giovedì 6 agosto 2009

Un mondo di contrasti (parte 1)

Quando arrivai in Kenya per la prima volta ovviamente l’ eccitazione era alle stelle: il paese dell’africa sub-sahariana più di tutti famoso per la sua ricchezza naturalistica, meta di svariati pacchetti all inclusive Francorosso e “una luna di miele da sogno”, mi si sarebbe finalmente aperto davanti agli occhi.
Ovvio, quando viaggi per lavoro le aspettative sono diverse e per fortuna anche le esperienze cambiano notevolmente dai suddetti pacchetti, ma la realtà che mi accingevo ad affrontare era del tutto inaspettata.
Ho perso il conto, oggi, quante volte sono atterrata a Nairobi ma ogni volta è come se fosse una terra nuova che scopro in sempre più sottili sfumature.
Il Kenya è un paese grande due volte l’Italia, uscito dal colonialismo inglese come molti altri paesi africani negli anni sessanta e da allora in continua lotta per la sopravvivenza e per una speranza di sviluppo animata soltanto dalla forza di volontà della popolazione, attanagliata da fame, guerre tribali (oltre 200 tribù si spartiscono in modo più o meno pacifico il territorio) e una corruzione dilagante di un labile regime interessato solo al proprio tornaconto (vi suona familiare?!?!).
Il Kenya è ben lontano dall’essere la più grande democrazia moderna d’Africa, come si potevano vantare i governi occidentali negli anni novanta, in seguito a numerose azioni di mediazione e sostegno economico andati a finire chissà dove…sempre se mai arrivati. La ricchezza del paese è legata alle piogge, se queste non arrivano qui si muore di fame come altrove, mentre le coppiette incuranti si godono le bianche spiagge di Malindi nei fantastici hotel a 5 stelle, gestiti ovviamente solo da bianchi.



Il turismo è stato negli ultimi decenni la più importante fonte di entrate del paese, finchè a gennaio 2008 le violenze post-elettorali (attenzione! Le tribù qui si sono sempre fatte più o meno la guerra solo che non interessava a nessuno fino a quando qualcuno non ha deciso di spostare l’ago della bilancia dell’equilibrio precario di questo continente!) hanno fatto di questo paradiso un inferno: nell’arco di un mese quasi mille persone sono state massacrate e altre migliaia hanno perso la casa, il villaggio, i campi, la famiglia. Ma questo per lo meno permette ad organizzazioni internazionali di giustificare la presenza in loco di un migliaio di persone pagate e mantenute in tutto e per tutto dalla comunità mondiale e che dovrebbero garantire la stabilità, la sicurezza e la pace nei paesi a rischio…

1 commento:

Fabio T. ha detto...

Be' che dire, tutto questo conferma quanto raccontatoci da Padre Viotto, in occasione della donazione del 2008! Chi volesse saperne di più, vedere le foto e leggere le parole del missionario trova tutto sul sito sulla pagina della storia e delle fotografie!! www.concertoperunamico.com