dietro questi "inserimenti" si nascondono spesso banali coincidenza ma qualche volta le cose vengono ben pianificate per i motivi più disparati.
Il fascino del messaggio occulto è quello più avvincente, ed è noto quanto questo sistema venga adottato come esca per catturare l'attenzione dei più curiosi e far quindi parlare dell'opera che lo cela.
Così, dietro a grandi tesi complottistiche si nascondono semplici porta fortuna, citazioni più o meno colte, riferimenti a date o personaggi che hanno ispirato gli autori o più tristemente farlocche operazioni commerciali.
A113 è un codice che compare con una certa ricorrenza in molte opere della Disney, in particolare nel suo comparto più tecnologico: la Pixar.
La "scoperta" ha scatenato il web, inondato da molteplici spiegazioni comprensive di contorti riferimenti biblici, di oscure voci sugli Illuminati e di ogni genere di traduzione di questo fantomatico messaggio cifrato, tanto da attirare l'attenzione dagli stessi interessati che, puntualmente, hanno svelato il mistero.
A113 è un banale riferimento alla classe dell'California Institute of Arts, dove molti dei grafici impegnati nelle animazioni hanno studiato. Quando uno di questi grafici necessitava di numeri e cifre per realizzare un codice, una targa o una semplice scritta, ecco utilizzare A113 come firma celebrativa della propria provenienza didattica.
Sicuramente questo non basterà ai tanti indagatori dell'occulto, anzi, parrà una pezza al mistero svelato, eterno circolo vizioso e fonte di nutrimento di ogni complotto che si rispetti.
Ciò non toglie che a me restino dubbi inquietanti, domande pressanti che resteranno ad infestare le mie certezze: Chi ha passato tanto tempo alla ricerca di questi segnali? Perchè? ...ma soprattutto... niente di meglio da fare?